«Москва… как много в этом звуке / Для сердца русского слилось!» (Avventure a Mosca)

AVVISO:
Info sulla lingua sono nel post di San Pietroburgo… qui non si può che ribadire che usare Google Maps a Mosca è controproducente: ci vuole Yandex, che riesce a dirvi anche dove è l’entrata negli edifici, e, soprattutto, dove attraversare la strada: info, vedrete, tutt’altro che marginali a Mosca! Inoltre, Yandex è mille volte più connesso coi mezzi pubblici russi di quanto non lo siano Google Maps e Moovit, che si fermano al “sentito dire” in quanto a tram moscoviti: Yandex, invece, sa di che parla!

TRENI, STAZIONI, BINARI

Nonostante tutti decantino le ferrovie russe, prendere un treno in Russia non è facile…
al porto di San Pietroburgo non facemmo una fila a parte dedicata a chi aveva la Viza, ma per ogni altra cosa in Russia c’è una fila apposita, non comunicante con le altre file… il risultato di tutto questo è che non puoi sbagliare e unirti alla fila non tua, perché se lo fai dovrai di nuovo accodarti a un’altra fila…

Vediamo di esemplificare:
Le città non hanno la “stazione” (a parte i paesini), hanno tante stazioni quante sono le direzioni da prendere… se vai a Mosca devi andare alla Stazione di Mosca (Московский вокзал, Moskovskij Vokzál, maskóvski vakzál), se vai in Finlandia devi andare alla Stazione di Finlandia (Finljándskij Vokzál)…
non solo: devi sapere anche che treno stai prendendo, perché a seconda del treno devi entrare in una parte apposita della stazione dedicata a quel treno e non in un’altra parte della stazione, e dovrai andare ai binari della stazione dedicati a quel treno apposito e non in altri… la cosa potrebbe sembrare elementare e facile, ma non c’è un “tabellone unico” per sapere dove sono i treni, no, ci sono solo entrate gerarchizzate dedicate ai diversi treni e sei tu che devi sapere che treno hai e da dove parti…
La cosa è complicata perché la Russia non identifica il binario, ma identifica il marciapiede, quindi per capire dove andare occorrono due numeri, non uno: non dovrai seguire «binario 2» ma «piattaforma 2 binario 10», oppure «piattaforma 3 binario 40», e non troverai indicazioni su quale logica seguano questi numeri, né indicazioni che ti diranno dove solo le piattaforme…
devi arrivare con parecchio anticipo, sapere che tipo di treno vuoi prendere, e stare con gli occhi apertissimi…
anche le biglietterie sono differenziate a seconda del tipo di treno, e sperare di trovare qualcuno che ti dia indicazioni su quale sia la biglietteria a cui rivolgerti caschi malissimo: i bigliettai non parlano inglese, non capiranno il tuo problema (per loro è impossibile concepire che uno si rivolga alla biglietteria sbagliata), e non faranno altro che mandarti alla biglietteria di un tipo di treno diverso da quello che trattano loro, una a caso (così da farti contento e non impallare la fila che stai accumulando, tu idiota che non sai dove andare e non parli russo), che non è detto che sia la biglietteria di cui hai bisogno!

occorre stare in campana

Da Mosca a San Pietroburgo la situazione è ancora abbastanza ovvia (Moskovskij Vokzál, treno Sapsán, Сапсан, a lunga percorrenza, sezione dedicata alle lunghe percorrenze, binari dedicati alle lunghe percorrenze), ma in futuro (quando parleremo di Jásnaja Poljána e Klin) vedremo quanto tutto ciò diventi un incubo burocratico…
Quando va bene ti fanno passare il metal detector solo all’ingresso della parte della stazione dedicata al tuo treno di partenza, ma quando va male lo devi passare anche all’ingresso del binario… finisce che se vai alla stazione in metropolitana devi passare almeno 3 metal detector: all’ingresso della metro, a quello della stazione e a quello del binario: immaginati la situazione quando nel tuo bagaglio c’è un grande zaino, una grande borsa a tracolla e un trolley enorme al seguito…
se sbagli un solo passaggio, per esempio entri nella zona della stazione sbagliata, dovrai uscire ed entrare da un’altra parte, cosa che comporta un nuovo passaggio al metal detector…
i gendarmi non sono severissimi, ma hanno la musonità classica russa: non fanno niente di particolare ma hanno la “magia” di metterti in ansia solo guardandoti, mentre gli altri avventori della stazione ti odieranno perché crei fila e attese…

BIGLIETTI

Fare il biglietto è un’impresa da KGB: sul biglietto devi segnare nome, cognome, specificare che documento usi, mettere il numero del documento (inutile dire che l’unico accettato è il passaporto) e indicare luogo e data di nascita… provare a fare una cosa simile con un bigliettaio che non parla inglese è inutile: se avete una carta di credito che permette gli acquisti online facilmente (o semplicemente un sistema telefonico che permetta di ricevere gli sms dei sistemi 3D Secure europei) è bene fare tutto ciò sulla app o sul sito delle ferrovie russe, tutte in ottimo inglese… altrimenti potete fare alle macchinette delle stazioni (ugualmente in inglese, anche se la stazione di partenza te la fanno mettere solo in cirillico), ma occhio, badate di andare alle macchinette adatte al vostro tipo di viaggio e, spesso, alle macchinette della stazione giusta: se cercare di fare un biglietto suburbano in una macchinetta posta nella zona dei treni a lunga percorrenza non riuscirete a fare nulla poiché non troverete tra le opzioni la stazione che volete raggiungere; idem, se a una stazione che ha i treni che vanno in Finlandia volete fare un biglietto che va a Mosca perderete tempo: cambi, scese e risalite, sono certamente possibili, ma non fanno parte della cultura ferroviaria russa…
Quando fate il biglietto per i treni lunghi assicuratevi di aggiungere il servizio aggiuntivo del wifi, altrimenti vedrete solo la schermata home della RZD… come fare per aggiungere il wifi al biglietto? Non si sa: non c’è scritto da nessuna parte, né alle macchinette né sul sito: quindi rassegnatevi a vedere la schermata home di RZD…

CARROZZE

Col biglietto fatto, i metal detector passati, e ai binari giusti, dovrete affrontare la fila perché apriranno solo poche porte del treno, dove metteranno dei nerboruti buttafuori a controllare i passeggeri uno per uno: non gli dovrete ingenuamente far vedere il biglietto e basta, il buttafuori vuole vedere il passaporto, così da verificare se il numero del documento indicato sul biglietto e il numero del tuo passaporto coincidono, solo così entri… a seconda del numero di passeggeri, il boarding può portare via abbastanza tempo… attenzione anche qui a fare la fila giusta: sperare di unirsi alla fila per la carrozza 2 anche se si ha il biglietto per la carrozza 8, considerando logicamente di raggiungere il proprio posto una volta entrati camminando dentro al treno, è impossibile: il buttafuori della 2 vi guarderà malissimo, facendovi intendere che se tentate di entrare di nuovo in una carrozza non vostra forse vi arresterà… perciò c’è da andare fin da subito alla carrozza 8 con biglietto e passaporto alla mano (pensate a come riuscire a tenere in mano tutto e, insieme, portare le valigie, se le avete) e andare al proprio posto, dove, appena seduti, vi chiederanno di vedere il biglietto (nonostante il buttafuori lo abbia appena visto), e dopo averlo scrutato anche loro da dritto e rovescio, per fortuna, però, senza chiedervi di rivedere il passaporto, finalmente ve lo vidimeranno o strapperanno…penserete «fanno così perché c’è tanta gente: quando non c’è nessuno ti fanno certamente salire alla carrozza 2 anche se hai un posto in carrozza 8!» – vi assicuro che non è così: anche la sera alle 19, per un regionalino scemo del tutto vuoto, il buttafuori alla carrozza 2 c’è, e ti spedirà alla carrozza 8)…

La tanto decantata comodità dei treni russi di lunga percorrenza è forse riservata alla prima classe: in seconda si viaggia esattamente come su Italo… magari il ristorante offre maggiore scelta rispetto a quello dei Frecciarossa, ma neanche tanto di più… neanche i treni russi, quindi, battono lo Shinkansen giapponese in quanto a comodità…

VILLAGGI

Il paesaggio russo è una meraviglia desolata di muschi, faggi, conifere, boschi, fiumetti e poderosi acquitrini…
dal treno vedi agglomerati abitativi che potrebbero dirsi villaggi, e che sembrano provenire da un altro mondo, un altro pianeta, o da un film post-atomico: case fatte di quello che sembra legno, pericolanti e simili a catapecchie, poggiano sul fango adiacente alla palude e, quando va bene, sono circondate da staccionate o lamiere che delimitano un piccolo appezzamento di fango dove ci sono tracce di “coltivazione” (forse il fango è terreno: infatti si possono vedere alcune verdure riuscire a crescere)… appresso a una lamiera un’altra lamiera e un’altra catapecchia… in mezzo nulla, solo faggi, fango e palude…
che questi agglomerati siano abitati è evidente perché ho visto della gente camminare tra una casa e l’altra, e anche alcune automobili percorrere il fango che circonda tutto (non ci sono strade: c’è fango che attraversa paludi e qualche faggeta)… e che questi agglomerati siano considerati “città” è evidente dal fatto che, alcune volte, il treno ci si ferma! Ci sono proprio alcune stazioni adiacenti alle catapecchie…
…è una visione davvero depressiva…
preferibile è la sola natura, incontaminata e comprensibilmente inospitale, e forse per questo bellissimissima… cielo, fiume, stagno, muschio e faggi, nella nebbiolina dell’autunno, creano scorci che noi europei possiamo solo vedere illustrati nei libri…

METROPOLITANA

GENERALE

Mosca non si fa granché annunciare… arriva abbastanza improvvisa durante il viaggio…
sei subito a Leningradskij Vokzal (Ленинградский вокзал, liningrádski vakzál) e devi subito misurarti con la Metropolitana…
La Московский метрополитен, Moskóvskij Metropolitén (maskóvskij mitrapalitén) è senz’altro la più arzigogolata e complessa con cui abbia mai avuto a che fare… anche più di quella di Tokyo (che però ha l’aggravante di essere gestita da più compagnie, ciò crea un inferno di aggiustamenti di tariffa che Mosca non ha)… gli si avvicina, per “incasinatezza”, quella di New York…
ha di particolare il fatto di poggiare sotto una città evidentemente disegnata per percorsi lineari, non “turistici”, e, come per il treno normale, per cittadini già ampiamente avvezzi al suo uso: i turisti che “passeggiano”, o che si disorientano nel comprendere le molte modalità di interscambio tra una linea e l’altra, oppure che si deprimono nel cercare di uscire dalla parte giusta della stazione, non sono granché i benvenuti…

INTRICO DI STAZIONI E DEI LORO NOMI

da dove cominciare per parlarne?

  1. forse dal fatto che le stazioni hanno nomi diversi a seconda della linea: la stazione centrale, quella della Piazza Rossa, si chiama Ochótnyj Rjad, Teatrál’naja e Plóščad’ Revoljúcii anche se è sempre la stessa stazione: si chiama Ochótnyj Rjad la “parte” della stazione percorsa dalla linea 1 (la linea rossa, detta Sokol’ničeskaja); Teatral’naja quella percorsa dalla linea “verde”, la 2 (Zamoskvoreckaja); Plóščad’ Revoljucii quella toccata dalla linea blu, la 3 (Arbatsko-Pokrovskaja)…
  2. che viaggia molto in profondità: per cui, calcolando il tempo di percorrenza, dovrete contare anche i minuti che passerete sulle scale mobili (almeno 2 per un viaggio “singolo”, con aumento a seconda dei cambi)
  3. che le M identificative (come quelle di Roma e Milano) non sono così prontamente visibili… spesso le entrate della Metro sono dentro a centri commerciali o grossi edifici: la presenza della stazione della metro è contrassegnata solo con un’insegna sull’entrata dell’edificio e non con altre indicazioni… certe volte è difficile vedere l’effettiva entrata, specialmente in centro (in posti un po’ più “fuori”, anche se centrali, le stazioni sono più chiaramente visibili) [le cose stanno così anche a San Pietroburgo]
  4. che le stazioni sono immense, e nei loro corridoi, spesso ornati di mosaici a tema sovietico o di decorazioni comuniste (stelle rosse, falci e martelli, faccioni di Lenin, apparati musivi che alludono alla gloria dell’Armata Rossa o che commemorano questa o quella conquista del partito), c’è da camminare parecchio, a una temperatura assai al di sopra di quella che trovate fuori: sicché, nei mesi “freddi” occorre trovare un sistema di abbigliamento “a cipolla” di facile componibilità e trasporto onde evitare che le ghiandole sudoripare funzionino troppo…
    La grandezza della stazione è da considerare anch’essa nei tempi di percorrenza (ci puoi stare anche 2 minuti a camminare per uscire), e da tenere presente per capire come uscire…

LE CARTINE, LE USCITE, GLI ATTRAVERSAMENTI PEDONALI

A questo proposito c’è da informare subito sulla presenza di utilissime cartine, poste sui binari, vicino alle uscite, e appena fuori le stazioni: queste cartine non sono affatto da snobbare (come si fa con qualsiasi cartina turistica, sbiadita e inutile, che vediamo in Italia), sono al contrario da consultare in modo molto approfondito…

Queste cartine informano:

  1. Su quale è l’uscita adatta a raggiungere la vostra destinazione…
    Sembra una scemenza, ma non siamo di fronte a una città come Milano o Roma… Se, per esempio, a Milano, dalla stazione metro di Cairoli uscite dall’uscita di Foro Bonaparte invece di quella di Via Dante (per dirne una), non è che abbiate “sbagliato strada”… né che uscendo dall’una o l’altra uscita la tua destinazione (metti caso il Castello Sforzesco) risulti più o meno facilmente raggiungibile… a Milano, semplicemente «esci dalla metropolitana»: poco importa da quale parte [così anche a Parigi e New York]…
    A Mosca, invece, se esci dall’uscita 2 invece che dalla 3, esci in una zona della città del tutto diversa dalla tua destinazione! Se, volendo andare in Piazza Rossa, esci da Ochótnyj Rjad seguendo le uscite di Plóščad’ Revoljucii finisce che sbuchi dietro la Piazza Rossa in un dedalo di strade forse non lontane in linea d’aria dalla Piazza Rossa ma connesse con la Piazza Rossa in modi quasi del tutto impraticabili a livello urbanistico… [una cosa simile accade a Tokyo]
  2. Su dove sono i punti adatti all’attraversamento delle strade!
    Anche questa sembra un’iperbole, ma Mosca, essendo costruita per percorsi “lineari”, non è che ammetta la logica «esco da un’uscita lontana dalla destinazione così raggiungo la destinazione passeggiando», no… Mosca, e soprattutto la sua metropolitana, non è fatta per “passeggiare”: se devi andare in Piazza Rossa devi uscire in Piazza Rossa! Divagazioni, errabondanze, strusci vari sono poco ammessi, poiché le strade non sono per i pedoni, sono per le auto! Le strade sono pressoché autostrade, e ammettono passaggi pedonali in una media di distanza di circa 500 metri (non meno)… per cui uscire a una uscita non dedicata alla Piazza Rossa e poi cercare di raggiungere la Piazza Rossa a piedi è difficilissimo se non si legge attentamente le cartine, che, fantasticamente, ti dicono dove poter attraversare! Senza la cartina si rischia di stare a camminare per ore solo per passare dall’altro lato di una piazza, o solo per recuperare i 2 km “persi” nell’uscita dalla parte opposta a quella a cui dovevi recarti… [anche questi fatti si presentano simili a Tokyo]

I BIGLIETTI E IL “MITO” DELLA BELLEZZA

Sulle cartine e nei cartelli della metro, le uscite sono simboleggiate da quadrati (le linee della metro da cerchi) a tinta uguale (mentre i cerchi delle linee sono invece colorati a seconda del colore della linea)…
Per somma fortuna le scritte sulle cartine sono anche in inglese!
Se a San Pietroburgo le macchinette per fare il biglietto erano “normali” (né più né meno come in Italia), accettavano poco la carta di credito, e il biglietto di corsa semplice era costituito da una monetina, a Mosca è bene fare una sorta di carnet da più ingressi (20, 40 o 60 viaggi, utilizzabili entro 90 giorni) nelle bellissime biglietterie automatiche, dalla lingua facilmente selezionabile, che accettano molto volentieri le carte di credito… il carnet si presenta come una graziosa tesserina rossa, paragonabile ai biglietti del trasporto veneziano, o alla Carta Agile dell’ATAF a Firenze: basta avvicinarla al tornello e tutto è fatto…
a mio avviso è la soluzione ideale

In tanti si sente parlare della bellezza della metropolitana di Mosca e San Pietroburgo… io ho preferito San Pietroburgo, più “a misura d’uomo”… Le decantate opere d’arte della Metro di Mosca quasi “spariscono” nell’affollamento e nello stress…
Si può dire, sì, che alcune stazioni sono molto stilose… ma, a mio avviso, non c’è da parlare della Metro di Mosca come di una eccelsa opera d’arte, come spesso sento invece fare…

