Cafarnao

Non so nulla di lingua araba, ma apprendo che Cafarnao si può traslitterare anche Capernaúm o Capharnaüm e pare che negli ideogrammi arabi ci si possa giocare fino a “comporlo” in modo simile alla parola Chaos

E il caos, a livello visivo (dopo la disperante ripresa dall’alto, alla Google Earth, quasi a intendere uno sguardo “alto” quanto indifferente), caratterizza il film mediante un bombardamento fitto e nebulizzato di frame, che all’inizio dànno quasi l’idea di una cattura amatoriale, quasi privata della realtà, quasi da home movie perfino incapace… una caratteristica barbarica più insistita rispetto al réportage o al documentario… la macchina sembra anche dire: «non so cosa dovrò inquadrare, e non so cosa sto inquadrando!»

Ma si comprende ben presto che questo sistema di sguardo è l’unico davvero in grado di restituire lo sfilacciamento, gli *strappi* sociali, mentali, e l’«impossibilità» della vita odierna…

Cafarnao è fatto di frame casuali, anche molto simili a quelli di Dogman di Garrone (di cui si parla non solo nella recensione ufficiale ma anche in quella di The Square, nell’Elogio di EVA, e al numero 41 del Papiro dell’anno scorso): come anche in Jurassic Park e in certo Kubrick (vedi Spielberg V), i frame inquadrano più spesso la reazione all’azione che l’azione stessa (è molto evidente nel momento in cui si arriva al motore immobile della vicenda: non lo *vediamo* ma vediamo gli altri vederlo), riflettendo in immagini, e mirabilmente, quel miscuglio di dolente curiosità di documentare e degenere istinto all’indifferenza o all’inettitudine (quello che dice: «lo vedo, ma non ci posso fare niente») che l’Occidente ha quando sa e vede cosa accade fuori dal recinto vicinale del comfort civilizzato…

Cafarnao mette in visione l’ipocrisia del mondo davanti alla sua autodistruzione, con una macchina che cerca di vedere tutto, e che si immerge nel tutto (con una miriade di punti di vista e con una febbrile motilità) ma che insieme non riesce a vedere tutto, non vuole vedere tutto o non può vedere tutto, o per impossibilità di sguardo (il mondo/cinema non può mai far vedere e sapere tutto) o per rinuncia allo sguardo davanti alle atrocità che scopre…
Cafarnao è fatto di una stupenda altalenanza tra la scopofilia classica (quasi alla De Palma) e la vergogna di vedere tutto…
Una vergogna più che giustificata: come si può voler vedere tutto se il tutto è lo schifo della società ipocrita e irrazionale?
come si può voler vedere tutto se il tutto sancisce il fallimento del genere umano, della civiltà, dell’idea di città o perfino di ‘stato’…?

Proprio inseguendo queste domande Cafarnao indica, a noi occidentali, quello che creiamo (la massa inestinguibile di ingiustificata disuguaglianza), e ci stigmatizza nel nostro senso di colpa (doppiato in immagini dalla vergogna del vedere, che è la vergogna occidentale del vedere i mondi “altri”), mentre una diegesi affidata ai ricordi caotici ma precisamente stilettanti dei bambini, ci ammonisce col risultato distruggente di uno sconfortato nichilismo, dove la negazione della vita (il non essere mai nati) è vista come unica soluzione allo sfacelo della civiltà e all’ipocrisia…

Una sintesi visiva mirabile, architettata in una struttura narrativa di sapienti analessi, anima un film splendido, che, insieme a Cold War rappresenta forse il top dell’anno (e vederlo adesso rinnova lo sconforto che a vincere l’Oscar per il film straniero sia stata quella mollezza di Roma) e rimarrà per sempre come ammonimento disperato sulla follia del nostro sistema di contratto sociale basato sul capitalismo e sul denaro:
nel Libano di Cafarnao bambini socialmente dilaniati lavorano, si prostituiscono e si schiavizzano in metropoli enormi di periferie miserabili davanti a un sacco di adulti che li vedono ma a cui non frega nulla, mentre esistono regole differenziate per trattarli diversamente (i “rifugiati” hanno non si sa perché più diritto dei “migranti economici”, benché i migranti adulti non possano in alcun modo né lavorare né avere diritti come gli altri), e irrazionali sistemi deistici atti a mettere al mondo altri milioni di disperati…
…e la magistratura interviene, come deus ex machina, e come unica fonte di raziocinio nel caos (caos che forse è anche nel titolo) solo quando è troppo tardi…

Riflettendoci bene scopriamo che Cafarnao non è solo il Libano, è già l’Italia… e il furor di popolo delle forze rifiutanti la realtà (l’ipocrisia) renderà la cosa ancora più terribile, per i bambini certamente, ma anche per noi, condannati dall’ancestrale senso di colpa dell’indifferenza: anche noi, davanti a un giudice deus ex machina che ci chiamerà a rispondere del nostro comportamento degenere (come quello dello sposo della bambina), non sapremo come rispondere se non con i vaniloqui dell’ignoranza…

Come in Cold War, la povera Eleonora De Angelis sceglie di doppiare in perfetto e atono italiano tutto quanto, l’arabo, l’etiope, il popolano, il colto, tutto… sia il giudice istruito sia il poveraccio parlano allo stesso modo, anche se ci sono scene in cui si vede che i due stanno parlando “due lingue diverse”, e anche se nei dialoghi rimangono i «capisce quello che dico?», che De Angelis comunque traduce…
Il dedalo linguistico-sonoro si sarebbe aggiunto a quello del disorientante discorso visivo, ma Lucky Red ha voluto invece appianare l’aspetto fonetico, quasi a dare un respiro comodo allo spettatore italiano… una comodità che forse non si meritava, e che, in qualche modo, edulcora la violenza del film…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: