The Professor and the Madman

Gibson accarezzava il progetto dal 1999, col suo sceneggiatore di fiducia Farhad Safinia (con lui anche in Apocalypto nel 2006) e stavolta non è riuscito a finanziarlo neanche con la sua casa di produzione, la Icon… gli è toccato andare a raccattare soldi dappertutto (anche in Islanda), e ha trovato partner economici e distributivi (Voltage e Vertical) che hanno avuto assai da ridire sulla gestione complessiva della produzione…

Voltage ha tolto la regia a Gibson, non si sa perché, e l’attore ha cercato di salvare il salvabile proponendo come regista Safinia…
Le ruggini con lo studio sono continuate, e Gibson e la Icon hanno fatto causa alla Voltage, affermando che la mini-major non avesse rispettato vari accordi contrattuali… Gibson ha ovviamente perso, ma la cosa è andata per le lunghe…
È finita che è stata la Vertical ad accettare di distribuire il film, ma, per ragioni forse connesse con la causa, Safinia ha dovuto rinunciare al credit: il film esce con la firma di un nom de plume, P.B. Sherman…

Già Passion of the Christ, bello pastoso e calligrafico, rientrava in quel sistema configurativo di cui abbiamo parlato in Darkest Hour: il film storico-biografico-serio, quello pesante e mattonoso, tutto lussuoso e upper class
E anche molte delle sequenze non belliche di Hacksaw Ridge rientravano in quel sistema…
E naturalmente ci rientrava anche The Man Without a Face (1993), la prima regia di Gibson…

The Professor and the Madman contribuisce moltissimo al sistema, miscelandolo con le prerogativa di quello che, negli anni ’80, si chiamava polpettone: la trama bollita di buoni sentimenti e di lacrimette, che non cessa mai di essere appetibile per molti film dal target simile alla Mondadori Harmony
Quella gran cavolata di Possession, di Neil LaBute, che fece tanto successo nel 2002 (dove c’era la stessa Jennifer Ehle che in The Professor and the Madman è la saponosa moglie di Gibson) ha un modo di raccontare del tutto congruente con The Professor and the Madman
E il gusto della piccola cronaca spiccia di fatti storici, interessanti e scolastici quanto anche poco saporiti, ricorda quello presente nel televisivo Einstein and Eddington (della BBC di Philip Martin, 2008), e in The Imitation Game (di Morten Tyldum, anch’egli regista BBC, 2014)…

Rispetto a questi film citati, The Professor and the Madman non ha niente da aggiungere: si instrada nei loro sentieri, e ci fornisce la solita sbobba di redenzione, amore, pietà, tristezza e commozione, nel mentre che ci informa, romanzando, su cosa è successo durante questa o quella minimalia storica (almeno The Imitation Game parlava di un fatto che minimalia non era!)…

Non è un film spiacevole…

Natalie Dormer fa una performance molto interessante;
il 3/4 musicale di Bear McCreary è di facile ascolto (ma davvero microscopico in quanto a invenzione);
alla fotografia, il danese Kasper Tuxen ha il merito di tenerci svegli con una più che può onnipresente macchina a mano, latrice di molti spunti carini;
il logos di redenzione e di giustizia, declinato ovviamente sul versante morale cattolico (ricordiamoci chi è Gibson: è uno che si è battuto perché la messa tornasse in latino), è un’omelia indigesta ma alla fine migliore di un calcio nei testicoli;
e la politica dei buoni sentimenti, destinati a un pubblico familiare con bambini, è espressa bene…

Ma è un film noiosetto… da vedere in famiglia a natale, tra una portata e l’altra, mentre magari si parla…

È un film che è all’opposto di La casa di Jack
Sono due facce della stessa medaglia diegetica: l’una portata al cattivismo, l’altra al coccolismo, ma entrambe si adagiano su “confezioni di realtà”, “confezioni di raccontato”, ugualmente estremistiche, e ugualmente ovvie, prevedibili, quindi “sbadiglianti”…
Il dire che tutto è cattivo e il dire che tutto è buono appartengono alla stessa concezione semplicistica dello storytelling esistenziale…

Le dissertazioni sulla filosofia delle parole, espresse soprattutto in corpose ma sbrigative sequenze a graffa (che illustrano le scritture delle lettere con veloci stacchi), interessano, ma non sono certo il piatto forte del film…

Gibson ci crede… ma è amorfo…
Penn fa il mestiere suo, bene, ma non sembra, al contrario, crederci granché…

L’ho visto in inglese, e non vorrei affatto essere nei panni di Alessandro Rossi, e riuscire a rendere gli anfratti di dialetti e doppi sensi linguistici, elargiti con gergo accademico… ma Rodolfo Bianchi su Gibson non mi sembra una cattiva scelta…

3 risposte a "The Professor and the Madman"

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  1. Interessante recensione, Nick! Da come parti sembra che tu lo stronchi in toto, invece poi un po’ lo salvi. In ogni caso, non mi hai messo addosso la voglia di vederlo sto film, e peccato perché io spero ancora che Gibson ci regali qualcosa di buono nella sua carriera. Ma forse devo smettere di sperare?

    1. Eh, in tanti s’era dato per morto Shyamalan, invece ora, dopo Split e Glass (che io non ho ancora visto), sembra tornato in auge… sicché, chi sa!… povero Gibson… — ‘sto Professor, mah, guardalo, ma, secondo me, è un film da massaia: male non fa, ma neanche benissimo!

      1. Su Glass ho letto cose non entusiasmanti… a me era piaciuto Unbreakable, però ancora non ho visto neanche Split!

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