Macerata Opera Festival: il «Macbeth» di Ciampa/Dante

Macbeth è forse l’opera di cui ho parlato di più (i link sono al numero 21 di Operas III)…

È la seconda opera del Macerata Opera Festival del 2019, dopo la Carmen di Francesco Lanzillotta e Jacopo Spirei, che ha sconvolto pubblico e maestranze… per terzo titolo c’è il Rigoletto di Giampaolo Bisanti e Federico Grazzini, già proposto nel 2015…

All’apertura della biglietteria, la mattina, per prendere i posti del loggione, membri del coro e avventori vari ci hanno assicurato che il Macbeth di Emma Dante (già sperimentato al Regio di Torino con Gianandrea Noseda nel 2017) era lo spettacolo migliore di quest’anno, mentre la Carmen era un obbrobrio: contemporaneista a tutti i costi e del tutto incomprensibile…

Dopo una decina di ore, durante la fila all’apertura dei cancelli dello Sferisterio per accedere al loggione, abbiamo invece trovato un pubblico “loggionista” del tutto entusiasta della Carmen: attuale, viva e vivificante…

La svolta “contemporaneista” delle regie dello Sferisterio fu impressa da un geniale Francesco Micheli nel 2012 e oggi Lanzillotta (direttore musicale), Luciano Messi (sovrintendente) e Barbara Minghetti (direttore artistico) la portano avanti con sommo coraggio…
Abbiamo parlato della Turandot di Ricci & Forte, che Micheli promosse nel 2017 (eccola); dell’Elisir d’amore di Damiano Michieletto (qui) e del radicale Flauto magico di Graham Vick (qua) dell’anno scorso; e abbiamo parlato anche della Trilogia Verdiana che Micheli ha allestito al Maggio Musicale Fiorentino (Trovatore, Rigoletto, Traviata), sulla stessa lunghezza d’onda “maceratese”, nel 2018…
Tutte cose che hanno sempre suscitato la polarizzazione dei gusti che abbiamo sperimentato oggi dall’acquisto del biglietto alla fila per la balconata loggionista…
Così è, e c’è poco da dire… tranne che lo spettacolo strong di “contemporaneo”, allo Sferisterio si affianca sempre con una ripresa di uno show ugualmente “contemporaneo” (essendo tutta l’Arte contemporanea: è bene ribadirlo), ma più adatto a instradarsi nei bizzarri gusti del pubblico melomane (quello a cui, non si sa perché, piace solo Zeffirelli)…

Quest’anno quello spettacolo compatibile con lo “zeffirellismo” dei melomani è proprio il Macbeth di Emma Dante (ripreso e *allargato* per il gigantesco palcoscenico dello Sferisterio da Giuseppe Cutino)…
Anche se di “zeffirellista” lo spettacolo di Dante ha ben poco… “zeffirellista” nel senso di ovvio e immutabile…

Se i movimenti delle streghe erano, in effetti, abbastanza risaputi (con una iconografia fin troppo simile a quella del film di Claude d’Anna del 1986, condotto da Riccardo Chailly), così come quelli di «Fatal mia donna» e quelli di molte scene “soprannaturali”, tutto il resto desumeva pose e immaginario da grandi esempi pittorici (nel finale I, in scena si presenza Duncan morto in tutto e per tutto identico ai Gesù crocifissi di Murillo o Van Dyke) o teatrali (subito prima del finale II, nella scena del brindisi, Macbeth ha una veste rossa simile a quella d’oro che Gordon Craig immaginò di fare indossare a Claudius nell’Hamlet da allestire al Teatro d’Arte di Stanislavskij a Mosca nel 1911-’12), e suggeriva un interessante innuendo che Lady Macbeth non si concede a Macbeth se egli non si dedica al “potere” uccidendo gli avversari per il trono reale, risultando in un mix molto gradevole…

Momenti top sono stati:

  • L’apparizione di Macbeth all’inizio (e quella di Lady Macbeth nel finale III) su un destriero scheletrico da Trionfo della morte
  • La frase «nel dì della vittoria io le incontrai» tramutata, da lettera letta da Lady Macbeth da sola, a battuta di Macbeth, in un vero e proprio dialogo tra i due…
  • L’apparizione del pugnale a Macbeth: scena parecchio rognosa anche in Shakespeare: Dante e Cutino l’hanno risolta con un’apparizione di un doppelgänger di Macbeth che offre al protagonista il pugnale per poi negarglielo al fine di compiere una ripetuta uccisione di un immaginario Duncan che non fa che resuscitare, mentre Macbeth canta la sua aria dove appunto progetta l’assassinio: le apparizioni visualizzano le compulsive idee del protagonista: pregnante…
  • Il finale I con Duncan/Crocifisso
  • Il finale II alla Craig
  • La scena del sonnambulismo: Lady Macbeth fronteggia una moltiplicazione di letti insanguinati (gli stessi su cui era coricata al momento di «Regna il sonno su tutti») che la circondano…

A questi si sono affiancate idee carine, eccellenti, e goduriosamente illustrative del clima tirannico di Macbeth: idee del tutto in linea con un orizzonte di attese risaputo, anche non esenti dalla pura ovvietà (i movimenti di quasi tutti i duetti Macbeth/Lady, in primis «Fatal mia donna», tutto l’atto III delle apparizioni, e l’atto IV di «Patria oppressa» e del finale, erano completamente “tradizionali”), ma proprio per questo “concilianti” col gusto melomane…

A livello musicale, Francesco Ivan Ciampa ha guidato tutto con cipiglio professionale, completamente forgiato su quello del suo maestro, Daniel Oren…

Ciampa ha sfoggiato un gesto chiaro, limpido e perentorio, di cui ha usufruito soprattutto il coro, ma che non è stato impeccabile al mille per mille (come succede spesso al suo maestro, anche a Ciampa sono sfuggiti alcuni micro-passaggi di raccordo all’inizio e al finale II)…
La sua impostazione (ancora simile a quella di Oren) ha privilegiato l’interiorizzare le arie singole invece che i grandi momenti scenico-corali… e i solisti ne hanno approfittato bene:

  • Roberto Frontali (Macbeth) si è accordato perfettamente col direttore nel risolvere le scene spesso più con recitazione (molto sentita) che con melodia;
  • Giovanni Sala (già Tamino per Vick nel Flauto magico) ha offerto una ottima «Ah la paterna mano»;
  • Alex Esposito (già Dulcamara per Michieletto nell’Elisir) ha proposto un Banco quadratissimo e correttissimo…
  • e Saioa Hernandez (stella uscente dal successo dell’Attila scaligero con Chailly lo scorso dicembre, e al debutto nel ruolo di Lady Macbeth) ottiene con Ciampa una performance che definire stupenda è davvero poco…

…ma il senso teatrale e moderno della musica; le sottigliezze degne di Strauss, Debussy e Bartók; la compattezza drammaturgica del concatenarsi delle singole scene, beh, tutto questo Ciampa l’ha un po’ dato per scontato, probabilmente, come Oren, convinto che l’opera sia più un «insieme di parti» invece che un «tutto»: un tutto che Ciampa si è spesso limitato ad “amministrare”, con eccellente smalto tecnico, ma forse con poca creatività d’artista (cose simili si dissero per Keri-Lynn Wilson nella Traviata degli Specchi)…

poco carina la scelta del taglia e cuci da seguire nella variantistica del Macbeth: va bene tagliare il balletto del 1865, e, come Claudio Abbado alla Scala (1975) e come Antonio Pappano al Covent Garden (2002 e 2011), ripristinare l’ultima aria di Macbeth prima del coro finale del 1865 (un’aria scritta nel 1847 ma poi scartata nel 1865)… ma imperdonabile è stato il taglio di «Ondine e silfidi»! (un Macbeth senza «Ondine e silfidi» si sente solo nelle registrazioni anni ’50-’60, come quella di Erich Leinsdorf, la prima in studio, e quella di Thomas Schippers)

tutto sommato, quindi, un Macbeth suggestivo (e per i loggionisti la suggestione è anche aumentata grazie a una luna quasi piena che è sorta rossissima all’inizio del terzo atto, che ha aggiunto un quid reale alla trama sul palco!), professionale, ben studiato: uno show con i contro-attributi, che pecca forse un po’ di routine e di «consolidato», ma davvero godibilissimo, specie per la prova di Hernandez, da 10 e lode!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: