Escursione a Jásnaja Poljána

Mosca è stata per noi solo una base per altre avventure, molto più hard ma molto più letterarie in sé: raggiungere la tenuta dove nacque e continuativamente visse Lev Tolstój a Jásnaja Poljána [Ясная Поляна, iásna(i)a paliána], sperduta nella Russia più continentale e lontana da tutto, e raggiungere la casa-museo nazionale dove visse alla fine della sua vita Pëtr Čajkovskij, a Klin

Abbiamo visto quanto, tra treni, metropolitane e bus, spostarsi in Russia debba essere ritenuta un’impresa da conoscere prima di barcamenarcisi: un po’ come spostarsi, dicevamo, nella Toscana più rurale: le logiche di “servizio” che nelle città si ritengono comuni sono del tutto assenti o sovvertite, a favore di logiche molto più locali, da studiare a fondo…

Strumenti preziosi per pianificare il viaggio a Jásnaja Poljána sono la pagina apposita del sito Rusmania, davvero accurata e precisa, che noi abbiamo assunto a nostra bibbia; e, ovviamente, come ricordo in tutti i post russi, il Google Maps russo, Yandex… utile anche il servizio di Easyway

Jásnaja Poljána si trova a 200 km a sud di Mosca, e a 15 dalla città più vicina, che è Túla…

È effettivamente possibile raggiungerla, vederla, e tornare a Mosca in un giorno…

Armati di articolo di Rusmania, abbiamo compreso, nella logica delle stazioni ferroviarie russe, che i treni diretti a Túla partivano dalla stazione Kíevskaja [Киевская, kíevska(i)a], ovverosia la Kíevskij Vokzál [Киевский вокзал, kíevski vakzál], e lì ci siamo recati per fare i biglietti…

Avendo in programma di andare, nei giorni successivi, anche a Klin, abbiamo cercato di fare i biglietti anche per Klin, ed è lì che ci siamo scontrati con la logica bigliettistica russa, secondo cui non puoi comprare i biglietti per una destinazione non raggiunta dalla stazione in cui stai comprando il biglietto: per comprare i biglietti per Klin dovevi andare là dove partono i treni per Klin (e cioè a Leningrádskij Vokzál, Ленинградский вокзал, liningrádski vakzál)… Siamo stati un po’ a comprendere la cosa, passando molto tempo a camminare tra la porzione di Kíevskij Vokzál dedicata ai treni a lunga percorrenza e quella dedicata ai treni a piccola percorrenza, senza trovare alcuna biglietteria automatica sulle cui opzioni “cliccabili” ci fosse Klin… abbiamo chiesto, facendo vedere la scritta Kiln in cirillico (Клин) al personale della stazione e ai bigliettai, sia della porzione dei treni a lunga percorrenza sia di quella a piccola percorrenza, e nessuno sembrava aver mai sentito parlare della città…

Abbastanza sfiniti, e poco speranzosi (prospettavamo già di comprare i biglietti online sull’ottimo sito delle ferrovie russe, cercando in tutti i modi di aggirare il problema telefonico del 3D Secure della carta di credito, magari facendoceli comprare in Italia), abbiamo cominciato, nella porzione a lunga percorrenza, a cercare di fare i biglietti per Túla, che, nell’articolo di Rusmania, sembravano fattibilissimi…

Infatti, nella biglietteria automatica, siamo riusciti subito a trovare Túla (Тула, túla), e siamo riusciti a pagare senza problemi…

Adiuvati dall’articolo di Rusmania abbiamo comperato il treno super-veloce, il treno Lástočka (Ласточка, lástachka), che ci avrebbe portato a Túla in 2h 15’ (vantaggiose rispetto alle 2h 30’ di un treno espresso, e alle 3h 30’ di un treno “regionale”)…

Naturalmente è superfluo dire, e un po’ l’abbiamo anche già detto, che la prima pagina della biglietteria automatica è solo in cirillico, con tastiera in cirillico per scegliere la stazione di partenza… subito dopo, però, l’inglese diventa permanente…

Abbiamo anche detto che il biglietto del treno russo è ancorato al passaporto, e necessita di tutte le generalità complete del viaggiatore: per fare un biglietto alla biglietteria automatica occorrono quindi quasi 20 minuti, in un florilegio di cifre da scrivere, date da indicare, nomi da fornire, indirizzi da inserire ecc. ecc.

