Endgame

È difficile parlarne…
opterò per una soluzione alla rinfusa: quel che mi viene in mente, quando mi viene in mente…
se non ci si capisce niente, vabbé: non si capisce granché neanche nel film!

Naturalmente ci saranno spoiler…
e se agli spoiler non si sopravvive, vabbé, questo film insegna che si può sempre risorgere per rimorire di nuovo un’altra volta… e magari, stavolta, prima di essere incorsi negli spoiler…

perdonate l’ironia, ma la nostalgia con la quale questo film è stato accolto (c’è chi ha detto «Endgame è un’esperienza di vita»), in me bieco toscanaccio canzonante ogni cosa, non può che chiamare prese in giro… (sulla nostalgia farlocca vedi anche quanto detto a proposito del rumoreggiato reboot di Buffy)…

Come molte volte detto e ridetto (vedi Doctor Strange) è un po’ stancante rivedere sempre e sempre e sempre una reiterata, eterna, continua e ridondante rimescolata di una metafora della Seconda Guerra Mondiale in ogni film Marvel…

In questo succede così:
«s’è perso, non ci si capacita, sicché si ricombatte, ci si “vendica”..»
«per il bene dell’umanità?»
«sì, certo! è meglio non dire che ci si vendica solo per il gusto di vendicarsi e per sistemare i nostri personalissimi problemi edipici con babbi e mamme… e poi anche “vendicarsi” è un termine brutto: si combatte di nuovo perché noi siamo il bene e gli altri sono il male…»
«ci si vendica e si vince?»
«beh, certo… … …vabbé, si vince… si combatte, rimuoiono in 3000, si fa 1000 statue del Milite Ignoto (come fanno i regimi militari), a monito dei morti nelle guerre, che sarebbero fatti per non combattere più ma che noi intendiamo come gloria di chi ha combattuto e quindi come esempio di combattimento come stile di vita (essendoci il male da combattere in ogni dove), però ci illudiamo comunque di aver vinto… cioè, andiamo in giro a dire che s’è vinto… anche se n’è morti comunque 3000, è una vittoria! e dopo la vittoria e le statue del Milite Ignoto si fa i grulli insieme, si racconta le barzellette, ci si sfonda dalle risate perché s’è vinto!»
«Però… un secondo… Militi Ignoti, monito al combattimento, barzellette e grullezze potevano esserci in prima istanza anche con la sconfitta: n’era già morti miliardi anche quando s’era perso, perché non usare quelle vittime per riflettere sulla tragedia della guerra che porta solo sconfitta, invece di resuscitare le vittime solo per farne altre sul cui sangue si celebra insensatamente una vittoria barzellettosa?»

E davanti a questo interrogativo il film crolla…
Alla domanda perché?, l’«esperienza di vita» risponde col tracciato piatto del cervello, con i morti militari che muoiono perfino tutti contenti, perché si sacrificano per la “vittoria”, perché non potevano morire nella “sconfitta”, dovevano per forza morire per la “vittoria”, perché vittoria è e vittoria sarà, nonostante i Militi Ignoti… e nonostante la morale militare, quella del *combatti e poi chiedi*, quella del «c’è i mostri e vanno abbattuti, e anche se ci abbattono loro noi dobbiamo comunque *ingegnarci* e *sognare* di RICOMBATTERE per VINCERE, anche se volesse dire altri morti, anche se volesse dire incasinare tempo, spazio, se volesse dire annullare tutto, c’è comunque da VINCERE, perché siamo il bene, siamo la giustizia, siamo la giusta way of life»

Se il film va visto come metafora di “sogno di vittoria” allora ha una morale cretina («vincere a ogni costo in un’eterna guerra perfino divertente che diseduca tutti quanti baloccandosi con assurde sciocchezze di odiose resurrezioni»), ma alcune cose quadrano solo se lo vediamo proprio come un sogno, come qualcosa che non esiste: solo così si può spiegare il montaggio sbalzelloso privo di senso, il gioco completamente lisergico del viaggio nel tempo (quando un film Marvel, o qualsiasi cosa abbia a che fare con J.J. Abrams [e anche se Abrams qui non c’entra nulla è comunque colpa sua, perché è lui che ha cominciato a far circolare certe sciocchezze temporali nei film mainstream!], incontra il viaggio nel tempo, il film Marvel è un film morto: nessuno si ricorda Days of a Future Past?), il fatto del tutto irrealistico che ci sia gente che vola da sola o con pterodattili e pegasi (o che ci sia gente che si rimpiccolisce, gente verde, procioni che parlano, aeoronavi oscurose: se non fosse un sogno, anche di quelli successivi a una pesante digestione, come spiegare tutto ciò?), e le reiterate valenze edipiche (tutti hanno a che fare con i loro babbi e mamme: e tutto, alla fine, solo per lasciare una bambina proprio senza babbo! è morale o solo sadismo? [gli interrogativi che sorgono quando leggi anche Roald Dahl] è insegnamento o idea militaresca? il babbo morto ci deve essere per insegnare il “sacrificio” nella vita come metafora o è proprio il sacrificio della vita in guerra, il sacrificio di un eroe che ha combattuto e che non c’è più per un bene supremo? e dov’è finita l’intelligenza di Brecht che diceva: «al diavolo gli eroi e le guerre, datemi i babbi sani!» [non era propriamente così nel Galileo, ma così si può comunque enunciare in questo frangente]: se fosse invece tutto un sogno le problematiche con babbo e mamma potrebbero essere più plausibili)…

un sogno iperbolico, ipertrofico e sovradimensionato (ricordo a tutti che dura 3h… ripeto: 3h), di vittoria delusionale, un sogno di quelli, appunto militari, che hanno problemi con i genitori, e che sono già morti ma che resuscitano per sparare di nuovo, rimorire di nuovo, ma siccome hanno sparato più forte si dice che hanno *vinto*… e avendo vinto sono il *bene*…

Mah, ragazzi, boh…

Cosa c’è di positivo?
Qualche cosa:

  • Captain America che affronta l’iperspazio solo con gli occhi (noi vediamo solo quelli), forse di nuovo a sottolineare che la cosa è solo “vista” e non “agita”? sognata e non “fatta”?
  • I ricordi di Nebula, come quelli di Captain Marvel, trattati come immagini che si toccano e manipolano, come frame di cinema…
  • Iron Man, Milite Ignoto, che morendo diventa ologramma e quindi cinema: cinema come immagine e come ricordo: non necessario ma carino…
  • La Portman che appare per un istante, sempre splendida…

Di negativo:
Tutto il resto:

  • La prima scena con la Cardellini, a implementare la follia di Renner, che sembra copiata e incollata da un film anticomunista degli anni ’50 («non sai chi sono ma arrivano e ti portano via la famiglia! L’unica cosa da fare è fare la guerra!»)
  • La recitazione sopra le righe e del tutto demente (Downey Jr. conserva una certa ironia, anche Hemsworth, ma gli altri, specie Renner e Johansson, si deturpano in espressioni dolenti e contrite che fanno più ridere che altro…)
  • La moraletta finale assolutamente sconfortante, che vado a spiegare nel successivo paragrafo…

Se tutto Endgame è un sogno megalomane militare, è, purtroppo, il sogno di gente appunto militare, che combatte perché non conosce altro, e che cerca di autoconsolarsi dicendosi di combattere per “unire”…
La cosa fa acqua e si vede…
Tutti i mondi sono uniti contro il “male”, certo… ma è un’unione determinata soltanto da un “nemico comune”, e quindi un’«unione a odiare»… che, però, dicevo, si “autoconsola” perché dice «chi se ne frega se ci uniamo solo per odiare? l’importante è unirsi!»
e, difatti, per il film, l’importante è che quel coglione WASP, bianco, biondo e con gli occhi azzurri che rappresenta l’emblema nazionale (Captain America) lasci il testimone a un discriminato, a una minoranza, al “nero” che tanto fa paura agli WASP… solo quel gesto giustifica e consola qualsiasi unione!
ovvio…
…ma, occhio, notare bene che la vera anima dell’emblema nazionale, di Capitan America, è rimasta lì, in quei cazzo di anni ’40, quelli bellici, militari, quelli senza nessun nero in giro: come a dire che l’America sì, accetterà il presente, ma sempre con la nostalgia di un passato che non fa che replicare in film del tutto guerrosi, del tutto anni ’40, come questo…

e notare anche quest’altro aspetto:
in prima istanza (tornando anche a considerazioni già fatte all’inizio) gli Avengers avevano perso ma decidono di vendicarsi anche per usare una cacchio di arma sterminatrice prima che venga usata contro di loro… e il film giudica tutto questo fattibile: non si preoccupa di “condannare l’arma” o di stigmatizzarla «per non usarla più»: vuole solo usarla! [così come i Militi Ignoti non ci sono perché «non ci sia più guerra» ma per «seguire il loro esempio nelle inevitabili guerre future»… se non è inquietante tutto questo cosa lo è?]

A livello visivo assistiamo a una ottima fattura di découpage narrativo classico e impeccabile, di quelli proprio di alta catena di montaggio hollywoodiana, nonostante il montaggio pessimo…
I Russo ce la fanno a imbastire diversi piani sequenza anche belli lunghi… del tutto inutili (li usano soprattutto per inquadrare le riunioni a tavolino: boia), ma belli lunghi, quindi difficili, sì, “bravi”… inutili sono anche le tante macchine a mano messe lì solo per fare happening: alla fin fine risultano perfino fastidiose…
una regia che cambia molto al momento dei combattimenti con gli SFX e nelle botte da orbi dei bombardamenti: scene buone anche se guastate sempre da quelle “ombre di adiacenza” tra attori e motion capture (i procioni, i tritoni, le zebre, i pegasi, e le altre creature fanno sempre fatica a interagire con gli attori: quando Hemsworth accarezza il procione è evidente che sta accarezzando un secchio della spazzatura coperto di verde!), e scene con curiose divergenze di stile dalle altre (hanno la macchina più ferma e il montaggio meno ballerino), divergenze che dimostrano forse un cambio di gestione registico, come in ogni caso è prassi a Hollywood (e quindi è indifferente se i registi siano i Russo o altri: come mi fece notare un collega quando gli chiesi «chi è il regista di Deadpool 2?» e mi rispose «e che ne so: il regista in questi film non è importante» e c’aveva ragione da vendere)…

Il doppiaggio di Marco Guadagno lo posso giudicare poco: ho visto Captain Marvel in inglese e quindi ho trovato pessime tutte le scelte di distribuzione e mostruosamente sopra le righe tutti i doppiattori…
Christian Iansante fa un buon lavoro di trasformismo, ma su Renner è sproloquiante… così come Domitilla D’Amico su Johansson e, soprattutto, Angelo Maggi su Downey Jr., davvero tronfio… Marco Vivio è anonimo su Evans così come Elena Perino su Larson, Riccardo Rossi su Ruffalo e Polidori su Holland… più vario Niseem Onorato su Paul Rudd…

se invece di un film stramilitare e militarista (pro bellico), di quelli che la Marvel ci propina da 10 anni (e che, stando alle esagitazioni entusiaste, ha rincoglionito gran parte del pubblico), è un film metaforico, psichico (come si disse di Captain Marvel, guarda caso stroncato dai fan più strong a favore proprio di Endgame, o di Homecoming), con Thanos e la guerra metafore dell’eterna lotta psichica di un Io e di un Super-Io molteplici contro un Es bestiale reiterato, beh, fatemelo sapere…
E potrebbe essere così, almeno dal punto di vista edipico: il “sogno” Endgame è un farsi vedere “grossi”, e capaci di “vincere a tutti i costi”, per compiacere eternamente dei genitori che ci hanno trascurato… e l’agire così (con i sogni militaristi) è un destino tristone che affliggerà chiunque in futuro (visto che la bimba di Iron Man rimane senza babbo come tutti gli altri, e visto che Johansson decide di “sacrificarsi” proprio dopo aver sentito il nome del babbo: una condanna di “essere disposti a morire pur di attirare l’attenzione dei genitori” che si eternalizza nel presente della Johansson e nel futuro della bimba di Iron Man?)…
Ma se fosse così perché infarcirlo di Militi Ignoti e di 3 ore di schicchere?
Ditemi voi…
e ditemi voi anche se lo ritenete davvero epico, o se invece è retorico, visto che ognuno fa le sue spacconate di scapaccioni dopo aver pronunciato le sue battutine pompanti fatte e messe lì per la bisogna (le sbruffonate militaresche o “glorificanti” che tutti proferiscono sembrano essere formulari quasi quanto il «corpo di mille balene» di un film di pirati)…

Metafora inconscia potrebbe essere per il personaggio di Nebula, ma con gli altri è un film che è un gigantesco grido «Mamma, guardami!» di un bimbo che non vede l’ora di fare il servizio militare [e «Guardatemi per questo guardatemi» non era il grido di una ugualmente agguerrita Asuka in EVA?]

Ultima nota denigrante, ma non troppo…
La musica bersagliera di Alan Silvestri, oltre ad avere qualche rapporto intervallare con l’Harry Potter di John Williams, è fin troppo somigliante questa:

Per chi ha avuto a che fare con quel cartone nell’infanzia la cosa è fin troppo ilare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: