L’«Aladdin» di Guy Ritchie

Qual è il problema di questo film?
Vediamo…

Già l’Aladdin animato del 1992 era una ricopiatura del Thief of Bagdad di Michael Powell, Ludwig Berger e Tim Whelan del 1940, ma era un cartone animato…
Tutto quello che funzionava là, in carne e ossa non funziona…
Non funziona la tigre che passeggia per il palazzo…
Non funziona la scimmia che zampetta senza parola né espressione…
Non funziona il tappeto magico privo di “fattezze”…
Non funziona il pappagallo “realistico”…
Non funziona il genio muscolosone…

In un cartone tutti questi elementi manchevoli del “carne e ossa” erano punti di forza, supportati da un modello di configurazione e di rappresentazione adatto, al di là della Suspension of Disbelief, e al di là di scenografie da costruire e macchine da presa da posizionare…

Guy Ritchie, scottato dall’immeritato flop del suo fantastico King Arthur, accetta la commissione Disney con evidente professionismo del tutto privo di vero interesse e coinvolgimento…
Nel film mancano tutti i suoi stilemi, tutta la sua sapienza di montaggio e tutta la sua fantasia di ripresa…
Con questa sorta di forfais della creatività di Ritchie, questo Aladdin live-action risulta davvero essere un film anni ’40-’50…

  • Le scene musicali sono girate in maniera desolantemente frontale… sono proprio riprese come se fossero agite su un inerte palcoscenico…
  • Le scenografie di bric-à-brac e trompe-l’œil (di Gemma Jackson, che tanto aveva fatto bene in King Arthur) sono un décor smorto e di puro fondale…
  • La fotografia (di Alan Stewart, assistente di John Mathieson in King Arthur: e quando ti affidi a un assistente di un talento così grosso, c’è solo il 50% delle possibilità che faccia bene) non tenta mai di infondere presumibilità fotografica al set…
  • Gli attori giovani (tranne, come vedremo, Naomi Scott), e anche quelli vecchi (Smith), trovati dopo un casting infernale, non sono efficaci e ricordano molto i cast della Hollywood antica (quella che ingaggiava Charlton Heston come messicano, Victor Mature come antico romano, Franco Nero come Lancillotto)…
  • Gli arrangiamenti musicali delle canzoni del cartone (di quei crognoli di Pesek & Paul) sono peggiorativi, poiché smorzano gran parte della carica intrinseca degli accompagnamenti e dei ritmi…
  • L’aggiornamento in chiave più femminile (affidato a un cervello come John August, che con Tim Burton ha fatto miracoli) è all’acqua di rose e ha richiesto tanti interventi di script doctors (dello stesso Ritchie e di Vanessa Taylor, autrice di The Shape of Water e della serie Game of Thrones, entrambi già di loro disastri narrativi) risultanti solo e soltanto in una sottotrama comicarola carina (la camerierina e il genio) ma perdurante sì e no due minutini…

Sembra di vedere un film vecchio, senza alcuna carica riinverdente e senza alcun intento ricreativo, ma solo un film vecchio, «fuori tempo» senza essere «senza tempo»…
Un film che non è rievocazione dell’antico (come, per esempio, Raiders of the Lost Ark) né imitazione di un modello (quello del cartone), ma proprio riproposta di quel che fu, senza intenti né archeologicifilologici

come si diceva nel Ritorno di Mary Poppins già sarebbe stato un problema se questo Aladdin fosse stato imitazione pedissequa del film del ’92, ma non lo è, è rimasticatura di uno stile… è una sorta di The Artist (anch’esso chiamato in ballo per spiegare cosa non è il Ritorno di Mary Poppins) senza l’intento didattico, come se questo Aladdin live-action fosse proprio certo che i film si debbano fare ancora così: col décors di fondale dipinto e con gli attori smorti e inadeguati…
il casino è che per ottenere quel décors dipinto e quegli attori smorti USA LA CGI e fa un casting di millenni e di milioni di provini…
finisce che con tutto il green screen riesce a fare solo un film anni ’50 che avrebbe potuto ottenere anche soltanto con effettivi fondali décors, con tigri vere al guinzaglio, scimmie ammaestrate e pappagalli autentici…
invece ha ottenuto un film anni ’50 con le più aggiornate tecnologie: ha ottenuto una tigre che sembra un pupazzone, un pappagallo inverosimile, attori dementi, e set che sembrano costruiti con lo sputo e la spugna quando invece sono generati da migliaia di artisti col joystick…