Una volta fatto questo avevamo però i biglietti in mano e, sicuri della filosofia bigliettistica russa secondo cui parti da dove hai fatto il biglietto, siamo arrivati il giorno dopo di buon’ora alla Kíevskij Vokzál per prendere il Lástočka per Túla…

…e scopriamo che da Kíevskij Vokzál non parte alcun Lástočka per Túla…

panico

sudori freddi

tremori

leggiamo il biglietto in cirillico e rileggiamo meglio l’articolo di Rusmania:

ci accorgiamo che quella che avevamo creduto di leggere Киевский non è Киевский, ma è Курский… siamo incorsi nell’errore perché nel biglietto sono indicate solo le prime lettere della stazione, e siamo caduti nel primo problema del cirillico, la Y che non è Y ma è U! Io leggevo Ку- e pensavo di lettere Ky- per Kyevskij, ma invece stavo leggendo Ку- (e cioè Ku-) per Курский (Kurskij)…!

Il nostro treno Lástočka per Túla, per cui avevamo il biglietto, partiva dalla Kúrskij Vokzál (Курский вокзал, kúrski vakzál) e non dalla Kíevskij Vokzál… e la cosa era attentamente indicata nell’articolo Rusmania, che diceva proprio: «the Lastochka high-speed train (2¼ hours) from Moscow’s Kursky Railway Station»…

Quando ce ne siamo accorti mancavano solo 30 minuti alla partenza, nei quali, per sperare di prenderlo in tempo, avremmo dovuto fare 4 fermate di Metropolitana di Mosca, per fortuna senza cambi…

L’impresa era disperata…

Durante il tragitto abbiamo patito sudori freddissimi anche nel forno della metropolitana moscovita, poiché eravamo sicuri di non trovare l’entrata dei treni a lunga percorrenza in tempo, e sapevamo che i metal detector ci avrebbero enormemente rallentato…

Per un caso davvero felice, la fermata metropolitana Kúrskaja (Курская, Kúrskaja, kúrska[i]a) della linea 3 immette direttamente nella sezione dei treni a lunga percorrenza della Kúrskij Vokzál, e questo ci faceva passare da un solo metal detector invece che da due… arrivati al binario non vedevamo comunque nessun treno!

mancavano ancora 2 minuti alla partenza, e quindi sapevamo che il treno non era ancora partito, e pensavamo di aver interpretato male la combinazione tra binario e piattaforma… mi sono quindi azzardato a far vedere il biglietto a un gruppo di gendarmi, che mi ha indicato come il treno fosse su quel binario, dove eravamo, solo un po’ più indietro, in una sorta di “porzione nord”… non proprio vicinissimo…

Abbiamo corso alla velocità più alta consentitaci dal nostro ormai scarso fiato, fiaccato dallo scoraggiamento e dal caldo atroce del viaggio in Metro, e siamo riusciti a entrare neanche 30 secondi prima della partenza del Lástočka!

Bello e felice, ma con fastidiosi sedili a 3 poltrone, che rendevano assai sacrificato chi stava al finestrino, il Lástočka ci porta a Túla puntualissimo…

La zona della stazione di Túla non è bellissima e la stessa Túla, di quasi mezzo milione di abitanti, è una ortodossa città sovietica, organizzata in stradoni, piazze con eroi sovietici, parchetti verdi malandati, e, oramai, grandi insegne occidentalizzate…

La stazione in se stessa, però, è decentemente fornita: c’è un bar, e un negozino di souvenir localissimo, dedicato solo a Túla e al suo oblast’: ci aspettavamo di trovarci memorabilia di Tolstój, ma niente… solo una lapide sul primo binario informa della connessione tra il grande scrittore e la città…

Per verificare le informazioni di Rusmania abbiamo tentato di chiedere a ben due addetti della stazione come raggiungere Jásnaja Poljána…

Non solo gli addetti non parlavano una parola di qualsiasi altra lingua (una, apparentemente impiegata proprio alle informazioni turistiche, ce l’ha fatta a comunicarci, con Google Translate, che lei non sapeva niente e che dovevamo, al massimo, chiedere allo sportello accanto, quello della biglietteria della stazione), ma, come per Klin a Mosca, sembravano non aver mai sentito parlare di Jásnaja Poljána…

Rapportata all’Italia, la situazione è simile a quella di voler andare a vedere la casa di Giosue Carducci a Bolgheri e chiedere come ci si arriva a impiegati della stazione di Livorno… probabilmente però, in Italia, almeno ti direbbero di raggiungere, in treno, per lo meno la stazioncina di Castagneto/Donoratico o Cecina… a Túla sembrava davvero che Jásnaja Poljána non fosse mai esistita…

