Gita alla Casa Museo di Čajkovskij a Klin

E dopo Helsinki, San Pietroburgo, Mosca e la trasferta a Jásnaja Poljána, concludiamo il tour finnico-russo con la visita alla Casa Museo di Čajkovskij a Klin..

Abbiamo ampiamente visto che prendere il treno in Russia non è una passeggiata…
Quando abbiamo fatto il biglietto per Jásnaja Poljána, alla Kíevskij Vokzál [Киевский вокзал, kíevski vakzál] di Mosca non trovammo nessuno che conoscesse Klin (Клин): per gli addetti alla stazione sembrava che Klin non esistesse proprio! E non esisteva neanche per le macchinette bigliettofore automatiche!
Probabilmente avremmo dovuto fare il biglietto dall’unica stazione di Mosca da cui partono i treni per Klin, e cioè la Leningrádskij Vokzál [Ленинградский вокзал, liningrádski vakzál]… ma, tra una cosa e l’altra, andare fino là ci portava via un sacco di tempo…
Quindi ci siamo scaricati la app della RŽD (la compagnia ferroviaria russa: Российские железные дороги, Rossijskie železnye dorogi, rassíski[e] giliéznii[e] daróghi) e ci siamo comprati il biglietto sulla app…
Ovviamente va pagato con la carta di credito che, con il sistema di sicurezza del 3D Secure, richiede un codice di sms di conferma dell’operazione… ma l’sms in Russia non mi arrivava!
Cul de sac immenso e irrisolvibile…
C’è toccato chiamare familiari in Italia che, guidati da noi, ci comprassero questo benedetto biglietto per Klin…

Il biglietto sull’app è come una carta d’imbarco di un aereo: ha un QR da far vidimare ai lettori ottici posti sui tornelli di ingresso del gate…
I tornelli delle stazioni russe hanno identici tornelli con lettore ottico incorporato, come i tornelli delle stazioni della metropolitana di Milano o Roma…

La app, una volta effettuato l’acquisto, ti manda il QR anche per mail…
MA ATTENZIONE:
il QR della mail, evidentemente fornito in qualità inferiore, NON VIENE LETTO DAL LETTORE SUL TORNELLO!
Occorre avere la app aperta e far vidimare il QR direttamente dalla visualizzazione del biglietto dell’app, sennò niente…

OCCHIO ANCHE A UN’ALTRA INSIDIA:
Sul biglietto dell’app vedrete che la stazione di partenza del treno per Klin è indicata come Москва Октябрьская (Moskvá Oktjábr’skaja, maskvá aktjábrskaja)… e la cosa confonde… non avevamo già compreso che i treni per Klin partono dalla Leningrádskij Vokzál??? Adesso che cavolo è questa Oktjábr’skaja!!!???
Beh, Moskvá Oktjábr’skaja altro non è che la stessa Leningrádskij Vokzál: è la stessa stazione, che cambia nome sui biglietti per quella curiosa fissa dei nomi plurimi che ha la Russia, fissa che ha fatto trovare per le stazioni della metro diversi nomi a seconda delle linee che le attraversano…

Il biglietto per Klin è un biglietto INTERNO ALL’OBLAST’ DI MOSCA, e, se andate e tornate in giornata, ha regole leggermente diverse rispetto agli altri biglietti:
è ancora legato al passaporto, e quindi per farlo occorre ancora scrivere date, nomi e info su tutto, ma è meno vincolato all’orario…
Funziona come un biglietto ferroviario della Oberbayern da usare nello stesso giorno…
Per capirsi: non è legato a un treno specifico di andata e a un treno specifico di ritorno, è più legato alla tratta percorsa nello stesso giorno…
Tu vai da A a B, che sono nella stessa “provincia”, e tornerai da B ad A nello stesso giorno… sicché, nel biglietto, non devi calcolare quale treno dovrai prendere per andare e quale per tornare: il biglietto che fai è valido per QUALSIASI treno che va e che torna nella tratta A-B all’interno di quella giornata!
Vai al tornello della sezione di Leningrádskij Vokzál dedicata ai treni suburban (Пригородный поезд, Prígorodnyj póezd, prígaradnii póezd/póizd), fai vedere al lettore il QR della app e il tornello si apre: questo vale come «entrata dell’andata»…
Quando arrivi a Klin, giungi al tornello per uscire dalla stazione, e lì vidimi il QR, e vale come «uscita dell’andata»…
Poi, al ritorno, fai tutto al contrario…
Per capirsi: il biglietto suburban, interno all’Oblast’ di Mosca, è quasi più un biglietto di metroplitana “round trip” che un biglietto di treno…

Ci sono molti treni suburban che da Mosca vanno a Klin e, a seconda delle fermate, ci mettono dalle 2h ai 54 minuti… Non ce ne sono pochi, ma qualche iato importante, anche di più di un’ora, specie la sera, c’è eccome…

L’atmosfera dei suburban è meno minacciosa dei treni a lunga percorrenza: i controllori sono più tranquilli, e anche i buttafuori all’ingresso delle carrozze: i posti non sono prenotati, e puoi sederti dove ti pare, in un treno che, per questo tipo di tratta, è davvero molto più moderno e comodo dei treni italiani, e assai in linea con i treni regionali della Deutsche Bahn tedesca…

Si arriva a Klin e purtroppo si scopre che, un po’ come a Tula, la stazione è assai decentrata… ma, al contrario della stazione di Tula, che ignorava completamente l’esistenza di Lev Tolstój tranne che per una minuscola lapide per nulla valorizzata, quella di Klin ha proprio un bel busto in bronzo di Čajkovskij posto sui binari di arrivo, a benvenuto e a rassicurazione che si è davvero nel posto giusto!

Con il nostro solito Yandex è facile constatare quali siano i bus che vanno alla Casa Museo Čajkovskij e anche dov’è la fermata… Anche il sito ufficiale del museo, solo in russo (ma rispondono alle mail anche in inglese), rimanda a Yandex per mostrare come arrivarci dalla stazione di Klin…
Una mail in inglese è bene mandarla, o comunque è bene dare un’occhiata precisa al sito, anche grazie a un mero translator automatico, prima di partire, poiché sono tanti gli eventi speciali organizzati dal museo (anniversari čajkovskiani, concerti, conferenze e roba così) che possono comportare orari limitati di apertura, chiusura completa, o altre cose poco simpatiche: una mail, anche in inglese, in cui avvertite della data del vostro arrivo, o la consultazione del sito, previene da qualsiasi viaggio a vuoto…

Noi avevamo scritto e ci avevano rassicurato che nelle date da noi scelte il museo era apertissimo, ma ci avevano avvertito dei festeggiamenti, il 6 novembre, per il 125esino anniversario della morte di Čajkovskij: in tale data il museo poteva essere affollato… inoltre, per tutto novembre, in quanto mese čajkovskiano, potevano esserci alcune conferenze “volanti”, e una particolare aria indaffarata…

Dalla stazione di Klin al museo ci vogliono una 25ina di minuti con i bus 16, 18 e 32, o con i minibus 5, 8, 13 o 14…

Usciti dalla stazione di Klin si trova una piazzetta con panchine e alberelli, governata da due centri commerciali grandi: uscendo dalla stazione, a destra si trova il McDonald’s nel centro commerciale Dar’ja (Дарья), a sinistra il Kentucky Fried Chicken nel centro commerciale Auchan (Ашан)…
La fermata per arrivare al Museo è quella posta a destra: non è davanti all’entrata di Dar’ja, ma è sulla strada principale che lambisce, guardando l’entrata, il lato sinistro di Dar’ja… cioè: è la prima fermata del bus che trovate sulla destra oltre l’entrata di Dar’ja!

I bus non sono per nulla infrequenti e sono bus occidentali, non sono i minibus peculiari che abbiamo visto a Jásnaja Poljána
Il Museo Čajkovskij, a differenza della Casa di Tolstój, è ben conosciuto a Klin: l’autista del bus saprà tranquillamente indicarvi la fermata, intitolata proprio alla Casa Museo (музей Чайковского, muziéi cikóvskava), e non sarete i soli a scendere lì…

Questo nonostante la poco simpatica circostanza di uscire dal bus in quello che è il retro del museo!

Il bus scende in quella che sembra una periferia di case popolari, con piccoli viali alberati, e, oltre la strada dove sta la fermata di uscita, ci sono alcune baracche nel fango simili a quelle che abbiamo visto nella campagna russa sul treno da San Pietroburgo a Mosca

Scendendo e avendo la pensilina del bus alle spalle, viene da andare a destra, perché si vede quella che sembra un’entrata del museo, e, dal recinto, si vede già la casa di Čajkovskij… quello che vediamo è però l’ingresso posteriore, quasi sempre chiuso, ma con incorporata una cartina che ti fa capire dove sta l’entrata principale, e cioè sul lato opposto del giardino recintato…
Da quel lato si vede che il quartierino di case popolari, che sembrava tanto periferico, invece è lambito da una grande arteria principale di Klin, di quelle a 4 corsie, come quelle che attraversano anche Mosca (sugli stradari è segnata come M-10 ed E105), dove campeggia una gigantesca indicazione stradale del museo…

Čajkovskij, oltre la 50ina, aveva deciso, con il fratello Modest e il nipote Vladimir Davydov (uno dei più giovani figli della sorella Aleksandra: era il sesto di sette, e secondo maschio di tre), di comprare finalmente, dopo la sua vita di perenne “ospite” (della sorella, di amici, di alberghi, di fan, di nobili e borghesi “protettori”), o, al massimo, di occupante case in affitto per brevi periodi spesso in viaggio (per svago o per tour direttoriali redditizi ma comportanti lunghi soggiorni fuori dalla Russia), una casa nell’amata campagna russa che però non fosse troppo lontana da Mosca, nel cui conservatorio continuava ad avere il posto fisso…

Si scelse Klin, dove comperò una villetta con parco, nel maggio 1892… Lui e Modest vi si stabilirono, ma i tour direttoriali continuarono, e la casa di Klin è rimasta come dimora fissa, soprattutto estiva, tra un viaggio e l’altro… A Klin, Čajkovskij ha composto un po’ di Schiaccianoci, gli abbozzi di una sinfonia in mi bemolle maggiore che non finì, quasi tutta la sinfonia Patatica (la sua sesta, la n. 2 di Symphonies), e il concerto per pianoforte n. 3 (in cui usò le melodie composte per la sinfonia in mi bemolle abbozzata: e anche il concerto rimase incompiuto)…
Una dimora fissa di però brevissima durata: durante un impegno a San Pietroburgo, Čajkovskij muore, nel novembre del 1893…
A Klin ha soggiornato solo (tutte le date sono le calendario gregoriano odierno)
nel 1892:
10 giorni a maggio
dal 1° all’8 giugno
dal 23 luglio all’11 settembre
dal 19 al 26 ottobre
nel 1893:
dal 15 al 23 febbraio
dal 28 febbraio al 9 marzo
dall’11 al 16 marzo
dal 30 marzo al 5 aprile
dal 17 aprile al 4 maggio
dal 14 al 17 maggio
dal 30 luglio al 1° settembre
dal 7 al 19 ottobre

I lavori di ristrutturazione della casa, atti a fare stanze più comode per gli ospiti e per Vladimir Davydov, erano ancora tutti da decidere e iniziare, e si sono effettuati dopo la sua morte, “capitanati” da Modest…

È stato proprio Modest a iniziare a Klin il lavoro di costruzione di un museo, proprio dentro la villa, subito nel 1894… Modest fa scolpire, nel parco, una gigantesca statua di Čajkovskij seduto su una panchina a leggere musica…
Durante la rivoluzione bolscevica la villa fu vittima di sciacalli e predoni, ma già dal 1919 il governo vi istituì il Museo Nazionale di Čajkovskij, che richiamò diverse personalità mondiali, tipo Vladimir Horovitz…
La collezione del museo fu nascosta per essere messa in salvo dall’invasione nazista della Russia: i tedeschi fecero della villa un garage per le moto…
Dopo la vittoria nel 1945 si ripristinò tutto e nel 1958 lo stato sovietico istituì, da tenersi alla villa, la competizione musicale «Čajkovskij» che ancora oggi è terreno prestigiosissimo per pianisti, violinisti e violoncellisti dai 16 ai 32 anni: il premio Čajkovskij è una sorta di Oscar, o di Nobel, per la musica (come il concorso di Ginevra, fondato nel 1939)…
Sull’onda del successo della competizione, nel 1964, un nuovo centro museale e una sala da concerto polifunzionale furono costruiti in un edificio antistante la villa e la statua: da allora la villa è rimasta come zoccolo duro della collezione biografica, mentre il nuovo edificio ospita i concerti, il centro studi, le mostre biografiche più piccole e alcune esposizioni temporanee…

Gli artisti che sono andati a suonare al Museo hanno spesso piantato un albero nel parco: tutti gli alberi hanno targhette specificanti chi li ha piantati e quando: molti sono gli alberi piantati da artisti russi (Mstisláv Rostropóvič, Denís Macúev, Valérij Gérgiev, Michaíl Pletnëv), ma ci sono anche gli alberi di Van Cliburn (uno dei primi a vincere il premio Čajkovskij), Riccardo Muti ecc.

Per entrare si accede all’edificio nuovo, si fa il biglietto, si lasciano zaini vari in guardaroba, e poi ci si dirige verso la casa, che è sul retro dell’edificio… Non è facilissimo riuscire a capire dov’è l’entrata della casa… noi abbiamo spinto un po’ di porte a caso per scoprire che l’entrata è sul lato opposto a quello che dà sull’edificio…
Come da Tolstój ti fanno mettere le pattine sopra le calzature onde evitare fango (che nel piovoso novembre russo è inevitabile)…
È bene prendere l’audioguida, che parla anche in italiano…
La villa di per sé è molto simile a quella che aveva Tolstój a Chamovniki (a Mosca)… C’è lo scrittoio di Čajkovskij (emozionante), una bacheca con vari memorabilia (spicca la bacchetta da direttore di Čajkovskij, che riteneva essere appartenuta a Robert Schumann, morto quando Čajkovskij aveva 16 anni: un mito della “bacchetta” quasi harrypotteriano), varie librerie con i libri e le musiche collezionati da Čajkovskij (letteratura e musica russa, soprattutto, Glinka e Puškin in primis, ma anche tanto Mozart e Haydn)…
Gli ambienti sono molto cambiati da come li aveva conosciuti Čajkovskij: s’è detto che Modest e Vladimir aggiunsero diverse stanze dopo la morte del compositore, ma l’audioguida è attenta a rendere conto di tutti questi aspetti, perciò si discerne molto bene cosa Čajkovskij conobbe e cosa no…

Una volta finita la visita della casa si può accedere alla piccola mostra allestita in un villino (dietro la villa), dedicata a Sergéj Tanéev (allievo di Čajkovskij), e alla collezione di foto storiche della Klin ottocentesca situata nel fienile al lato della villa…

Da specificare al massimo è il fatto che il parco della villa è popolato da almeno un bellissimo gattone grassottello foriero di tantissime testatine e strusci, e vogliosissimo di coccole!
Un gatto di quelli che ti segue affettuoso e giocoso!
Uno spettacolo!
Piovigginava e quindi era tutto bagnato, ma non per questo meno amichevole!

Siccome, come detto, era il mese čajkovskiano, siamo arrivati a vedere le mostre nell’edificio della sala da concerto in un momento in cui c’era una conferenza nella stanza della mostra biografica principale: ci hanno però avvertito in inglese che la conferenza sarebbe durata poco e che alla conclusione, mentre preparavano la stanza per la conferenza successiva, potevamo vedere la mostra biografica senza problemi…

Mentre c’era ‘sta conferenza, abbiamo visto due delle mostre secondarie, una temporanea dedicata a un esecutore (non mi ricordo neanche chi era), e l’altra dedicata alle statue di Čajkovskij, con modellini e riproduzioni delle maggiori raffigurazioni scultoree del compositore: i modellini della statua da poggiare all’entrata del conservatorio di Mosca (con tanto di abbozzi della ringhiera che la circonda, che, in bronzo, riproduce pentagrammi e note delle melodie più celebri di Čajkovskij), modellini della statua “della panchina” nel museo, e altre riproduzioni in piccolo di statue dedicate al compositore presenti nelle piazze di tutta la Russia…

Alla fine della conferenza siamo andati alla mostra biografica principale: un’addetta, che credo fosse una del personale scientifico, ci ha illustrato, in ottimo inglese, quasi ogni pezzo dell’esposizione, che è di fondo molto simile a quella che hanno dedicato a Richard Strauss nella Villa di Garmisch: ci sono memorabilia vari come certificati di nascita, alcuni autografi, oggetti posseduti dal compositore, postazioni audio in cui sentire la voce del compositore, lettere e altre cosette carine…
L’addetta è stata davvero gentilissima, chiara e accurata, anche se aveva un’evidente fretta: dopo poco la sala sarebbe servita per un’altra conferenza, ma la premura non ha per niente intaccato la sua cordialità e la completezza delle informazioni che ci dava!

Se di Tolstój è impossibile comperare gadgets adeguati (non ci sono né a Jásnaja Poljána né nei due musei moscoviti), per Čajkovskij ci sono almeno le penne (di diverse fogge: c’erano anche di Dostoevskij, a San Pietroburgo: Tolstój, proprio, è fuori dal circuito “memorialoso” russo, chissà perché), le matite e i segnalibri…
nessuna edizione musicale, purtroppo, tranne le costosissime edizioni musicali complete nuove o i volumoni biografico-documentali dal costo proibitivo (centinaia, prossimi al migliaio, di euro)…

Al ritorno abbiamo preso il nostro bel bus per tornare alla stazione: l’arrivo a Klin, il tragitto in bus e la visita alla villa e all’edificio museale, ci ha impegnato fino alle 14, un’ora in cui comincia un gigantesco iato di 2h delle partenze per Mosca!

Avremmo potuto tranquillamente riprendere un bus ed esplorare Klin, ma il clima non era amichevole (piovigginava), e allora siamo rimasti nella piazzetta della stazione 1) per pranzare (avevamo il pranzo al sacco), 2) per stare un po’ rilassati, magari seduti…

La pioggia, però, aveva reso impraticabili le panchine della piazza antistante la stazione: non potevamo sederci in alcun modo… abbiamo pranzato in piedi…
quindi ci siamo guardati intorno per capire dove passare le lunghe 2h che ci aspettavano…

Oltre ai due centri commerciali, si vedevano almeno un paio di immobili che sembravano adibiti alla ristorazione, come se fossero delle tavole calde… ci siamo avvicinati, ma facevano l’effetto del «Ristorante estivo» dei Goonies (quello di cui Mouth dice [nella interpretazione italiana di Corrado Conforti diretto da Manlio De Angelis]: «e questo sarebbe un locale estivo? Secondo me non lo aprono da 10 estati!»)…
Dei centri commerciali, l’Auchan appariva assai spersonalizzante, sembrava più un supermercato… allora siamo entrati da Dar’ja, sicuri di trovarci un bar o un posto dove sedersi…
In tutto il centro commerciale non abbiamo trovato una panchina!
C’era solo una sorta di sedile, adiacente a un pilone portante, in cui non saremmo entrati in due…
Il bar del centro commerciale c’era, ma era chiuso…

Abbiamo vagato, anche abbastanza stanchini, per i numerosi negozi del centro commerciale: il negozio di elettrodomestici, quello di calzature, quello di attrezzatura sportiva, quelli vari di abbigliamento, quello di cappelli e sciarpe ecc. ecc.
Saltava all’occhio che nessun tipo di merce era russa…
Ma saltava anche all’occhio la presenza di capi invernali stilosi che noi manco ci immaginiamo: per noi il capo “invernale” è un capo montanaro, dai colori obridi, da indossare solo durante il trekking: a Klin abbiamo trovato jeans imbottiti di pelo; calzature impelate per niente connotate, all’esterno, come “pesanti”; giacche che parevano normali ma che erano super calorizzanti!

Dopo aver constatato tutto ciò, abbastanza sconsolati per la mancanza di sedili, siamo tornati nella piazza piovigginosa e anche abbastanza freddina a chiederci cosa fare:
tentare il bus verso il centro?
sarebbe stato inutile, oramai non mancava tantissimo al treno e la pioggerella avrebbe inficiato tutto…
accedere alla stazione nella speranza che ci fosse una sala d’aspetto?
poteva essere un’idea, ma se poi la sala d’aspetto non c’era che si faceva? si stava in piedi al binario ad attendere il treno per più di 80 minuti?

Alla fine, con sconcerto di mia moglie quasi vegana, SIAMO ENTRATI AL McDONALD’S!

Mia moglie praticamente si vergognava, ma dentro siamo stati seduti quanto necessario, e abbiamo preso solo e soltanto dei té che ci hanno riscaldato alquanto!

Se la piazzetta della stazione, così come il centro commerciale, erano abbastanza deserti, dentro al McDonald’s c’era un tripudio di clientela giovanissima, felice e contenta!

Questa tremenda permanenza mcdonaldosa ci ha fatto concludere che la colonizzazione mondiale del McDonald’s e dei Kentucky Fried Chicken è stata davvero raggelante: in un paesino come Klin l’unico posto dove sedersi e bere qualcosa alla stazione è il McDonald’s! Che è anche l’unico punto di ritrovo dell’intera zona ferroviaria!
Una tristissima verità…
Siamo rimasti atterriti a contemplarla come gli Offlaga Disco Pax rimangono di cacca constatando che il biscotto céco Tatranky, dolcetto tipico della Cecoslovacchia sovietica, è stato comprato dalla multinazionale Danone… eravamo proprio lì a dire: «C’hanno preso tutto» (la canzone è qui)

Durante l’attesa del treno del ritorno, non è stato facile capire a quale binario andare… neanche i russi lo sapevano, e chiedevano a me indicazioni! Erano molto divertiti nel sentirmi dire «io non parlo russo» (Я не говорю по русски, iá ni gavariú pa rússki) in russo!

Mentre pioveva ed attendavamo il treno (che poi abbiamo scoperto arrivare al binario 1 della minuscola stazione di Klin: o meglio al binario 1 della piattaforma 2!), abbiamo visto un uomo scendere da un locomotore e avviarsi verso Mosca camminando proprio sui binari!
Naturalmente sarà stato un ferroviere che sapeva benissimo quello che faceva, ma vederlo così, nella bruma russa, camminare sulla ferrovia e scomparire, lontano, all’orizzonte, ci ha fatto davvero un effetto “allucinante”… ci siamo quasi chiesti «ma l’abbiamo visto davvero!?» [una cosa simile c’era successa sul trenino dello Zugspitze sopra l’Eibsee, a Garmisch: il trenino, prima di entrare nel tunnel del monte, fa una sosta piccola, sul pianoro di Riffelriß, durante la quale tutti si approfitta per scendere dal treno a fare una splendida foto dell’Eibsee da un punto di vista eccezionale… un ometto è sceso dal treno, ma non ha fatto alcuna foto: si è incamminato nel bosco e non è rientrato in treno… chissà se l’omino di Riffelriß e il ferroviere di Klin sono davvero mai arrivati a destinazione?]


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