Burton IV (1997 e 1998)

Continua da Burton III

TOOTS AND THE UPSIDE DOWN HOUSE
Mars Attacks! esce insieme a James and the Giant Peach di Henry Selick, lavorato durante il periodo d’inferno dei mancati terzo Batman e Catwoman, e del “divorzio” di Burton da Denise Di Novi… Entrambi i film vengono soppiantati negli incassi da Indipendence Day di Emmerich…
È con Selick che Burton pensa a un film subito dopo il 1996: Toots and the Upside Down House… Burton crede nel progetto, e lo assembla per la Disney addirittura insieme a Steven Soderbergh, arruolato da Burton & Selick come autore della sceneggiatura… Burton & Selick vanno col progetto alla Disney, sicuri di fare breccia, ma trovano una Disney scontenta dello scarso risultato di James and the Giant Peach, per cui il progetto naufraga…

L’AFFOSSAMENTO DEFINITIVO DI BEETLEJUICE GOES HAWAII
Burton, allora, decide di tornare all’eterno Beetlejuice Goes Hawaii… David Geffen, nel frattempo, nel 1994, ha fondato con Steven Spielberg e Jeffrey Katzenberg (ex capo della Disney che dette l’ok a Nightmare Before Christmas, Ed Wood e James and the Giant Peach) la DreamWorks, e il progetto sembra tutto in mano alla Warner Bros., che accetta poco bene l’atteggiamento di Burton di lasciare il film in freezer, interessandosene solo tra un progetto e l’altro: un atteggiamento che va avanti da più di 6 anni… Tra il ‘90 e il ‘91, Jonathan Gems prima e Daniel Waters poi avevano praticamente ultimato una sceneggiatura a cui serviva solo una piccola messa a punto, ma poi tutto fu annullato dal rush che portò a Batman Returns, Nightmare Before Christmas, la mancata Mary Reilly ed Ed Wood, con annessa love story con Lisa Marie…

KEVIN SMITH E UN FILM SU SUPERMAN
Geffen aveva messo sul progetto Pamela Norris, poi Burton ritornò sull’idea con Gems nel ‘95, e adesso, dopo Mars Attacks!, e Geffen fuori dai giochi, la Warner cerca di concretizzare parlando a Burton di alcune idee dello sceneggiatore Kevin Smith, sotto contratto Warner dopo il successo di Clerks (1994)…
Burton e Smith si parlano, ed è forse Smith a iniziare il discorso su un suo progetto di Superman, che Smith sta portando avanti, alla Warner, col vecchio Jon Peters, quello di Batman e Mary Reilly
Un film sui supereroi… Quelli che la Warner ha appena bocciato a Burton, cancellando Catwoman e togliendogli la serie di Batman… Con il produttore più odiato da Burton…
Per diverse congiunture irrazionali, Burton segue Smith nell’idea di Superman, ed è per Superman che abbandona definitivamente Beetlejuice Goes Hawaii, che non verrà più tirato fuori fino al 2011…
Che Burton accetti di lavorare di nuovo con Peters è davvero inspiegabile… E forse neanche Peters è così contento… oppure Peters ha sempre apprezzato, sotto sotto (molto sotto sotto) lo stile di Burton, e per la terza volta cerca di “imbrigliarlo” al meglio come non ha mai fatto…
Non si sa granché di come andò…
Il panorama, però, era di quelli del «sistema complesso», della «teoria del caos»… [sul mancato Superman di Burton è indispensabile fonte di informazioni il documentario The Death of Superman Lives. What Happened di Jon Schnepp, del 2015, disponibile integrale su Vimeo]