Forti delle info di Rusmania, che avvertiva di quanto fosse difficile raggiungere la tenuta di Tolstój, siamo comunque, belli agguerriti, usciti dalla stazione, e ci siamo girati sulla sinistra, dove c’è il capolinea dei filobus…

dovevamo prendere il 6 o il 7 fino a Úlica Mósina (улица Мосина, úlitsa mósina): lì c’era da fare il sottopasso per attraversare la strada e attendere i minibus 114, 117 o 280 che ci avrebbero portato a Jásnaja Poljána…

Il filobus 7 effettivamente arriva e fa capolinea alla stazione di Túla…

ci avviciniamo al conducente e paghiamo: abituati ai prezzi di San Pietroburgo e Mosca, con 75 rubli a corsa, ci siamo stupiti che il viaggio costasse solo 20 rubli: capire questo ha portato via abbastanza tempo perché abbiamo pagato con un taglio più grande di quanto l’autista fosse capace di corrisponderci nel resto: solo l’intervento di una cara signora ci ha fatto capire il problema: senza di lei l’autista non sarebbe in alcun modo riuscito con i suoi gesti a comunicarci la complicazione…

risolto il pagamento, abbiamo detto all’autista che andavamo a Jásnaja Poljána…

al ché, lui si è molto turbato… anche per lui sembrava che Jásnaja Poljána non fosse mai esistita… stava anche per restituirci il denaro!

abbiamo compreso allora che avremmo dovuto dirgli la destinazione della porzione di viaggio da lui “gestita”, e cioè che con il filobus 7 volevamo andare solo fino a Úlica Mósina… Una volta sentito «Mósina» si è calmato, e anche la signora intervenuta prima ha sorriso, segno che tutto era chiarito, e che non eravamo dei pazzi maniaci stranieri diretti in posti mai esistiti…

Una volta capito l’antifona del pagamento anticipato con comunicazione precisa di destinazione, a Mósina ci fermiamo (è la settima fermata dalla stazione di Túla: al massimo una decina di minuti), attraversiamo la strada col sottopasso, e attendiamo i minibus…

I minibus arrivano, e non sono “bus”…

sono furgoni da corriere espresso convertiti per il trasporto passeggeri…

sporchi (dovrebbero essere bianchi ma ormai non lo sono più)…

con sedili scuri che sembrano presi da un fortunoso trovarobato… e in numero appena sufficiente a contenere i passeggeri…

hanno però le destinazioni/fermate scritte chiaramente sui portelli d’entrata…

vediamo il 114 arrivare di grandissima carriera verso la nostra fermata… entriamo… siamo soli con l’autista… diciamo che vogliamo arrivare a Jásnaja Poljána, e, per la prima volta dall’inizio del viaggio, l’autista annuisce dimostrando di conoscere il nome… si paga… resto… ci mettiamo seduti sui sedili che hanno la consistenza di vecchie poltrone in gommapiuma, sdrucidissime…

…e l’autista parte… a una velocità immensa… quasi da zona plaid di Spaceball

è così veloce che per ogni fermata è costretto a frenare con grande veemenza…

e le fermate sono tante… e la gente che entra è molta…

Da Mósina a Jásnaja Poljána sono poco più di 20 minuti, ed è la porzione di viaggio peggio descritta nell’articolo di Rusmania…

Il viaggio è complesso: il minibus attraversa tutto l’agglomerato urbano del lato sud-ovest di Túla, su stradoni urbani paragonabili ai viali con controviali presso lo Juventus Stadium a Torino, o Viale Europa a Firenze, poi comincia a perdersi nella campagna, attraversa un lago formato da fiume Voronka, poi una lunga porzione di strada in mezzo al bosco, con nulla intorno… leggere il cirillico aiuta a non farsi prendere dal panico: si possono leggere le indicazioni stradali che indicano Jásnaja Poljána, e perfino il museo Tolstój…

Rusmania, nonostante ci consigli sempre di indicare come destinazione Jásnaja Poljána, descrive l’arrivo alla tenuta NON dalla effettiva fermata di Jásnaja Poljána, ma dalla fermata Škol’naja (Школьная), che è due fermate dopo Jásnaja Poljana (in mezzo c’è Vyselki, Выселки)…

