10 (e più) bellissimi coetanei

Prendendo spunto da GramonHill vado a stilare la lista dei miei film preferiti del 1982…

1 – la menzione di Blade Runner è senz’altro obbligata (ne parlo in 42)

2 – Cat People di Paul Schrader…
non è affatto un preferito: è un film che è una mezza cacchiata, ma le prurigini ormoniche causate da Nastassja Kinski me le ricordo tutte!
Purtroppo, anche il giretto armonico della musichetta di Giorgio Moroder (che per la canzone eponima pagò come performer perfino David Bowie! [erano gli anni d’oro dello studio Hansa di Berlino Ovest: frequentato da Bowie e Eno come da Moroder]) mi è entrato in testa a livello nevrotico irreparabile…

3 – Conan the Barbarian di John Milius…
anche questo non è tra i preferiti, ma è di quelli davvero di infanzia: lo riproponeva a nastro Rete4, in seconda (se non terza) serata, e rivederlo era un appuntamento ineliminabile… sono però molti anni che non lo rivedo…
Nei miei ricordi c’è sempre la tristezza per la morte di Valeria, e lo shock per la violenza assai truce e psicologica che i protagonisti più che altro *subiscono*, nello schiavismo in cui vivono, da parte di un James Earl Jones davvero atroce… Un macigno di riflessione sull’oppressione (e la conseguente Resistenza) davvero pesante per un bambino, e forse nutriente…
Interessante anche il mondo animista pre-sociale che Milius (con Duke Callaghan, l’illustratore Ron Cobb, e la musica di Poledouris) riesce ad allestire con pochissimi ed essenziali elementi di scene, riprese e battute…

4 – An Officer and a Gentleman di Taylor Hackford…
Un classico che riguardi sempre volentieri e molto più nichilista di quanto il finale lieto, completamente e gioiosamente liberatorio (e ci voleva!), oltre che ineluttabilmente iconico (imbattibile, a livello di immaginario, l’innamorato che porta via la ragazza dalla grezzezza verso un mondo di sogno con musica sparata a palla: supersonico), possa far sembrare: la vita militare mica è descritta con tante edulcorazioni, così come lo sfascio dei disadattati edipico-esistenziali (i suicidi e gli scoppi di violenza ci sono tutti quanti! e ancora oggi sono quasi disturbanti…)

5 – Poltergeist di Tobe Hooper e Steven Spielberg…
Lo adoro!
Ne parlo in Spielberg III

6 – The Secret of NIMH di Don Bluth…
L’ho rivisto di recente e l’ho trovato molto infantile (specie il corvo l’ho trovato sciocco rispetto ad altri disimpegni comici che in futuro creeranno Bluth e DeLuise), ma in TV da piccolo mi faceva molta impressione: trovai raggelanti gli incidenti in cui incorrevano i poveri topini, e trovai quasi metafisica l’intelligenza che gli scienziati pazzi inducevano nelle povere cavie…
Inoltre, il gufo mi spaventava, e il sacrificio di controllo dell’amuleto da parte della povera protagonista lo trovavo quasi insostenibile! (altro che Iron Man in Endgame!)

7 – Tron di Steven Lisberger…
Eh, Tron è bello…
Ancora oggi è una poesia di libertà (forse anti-comunista, ma applicabile a tutte le dittature) supersonica e con un finale (lo includo in La mela e il mare) davvero strepitoso, con la sovrapposizione obliquo-ipnagogica tra il mondo fittizio e quello reale, che lascia la vicenda polisemica tra raccontato e vissuto, e la vita ancipite tra sogno e realtà…
Non si può tacere del suo “andamento lento” per i canoni odierni, ma ogni volta si vede la cura visiva del dettaglio, e, da vecchi, si apprezza la costruzione dell’azione in modi “prolungati”, quasi alla Leone… e si apprezza la gestione anti-eroica e pietosa della morte (con i programmi che, morendo, tornano energia panica: commovente), che si incastona nella ripeto fondamentale riflessione sulla libertà e sulla società…
Capolavoro…

8 – The Thing di John Carpenter…
L’ho apprezzato davvero solo da grande…
Il finale è anch’esso tra i migliori della storia del cinema, e la tensione “sociale” che Carpenter costruisce è insuperabile… Il rivolgersi al male che c’è nella comunità, insito nell’uomo, invece di indicarne uno esterno e straniero, è uno dei logos più edificanti ed etici che Carpenter ci regala ogni volta, e in The Thing lo propone ai massimi livelli… [vedi quanto dice Sam Simon]

9 – Missing di Costa-Gavras…
Eh, è di quelli belli anche questo…
A parte la fantasmagorica musica di Vangelis (purtroppo traviata da Barilla che la usò come accompagnamento dello spot delle paste “Emiliane” all’uovo), è uno dei film più politici e riflessivi che ci possano essere: illustra i problemi del contratto sociale capitalista e quanto essi inficino sulla “realtà” delle cose (le scene in cui i flashback si confondono con le ipotesi di ricostruzione dei fatti, che risultano ineffabili a causa dei depistaggi americani, sono splendide) oltre che sulle vite delle singole persone… e l’influire negativamente sulle singole persone è il riflesso, microcosmico, del macrocosmo degli interi equilibri socio-politici mondiali…
Stupendo…

10 – La casa stregata di Bruno Corbucci…
ex aequo: Grand Hotel Excelsior di Castellano & Pipolo…
ex aequo: Bomber di Michele Lupo…
Nel 1982 escono anche Attila, Ecceziunale veramente, e W la foca, che sono grandi film cult… Con W la foca, non posso negarlo, mi ci diverto: trovo perfino surrealista la sua completa sgrammaticanza… Gli altri ammetto di non conoscerli granché se non per tradizione indiretta
Invece i tre ex-aequo proposti li conosco benissimo e soprattutto è a Bomber che principalmente va l’affetto infantile: praticamente un remake di Lo chiamavano Bulldozer (di quattro anni prima), rinnova la sua idea costruttiva morale e umana del cittadino e non la declina con la sola disciplina ma ci aggiunge il concetto di non piegarsi all’atrocità dei compromessi prevaricanti imposti da una società marcia: tutto questo è trattato in maniera molto facile ma anche molto adatta al pubblico adolescente a cui si riferiva allora… è girato da un Michele Lupo (è il suo ultimo film) ancora con una precisione artigiana minimale ma sicura, senza sbavature (Lupo era senz’altro il migliore regista di questo filone, quello con la gavetta più importante rispetto ad altri)…
La casa stregata è divertentissimo e molto meno insulso di altri film di Pozzetto…
Grand Hotel Excelsior ancora stupisce per certe idiozie comiche, anch’esse quasi surrealiste… la sua frammentazione è ancora “sostenibile” rispetto a quella, più franta, del successivo (e comunque cult) Grandi Magazzini

menzione d’onore per
Victor/Victoria di Blake Edwards: colorato e solido film che, rivisto oggi, stupisce per sicurezza sociale…
e per The Dark Crystal di Jim Henson: un film in cui Henson non azzecca affatto il tono… il successivo Labyrinth è assai migliore…

è dibattuto se sia del 1981 (anno in cui è stata girata) o 1982 (anno in cui è uscita) la Cavalleria Rusticana di Zeffirelli: tramortisce un pochino le nuances simboliste dell’opera (ne parlo in tra fantasmi ed ombre…) ma è ancora oggi un macigno di immaginario collettivo sul lavoro di Mascagni: illustrativo, facile, ma eminentemente teatrale, e molto potente per quel mix di riprese in esterni (un’assoluta novità per i filmopera di allora: quelli di Joachin Hess e Rolf Liebermann ad Amburgo, degli anni ’70, non avevano che pochissimi shots esterni quasi ininfluenti [e la effettiva circolazione di questi film rappresenta un problema da sciogliere]) e riprese in studio (proprio alla Scala di Milano) che restituisce alla musica tutto il suo respiro ambientale (=naturalistico-psicologico: Mascagni se ne fregò assai dell’ambientazione in Sicilia, e fa una musica del tutto livornese, ma la fa comunque per riecheggiare in suono un “paesaggio” sia effettivo sia mentale)… la versione di Karajan e Åke Falck, desunta da Giorgio Strehler nel 1968, punta molto di più sul mezzo cinematografico (gestione dei piani e dei tagli di ripresa che vogliono essere sofisticati e avanguardistici e mai scontati: spesso ellittici, parcellizzati, inquadranti solo dettagli e quasi mai il “tutto”), ma stilizza molto le cose, e per questo non ha intaccato il gusto del pubblico, anche perché il suo minimalismo (contrapposto al solito lusso ostentato da Zeffirelli) non si adatta granché alla poderosa musica (resa davvero poderosissima da Karajan), e ne trascura anch’essa la componete espressionista… — su Zeffirelli vedi il post apposito

del 1982 è anche Rambo di Ted Kotcheff… indimenticabile…
vedere Stallone piangente alla fine, e la riflessione finale con un attonito Richard Crenna, suo ambivalente creatore, fa sempre ponderare sulle conseguenze, sociali e psicologiche, di ogni guerra (una ponderazione che contraddice l’intento forse nazionalistico-repubblicano dell’operazione: la vecchia volpe Kotcheff ce l’ha fatta a rovesciare l’intento “militarista-reducista” in logos anti-militarista, con un colpo di mano da vero maestro, degno del reazionario Balzac che traduce la Rivoluzione Francese meglio dei giacobini!)

8 risposte a "10 (e più) bellissimi coetanei"

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  1. Ahahah! Io ci sto lavorando, e l’anno è lo stesso! Però già vedo che ci sono delle differenze… in ogni caso ti linko abbestia! :–)

    1. Ho visto bene che i più famosi dell”82 a me hanno lasciato del tutto indifferente, sicché ho raschiato proprio il fondo del barile! — e ho scoperto con sommo rammarico che mi piacciano di più i film del 1981 e del 1983 (quest’ultimo, con la nascita a ottobre, l’ho anticipato proprio per un pelo, cacchio!)

      1. Anche io mi sono stupito dei pochi film a cui sono affezionato del 1982! Di fatto la mia lista include dodici titoli, la sto finalizzando… eppure il cinema anni 80 è quello che vedo di più!

        Però almeno ci sono i miei Carpenter e Romero! :–D

      2. Infatti è divertente perché comunque, nonostante il 1982 non abbondi di titoli, abbiamo una lista almeno parzialmente diversa!

  2. Beh dai non male come annata, checché ne diciate😉😉
    Permettimi di fare l’intellettuale e dare la mia preferenza al Fanny e Alexander di Bergman…🤔🤔

  3. Niente male come annata. Victor Victoria (adoro Blake Edwards), Rambo, Blade runner, La cosa, Borotalco…! Anche Il mostro della palude di Wes Craven ricordo che non era malvagio…

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