IL SUPERMAN DI SMITH E PETERS PRIMA DI BURTON
Dopo Batman Forever, Joel Schumacher aveva appena finito Batman & Robin, e la Warner si aspetta di fare il botto con Superman… Kevin Smith e Jon Peters hanno il fiato sul collo per fare un successo, quasi per forza… e le cose andavano già male tra loro, prima di trovare Burton: Peters non voleva che Superman volasse (almeno, così dice Smith: Peters ha sempre negato), e lo voleva combattere con un orso polare e con un gigantesco ragno (combattimenti che Peters ha sempre voluto girare: si dice che in quasi ogni suo film insistesse perché il “buono” si battesse con un ragno: l’unico ad accontentare questa fissa di Peters è stato Barry Sonnenfeld in Wild Wild West, nel 1999): Smith fa del suo meglio per venirgli incontro, anche se Peters suggerisce le cose (come ai tempi di Batman) in maniera random e con in mente più effetti di merchandising che esigenze narrative, tipo cuccioli da appioppare a Lex Luthor solo per renderli giocattoli, e costumi “spaziali” per andare dietro al successo della edizione speciale di Guerre stellari (che esce nel 1997)… Per il cast, Smith ha in mente Ben Affleck per Superman, Linda Fiorentino per Lois, Jack Nicholson per Lex Luthor, poi i suoi amici Jason Lee e Jason Mewes (Affleck, Lee e Mewes appariranno in quasi tutti i film di Smith-regista successivi, da Chasing Amy, 1997, in poi)… Nonostante tutti gli sforzi, Peters e la Warner Bros. non ritengono Smith adatto a fare il regista di un film così importante, e propongono Robert Rodriguez, che però se ne va disgustato dell’atteggiamento tutto virato sul merchandising che trova in Peters… ed è Smith stesso a proporre Burton, dopo averlo incontrato per Beetlejuice Goes Hawaii

IL BURTON DEL 1997 CON LISA MARIE
L’intesa tra Burton e Smith sembra funzionare…
Burton è personalmente felicissimo: con Lisa Marie è all’apice dell’amore: insieme fanno foto divertite, dove vediamo Lisa Marie vestita come alberi e piante, vediamo Burton che si sdraia su di lei, li vediamo insieme abbigliati con outfit improbabili (molto simili a come saranno agghindati Sweeney Todd e Mrs. Lovett «By the sea», e Katrina e Ichabod nel finale newyorkese di Sleepy Hollow), e li vediamo baloccarsi con i quadri di Margaret Keane (siamo quasi 20 anni prima di Big Eyes)…

IL FLOP DI BATMAN & ROBIN E IL LICENZIAMENTO DI SMITH
È un Burton così felice che accetta, dicevamo, di lavorare con chi detesta, forse sottovalutando la cosa, o forse sentendo che la Warner, con Batman & Robin in cantiere, darà tutto il suo apporto…
L’evento tragico che succede è che Batman & Robin fa flop, e viene distrutto dalla critica…
Da lì, il clima su Superman cambia…
Lì lì, Burton se ne frega e contratta con Smith alcune idee per cestinare del tutto le sciocchezze di Peters: lavorare di più sulla psicologia di Superman, per esempio, e meno sul ninnolo e il giocattolo… Da sempre “anti-fumettaro”, Burton capisce male i riferimenti che Smith, al contrario enorme conoscitore dei comics, gli fa degli albi, specialmente della serie Death of Superman, lavorata da Mike Carlin e diversi altri artisti (sceneggiatori e disegnatori), tra il dicembre 1992 e il novembre 1993… Finisce che Burton “licenzia” Smith (cosa che Peters gli permette di fare!) e prende Wesley Strick, già arruolato per la sistemazione filmica dello script di Daniel Waters di Batman Returns

LE RISCRITTURE PSICANALITICHE
Con Strick, Burton fa di Superman un nuovo “anti-eroe” alla Batman, descritto nella sua valenza di alieno, di outsider e di freak, e oppresso da gineprai edipico-psichici come quelli di Batman… Da sempre fan del personaggio, Nicolas Cage si propone a Burton come protagonista, e Cage viene coinvolto completamente nella pre-produzione ad aggiungere di suo pugno enormi idee psicologiche sull’alieno Kar-El (ricordiamoci che Cage chiamerà suo figlio proprio Kal-El, nel 2004, per provare quanto sia fissato col soggetto)…
Smith è incredulo, e dichiara che Burton ha così “burtonizzato” Superman che al cinema si vedrà un Uomo d’Acciaio con le forbici al posto delle mani…

SCENOGRAFIE, COSTUMI E CAST
Burton chiama a sé Rick Heinrichs alle scenografie, e Colleen Atwood ai costumi (anche se sulle prime si disse fosse stato incaricato Bob Ringwood); con Heinrichs si decide il look di Metropolis, che si sceglie di costruire a Pittsburgh… vengono coinvolti un sacco di disegnatori e illustratori apposta, addirittura uno per ogni personaggio (Sylvain Despretz per Superman, Rolf Mohr per Brainiac)… per Lex Luthor si allerta Kevin Spacey, e si contattano Christopher Walken (adorato da Burton in Batman Returns), Jim Carrey (che aveva preso parte a Batman Forever), Chris Rock, Sandra Bullock, Julianne Moore, Courteney Cox e perfino Michael Keaton, probabilmente nelle vesti non di Batman ma della sua “controparte” Bruce Wayne…

LE MAGAGNE
Il disastro di Batman & Robin è però lì…
La Warner, da propositiva e barricadera che era, diventa guardinga e prudente, e anche Peters ripiega nei ripensamenti sul budget…
Lo script di Burton, Cage e Strick, così come i lavori che portano avanti Heinrichs e gli illustratori, sono giudicati come troppo costosi… Dan Gilroy viene imposto come sceneggiatore di spending review, incaricato proprio di snellire il copione e renderlo più economico… e la Warner decide una serie continua di riunioni, meeting e briefing onde controllare ogni cosa…
È il 1997, e Burton detesta questo impasse…

MELANCHOLY DEATH
Nel frattempo, tra le tante riunioni, pubblica The Melancholy Death of Oyster Boy, la raccolta di sue storie e disegni… Tra i ringraziamenti del libro c’è Michael McDowell, l’autore con cui, tra il 1988 e il 1992, parlò tanto di quelle storie… Nel 1994 gli venne diagnosticato l’AIDS, e la cosa inficiò molto qualsiasi altra collaborazione con Burton e chiunque altro… è morto nel 1999, due anni dopo la pubblicazione del libro…
In The Melancholy Death of Oyster Boy vediamo quanto molto di quello che ha fatto Burton sia stato ideato nell’infanzia: dentro al libro riconosciamo molti personaggi, soprattutto secondari, di Burton, in un impressionante campionario stilistico che Burton non fa che riciclare nelle sue produzioni: il Pinguino di DeVito, così come i costumi delle foto con Lisa Marie, sono tutte cose che riconosciamo in The Melancholy Death
Sorprende vederci una donna-pesce simile a quella che sarà in Big Fish (del 2003), così come vederci quasi tutti i personaggi del remake di Frankenweenie (2012)…
In Melancholy Death c’è un personaggio che si chiama Stainboy, che è il primo super-eroe burtoniano!

SPOT
Dopo il libro, e Superman in stallo per l’ennesima riunione, Burton trova il tempo di dirigere uno spot di un chewing-gum in Francia: in stop-motion, con una modella “live” molto simile a Lisa Marie (ma non lo è), che fa una donna-pesce come quella di Melancholy e di Big Fish

LA FINE DI SUPERMAN
Dopo tutto questo, Superman ancora non si fa… ed è forse Burton a staccare la spina e andarsene…
La Warner andrà avanti, mantenendosi il progetto “nella pancia”, sempre timorosa di fare qualcosa di sbagliato e non incappare di nuovo in una “caporetto” simile a Batman & Robin
Burton ha descritto a Salisbury le riunioni come timorosissime («The overriding factor in Hollywood is fear: decisions are based on fear most of the time»), e non deve essere stato facile avere a che fare con un Peters ignaro del futuro, come dicevamo, affetto dalla «teoria del caos»… Dopo Batman & Robin nessuno pensava davvero a un film sui fumetti di nuovo… Spawn di Mark Dippé faceva flop (1997); Men in Black di Sonnenfeld (1997) incassava, ma non si percepiva come “cinefumetto”; Blade di Stephen Norrington (1998), supervisionato dalla Marvel, veniva apprezzato, ma non faceva i numeri che la Warner avrebbe voluto, soprattutto in termini di merchandising… Le altre major compravano i diritti dalla Marvel senza crederci davvero, e concedendo poco budget: la Columbia comprava Spider-Man, la Fox comprava gli X-Men, ma solo dal 1999 il successo di Matrix fece percepire alla Warner potenziali incassi “fumettosi”… e solo gli X-Men di Singer del 2000 fecero esplodere il cinefumetto a livello di massa…
Se Burton avesse sopportato due-tre anni di riunioni, il 2000 lo avrebbe trovato con un Superman spettacolare da proporre in netta concorrenza con la Marvel, che, disorientata dal probabile successo di Burton (visto il successo degli X-Men, Peters e la Warner avrebbero potuto imbastire un hype simile a quello del Batman dell”89, e il Superman di Burton avrebbe potuto fare almeno come Batman Returns), ci avrebbe pensato due volte prima di mettere in cantiere Daredevil, l’Hulk di Ang Lee, The Punisher, Elektra, i Fantastici 4 e Ghost Rider, o perfino lo Spider-Man di Sam Raimi, che è stata pura copiatura del Batman di Burton (con un Superman di Burton che usciva nel 2001, per esempio, la Columbia sarebbe uscita con uno Spider-Man di Raimi ricopiatura di Burton?)…
Forse, se Burton avesse sopportato, il suo Superman avrebbe generato dei cinefumetti diversi: sarebbe stato un film “bello”, che avrebbe forse costretto la Marvel a inseguire la Warner su un terreno “qualitativo” diverso da quello che la Marvel, per puro caso, si vide appioppare da Bryan Singer e la Fox con gli X-Men e che poi “svendette”…
Oppure se la Warner fosse stata lungimirante e, nonostante lo scempio di Batman & Robin, una volta sentito che la Marvel “vendeva” a Columbia e Fox, avesse giocato d’anticipo con Burton e il Superman già prima di Matrix, forse sarebbe risultata una “regina del cinefumetto” così implacabile da non lasciare alcuno spazio alla Marvel: con un successo del Superman di Burton nel 1998, forse la Marvel non avrebbe trovato più acquirenti, e sarebbe rimasta a dare licenze a produzioni del tutto infantili come aveva fatto fino ad allora con gli Spider-Man di Swackhammer (1977-’78), il Captain America di Albert Pyun (1990), e i Fantastici 4 di Roger Corman e Bernd Eichinger mai distribuiti (1994)…
Ma la storia non si fa con discorsi del genere, purtroppo… Col forfais di Burton, il Superman della Warner passò a tanti altri registi (Michael Bay, Brett Ratner, McG, J.J. Abrams, Wolfgang Petersen, poi di nuovo Ratner, e di nuovo McG), e poi divenne Superman Returns di Bryan Singer, del 2006, cioè di quasi 10 anni dopo l’abbandono di Burton…

Continua in Burton V

2 risposte a "Burton IV (1997 e 1998)"

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  1. Sapevo del Superman di Burton ma non avevo idea che ci avesse lavorato così tanto! Belle le tue riflessioni su cosa sarebbe potuto essere il mondo del cinefumetto se Burton avesse potuto creare il suo Superman… magari hai ragione e sarebbe stato tutto diverso, o forse semplicemente la DC non avrebbe sfornato quella marea di ciofeche che continua a sfornare (d’altronde affidandosi a gentaccia come Zack Snyder c’è poco da sperare)!

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