«A Hard Day’s Night» di Dick Lester: alcune idee e curiosità

A Hard Day’s Night arriva 4 anni prima di Sympathy for the Devil, che Jean-Luc Godard gira con i Rolling Stones, e 6 anni prima di Performance, film che Nicolas Roeg gira con Mick Jagger…

Arriva, però, 4-5 anni DOPO A Bout de Souffle di Godard, Les Quatre Cents Coups di Truffaut, e Pickpocket di Bresson… i film della Nouvelle vague… film dai quali Lester prende molte idee, che riorganizza in un contesto “musicale”, quasi “fondando” ex-novo un tipo di linguaggio filmico per “accompagnare la musica” che troverà subito sfogo nei cinebox e in TV… Lester si ispira alla Nouvelle vague per un film, tecnicamente, hollywoodiano, prima della rivoluzione della New Hollywood (di Nichols, Scorsese, De Palma, Spielberg, Coppola, dei primi anni ‘70)

Sono 3 i piani semantici del film:
LA REALTÀ
IL GIOCO
LA FINZIONE

come da prassi della Nouvelle vague, si respira un’aria di VERITÀ, di DOCUMENTARIO:

  1. la macchina a mano
  2. il teleobiettivo che rincorre i Beatles
  3. la macchina che si sente presente e parte dell’azione (la mdp sbatte anche addosso a McCartney, e ancora McCartney si rivolge alla mdp)

tutti stilemi di cinema documentaristico/diaristico…

ben presto però, Lester e i Beatles cominciano a GIOCARE con questa “realtà”:

  1. i Beatles (soprattutto Lennon) operano ludiche gag quasi di prestidigitazione (alla Houdini/Méliès), già a partire dalla scena del treno all’inizio…
  2. fanno molti “giochi” (giocano a carte, alle quattro colonne, ballano, fanno scanzonate rehearsals) e si divertono un sacco (ballano, corrono)…
  3. su tutto aleggia una scanzonata atmosfera comica…
  4. Lester inquadra spesso specchi, giocando molto con i punti di vista (già sul treno, poi appena arrivano al casinò, quando Harrison fa la barba a Shake, quando la signora “riconosce” Lennon)…
  5. Lester, già sul treno, monta inquadrature dei singoli Beatles, come se li volesse “isolare”, quasi a voler dire che quella “realtà” decantata, nasconde invece una voglia di intervenire, di mostrare cose che nessuno “vede” e cioè gli angoli “strambi” dei singoli Beatle…
    [non sono come gli stessi non ambientali che abbiamo visto nelle scene di performance di Commitments] — la mdp cerca da subito di dimostrare che certe cose le può inquadrare solo lei… rispetto a Roeg e Godard (e poi a Russell Mulcahy, il padre del primo vero videoclip del ‘75), Lester non usa onirismi troppo scoperti (sovrapposizioni assurde o deformazioni cromatiche dei personaggi: anche se i titoli finali, fatti solo da foto alla Man Ray, si avvicinano molto alla grana visiva di Roeg e Godard), e gli stacchi strambi e “isolanti” ogni Beatle ci si accorge facilmente essere parte della stessa scena (non siamo, quindi, neanche dalle parti di Sam Peckinpah né di Lucio Fulci, altri registi sperimentali anni ‘60 e ‘70; anche se la scena di Ringo col bimbetto indugia in diversi shot di immaginazione sincronica né consequenziale né “possibile”), ma le scene sono volutamente frammentate, cosa che suggerisce che qualcosa “non va”, che la realtà proposta è di facciata, e che quindi, come con lo spazio e i punti di vista, ci si può giocare moltissimo!
  6. gioco che si scopre anche con un esteso uso del montaggio alternato: si vedono spesso due azioni (esempio tipico sono i Beatles e il nonno di McCartney), e si vedono, alternativamente, un po’ una un po’ l’altra, e si capisce che queste azioni continuano anche quando non le stiamo guardando… è un espediente che Lester usa anche nelle sequenze musicali (in quella delle 4 colonne, la ripresa a mano dall’alto si alterna con quelle ravvicinatissime)…
  7. ludiche anche le tante dissolvenze incrociate, non frequentissime, ma imperanti nella scena di rehearsal della ripresa TV…
  8. e alcune velocizzazioni e ralenti nelle scene musicali…

perché nel gioco rientrano le scene musicali, in cui si “inventa” una filosofia della videomusic:

  1. l’artista non è quasi mai inquadrato mentre canta, né mentre si esibisce, ma mentre fa qualcosa di vagamente (o quasi per niente) collegato con la canzone, in un modo PLURIPUNTUALE di mdp…
  2. come a suggerire che la mdp è UNO SPETTATORE CHE VEDE VARI DETTAGLI… [e questi due punti li abbiamo completamente visti in essere in Commitments]
  3. dettagli che finiscono quasi per frammentare l’artista in tanti pezzetti, che sono tante azioni, sia spaziali sia temporali, che il découpage del montaggio non ricostruisce seguendo i dettami di una diegesi, ma li incolla ognuno secondo un senso non “logico”, un senso di giustapposizione vagamente pazzoide, ex-lege, scanzonato, esplosivo, come se l’immagine perdesse coscienza e raziocinio per “divertirsi” insieme alla musica, senza necessariamente “seguire” la musica, e più lasciandosi trascinare (non ci sono granché stacchi a ritmo, il montaggio non segue la musica, ma ne viene quasi travolto: il montaggio stesso è come se volesse “ballare” e divertirsi con la musica)…

quando le esibizioni, da ludiche diventano professionali (da quando hanno a che vedere con la TV), Lester si accorge che quel gioco diventa *finzione*, e lo sottolinea moltissimo:

  1. inquadra lo studio TV che riprende le performance,
  2. inquadra spessissimo le telecamere della TV,
  3. i monitor di ripresa,
  4. i monitor delle telecamere,
  5. comincia a riflettere con la valenza meta-filmica della macchina fotografica di Ringo (e, difatti, si diceva, la scena di Ringo col bimbo è quella più “filmica” e dal montaggio più stranito),
  6. denuncia il fittizio delle operazioni televisivo-commerciali nell’episodio di George Harrison alle prese con l’entourage di una divetta usa e getta di spot modaioli,
  7. si effettuano sketches quasi più da sitcom, inquadrati esattamente come una sitcom (macchina frontale che segue gli attori in modo pedissequo, senza staccare, da un unico punto macchina immobile), scimmiottando una configurazione di FINZIONE (appunto la sitcom) in una situazione che non dovrebbe essere “fittizia”…

finisce che l’ultima performance è una performance che “sa di essere ripresa”, e presenta stilemi che abbiamo anche visto in The Commitments, ma se in Commitments erano stilemi adatti a “raccontare” una performance, in Lester sono lì per documentare una performance sapendo bene di stare documentandola con un medium, il cinema, adatto a giocare con la realtà e a “fingerla” più che a catturarla!…

gli stilemi topos della ripresa della rock band riconoscibili:

  1. il performer ripreso controluce che giunge a ostruire la luce (McCartney) — in A Star is Born, per dirne uno, è uno stilema preponderante…
  2. due performer nello stesso shot con il gioco di cambiare fuoco a seconda di chi sta agendo…
  3. la ripresa dal palco, da dietro la batteria, per far vedere il teatro in delirio (si vede in tutti i Sanremo, la vedremo in Walk the Line, ne sono pieni A Star is Born e Bohemian Rhapsody)…
  4. il rivolgersi tante volte sul pubblico: s’è visto in The Commitments, ma qui Lester preme di più sull’espressionismo (macchina veloce su un pubblico indistinto, volti stravolti, tra i quali c’è anche quello di Phil Collins, assunto come comparsa)

A Hard Day’s Night è quindi un concentrato di valenze ontologiche di RIFLESSIONE sulla natura fittizia e ludica della rappresentazione della performance… e ha originato un campionario di intelligenti e consapevoli stilemi paradigmatici su come riprendere la musica e la performance, ancora oggi, dopo 55 anni, parte dello standard di ripresa…


curiosità:

  1. il dop è Gil Taylor, il grandissimo dop di Star Wars e Dr. Strangelove
  2. il nonno era famoso, aveva una sitcom britannica in cui lo chiamavano “dirty old man” (e qui è “clean old man”)…
  3. in Italia uscì come Tutti per uno
  4. nel contratto con la MGM e con la United Artists, i Beatles avevano accettato di partecipare a 3 produzioni!: con Lester fanno il bis con Help! nel 1965, e per il terzo film Lester gli propone i Tre moschettieri, ma non se ne fa nulla (Lester andò avanti nel progetto da solo e il suo The Three Musketeers, prodotto da Ilya e Alexander Salkind, esce nel 1973); poi, nel 1969, Tolkien vende i diritti per fare un film da The Lord of the Rings e i Beatles lo propongono come terzo film alla United Artists, contattando anche uno Stanley Kubrick fresco di 2001: A Space Odyssey! Il regista, però, non si dimostra interessato, e si dice che Tolkien stesso cercò in tutti i modi di mettere il veto al coinvolgimento dei Beatles nella trasposizione filmica… Il terzo film finì per essere Yellow Submarine di George Dunning (‘69), in cui i Beatles si vedono solo in un cameo finale, senza nessun altro loro coinvolgimento…
  5. Lester lavorerà con il solo Lennon in How I Won the War (‘67): è l’unico ruolo attorico non musicale di Lennon…
  6. …e Lester lavorerà anche con il solo McCartney, nella ripresa filmica del tour Get Back nel 1991…
  7. i Beatles continueranno a fare diversi “video” filmici delle loro canzoni con Michael Lindsay-Hogg, con stilemi del tutto desunti dal lavoro di Lester… per Magical Mystery Tour (‘67) chiamano in aiuto Bernard Knowles… per Let it Be (‘70) saranno di nuovo con Lindsay-Hogg…
  8. dei Beatles quello che ha fatto di più “l’attore” è Ringo Starr… e John Lennon fece progetti filmici suoi con Yoko Ono (Rape è del 1969)… ma quello che ha fatto più successo nel cinema è George Harrison: fattosi trascinare dai Monty Python, nel 1978 fonda una casa di produzione, la Hand Made Films: produce diversi successi dei Monty Python (Life of Brian, Monty Python in Hollwood Bowl), di Terry Gilliam (Time Bandits), e alcuni progetti di Madonna (Shanghai Surprise dell’86), e comincia a perdere soldi solo nel 1991…

Una risposta a "«A Hard Day’s Night» di Dick Lester: alcune idee e curiosità"

Add yours

  1. Lo vidi al cinema un paio di anni fa con un amico! Che uscendo dal cinema mi disse “bravi gli attori, sembravano davvero i Beatles”, a cui non ebbi il cuore di rispondere.

    Bellissime le note “storiche” alla fine sul cinema dei Beatles! Sapevo la cosa del Lord of the Rings, non oso immaginare che delirio lisergico ne sarebbe venuto fuori, ma non di Kubrick (!) né del pedigree del direttore della fotografia!

    Gran bel post (come sempre), Nick!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: