Mug, un’Altra Vita

È un film che insegna molte cose, istruttive per chi vuole l’Italia leghistica come purtroppo è già adesso…

Attenzione ché farò un sacco di spoiler…

Il film illustra:

  • Gente profondamente priva di coordinate conoscitive…
  • Un paese contadino e pastore convinto che quei mestieri comportino, non si sa perché, ignoranza…
  • Un paese che non si istruisce ed è plasmato, in orari, vicende, schemi di esistenza, welfare, completamente dalla religione cattolica, che spadroneggia in ogni livello…
  • Gente che afferma quanto chi è nato in un posto debba restare per sempre in un posto, senza poter nemmeno viaggiare… e lo afferma anche dicendo: «io sono di qui e parlo la lingua di qui, perciò non potrò MAI imparare altre lingue necessarie per viaggiare, sicché rimango qui e qui devo rimanere»…
  • Gente che racconta barzellette stereotipe su rom e musulmani…
  • Gente che fa la voce grosse con gli stranieri colpevoli di non articolare bene la lingua locale…
  • Gente che tratta da divo del cinema un tale che è solo un po’ più muscoloso e avvenente della media…

Alla fine però il tale muscolosone si sfascia la faccia mentre fa un lavoro assurdo per la Chiesa… e il rovescio della medaglia del paese si vede tutto, nella sua tragicità:

  • Con l’infortunio parla male e nessuno lo capisce: e lui che bullizzava gli stranieri perché parlavano male, adesso è bullizzato…
  • Dato che spadroneggiano chiesa e ignoranza, il sistema sanitario, impreparato a qualsiasi welfare, non può curarlo come si dovrebbe (l’unico sistema di finanziamento dello stato sociale sono le offerte della messa)…
  • Siccome il lavoro su cui si è infortunato era della chiesa, allora non si può intraprendere azioni legali per farsi riconoscere l’infortunio…
  • Dato che non ha più la sua immagine avvenente, è ostracizzato…
  • Non solo: la chiesa comincia a blaterare che tutto quanto sia opera del diavolo!

La regista illustra tutto questo con una fantasmagorica capacità paesaggistica, proprio da atelier di pittore, vivificando la splendida natura del paese, ma lascia i contorni (e spesso anche molta porzione del frame) sempre sfocati, in un discorso visivo slurpante: in un paese come questo, la mentalità vede come i frame sfocati:

  • vede una porzione di fatti ma non tutti…
  • sceglie alternativamente cosa lasciare sfocato e cosa no, in modo irrazionale…
  • vede il centro dell’immagine/argomento, ma non i contorni, i dettagli, la visione d’insieme, la contestualizzazione…
  • e non solo: il prete ammonisce anche la gente col proverbio sciocco «il diavolo è nei dettagli»

Ma senza dettagli la vita è così:
parziale, superficialmente bellissima ma mai vissuta (i paesaggi belli “sporcati” dallo sfocato), non compresa (lo sfocato è la prevaricante ignoranza dei personaggi), piena di ridicolezze involontarie dovute allo scarso approfondimento (il finale è impagabile), chiusa, sciocca, analfabeta…

Come Cafarnao, vedere un film così nell’Italia di oggi produce un terribile senso di catarsi omeopatica: l’Italia è già come viene descritta impietosamente la Polonia in questo film…
…e questo rende il film quasi fondamentale, anche se è del tutto privo di racconto, privo di ritmo, e desertificamente noioso (certamente nella parte centrale)… tutto questo è riscattato dall’ottimo metodo di discorso visivo e dalle riflessioni che suscita (e la noia, tranquilli, dura poco: sono solo 90 minuti)

Da vedere, a mio avviso, piangendo per come siamo diventati…

Di nuovo da rimarcare il doppiaggio di Germana Longo, che rende la colloquialità immediata dei dialoghi domestici, anche se stavolta lo scollamento di stare vedendo un film in una lingua non sua c’è tutto (le lamentele di non comprensione con gli stranieri, che nel doppiaggio parlano comunque italiano, regge meno)… nel complesso, però, davvero un bel lavoro…

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2 risposte a "Mug, un’Altra Vita"

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  1. Non ero a conoscenza dell’esistenza di questo film ma già leggendone la tua recensione mi ha messo una tristezza addosso… Sembra avere un commentario sociale notevole!

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