Più del pastrocchio di Bill Condon in Beauty and the Beast, questo Aladdin di Guy Ritchie dimostra il fallimento di questi film: se tutti i soldi spesi non riescono a restituire un’anticchia della credibilità che aveva un cartone di 30 anni fa, e vengono spesi in trucchi sofisticati che però appaiono come ciofecate dell’efficacia di un trovarobato di 70 anni fa, allora è chiaro che questi film rappresentano il cul de sac dell’industria, il ricorso storico vichiano che riimpone quello che fu, la saturazione della creatività morta di Hollywood che riesce solo a tornare indietro… una Hollywood sempre così pronta a riciclarsi da essersi riciclata troppo, fino a ottenere regresso, involuzione, fino a ottenere oggetti simili a quelli che faceva quando è nata… una Hollywood quasi alle prese con una sorta di sindrome di Benjamin Button, o coinvolta in un loop infernale ciclico di ricaduta… [come è evidente anche dall’altro genere imperante oggi, il cinecomics, visto che Shazam! non è che un ritorno indietro verso una preistoria di quel genere: questo Aladdin torna agli albori del kolossal, anni ’50, come Shazam! era tornato agli albori del cinefumetto, anni ’90]

Rispetto a questo Aladdin si fa presto a preferire il Prince of Persia di Mike Newell (2010), che, pur nella analoga nullità del risultato, era riuscito almeno a usare un po’ di giochesse narrative…
Guy Ritchie, si diceva, evidentemente per nulla interessato al progetto, si vede non aver provato a fare alcunché: non ha aggiunto niente di interessante, ha gestito il set e guadagnato la pagnotta e basta…
Burton, nel suo Dumbo, ha fatto davvero molto ma molto di più…
e così hanno fatto, pur in un paragonabile vuoto professionismo, anche Lasse Hallström e Joe Johnston nello Schiaccianoci e i Quattro Regni
Ritchie è davvero quello che non è pervenuto in questo film…
…e questo è il difetto maggiore di queso Aladdin (ed era il difetto maggiore di tutti i kolossal esotici anni ’50): non ha davvero un regista… ha un amministratore a cui non frega una mazza…

E dire che modelli di ispirazione si sarebbero potuti trovare non in ambito di kolossal anni ’50, ma in ambito di Bollywood, andando più verso Slumdog Millionaire che verso la Cleopatra di Mankiewicz… ma niente…

L’unica che si salva del cast è Naomi Scott per simpatia espressiva, e spero per lei una carriera anche maggiore di quella fatta da Freida Pinto (analoga scoperta hollywoodiana di un film esotico, appunto Slumdog Millionaire), anche se la canzone scritta per il suo personaggio è obrida…

Will Smith è l’emblema del miscasting

Tutto quanto detto è incancrenito ancora di più dal doppiaggio italiano…
Fiamma Izzo fa il suo consueto disastro…
Giulia Franceschetti sembra doppiare un’altra attrice invece che Naomi Scott…
Naomi Rivieccio, come da tradizione di Izzo, canta una canzone a sé stante rispetto a quella del personaggio (che richiederebbe anche movimenti che il personaggio non fa, perché di canzone ne canta un’altra: un problema che i vecchi Ernesto Brancucci e Renzo Stacchi sapevano come eludere nel cartone di 30 anni fa, evidentemente con una sapienza oggi perduta [vedi anche Moana])…
Marco Manca manco ci prova a “contenersi” per risultare credibile sul canto di Will Smith…
Francesco Venditti annacqua ancora di più la già incolore prova di Marwan Kenzari…
Gigi Proietti è puramente accessorio e quasi esagerato (oltre che sprecato)…

5 risposte a "L’«Aladdin» di Guy Ritchie"

Add yours

  1. Concordo con tutto, soprattutto sull’inutilità di questi live action remake! Ma… fantastico il King Arthur di Guy Ritchie? Gli ultimi 45 minutibdi combattimento in CGI mi sembrava do veder giocare The Witcher o un qualsiasi altro videogioco simile… non escludo di averci anche dormito qualche minuto!

    1. Devo essere stato l’unico ad averlo apprezzato nelle sue componenti metanarrative (anche metacinematografiche, visto l’ottimo montaggio), che in me hanno sopravanzato l’indubbia estetica sempre pericolosamente in bilico verso Mortal Kombat (o Eragon).

      1. Mi sa che me le sono perse… e dire che all’inizio lo stavo anche seguendo, eh. Ma deh… gli effetti speciali alla Mortal Kombat mi uccidono ogni volta! Anzi, Mortal Kombat era meglio, lo avevano fatto con un rudimentale motion capture se non ricordo male, e si parla di ere geologiche fa!

      2. e comunque meglio il Mortal Kombat di King Arthur (che secondo me è in bilico verso Mortal Kombat ma non ci casca mai davvero) dell’effetto «Cleopatra» bric-à-brac di questo Aladdin!

  2. Sono venuta a leggere solo adesso, scusa ma ho aspettato di aver pubblicato per non farmi influenzare, ma in realtà vedo che siamo abbastanza d’accordo alla fine: Aladdin non è riuscito bene (ammesso che si dovesse fare, cosa di cui dubito). Diciamo che rispetto ad altri live-action questo secondo me è un po’ meglio (meglio della Bella e la Bestia) ma ha dei grossi difetti. Recupererò anche gli altri di cui hai parlato tu, un po’ alla volta. Però a me Prince of Persia piace! Mentre King Arthur proprio no… come Sam, devo avere anche un po’ dormicchiato…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: