Burton V (dal 1999 al 2007)

Continua da Burton IV

SLEEPY HOLLOW
Dopo più di un anno di lavoro a vuoto per Superman, Burton avrebbe lavorato a qualsiasi cosa, e ha una voglia di fare al massimo…
Nel 1998 viene contattato da Adam Schroeder, socio del grande produttore Scott Rudin, che nel 1990 aveva preso parte al team di produzione di Edward Scissorhands alla Fox… Schroeder ha per le mani uno script della Paramount, scritto nel 1993 da Kevin Yagher, che la Paramount aveva fatto “infiorettare” da Andrew Kevin Walker, senza però mai crederci davvero… Adesso, però, nel 1998, la nuova gestione della grande Sherry Lansing ha dato l’ok, e ha trovato anche soldi ulteriori da Francis Ford Coppola… quello che manca è solo un regista, e Schroeder propone la cosa a Burton, che, martoriato dai meeting di Superman si getta a capofitto nella produzione…
A Salisbury, Burton ha detto di essere venuto a conoscenza dei soldi dati da Coppola solo durante il lavoro sui titoli iniziali…
Resterà l’unico lavoro di Burton per la Paramount (a distribuirlo una consociata, la Mandalay Pictures)… A supportarlo a livello produttivo vuole Larry J. Franco, suo socio in Mars Attacks!: Sleepy Hollow sarà il loro secondo e ultimo film insieme…
Data la vecchiaia della sceneggiatura, Burton richiama Andrew Kevin Walker (intanto diventato famoso per Se7en di Fincher, 1995) per ricostruirla di nuovo, e Schroeder e Scott Rudin affiancano loro niente meno che Tom Stoppard, uno scrittore con le palle che aggiungerà la love story tra Ichabod e Katrina, e alcuni spunti umoristici…
Nel cast, Burton trova amici come Martin Landau, Michael Gough (molto anziano e già in pensione, che torna al lavoro per una particina solo per amicizia), Jeffrey Jones (sarà la loro ultima collaborazione: come Paul Reubens prima di lui nel 1991, nel 2002 verrà arrestato per possesso di materiale pornografico con minorenni: un ragazzino lo accuserà anche di molestie), Christopher Walken, la musa Lisa Marie in un ruolo ancora totalmente muto ma con le tette in aggettante visione, il solito Johnny Depp, e trova Christina Ricci, che, come Natalie Portman speravo di vedere con Burton in tanti film, ma che lavorerà con lui solo qui…
Un altro che viene trovato in Sleepy Hollow è Christopher Lee, chiamato per omaggiare lo stile visivo da Hammer Film della pellicola: Burton lo richiamerà altre 5 volte: è la medaglia di bronzo delle collaborazioni attoriche di Burton dopo Bonham Carter e Depp…
Ancora orfano di un direttore della fotografia “ufficiale” dopo Czapsky, Burton, come aveva ingaggiato Peter Suschitzky, ingaggia Emmanuel Lubezki, ancora non la leggenda insuperabile che è oggi, ma già un eccezionale artista visivo: a Salisbury, Burton dice di aver ammirato tutti i suoi film, ma cita solo Little Princess (di Cuarón, 1994)…
Dato lo stile del film, modellato sui classici della Hammer, Burton, Rudin e Schroeder, decidono di girarlo in Inghilterra, negli studi di Leavesden e Shepperton, appena liberati da George Lucas e dalla Phantom Menace di Star Wars: Sleepy Hollow inizia nel novembre del 1998…
Lubezki sta per tutta la principal photography, e, a Salisbury, Burton dice di essersi divertito con lui tantissimo, e di aver trovato un artista capace di dare materia eccezionale alle immagini… non hanno però mai più lavorato insieme: un gran peccato… per i ritocchi e gli inserti delle unità secondarie, Burton ingaggiò niente meno che Conrad L. Hall, una leggenda 70enne, assistita dal figlio Conrad W.
In Inghilterra, Burton ritrova tanti scenografi che lavorarono a Batman, stavolta agli ordini di Rick Heinrichs: dopo il Superman mancato, Sleepy Hollow è il primo vero ingaggio dell’amico Heinrichs come production designer numero uno… Sleepy Hollow, come Batman, vince l’Oscar alla scenografia… [Curioso come, appena 5 anni dopo, Heinrichs, la costumista Colleen Atwood ed Emmanuel Lubezki, si sono ritrovati per fare un clone visivo di Sleepy Hollow e cioè il film Lemony Snicket’s A Series of Unfortunate Events di Brad Silberling, che fu lavorato, in un primo tempo, dallo stesso Scott Rudin!]
Qualcuno ha notato quanto la cittadina di Sleepy Hollow, col ponte coperto, potrebbe essere una versione antica della città di Beetlejuice

LA TRILOGIA DELLA MORTE, SECONDA PARTE: IL PASSATO
Se Mars Attacks! aveva trovato un Burton “indisponente” per via della cancellazione di Catwoman, Sleepy Hollow lo trova estremamente furente della perdita di tempo del Superman
Per tanti, dopo la chiusura di Superman comincia la fase calante di Burton… un Burton che non ha più granché da dire, che con la pubblicazione di Melancholy Death, il divorzio da Di Novi, e i 40 anni passati, si avvia a progetti meno “sodi”, più malleabili, più appetibili per un mercato al quale in qualche modo si arrende…
Mah…
Fatto sta che, a mio avviso, Sleepy Hollow è uno dei capolavori di un Burton ancora crudelissimo dopo Mars Attacks!, e spietato di furia distruttrice… neanche i bambini vengono risparmiati in un gioco di morte causato da faide para-latifondiste di possesso, in vendette private che hanno al centro soprattutto i soldi e «la roba», in un’ansia di riscatto del “povero” contro il “ricco” che si ingigantisce fino alla follia…
Sullo sfondo, una società marcia, superstiziosa e ipocrita, che genera purulente “forze del male” che annullano qualsiasi bocciolo di “amore” nato per miracolo nella sua melma…
La sotto-trama del fondamentalismo del padre di Crane è agghiacciante, così come la momentanea convinzione che l’assassina sia Katrina, solo perché “strega”…
Sleepy Hollow stupisce per perfezione formale, per giocoleria di trama, e intristisce perché aggiunge al consueto fallimento della società (sempre perorato da Burton) anche una suggestione di fallimento dell’intelletto e della percezione: Crane non riesce a vedere la verità e accusa il “bene/Katrina” di essere male, anche se proprio lui aveva avvertito Katrina che la verità non era sempre ciò che appariva… e l’aveva avvertita con il *cinema*, con l’immagine dell’uccello e della gabbia che si uniscono in un loro accostamento veloce, secondo il principio dell’invenzione di Lumière…
Il cinema e la realtà sono inconoscibili? e questo porta al cinismo? alla sfiducia completa?
un cinismo e una sfiducia completa nel mondo simboleggiati da una morte acefala che uccide tutti quanti? che uccide il passato che ha creato il presente già distrutto in Mars Attacks!? [un presente peraltro evocato al massimo dall’ambientazione di “passaggio di secolo”: 1799 nella diegesi e 1999 quando il film esce]
forse…
ma il Burton del 1998, periodo in cui comincia ad andare in giro con un basco (sul set, si vide un Burton col basco già nel 1992), si fa convincere da Rudin a trovare un lieto fine meno ambiguo di quello di Mars Attacks!: un rocambolesco finale dove i crimini si puniscono, dove una società nuova “positivista” nasce e dove i buoni si riconoscono come tali… Come Beetlejuice, Nightmare Before Christmas ed Ed Wood, Sleepy Hollow riesce a finire bene, anche in termini psicanalitici (Crane si libera dall’ossessione edipica del passato), e intanto ha dimostrato una carica creativa di Burton, soprattutto visiva, ancora al top…

RIPIEGAMENTO
Dopo Sleepy Hollow, Burton, al quale si vede mancare moltissimo la factory di Denise Di Novi, si mette quasi a disposizione del miglior offerente… Forse davvero la delusione del Superman fa virare Burton verso una politica non più artistica ma solo professionale, forse sottostante all’idea: «A Hollywood i film “personali” non te li fanno fare, o, peggio, ti ci fanno lavorare e poi non te li distribuiscono… la morale è adattarsi e infilare minimi “pezzi” personali in film industriali»…
Senza Di Novi, infatti, Burton non ha più quella base produttiva che lo faceva essere in qualche modo “indipendente” dallo studio, e ha meno soggetti da proporre egli stesso…

GOOSEBUMPS
La Fox, che da sempre corteggia Burton per un secondo film dopo Edward Scissorhands (si dimostrò anche interessata a Ed Wood nel 1994), lo contatta per Goosebumps, e Burton ci lavora anche di buona lena, ma lo script non si trova e il film viene cancellato (la Sony riacquisterà i diritti e riuscirà a produrre un film nel 2015, curiosamente con due elementi “burtoniani”: un soggetto di Scott Alexander & Larry Karaszewski, e la musica di Danny Elfman)…

STAINBOY
Nel 2000, Burton è ancora “disoccupato” ufficialmente e con Lisa Marie realizza una serie animata su Stainboy: 6 puntate del piccolo super-eroe a cui partecipa anche Glenn Shadix come voice actor… Lisa Marie presta la voce a due personaggi… viene diffusa sul web…

LOST IN OZ
Un periodo di inattività che vede Burton baloccarsi in una sorta di “ritorno alle origini”, o meglio un ritorno alla sua lotta per farsi vedere a Hollywood… Come allora trovò Shelley Duvall che gli fece dirigere un Aladdin, adesso trova un gruppo di giovanissimi scrittori di televisione (uno di essi è Michael Katleman, che di lì a poco riuscirà a ottenere qualcosa con Tru Calling, Gilmore Girls, anche se incapperà in tanti flop: Birds of Prey, Eastwick ecc.) che lo coinvolgono in una serie basata sul Wizard of Oz… viene anche girato un pilot, ma nessuno lo compra…

MARIO BAVA E ROGER CORMAN
Dopo di che, Burton esprime interesse nel fare un remake della Maschera del Demonio di Mario Bava, e di X: The Man with the X-Ray Eyes, vecchio film di Roger Corman…

PLANET OF THE APES
Alla fine, la Fox torna a bussare alla porta di Burton per un vecchissimo progetto che non trova la quadra: il reboot di Planet of the Apes
La prima sceneggiatura di Adam Rifkin è del 1988, e avevano tentato di realizzarla lo stesso Rifkin, Peter Jackson (prima di Heavenly Creatures, 1994), Sam Raimi, Oliver Stone (con Terry Hayes), Arnold Schwarzenegger (prima con Chuck Russell poi con Phillip Noyce), Chris Columbus (con Sam Hamm), Roland Emmerich, James Cameron (che richiama Schwarzenegger nel 1997-’98), ancora Peter Jackson, Michael Bay, e Allen & Albert Hughes (che poi la Fox dirottò su From Hell, 2001)…

RICHARD DARRYL ZANUCK
Poi entra in azione Richard D. Zanuck, il supersonico figlio di Darryl Francis, colui che la Twentieth Century Fox l’aveva “fondata” (cioè, aveva fondato la Twentieth Century Pictures nel 1933 e poi aveva comprato la ditta di William Fox nel 1935)… Richard Zanuck aveva dato il via a Franklin J. Schaffner per fare il primigenio Planet of the Apes nel 1968, poi aveva fondato compagnie indipendenti e, con David Brown, era diventato una grande leggenda di Hollywood, soprattutto dopo il successo di The Sting di Roy Hill, e di Jaws di Spielberg, da lui prodotti con Brown nel 1973 e nel 1975…
Zanuck era interessato al progetto per ragioni anche personali, e mette a disposizione di Burton una sfilza di sceneggiatori, con cui però Burton non lavora granché bene…
Burton lavora però alla grande con Zanuck: fino alla morte di lui, nel 2012, Burton trova in Zanuck la nuova Denise Di Novi: ci farà tutti i film tranne Corpse Bride

PHILIPPE ROUSSELOT
Heinrichs è di nuovo ingaggiato alle scenografie, e alla fotografia, Burton assume Philippe Rousselot…
Diverse sono le connessioni strambe di Burton con Rousselot: quando Burton andò via da Mary Reilly, nel 1993, fu Rousselot a girare il film con Stephen Frears… Gli sceneggiatori di Ed Wood, Scott Alexander & Larry Karaszewski, nel 1996, scrissero un biopic per Milos Forman, The People vs Larry Flynt, a cui lavorò Rousselot… Lo scenografo Anton Furst lavorò molte volte con Neil Jordan, che ben 3 volte (a quel tempo, nel 2000, poi si aggiunse una quarta volta nel 2006) girò con Rousselot…
Rousselot sarà il nuovo dop di Burton: insieme faranno 3 film (3 ne aveva fatti Stefan Czapsky, e 3 ne farà Bruno Delbonnel)…
Il cast artistico è pieno di nuove facce per Burton… di suoi amici ci sono Glenn Shadix, e naturalmente Lisa Marie… poi un sacco di prime volte…

TIM ROTH E GLI ALTRI ATTORI
Tim Roth rinuncerà ad altri ingaggi pur di lavorare con Burton, ma firma il contratto prima di venire a conoscenza di dover girare una scena con Charlton Heston: Roth è un fervente sostenitore della limitazione delle armi, mentre Heston è il presidente onorario dell’Associazione Americana dei Fucili… per Roth apparire nello stesso film con Heston fu causa di enorme imbarazzo politico…
Neanche Paul Giamatti, né Michael Clarke Duncan, né Kris Kristofferson, né Mark Wahlberg, né Estella Warren lavoreranno più con Burton…
Deep Roy, invece, ci farà altri tre film…
e Helena Bonham Carter ci farà molto di più…

HELENA BONHAM CARTER
A Salisbury, Burton dice che l’amore con Bonham Carter cominciò solo dopo la fine della principal photography di Planet of the Apes
Mah…
Bonham Carter ha un precedente di scalzamento della moglie di un suo regista: nel 1994, gira con uno sposatissimo (con Emma Thompson) Kenneth Branagh Mary Shelley’s Frankenstein: Branagh divorzia dalla moglie per stare con lei… con Branagh stanno insieme fino al 1999…
adesso, nel 2000, un innamoratissimo Burton, con Lisa Marie sul set, perde la testa per lei!
Nonostante le dichiarazioni a Salisbury, la brusca separazione da Lisa Marie subito dopo l’uscita del film nel 2001 è sospettissima… una separazione che Lisa Marie prende male: vende all’asta molti oggetti personali di Burton senza il suo consenso…
Bonham Carter ha sempre sostenuto che Burton la ingaggiava di malavoglia e sempre con molto imbarazzo… boh, ci sta… certamente la ingaggia sempre: è la medaglia d’argento delle collaborazioni attoriche di Burton dopo Johnny Depp…

LA TRILOGIA DELLA MORTE, TERZA PARTE: IL FUTURO
Con Planet of the Apes inizia il Burton dei remake, il Burton su commissione, quello che lo porterà a spalleggiare i film live action sui cartoni della Disney…
È un Burton effettivamente poco a suo agio… ma non poco agguerrito…
la mano della morte che uccide la gente si fa sentire anche in Planet of the Apes, in cui il fallimento della società corrotta e malata di malvagità e di mefitici contratti sociali si fa sentire benissimo nell’estenuante battaglia finale e nella scioccante conclusione…
Sleepy Hollow raccontava un mefitico passato, e si concludeva con una speranza di futuro “positivista”… ma il presente che quel futuro ha generato è stato quello di Mars Attacks!, anch’esso anelante a un futuro migliore, che però in Planet of the Apes non arriva, anzi, si dice che non può arrivare… la superstizione di Sleepy Hollow torna con le sue profezie a “sciupare” qualsiasi tentativo di società, a livello planetario: qualsiasi cosa si faccia, a qualsiasi cosa si creda (all’uomo, a Semos, a quant’altro), non siamo altro che noi umani a rimestare nella stessa melma (i viaggi spaziali non fanno altro che riportarci sempre nello stesso punto), e la dittatura, il fallimento della società, è inevitabile… avverrà sempre… e non solo, quelle “bestie” che hanno fondato nel sangue le società “sbagliate” sono da queste società (le nostre) idolatrare come eroi…
Un film, quindi, con del potenziale, in cui però Burton e Rousselot si crogiolano un po’ nell’architettare scene d’azione così da accontentare un Zanuck alla ricerca del successo… e il successo arriva: più del doppio del budget rientra con gli incassi, e nel primo weekend viene battuto solo da Harry Potter and the Sorcerer’s Stone… [su Planet of the Apes ha scritto anche Sam Simon]

MORTE DEI GENITORI
Nel 2000, a Burton muore il padre, e nel 2002 la madre: mai particolarmente attaccato alla famiglia e ai genitori, questo perderli entrambi in così poco tempo turba un Burton oramai 45enne…

UN SEGUITO DI NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS
I progetti che gli arrivano sono meno di un tempo, ma ancora vari: tra il 2001 (anno di uscita di Planet of the Apes) al 2002 si parla di un seguito per Nightmare Before Christmas, a cui Burton cerca in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote: vuole mantenere Nightmare Before Christmas come un film singolo…

UN MUSICAL SU BATMAN E UNA RINASCITA “BATMANIANA”
Nel 2002, Burton viene contattato dall’autore di canzoni Jim Steinman, che ha l’idea molto stramba di trasformare Batman in un musical di Broadway… Nonostante il tanto parlare della sua indifferenza per i baracconi di Broadway, è evidente che invece a Burton i musical piacciono: la voglia di fare Sweeney Todd nel 1980, il pensare a fare di Edward Scissorhands una sorta di opera lirica, il fare di Nightmare Before Christmas un’operetta con 10 canzoni, il trovare ispirazioni per Batman andando a vedere con Nicholson The Phantom of the Opera al West End a Londra: tutte cose che provano l’esistenza di una fascinazione…
Con Steinman e il drammaturgo David Ives, Burton lavora a molte canzoni per Batman: The Musical, e si arrabatta per attrarre l’industria teatrale newyorkese… Non se ne fa di nulla: alcune canzoni sono state poi caricare su YouTube, e l’idea rinverdisce una “voglia di Batman”, successiva agli sfaceli di Batman & Robin, che porta alla creazione di Bird of Prey (sviluppato da Laeta Kalogridis nel 2002, e tra i registi, s’è detto, c’è Michael Katleman del mancato Lost in Oz), e allo sviluppo di un film sulle origini di Batman da basare soprattutto sui fumetti Year One di Frank Miller. Joel Schumacher aveva tanto cercato di suscitare interesse nel 1998, dopo il flop di Batman & Robin, coinvolgendo Nicolas Cage e il cantante Coolio per fare un terzo suo Batman… ma i discorsi fatti a proposito del Superman di Burton, con lo stesso Cage, sono valsi anche per il povero Schumacher: anche lì, l’andazzo ancora poco compatto dei film Marvel pre-2000 hanno azzoppato tutto. Dopo il 2000 che rinverdisce i cinecomis, e dopo il 2002 del parlottare del Batman: The Musical e della produzione di Birds of Prey, la Warner paga gente come Darren Aronofsky, i fratelli Wachowski e Joss Whedon per produrre il film sull’Year One di Batman, che però si concretizza solo 3 anni dopo, con Christopher Nolan al timone…

SI AVVICINA BIG FISH
Intanto Batman: The Musical è fallito e Burton è disoccupato: Zanuck cerca di convincerlo in tutti i modi a fare un seguito di Planet of the Apes… il successo c’è stato, c’è tutto, ma Burton rifiuta, spaventato dall’assurdo lavoro con le centinaia di sceneggiatori che probabilmente un seguito comporterebbe… La Fox tornerà sulla serie con un reboot di Rupert Wyatt 10 anni dopo…
Burton considera tante sceneggiature, soprattutto per film piccoli, forse un po’ stomacato dal lavoro industriale a Planet of the Apes
Tra le tante cose arriva uno script di John August, Big Fish, che parla di elaborazione del lutto della perdita dei genitori, e Burton, appena scosso dall’esperienza, ci si fa coinvolgere…
John August aveva Big Fish in cantiere dal 1998, e c’aveva lavorato a singhiozzo Steven Spielberg tra Minority Report e Catch Me, If You Can… August deteneva il progetto per la Sony/Columbia, e Spielberg partecipò con la sua DreamWorks, pensando a Jack Nicholson come protagonista, e smanettando qua e là lo script di August… Ma Spielberg si distrae con gli altri mille mila suoi impegni, e August, con la sola Columbia, pensa a Stephen Daldry e ritorna alla sua primigenia sceneggiatura che da Daldry passa a un Burton che ci si commuove…
Burton richiama Nicholson, vecchio amico, pensando di fargli fare tutto, sia il protagonista da giovane sia il protagonista da vecchio, con trucchi e CGI varia… poi ci ripensa e scrittura Albert Finney e Ewan McGregor… Con Finney, Burton lavorerà anche in Corpse Bride
Gli altri membri del cast, a parte Bonham Carter, Danny DeVito e Deep Roy, sono un po’ neofiti nel cinema di Burton, e non torneranno più con lui a parte Missi Pyle…  
Rick Heinrichs è impegnato con Brad Silberling per Lemony Snicket e con Gore Verbinski per il secondo capitolo dei Pirates of Caribbean, e allora Burton ingaggia Dennis Gassner, con cui non aveva mai lavorato e con cui non lavorerà più…
Per la fotografia riassume Philippe Rousselot…
A pagare il tutto, Burton richiama Richard Zanuck, il suo nuovo partner produttivo, anch’egli suggestionato dalla trama per via del suo rapporto difficile col suo leggendario padre (Darryl Francis della Fox)…

LA TRILOGIA DELLA FAMIGLIA, PARTE PRIMA
La morte dei genitori fa riflettere molto Burton sulla natura della famiglia: sono storie familiari i tre film prodotti dopo Planet of the Apes
Se Mars Attacks!, Sleepy Hollow e Planet of the Apes uccidono tutti, Big Fish, Charlie e Corpse Bride sono film in cui gli unici lutti che vediamo sono quelli che dobbiamo elaborare, in contesti del tutto filiali, domestici e, alcune volte, dalla dinamica immaginativa…
Un interesse per la famiglia che deriva anche dal fatto che con Bonham Carter, appena conosciuta ma con la quale l’amore sembra essere molto più adulto di quello con Lisa Marie, pensa immediatamente di fare dei figli… figli che però non arrivano… Bonham Carter, nel 2002, ha 36 anni e aveva provato a fare figli in mille modi anche con Kenneth Branagh… Con Burton considera anche la fecondazione in vitro…
Una voglia di buoni sentimenti, di costruttività, anche di un po’ di zucchero, che i vecchi fan di Burton non vedono granché bene, ma che a Burton portano un sacco di nuovi “adepti”…
Il Big Fish di John August, basato sul libro di Daniel Wallace, è in effetti uno script commoventissimo, che Burton illustra con una capacità filmica eccezionale: con Rousselot si diverte a generare effetti ottici “antichi” e si crogiola nel dare forma a sue vecchie idee (la donna-pesce di Melancholy Death e dello spot francese), oltre che immergersi nelle straordinarie valenze meta-narrative della trama… Edward Bloom (il terzo “Edward” di Burton dopo Scissorhands ed Ed Wood) si confonde con le sue storie a livello proprio fisico: il suo stesso corpo è fatto di sue storie, storie che hanno una logica estranea al tempo (le streghe da cui è spaventato nell’infanzia sono quelle che lui stesso ha creato in età adulta) e che sovrappongono tipi e funzioni caratteriali, con sdoppiamenti e anche “triplicamenti” semici di vari personaggi che confondo, disorientano, ma affascinano… Edward è insieme padre e figlio, vittima e carnefice, è tutto chiuso in se stesso e tutto rivolto verso gli altri con il racconto delle sue storie, e vederlo essere sia pesce sia pescatore, sia marito sia moglie, sia padre che madre, in una sublimazione macrocosmica diegetica di un microcosmo reale di famiglia, è sempre fonte di catarsi gioiosa e di elaborazione del lutto in termini “trasformativi”… Tutto si trasforma in altro, o si trasforma in storia, in leggenda e in mito, riecheggiando la vita, comunque sia stata, in toni “performativi” (la vita è qualcosa che, alla fine, si racconta, come il teatro, davanti a un pubblico, o si racconta a se stessi: la vita è un rappresentarsi)…
Per molti Big Fish è uno dei Burton peggiori, ma è un Burton che raggiunge i livelli di altre meta-storie del passato: della Volpe di Leóš Janáček, per esempio (1924), dei doppelgänger delle fiabe come di E.T.A. Hoffmann, di Dostoevskij e di Gogol’ (Il cappotto dei Racconti di San Pietroburgo, per esempio, ha una struttura ciclica simile a Big Fish: il protagonista stesso è il ladro fantasmatico che gli ha involato il cappotto, in uno sdoppiamento allucinato), o di David Lynch, nome che c’è da tirare fuori parecchio quando si parla di Burton…
Big Fish esce nel 2003, e l’anno dopo, Mike Nichols porta in TV Angels in America di Tony Kushner (1991-1993), anch’esso pieno di doppelgänger e sovrapposizioni caratteriali…

I FIGLI E CORPSE BRIDE
Dopo Big Fish i figli arrivano: nel 2003 nasce Billy Raymond Burton, rendendo felicissimi i genitori…
E a rendere felice Burton è anche il risultato artistico di Big Fish: si troverà benissimo con John August e con lui comincia a pensare immediatamente a una storia, per Burton autobiografica, che possa esprimere la gioia di aver trovato l’amore adulto (Bonham Carter) e insieme illustrare il gemello dispiacere di aver abbandonato un amore molto importante (Lisa Marie)… il titolo è Corpse Bride
Corpse Bride è uno dei pochi film di questi anni che Burton si produce da solo: Zanuck non c’è…
Per farlo, Burton approfitta delle appena passate offerte della Disney di fare un seguito di Nightmare Before Christmas: durante i negoziati per questo seguito, Buton riprende i rapporti con i vecchi amici Joe Ranft e Pete Kozachik (tutti al lavoro su Nightmare) e concretizza la storia… si vocifera che fosse stato Ranft a parlare del soggetto di Corpse Bride a Burton durante Nightmare Before Christmas nel 1993…
Trattandosi di un film di animazione, August non si sente tecnicamente adatto, e Burton richiama a sé la vecchia Caroline Thompson, con cui aveva assemblato sia Edward Scissorhands sia Nightmare Before Christmas… A lei si aggiunge anche Pamela Pettler, esperta di animazione…

SI PRESENTA CHARLIE
La Disney, alla fine, non garantisce la produzione, ma intanto la Warner chiama Burton per sistemare l’eterna questione della seconda, e più fedele (dopo quella di Mel Stuart e David Wolper del 1971 che tanto aveva traumatizzato lo scrittore), versione filmica di Charlie and the Chocolate Factory di Roald Dahl, e Burton, con Zanuck, fa l’accordo: si farà Charlie, ma si distribuirà anche Corpse Bride
Come ai tempi di Batman Returns e Nightmare Before Christmas, Charlie e Corpse Bride si girano insieme: Burton chiama ovviamente Henry Selick a dirigere Corpse Bride, ma è impegnato col corto Moonbird e consiglia il suo “vice” per James and the Giant Peach, Mike Johnson, che gira Corpse Bride mentre Burton fa Charlie

L’AVVIO DI CHARLIE
Il progetto di Charlie era già avviato da tanto: gli eredi di Dahl avevano incaricato Scott Frank di scrivere la sceneggiatura già dal 1998: Frank contattò Nicolas Cage, poi Gary Ross, Gwyn Lurie (che riscrive di molto la storia), Martin Scorsese e infine Tom Shadyac, che vuole un Willy Wonka interpretato da Jim Carrey… Gli eredi rifiutano e la Warner ricorre a Burton, sapendolo ormai disponibile, dopo il divorzio da Di Novi, a tutto quanto…
Burton coinvolge anche per Charlie August e Pamela Pettler, ma poi concretizza tutto con August, lavorando a stretto contatto con gli eredi di Dahl…
Burton è a suo agio col soggetto, perché ha sempre adorato fin da piccolo gli scritti di Dahl…
Con Rick Heinrichs ancora indisponibile (i set dei Pirates of Caribbean sono complessi), Burton ingaggia Alex McDowell, il geniale designer di Alex Proyas, Steven Spielberg e David Fincher…
Charlie si gira ai Pinewood, lo studio di Batman, con gli stessi tecnici scenografi sia di Batman sia di Sleepy Hollow
È confermato Rousselot, ma Charlie sarà l’unico film con attori di Burton prodotto dopo il 1990 a non avere i costumi di Colleen Atwood: Burton riesce a ingaggiare Gabriella Pescucci…
Tra gli amici di Burton che partecipano: Depp, ovviamente Bonham Carter, Deep Roy, Missy Pile e Christopher Lee…

LA TRILOGIA DELLA FAMIGLIA, SECONDA PARTE
Charlie è il secondo remake di Burton, ed è uno sfoggio di lusso visivo di Rousselot, McDowell e Pescucci, e anche musicale (nel doppio lavoro con Corpse Bride, Elfman si fa aiutare per entrambi i film da Mike Higham)… Uno sfoggio che forse c’è per far risaltare ancora di più la povertà con cui era stato fatto il precedente film da David Wolper e Mel Stuart nel ‘71… La cosa è facile per Rousselot, McDowell e Pescucci, ma per Danny Elfman il gioco non funziona: le canzoni di Leslie Bricusse e Anthony Newley fanno parte dell’immaginario collettivo americano, e vengono citate in Dawson’s Creek (1998-2003) e nel film della DreamWorks Madagascar, che esce proprio nel 2005… Elfman e Higham non posso farci niente: le loro canzonette per gli Oompa Loompa di Deep Roy non fanno per nulla breccia…
Il soggetto familiare si presenta in Charlie spiattellatissimo senza le valenze meta-diegetiche di Big Fish e senza la misura del gemello Corpse Bride… Il cast di bambini (Freddie Highmore era già una star e l’agguerrita AnnaSophia Robb sarà una piccola stellina molto proficua dal 2005 al 2014, col picco in Bridge for Terabithia nel 2007) è efficace e Depp gigioneggia non poco, senza però rinunciare ad alcune sfumature…
Per cui, che dire?
Charlie è un film che moralmente accontenta tutti: la Warner è felice perché incassa (4 volte di più di quanto è costato) e i genitori sono tutti entusiasti del messaggio comportamentale che enuncia… ma è un film che Burton tratta quasi come routine: lo fa, lo fa bene, ma con zero mordente… ed è la seconda volta che fa così dopo Planet of the Apes

LA TRILOGIA DELLA FAMIGLIA, TERZA PARTE
In Corpse Bride, invece, con il soggetto concepito da lui e le valenze autobiografiche di un protagonista racchiuso tra due amori, Burton ci mette tutta l’anima che può… e, con Mark Johnson, ci mette tutta la sapienza tecnica possibile…
Depp e Bonham Carter, così come Elfman, McDowell, Burton, Christopher Lee e Deep Roy sono impegnati in entrambi i set… a Corpse Bride partecipano anche Albert Finney, entusiasta di Burton da Big Fish, e l’amicissimo Michael Gough…
Corpse Bride è un’isola di poesia burtoniana in mezzo ai film industriali… Non ha il mordente che Henry Selick è riuscito a imprimere in Nightmare Before Christmas, ma esprime bene l’amarezza dell’outsider nel lottare tra mondi diversi (i morti e i vivi), la sua complessità nell’inseguire sogni che però sente di realizzare in altri modi più “interiori” (un percorso simile a quello che fa Jack Skellington), il suo complesso rapporto con l’Amore, sempre difficile, nonostante sia a portata di mano… e un Amore che si realizza, certamente, ma con un retrogusto da brividi: il sogno, la farfalla sempre tenuta con sé, Emily, si concretizza con Victoria, ma al momento della concretizzazione Emily scompare, ritorna a essere quella farfalla ideale osservata fin dall’inizio… forse Emily, così come tutto il mondo “morto”, è solo immaginata da un Victor delusionale (delusionale come Jack Skellington), una visualizzazione di “come potrebbe essere” che innerva e “vivifica” (lei, Emily, finta o morta) un mondo come al solito fallimentare nel suo contratto sociale, inquinato dall’avidità dei genitori di Victor, dal fondamentalismo del Pastor Galswells, e dalla malvagità di Lord Barkis Bittern… Una Emily e un mondo morto che Victor si immagina per evasione ma che finisce per realizzare una concreta felicità, anche se questa felicità comporta l’abbandono dell’immaginata evasione, che rimane però lì, a fluttuare con Victor come la farfalla all’inizio (un tempo alla Big Fish, alla Edward Bloom: la farfalla che ispira Victor in “passato”, è la farfalla che lui stesso crea in “futuro”): il sogno che, malinconico, ci sarà sempre a supporto della vita, anche se quel sogno sembra “evanescente” (un qualcosa perfino simile a «Should you need us» del Labyrinth di Henson, 1986)…
Corpse Bride è il più sincero film di Burton dopo tre film (Planet of the Apes, Big Fish, Charlie) fatti di alti e bassi… [su Corpse Bride vedi anche quanto dice Sam Simon]

UN MUSICAL SU CHARLIE E RIPLEY
Charlie e Corpse Bride escono in contemporanea nel 2005, e Zanuck cerca di convincere Burton a fare di Charlie un musical di Broadway… Burton non ci sta (il musical lo farà Sam Mendes nel 2013 al West End con Marc Shaiman alle musiche, e approderà a Broadway nel 2017) e si imbatte, ancora con Zanuck, in un vecchio progetto degli amici Scott Alexander & Larry Karaszewski per la Paramount: il film sulla serie radiotelevisiva di Robert Ripley Believe It or Not… Burton coinvolge nel progetto Jim Carrey e Zanuck si industria a cercare locations in Cina…
In mano a Burton, il progetto, invece di assottigliarsi nei costi, lievita: le riprese in Cina preventivate da Zanuck costano una fortuna… La Paramount ordina riscritture economicizzanti (a Steve Oedekerk) e, via via, Burton e Zanuck, e si sa che Burton odia il processo di riscrittura a meno che lui stesso non assuma uno sceneggiatore di fiducia, perdono interesse…

SWEENEY TODD
Intanto, Sam Mendes (apprezzato rivitalizzatore di musical classici di Broadway, appena affacciatosi al cinema con American Beauty e Road To Perdition), nella furia dei trionfi musical susseguente a Moulin Rouge (2001), e che vide produrre roba come Chicago (di Rob Marshall, 2002) e The Phantom of the Opera (di Joel Schumacher, 2004), stava lavorando a Sweeney Todd, quel Sweeney Todd tanto adorato da Burton in gioventù, quel Sweeney Todd su cui parlò per primo di un film a Sondheim nel 1985, e a cui si ispirò per una versione musical di Edward Scissorhands
Stanco dei problemi di cinematizzazione con i “creativi” di Gladiator (John Logan, Walter F. Parkes e Laurie MacDonald della DreamWorks, a cui Sondheim aveva venduto i diritti), Sam Mendes abbandona il progetto per dedicarsi a Jarhead (2005)…
Appena Zanuck viene a sapere che Sweeney Todd è sguarnito di regista, lo fa sapere a un entusiasta Burton…
Il musical, s’è detto tante volte, aleggia da sempre sui progetti di Burton: se un Charlie a Broadway non gli interessava (e i casi della vita sono ironici a far fare quel musical proprio al Sam Mendes che aveva rifiutato Sweeney Todd), le sequenze musicali degli Oompa Loompa di Deep Roy erano profondamente musical, così come tanto era stato l’entusiasmo per il Batman: The Musical… e poi, s’è già detto tante volte, Sweeney Todd è una delle creazioni primigenie di Burton: il forno malefico già campeggiava nel finale di Hansel and Gretel (1983)…
Burton ci si butta a capofitto… [en passant è il caso di ricordare che nel 2013 è diventato un musical anche Big Fish, lavorato soprattutto da Susan Stroman, si dice con coinvolgimento zero di Burton: fu un grosso flop in tutto il mondo]
Philippe Rousselot è impegnato: con Neil Jordan in The Brave One, e con Robert Redford per Lions for Lambs e Rick Heinrichs è al lavoro sul terzo dei Pirates of Caribbean con Verbinski… forse è Heinrichs a convincere Burton a ingaggiare Dariusz Wolski alla fotografia: Wolski è stato il dop di tutti i Pirates of Caribbean (a cui Henrichs lavora dal secondo capitolo) e si dice che abbia abbandonato la principal photography del terzo Pirates (lasciandolo al suo vice Ben Seresin) proprio per andare da Burton e Sweeney Todd… Con Wolski, Burton girerà anche Alice in Wonderland… Heinrichs, dati i complicati set, non può fare come Wolski e allora Burton ingaggia niente meno che Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, che per Sweeney Todd vincono l’Oscar… Si gira, per la seconda volta consecutiva, ai Pinewood di Londra, in quella che per Burton, dopo i primi incubi di Batman, è poi diventata una sorta di casa, anche perché con Bonham Carter vive lì!

BONES
Prima di iniziare le riprese di Sweeney Todd, Burton, nel 2006, acconsente a girare il video musicale del singolo Bones della band americana The Killers… Burton è entusiasta della band e la ingaggerà in Dark Shadows

THE DEMON BARBER OF FLEET STREET
Se Corpse Bride fa tornare Burton ai fasti immaginosi degni dei film fatti con Denise Di Novi, Sweeney Todd si rivela essere il concentrato burtoniano più importante da Edward Scissorhands, di cui rappresenta una sorta di sequel
Forse la soffitta mentale di Edward, in cui intaglia il ghiaccio, in 17 anni si è trasformata nella similare (identica) bottega di Sweeney, anche lui con i rasoli al posto delle mani, e dalla mente malata dal lutto della perdita dell’amore… Forse Edward stesso, la funzione psichica o lo spirito della neve, impazzito per la perdita di Kim, si è trasformato in Todd… e cerca vendetta… [Todd potrebbe essere anche una versione pazza di Ichabod Crane: come Ichabod Crane sarebbe potuto diventare se Sleepy Hollow non avesse avuto il suo finale lieto]
Una vendetta contro un mondo, come sempre in Burton, crudele e stragiato, governato dai peggiori esseri (Alan Rickman e Timothy Spall dànno davvero i brividi, sono molto più atroci di Christopher Lee e Alun Armstrong, altri magistrati cittadini burtoniani in Sleepy Hollow, agenti, nella cronologia della diegesi, neanche 50 anni prima del Judge Turpin)…
Ma la componente più raggelante di Sweeney Todd è il fallimento non solo della società ma anche della verità, della percezione…
Come in Sleepy Hollow, il protagonista, per esagerazione di istinto o di raziocinio, non vede quello che ha davanti, non riconosce chi gli parla, e, per foga distruttiva contro l’ordine cattivo, distrugge la sua stessa felicità, che, in modo barbaramente ironico, ha sempre avuto di fronte a sé…
Un fallimento della società, come quasi sempre in Burton, frutto di tare psichiche, di malattia mentale, di incapacità dell’uomo di risolvere le sue diverse componenti interiori, e che produce menzogna e individui attenti solo al proprio tornaconto (tremenda è Mrs. Lovett che pur di ottenere per sé felicità è pronta sia a ingannare Todd sia a uccidere Toby)…
Come nella Trilogia della Morte la soluzione è l’annientamento, anche auto-annientamento, una distruzione di tutto, stavolta per nulla riscattata dal panismo della nuova società (come in Mars Attacks!) e di nuovo senza alcuna speranza (come in Planet of the Apes)…
Sweeney Todd è uno dei capolavori di Burton, che, per la prima volta con Zanuck, riesce a unire le istanze spettacolarizzate a quelle diegetiche, e, come non succedeva da un po’, produce un oceano di disperazione psichica potentissimo…

Continua in Burton VI

4 risposte a "Burton V (dal 1999 al 2007)"

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  1. Ammetto di non aver visto Sweeney Todd data la mia avversione per i musical (lo so che è imperdonabile, Nick, perdonami!)… però da come ne scrivi sembra certamente il migliore di questo finale di periodo, visto che Charlie e Planet of the apes sono abbastanza average… Corpse bride mi ricordo che mi piacque ma è tanto che non lo vedo. E Big fish ho intuito bene che non sia tra i tuoi preferiti? Ricordo sempre Pietro che lo odia con veemenza, ma quando lo vidi, anch’esso troppi anni fa, mi piacque!

    Dovrei mettermi a riguardare sti film, tanto più che ho comprato tutti i DVD quindi non ho scuse!

    1. Tra i preferiti forse no, ma tra i “meglio” certamente sì! Mentre dicevo «per molti Big Fish è uno dei Burton peggiori» pensavo proprio a Pietro!

      1. Io lo riguardo sempre con molta felicità! Il suo discorso sui “doppelgänger” e sulle obliquità tra fantasia e realtà, come quelle sulla possibilità o no di “conoscere” davvero qualcuno, sono davvero top!

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