Da Škol’naja si arriva all’entrata di Villa Tolstój in 10 minuti, 800 metri…

Da Jásnaja Poljána ci si arriva in 15, un chilometro e 300 metri…

C’è da dire che 500 metri non hanno mai effettivamente ucciso nessuno, e che la passeggiata dalla fermata di Jásnaja Poljána ai cancelli della tenuta è suggestivissima, il massimo dell’adventure (stiamo per parlarne), ma c’è da sottolineare questa discrepanza della per altri versi perfetta descrizione di Rusmania…

Leggendo il cirillico ci eravamo accorti del cartello stradale di ingresso nell’area di Jásnaja Poljána, e, avendo specificato di voler scendere a Jásnaja Poljána, l’autista del minibus 114, dal piè veloce, e dal bus sempre più affollato, ci avverte che siamo arrivati…

usciti dal minibus, che è ripartito sfrecciando, ci siamo trovati in mezzo al bosco, e sull’orlo di una strada extraurbana vuota e deserta…

un’indicazione stradale presso la fermata indicava il museo Tolstój, e puntava verso una stradina secondaria che dipartiva dalla strada extraurbana principale…

Ci siamo fidati del cartello e abbiamo cominciato a camminare…

Abbiamo visto che, per non procedere a ridosso delle strade, era “attivo” un sentierino, appena discosto dall’asfalto e a esso parallelo… un sentierino sterrato…

lo abbiamo preso…

era novembre

e appena ci siamo mossi fuori dalla strada extraurbana, siamo entrati in un’atmosfera carica di suggestione, panismo e favolosa carica mitopoietica, quasi alla Dottor Zhivago

il clima non era rigido, non era neanche da tenere i guanti, ma “freschino” era di sicuro: saranno stati tra i 6 e i 7 gradi… e soffiava un leggerissimo e per nulla fastidioso venticello…

intorno a noi, dove non era la stradina asfaltata, c’erano solo faggi… avvolti da una goduriosa nebbia, non spessa e oscurante la visibilità ma amichevole, che quasi ci abbracciava…

sotto di noi, il sentierino sterrato era fangoso, senza scarponi sarebbe stato molto difficile da affrontare…

i faggi sopra di noi, stimolati dal venticello, ci facevano piovere addosso minuscoli pezzettini di ghiaccio: sembrava che grandinasse in modo fino fino…

Ignorando che Rusmania ci avesse descritto l’arrivo da Škol’naja abbiamo armato Google Maps (ancora ignoravamo Yandex) e il gps ci diceva che non eravamo lontani…

sicché ci siamo incamminati in questo milieu russo, da steppa, e ci siamo inoltrati nella faggeta…

via via che procedevamo e più che ci sentivamo isolati, fuori da ogni civiltà…

scorgiamo un cartello stradale con il nome di Tolstoj e altri termini russi per me indecifrabili, e abbiamo pensato di essere arrivati… una villetta bianca era in effetti in vista poco lontano dal cartello…

ci avviciniamo, e convinti di essere giunti abbiamo anche cominciato a fare fotografie…

mentre fotografavamo, vediamo una coppia di anziani signori, uomo e donna, lei con un deambulatore… ho provato a chiedere loro se quello era il museo… e loro mi hanno risposto che il museo era molto più avanti…

abbiamo capito dopo che la villetta bianca che abbiamo visto era un sanatorio intitolato a Tolstój…

continuiamo a camminare nel mezzo a faggi grandinanti…

e in senso contrario al nostro vediamo camminare una signora… anche a lei chiediamo per il museo, e lei ci fa cenno di continuare…

controlliamo il gps, e anche lui ci dice che siamo in dirittura d’arrivo…

e finalmente giungiamo!

Tolstój è uno dei superpiù della letteratura russa, ma la sua casa non è statale, ed è quindi rimasta spersa nel niente…

Di fronte all’ingresso della tenuta, dai caratteristici bastioncini bianchi dal tetto verde, ci sono pochissime casupole di legno, probabilmente esercizi ristorativi, che appaiono più che altro abbandonati, anche se non lo sono: di certo non sono accoglienti…

impossibile trovare souvenir tolstoiani degni di questo nome (esattamente come è stato impossibile trovarli anche nei musei a lui dedicati a Mosca)

siamo arrivati che era il 7 novembre, la data in cui, nel vecchio calendario giuliano (il 20 novembre in quello gregoriano), Tolstój è morto… è vero che non è la data effettiva, ma comunque sembrava che non si organizzasse niente per l’anniversario: i turisti erano sparuti: a parte noi ho contato altre 4 persone, immerse nella faggeta come noi (ma giunti in macchina)… il fatto che non fosse la data effettiva non vuol dire granché: la settimana scorsa, Google ha dedicato il doodle a Johann Sebastian Bach, perché nato, per il calendario giuliano, il 21 marzo, e poco gli è importato che, nel calendario gregoriano oggi usato, quella data corrisponda al 31 marzo… per cui, nella stessa maniera “acchiappa citrulli”, avrebbero potuto fare qualcosa per Tolstój nella sua casa…

ma la casa è privata, ancora in possesso degli eredi… e quindi niente…

Questo è un aspetto opposto all’Italia: in Italia, quando il museo è privato, è un museo quasi lussuoso, e quando è statale è un povero museo sdrucito senza personale… in Russia è tutto il contrario (lo vedremo quando parleremo della casa-museo di Čajkovskij a Klin: e già è evidente il contrasto tra la casa effettiva di Tolstój, privata, e quella cittadina a Mosca, che è nazionale…)

Nel parco della tenuta, l’aerea grandine dei faggi è aumentata, e sullo specchio d’acqua del Bol’šój Prud, большой пруд (grande stagno, balsciói prud), capolavoro di laghetto boschivo, si vedevano i puntelli di tante goccioline quasi piovose…

la casa di Tolstój spunta, anch’essa bianca e verde, tra i faggi del viale principale…

ha una verandina (con balaustre decorate da figure tradizionali danzanti), e risulta molto piccola, ma simile, tutto sommato, a quella di Mosca…

la suggestione di essere lì, e in mezzo all’atmosfera romantica, autunnale e potentosa della nebbia e del freddino, era immensa… anche se la botta massima l’abbiamo avuta dopo, quando abbiamo visto le foto di Tolstój, anziano, lì affacciato dalla verandina dove ci siamo affacciati anche noi… roba da colpo al cuore!

il museo è chiuso il lunedì, e l’ultimo martedì del mese… da aprile a ottobre, la tenuta si può visitare solo all’interno di programmate visite guidate esclusivamente in russo che partono ogni ora dalla biglietteria (il museo è aperto dalle 9 alle 20, ma le guide ci sono solo dalle 9:30 alle 15:30, 16:30 nei fine settimana)… da novembre ad aprile l’ingresso, con biglietto, è consentito sempre, a qualsiasi ora all’interno dell’orario di apertura (dalle 9 alle 17)… naturalmente è inutile sperare di trovarci indicazioni in inglese…

per entrare, siccome sanno che per arrivare lì hai attraversato il fango, ti forniscono di speciali “pattine” da porre sopra le scarpe…

la casa è piccolina, rustica, e ci immaginiamo subito Tolstój a suo agio, nella campagna e nelle “privazioni” trappiste del rigido paesaggio che tanto amava… ce lo immaginiamo esattamente come Levin in Anna Karenina

Molte indicazioni di servizio, recate da fogli posti all’ingresso dei vani, riguardano il cambio di destinazione di molte stanze, a seconda degli ospiti e dei figli che andavano e venivano, e grosso spazio, nelle spiegazioni in russo, è dato alla cronaca di quanto in quelle stanze è avvenuto al momento della fuga di Tolstój, nel 1910 [lo scrittore, alla fine della vita un autentico santo laico idolatrato da masse di fanatici, fu per un po’ tenuto quasi segregato in casa dalla moglie Sóf’ja, del tutto contraria alla dottrina cristiano-anarchico-pacifista professata dal marito]…

La visita alla minuscola tenuta è durata poco, e ci siamo incamminati, nel verde/marrone autunnale e nella nebbia, verso la tomba di Tolstój, ben segnalata da pittoreschi cartelli…

La tomba altro non è che un cumulo di terra trapezoidale ricoperto da aghi di conifera verdeggianti, su una piattaforma collinare a ridosso di una scarpata che si perde nella foresta: vista da lontano è quasi un punto di vista prospettico da cui parte un infinito punto di fuga silvestre… uno spettacolo fenomenale…

Dalla tomba, invece, la casa non è per nulla segnalata, e quindi, ovviamente, ci siamo perduti nel parco: siamo andati a nord invece che a sud… per serendipità abbiamo trovato la panchina dove Tolstój meditava, e ci siamo detti che, continuando a camminare, saremmo certamente finiti in un posto prossimo all’uscita…

camminavamo da un po’ e c’era presa una certa ansia…

il paesaggio era splendido, ma, a neanche le 14:00, cominciava a subentrare un’atmosfera di crepuscolo, e non vedevamo nulla che somigliasse a un’uscita…

anche lì c’è presa una sorta di panico perché non avevamo granché certezza degli orari dei minibus per il ritorno a Túla…

abbiamo visto il gps, e siamo riusciti a capire che non eravamo per nulla nella strada maestra, e col gps ce l’abbiamo fatta a ricollocarci in carreggiata di “ritorno”… siamo ripassati davanti alla casa, ripercorso il vialone principale, e salutato il Bol’šój Prud…

e da lì abbiamo ripercorso a ritroso il sentierino fangoso e grandinante appresso alla strada secondaria, accorgendoci solo allora che ha una leggera pendenza, così che il ritorno è in salita!

per fermare il 114 del ritorno, ugualmente veloce come quello dell’andata, ci siamo dovuti sbracciare… naturalmente il nome «Túla» non è stato sufficiente per farci “accettare” dall’autista: dovevamo specificare che andavamo in Úlica Mósina…

ancora abbiamo attraversato la strada col sottopasso, preso il 7 specificando che andavamo alla stazione, e alla stazione siamo giunti…

…molto prima di quanto avevamo preventivato…

cercare di cambiare il biglietto con i bigliettai di Túla, già poco disponibili all’andata, era un’opzione che abbiamo scartato immediatamente…

siamo andati alla biglietteria automatica, identica a quella di Mosca e che quindi già sapevamo usare, e abbiamo comprato un nuovo biglietto per un treno espresso che ci faceva arrivare 2h ore prima del previsto, ma che dovevamo comunque attendere ancora 2h…

non ci è sembrato prudente andare ad esplorare Túla, che Rusmania dice essere carina: avevamo paura di non avere abbastanza tempo per attendere un bus per il centro, vedere la città e ritrovare un bus che ci riportasse alla stazione in un tempo adeguato a prendere il treno…

siamo stati un po’ a bere té nel bar della stazione… poi nella sala d’attesa, dove ci si è posto davanti uno spettacolo davvero surreale:
non poca gente, seduta sulle non brutte sedie, che, sconsolata, guardava un televisore, attaccato alto sulla parete, che trasmetteva immagini distorte, quando non direttamente “neve televisiva”… senza audio…

ma la gente guardava la TV lo stesso…

alcuni, sì, non avendo di meglio da fare, e quindi semplicemente ammazzando il tempo, ma altri si vedeva che proprio guardavano lo schermo come se effettivamente ci fosse qualcosa da guardare!

Nonostante questa immagine quasi lynchiana, la sala d’aspetto della provincialissima stazione di Túla presentava una postazione di ricarica di cellulari efficacissima…

A fregarci è stata la decifrazione della coppia numerica di piattaforma e binario…

l’abbiamo trovata dopo parecchio cercare…

prevedendo questa difficoltà ci siamo mossi per tempo, ma trovare il nostro binario non è per niente stato facile…

eravamo alla piattaforma 7, ma le piattaforme che vedevamo arrivavano al 5, e non c’era alcuna indicazione verso ulteriori piattaforme…

abbiamo dovuto chiedere, e l’addetto ci ha indicato che dovevamo uscire dalla porta principale e, invece che andare a sinistra (dov’è il capolinea dei filobus), andare a destra, e rientrare da un ingresso secondario…

anche identificare il binario non è stato facile… alla piattaforma 7 c’eravamo, ma serviva due binari, con due treni che andavano ugualmente a Mosca: uno, regionalino, piccolissimo, con al massimo due carrozze… e l’altro, più grande, espresso…

io puntavo per l’espresso, lei invece per il regionalino…

leggiamo il biglietto, e c’era scritto «Espresso», ma abbiamo chiesto a ben due addetti per esserne sicuri…


IN TEORIA anche il treno arriva a Jásnaja Poljána… lo stesso Lástočka da Kúrskij Vokzál arriva a Jásnaja Poljána: poi, per il museo, sono 4 km a piedi…


qui, il sito ufficiale, solo in russo e con informazioni non granché più precise di quelle fornite da Rusmania…

Il “viaggio” era cominciato a Helsinki ed era continuato a San Pietroburgo… e finisce a Klin

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