Beautiful Boy

In Don’t Worry si parlava già dei film “sulla dipendenza”…
Questo Beautiful Boy di Felix Van Groeningen cerca di emulare soprattutto Candy: Paradiso + Inferno, senza però sapere che i testi cardine dell’impossibilità di recupero del tossico (oltre Candy e gli altri citati in Don’t Worry e a tanti altri che non sopraggiungono immediatamente alla memoria) sono Naked Lunch (di David Cronenberg, 1991), A Scanner Darkly (di Richard Linklater, 2006) e, per certi versi, Traffic (di Steven Soderbergh, 2000): film belli pimpanti di invenzioni visive e scrittorie, super struggenti ed emotive, che cercano di restituire un senso a una cosa, la dipendenza, che, in modo assai doloroso, senso non ce l’ha mai avuto…

Si dice che Van Groeningen, alla sua prima esperienza fuori dal Belgio, non riuscisse a trovare proprio la quadra in questa storia ripetitiva, immanente, ebete, catatonica, ovvia e amorfa della dipendenza, e che abbia rimontato il film molte volte… il risultato è che lo strazio della dipendenza e del riflesso di questa sui rapporti parentali non perviene in questo affastellamento di riprese naturalistiche, piatte, smorte, con la macchina concentrata tutta sulla visualizzazione di stanze ben arredate, zampilli di annaffiatoi automatici dei giardini, squarci del Golden Gate e della baia di San Francisco, e, ogni tanto, ferma a cristallizzare tre attori (Carell, Chalamet, Tierney), che si sforzano tantissimo di innescare quell’emozione che la macchina invece tarpa subito, annulla subito, in un film in cui il tempo morto è la regola, lo sconquasso dell’intreccio (il vedere “prima” quello che succede “dopo”) è ridicolo e all’acqua di rose, e la ripetitività pleonastica, pletorica, ridondante, ribollita, è davvero sfiancante…

Come un po’ si diceva per Rocketman, è vero che certe ripetizioni garantiscono un certo “realismo” a vicende in effetti davvero “replicative” (come quelle della sinusoide bipolare tra esaltazione e sconforto, davvero stritolante, che si ha nella dipendenza), ma, come si diceva in Manchester By the Sea, insieme a Roberto Longhi, il ribadire in asciuttezza inanimata, realistica quanto “vuota”, quello che invece è un turbine di tragici sentimenti, a chi giova?
Si sensibilizza di più annullando strazi e sciagure a favore di una miserrima cronaca “oggettiva” e “piana”?
Se la si “noiosizza” la si “qualunquizza” per il bene di uno spettatore “qualunque” poco ricettivo alle emozioni?
O la si mortifica ancora di più negando le sue componenti stritolose di dolore?

Il povero Ben is Back, per nulla esaltante, era riuscito in una sintesi emotivo-visiva della stessa tematica con tanta più efficacia (grazie a una non bellissima ma neanche così sciocca impostazione traslucida del visivo a metà tra il reality e l’allucinato), e nella sua pateticità esasperata (e certamente ridicola) qualche cosa lasciava nello spettatore…
Beautiful Boy lascia un sonno mortale e una ottenebrata piattezza di visione…

Davvero un peccato…

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3 risposte a "Beautiful Boy"

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  1. Purtroppo il tempo morto è la regola non solo in Beautiful Boy, ma in tutto il cinema moderno: prendi un qualsiasi film uscito dal 2000 in poi, e ti accorgerai che su 2 ore di durata almeno mezz’ora complessiva di noia te la becchi quasi sempre. Ti vengono in mente alcuni film moderni che fanno eccezione, e mantengono un ritmo alto dal primo all’ultimo minuto?

    1. Uh, a memoria e a freddo così mi vengono in mente i film di Edgar Wright (ne sta scrivendo il mio amico Sam Simon: https://vengonofuoridallefottutepareti.wordpress.com/) e certamente «Mad Max: Fury Road»… l’anno scorso «You Were Never Really Here» di Lynn Ramsay… e, a me, per esempio, quelli di Malick non sembrano mai tempi morti (ma sono gusti: quando lo vado a vedere al cinema tutti intorno a me sbadigliano!)

      1. Di Edgar Wright ho visto (e recensito) solo Baby Driver, ed effettivamente non ha un solo tempo morto.
        Riguardo a Malick, sono stato per lungo tempo un suo convinto estimatore. Tuttavia, perfino un fan accanito come me deve riconoscere che da To the wonder in poi sembra aver perso totalmente, se non la brocca, quantomeno il suo tocco magico. In Song to song comunque ho visto dei timidi segnali di ripresa: magari piano piano tornerà ai suoi livelli. Me lo auguro di cuore. Grazie per la risposta! :)

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