Maggio Musicale Fiorentino: Alpesh Chauhan tra Castelnuovo-Tedesco, Adès e il «Manfred»

Il giovane Alpesh Chauhan arriva al Maggio con un programma interessante: una ritrovata composizione di Mario Castelnuovo-Tedesco su Love’s Labour’s Lost, le danze da Powder Her Face di Thomas Adès, e il Manfred di Čajkovskij (numero 15 di Symphonies)…

Non è così facile sentire musiche composte dopo il 1950 nelle stagioni sinfoniche… quindi non c’è che da applaudire…

Benché scoperta solo adesso (nel 2012) tra le carte del compositore, le danze da Love’s Labour’s Lost furono scritte nel 1953, tra una pausa e l’altra del lavoro alla MGM, e riprendono una ben frequentata simpatia di Castelnuovo-Tedesco per Shakespeare (musicò 33 songs del bardo tra il 1921 e 1925, ancora nella gabbia dorata di Firenze, poi, dopo l’esilio per le leggi razziali [vedi anche qui], tra il 1944 e il 1945, lavorò su 35 sonnets)…
Dato che Castelnuovo-Tedesco fu maestro, proprio mentre componeva queste danze, di tanti compositori di musica da film (vedi anche qui), da Mancini a Goldsmith, da Previn a Williams, è facile scorgere in questo Love’s Labour’s Lost, specie nel secondo movimento, echi che fanno tornare in mente John Williams, specie quello di Indiana Jones and the Temple of Doom
Chauhan ha amministrato un’orchestra curiosa, ma non granché interessata nella resa dei pezzi: un saggio di professionismo alto, ma non certamente emozionante…

L’opera Powder Her Face è stata scritta da Thomas Adès nel 1995, con sommo scandalo, essendo basata sulla vita sessuale di una protagonista della mondanità britannica: è forse la prima opera lirica in cui si mostra una fellatio in scena!
Adès ne ha riarrangiato le danze per un pezzo autonomo solo nel 2007…
Interessanti per le molte suggestioni musicali (soprattutto stravinskiane), ma sostanzialmente effettistiche, hanno coinvolto Chauhan e l’orchestra in un’altra prova muscolare, senza particolari scossoni emotivi: un buon risultato “ginnico”, molto divertente e galvanizzante, ma un po’ privo di sapore…

Nel Manfred le cose non sono purtroppo cambiate, anche se la materia già di per sé passionalissima della sinfonia, l’ha un po’ riscattata dall’atmosfera da «timbramento del cartellino» imperante nell’atteggiamento dell’orchestra. Il Maggio è stato sì ottimo (a parte perdonabili impasse, evidenti soprattutto in un mancato ritmo dei piatti nel momento clou della conclusione del primo movimento), e capace di una eccellente resa sonora, ma evidentemente poco “stimolato”…
Se per gli altri Chauhan ha optato per una tersa resa cronometrica, alla Boulez (vedi anche qui), per Čajkovskij ha fatto vedere di essere un bravo contestualizzatore stilistico: ha lavorato la partitura con tutti i crismi tardo-romantici russi, livellando la sua interpretazione sulla grande tradizione sovietica (Svetlanov, Aškenazi, Rostropovič, Roždestvenskij): tempi comodi, passo abbastanza lento, e forza disperata più sacrale che furente… Benché il coinvolgimento dell’orchestra non sia affatto pervenuto, l’efficacia è stata comunque garantita grazie a una ottima gestione virtuosistica (tutto sommato, questo Manfred è stato molto simile, per certi versi, anche all’ultima lettura in disco di Byčkov, bella ma un po’ frigida)…

Teatro praticamente vuoto (evidentemente i fiorentini “maggisti” non apprezzano né i giovani direttori né le composizioni troppo “nuove”), ma caloroso nel salutare il buon risultato…
Si spera che Chauhan, con l’esperienza, riesca un giorno a motivare molto di più le sue orchestre: a livello tecnico c’è tutto, nel suo gesto manca solo il “mordente”, il “collante”, quell'”extra-musicale” capace di unire le frasi musicali in un tutto coerente…
Ma la strada intrapresa (imparare dallo stile dei grandi del passato) è quella giusta!

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