LA CITTÀ

LA GARDALAND DELLA PIAZZA ROSSA

Mosca ha basato gran parte del suo appeal turistico sul “centro”, cioè la Piazza Rossa (una cosa simile hanno fatto a Lipsia)… Intorno a essa hanno strutturato tutta la potenza attrattiva di un visitatore, arrivando però a risultati poco “autentici”… Siccome tutti vanno lì e quindi è lì che deve concentrarsi il pittoresco, il turistico, l’immaginario collettivo, allora lì è diventato una sorta di parco a tema: la Piazza Rossa, il Cremlino, la Cattedrale di San Basilio e i Giardini di Alessandro adiacenti sono stati tutti rispulizziti e ricostruiti in un modo “lontano” dalla realtà, in un modo adatto a un non luogo turistico: quei luoghi sono diventati Gardaland, Disneyland… Non c’è pressoché differenza tra le fontane con gli animali che costeggiano i vialetti zeppi di ristoranti dei Giardini di Alessandro e le fontanelle identiche antistanti i ristoranti di Disneyland… Non c’è molta differenza tra i colori kitsch della Cattedrale di San Basilio e un set antico egizio o arabico di Gardaland…
Il tutto è anche amplificato dal fatto che la Piazza Rossa è una struttura conchiusa: non è un piazzone all’aperto, è invece una sorta di chiostro circondato da edifici, da castelli gardalandosi (il Cremlino a ovest e a sud-ovest, la Cattedrale di San Basilio e la Moscova a sud, i due giganteschi edifici del centro commerciale GUM, Главный универсальный магазин, Glávnyj universál’nyj magazín, il principale mercato universale, a sud-est e a est, i musei storici e la chiesa di Kazan a nord): capire come “entrarci” non è facilissimo, anche perché, nell’immaginario collettivo si pensa semplicemente di trovarla camminando, ma invece c’è proprio da entrarci dentro: arrivarci è più simile a entrare in un edificio che all’imbattersi in una piazza…
Il GUM già illuminato per Natale (era l’inizio di novembre), e la pacchianeria peculiare (simile ma non identica a quella della Spas na Krovì di San Pietroburgo) della Cattedrale di San Basilio uguale a quella della chiesa di Kazan e della torre Spasskaja del Cremlino (Спасская башня, Spásskaja Bášnja, quella con l’orologio), regalano certamente molte suggestioni, anche nel kitsch… e il corpo postmoderno del mausoleo di Lénin (sempre affollato) non manca di affascinare in qualche modo, se non a livello architettonico almeno a livello emotivo… però la Piazza Rossa è un posto turisticissimo dove sovrabbondano gendarmi e forze dell’ordine col mitra, che, in me, non dànno affatto la sensazione di sentirmi al sicuro, mi dànno, al contrario, un opprimente senso di paranoia, come se quei gendarmi stessero lì a guardare me attendendo un mio qualunque sbaglio, da stigmatizzare col mitra: più che al sicuro, mi sentivo quasi minacciato…
Molti destrorsi vorrebbero così anche le nostre piazze (e in certi posti, causa reazioni a scellerati terrorismi, i militari col mitra ci sono già), e quando accadrà io sarò un uomo infelice…

I PARCHI: ALEKSÁNDROVSKIJ SAD (Александровский сад) E PARK ZARJÁD’E (Зарядье парк)

All’interno della gardalandite sono da annoverare i parchi centrali cittadini. L’Aleksandrovskij Sad (aliksándravski sad) è quello storico, e ospita il milite ignoto e vari cippi commemorativi di glorie zariste e sovietiche: è un ambiente regolare popolato da statue (di santi, eroi e animali), da fontane, e da alberi che i colori dell’autunno rendevano meravigliosi, in una cornice, il retro del Cremlino, davvero suggestiva…
Zarjád’e è un parco nuovo, con invece una forma “irregolare”. Visto che la “gardaland” della Piazza Rossa forse non bastava alla città, hanno visto bene di costruirne un’altra, anche poco distante… L’idea è carina (ospitare tutti i terreni e tutta la flora di arbusti presente in Russia in vari appezzamenti di un grande parco, popolato anche da diversi spazi espositivi, giocosi, musicali, ristorativi), ma è pur sempre una Gardaland: i ristoranti sono proprio uguali a quelli di Gardaland e l’architettura avvenieristica del parco crea percorsi tutt’altro che funzionali (per arrivare alla suggestiva passerella sulla Moscova – l’unico posto da dove si può davvero vedere il fiume, visto che passeggiare sul lungofiume ufficiale vuol dire passeggiare su un marciapiede accanto alle “autostrade” senza poter mai attraversare e senza mai potersi affacciare davvero a vedere l’acqua, a causa dell’argine molto alto – c’è da fare parecchi giri pesca)… Nonostante tutto, Zarjad’e Park è un posto più che bello: moderno, ricco di cose di fare, con scorci sullo skyline cittadino ottimi, con saliscendi naturali tra i muschi e i licheni divertentissimi, zeppo di negozi con souvenir assai migliori delle ritrite matrioske smorte vendute intorno alla Piazza Rossa: un vero “parco a tema” che è adattissimo alle famiglie, e che merita una visita… Tra l’altro, lo scorcio sul retro della Cattedrale di San Basilio e sulla torre Spasskaja è davvero mirabile…

IL PARADISO DELLA LETTERATURA E DELLA MUSICA

A parte le gardalandezze, passeggiare per il centro di Mosca è davvero il top per gli amanti della letteratura, del teatro e della musica: a ogni passo ti imbatti in una lapide, una formella per strada, una statua commemorativa, in una casa museo, in un luogo notevole, in una piazza dedicata a qualsiasi supertop della Russia: registi, musicisti, scrittori, drammaturghi, personalità politiche… È come se la Storia, quella degli avvenimenti come quella di tutte le arti, avesse plasmato questa città, più che qualsiasi altra capitale europea: un numero simile di commemorazioni ci sono a Firenze, e una quantità di Storia simile la riscontri a Berlino, ma la sistematicità con cui Storia e Arte si incontrano col lussuoso tessuto urbanistico del centro di Mosca è davvero unica!

IL VIA VAI DAL BOL’ŠÓJ E MALYJ, AL TEATRO D’ARTE, AL CONSERVATORIO

IL BOL’ŠÓJ

Il centro da cui partire, più che la Piazza Rossa, potrebbe essere il Teatro Bol’šój (Большой театр, balsciói tiátr), a cui siamo anche stati… Siamo stati a vedere Manon Lescaut di Puccini, con un cast diligente ma non così adeguato e una regia (di Adolf Shapiro) carina ma non così esaltante, cose che hanno provato come il pietroburghese Mariinskij sia qualitativamente su una scala assai superiore rispetto al massimo teatro moscovita. L’effetto del Bol’šój è quello di un lussuosissimo luogo, costosissimo (molto più del Mariinskij), pieno di gente di dubbia educazione (nessuno si sposta per farti uscire dall’ascensore, per esempio), interessata più all’edificio che alla musica (la gente parlottava durante l’Intermezzo dell’opera)… Il Bol’šój, quindi, è quasi come un teatro italiano! E quello a cui somiglia di più è l’Arena di Verona…
In ogni caso è suggestivo trovarcisi, perché lì, come al Mariinskij, hanno avuto la prima diversi must del teatro musicale russo: quindi, la commozione arriva anche se poteva essere assai di più…
E la commozione arriva perché il Bol’šój, come sempre si dice riguardo ai teatri d’opera esteri, gestisce 2 teatri e una sala da concerto riuscendole a riempire tutte le sere… cosa che noi, in Italia, si ripete da tanto, manco ci sogniamo… Per cui sì, la qualità del Bol’šój sarà anche quella che è, ma non è neanche così poca all’interno di un’idea di business che sorpassa qualsiasi altra iniziativa “artistica” nostrana…

Dal Bol’šój si può intraprendere un bel giro letterario-musicale non male, in quelle che sono le strade più da “struscio intellettuale” disponibili nel centro di Mosca…
In primis, accanto al Bol’šój c’è il Teatro Malyj (Bol’šój è il “teatro grande”, il Malyj, Малый театр, máli tiátr, è il “teatro piccolo”), il teatro dove Čajkovskij e Ostrovskij rappresentarono la Sneguročka, e dove Čajkovskij allestì Evgenij Onegin… una statua di Ostrovskij è posizionata al lato del Malyj, con ottima suggestione…
Davanti al colonnato bianco immacolato del Bol’šój (sotto le colonne si può leggere la lapide che testimonia di quanto il teatro sia rimasto grande anche quando era il massimo teatro sovietico: una bella lapide con scritto CCCP grosso come un casa in lettere dorate), oltre una deliziosa piazzetta ricca di fontane (per sfortuna spente a novembre), c’è una statua di un bonario e pacioso Marx, con l’appello «Proletarier aller Länder, vereinigt euch!» espresso in russo «Пролетарии всех стран, соединяйтесь!»…

KAMERGERSKIJ PEREULOK, TVERSKAJA ULICA & BRJUSOV PEREULOK

Accanto al Bol’šój, dal lato opposto del Malyj, c’è il secondo teatro del Bol’šój, il “nuovo stage”, davanti al quale si può salire una scala per trovarsi davanti al Teatro dell’Operetta (in cui fanno anche diversi musical, anche del tutto autoctoni: era in scena una versione musical di Anna Karenina), situato in Bol’šaja Dmitrovka Ulica (Большая Дмитровка Улица, balsciáia dmítravka úlitsa)… percorrendola verso nord, la prima strada che si trova sulla sinistra è Камергерский переулок, Kamergerskij Pereulok (kamirghiérski piriúlak)…

In questa strada ci sono:

  1. la statua di Prokof’ev, a grandezza naturale (se non fosse per il piedistallo), che, con le partiture sottobraccio, cammina felice verso casa…
  2. la casa museo di Prokof’ev…
  3. la sede “storica” del Teatro d’Arte di Mosca, con le foto dei grandi che ci lavorarono (Stanislavskij, Nemirovič-Dančenko, Bulgakov, Čechov) e con annesso museo…
  4. la statua di Čechov…
  5. la statua di Stanislavskij e Nemirovič-Dančenko in abiti scenici, con citazione dal Gabbiano di Čechov scolpita…

È la strada che, data la vicinanza dell’albergo, ho percorso tantissimo… si interseca, anche, con la grande Тверская улица (Tverskaja Ulica, tvirskáia úlitsa), una enorme direttrice che costituisce il raggio nord-ovest che si origina dal centro della Piazza Rossa, che è una delle tante 5th Avenue che si trovano a Mosca, ricca di super-negozi super griffati, oltre che, nei suoi meandri, dell’unico eccellente ristorante vegano del centro moscovita (Avocado; un altro vegano, Fresh, è agli Stagni del Patriarca, fuori dal “centro”) e di un ottimo supermercato Daily (piccolo ma comunque più grande di quello presente anche in Kamergerskij Pereulok)…

Percorrendo Tverskaja si trova il Teatro Ermolovoj e una lapide commemorativa del regista Sergej Bondarčúk, oltre la quale si può girare a sinistra, in Брюсов переулок (Brjusov Pereulok, Briúsav piriúlak) e scovare, in mezzo a parchi cittadini per nulla brutti, una statua commemorativa, molto grande, di Arám Chačaturján (seduto con l’orecchio teso, la musica premuta sulle gambe, con la schiena appoggiata a una forma espressionista costituita da stilizzazioni di canne d’organo, di tastiere di pianoforte e di casse armoniche di violoncelli), e un monumento a Mstislav Rostropovič, intento a suonare il suo violoncello, su un piedistallo che reca, incise una a destra e una a sinistra, le prime pagine di pezzi che Prokof’ev e Šostakovič gli hanno dedicato, e che quindi, in qualche modo, Rostropovič ha contribuito, con le sue correzioni pratiche, a comporre…

Continuando per Brjusov Pereulok si arriva davanti all’eccezionale Conservatorio di Mosca, intitolato a Čajkovskij, e con Čajkovskij in persona ritratto in uno statuone, seduto, che fa gesti come se dirigesse l’orchestra… La statua è circondata da una ringhiera delimitante la piazza d’accesso all’istituto, ornata di pentagramma e note, di musica di Čajkovskij ovviamente: una ringhiera musicale fantasmagorica!

BULGAKOV

Altra “direttrice” interessante è quella che riguarda Master i Margarita di Bulgakov, di cui si possono ammirare i “luoghi e le ore”, così come il luogo di scrittura (la casa dello scrittore)…
In teoria, dal Conservatorio, basterebbe ripercorrere e ritroso Brjusov Pereulok, ritrovare Bondarčuk, riimmettersi in Tverskaja Ulica, e dirigersi verso Nord per trovare luoghi bulgakoviani, ma, trattandosi di Mosca, le distanze sono belle grosse, quindi è bene arrivare in metropolitana alla stazione Majakovskaja…
Facendo attenzione a uscire dal lato della strada giusto (e cioè dall’uscita 4 della stazione Majakovskaja), ci si trova in Триумфальная площадь (Triumfal’naja Ploščad’, triumfálnaja plósciad), davanti a una superstatua di Vladimir Majakovskij, e a una sistemazione urbanistica sovietica davvero da manuale: le altalene diventano panchine e aiuole all’interno della medesima cellula costruttiva, in una piazza “pedonale” sopraelevata che, sotto di lei, lascia scorrere la consueta autostrada cittadina… Avendo il volto di Majakovskij davanti, sulla sinistra c’è la sala da concerto Čajkovskij (una delle miliardate di sale dedicate alla musica moscovite) in quella che è la porzione pedonale di Большая Садовая улица (Bol’šaja Sadovaja Ulica, balsciá[j]a sadóva[j]a úlitsa) [l’uscita 4 di Majakovskaja dovrebbe farvi uscire proprio davanti alla Sala Concerto Čajkovskij]…

Percorrendo la sezione pedonale di Bol’šaja Sadovaja Ulica verso sud-ovest, a poca distanza dalla sala da concerto, si trova la casa-museo di Bulgakov, che è davvero pittoresca: è affacciata su una chiostrina, e per arrivare all’entrata vera e propria occorre percorrere un tunnellino minuscolo con disegni ispirati al Maestro e Margherita… l’ingresso autentico, di foggia carinamente art nouveau, è affiancato da una statua bronzea che compone e fonde in modo fantastico temi e personaggi del romanzo… fin qui tutto bene, i problemi ci sono una volta entrati: il museo si visita solo con una guida, che parla solo russo…
noi siamo arrivati proprio a metà di una visita, e la commessa alla cassa avrebbe voluto farci pagare per il tour successivo, ma comprendendo che noi con spiccicavamo una parola di russo, ci ha permesso di aggirarci per le stanze senza farci pagare niente…
Sono gustosi alcuni cimeli, soprattutto i libri sugli scaffali; non male l’esposizione con vari memorabilia della produzione teatrale di Bulgakov; carina la macchina da scrivere, il pianoforte e diversi quadri, ma poco “in tono” è il locale-bar che il museo tiene aperto: vedendolo si scopre che è più il museo a essere annesso al bar, e non viceversa… a questa constatazione tutta l’emozione di stare camminando là dove è nato il Maestro e Margherita vacilla alquanto…

Uscendo dal museo, e continuando verso sud-ovest in Bol’šaja Sadovaja Ulica, a pochi passi si trovano gli stagni del Patriarca, dove è ambientata la prima scena del Maestro e Margherita
La pozza d’acqua, piccola, è circondata da un parchino signorile ma ormai assai vetusto, al cui lato sud c’è un casotto d’”imbarco” che sembra simile a quelli degli anni ‘10 a Venezia. Ci sono le panchine gialle dove nel romanzo si siedono Voland, Korov’ev e Azazello, e quindi per forza di cose ti “acchiappa”…

Proprio sugli stagni ci sono il ristorante vegano Fresh, carino ma non paragonabile ad Avocado (la scelta di pietanze non è affatto male, ma l’ambiente è peggiore, il servizio meno accorto, il locale è più piccolo e meno comodo, la chiarezza delle informazioni in inglese meno puntuale), e la sede, con annesso shop (minuscolissimo), di una antica parente della casa editrice musicale sovietica Muzyka: niente a che vedere con il negozio Fuga a Helsinki, ma un paio di cose carine si sono trovate!

Molto interessanti, al lato nord degli stagni, anche una serie di statue ispirate alle favole di Esopo…

TOLSTOJ

IL MUSEO DI ULICA PREČISTENKA, LE STRISCE PEDONALI E I CESTINI DELLA SPAZZATURA

Sebbene la suggestione massima di Tolstoj si abbia a Jásnaja Poljána (di cui parleremo), a Mosca ci sono ben 2 musei dedicati a lui, che, a differenza di Jásnaja Poljána, ancora privata, sono musei statali…
Il primo museo ci ha portato a imbatterci nel problema maggiore dei pedoni a Mosca, che abbiamo già accennato: a Mosca non ci sono attraversamenti pedonali!
Avevamo pianificato di passeggiare da Aleksandrovskij Sad fino al museo: in linea d’aria poco più di 1 km…
avevamo con noi due tazze grandi di caffé: le avevamo comprate alla metropolitana di Ochotnyi Rjad e confidavamo di gettarle in un cestino il più presto possibile…
Da Ochotnyj Rjad, attraverso tutta la Piazza Rossa e tutto il Tajníckij Sad (la continuazione di Aleksandrovskij Sad, costeggiante il lato sud del Cremlino), non abbiamo trovato alcun cestino!

Da Tajníckij Sad, sapendo di doverci dirigere verso la Cattedrale del Cristo Salvatore [Храм Христа Спасителя, Chram Christá Spasítelja, Cram Cristá Spasítilja o Spasítila] (che potevamo già vedere, a poco più di 500 metri, sulla nostra stessa riva della Moskvá, la Moscova), invece di avventurarci sotto il Ponte Bol’šój Kámennyj, in una strada che ci avrebbe fatto vedere la Cattedrale solo dal retro, ci siamo detti di guadagnare il “davanti” della Cattedrale seguendo Aleksandrovskij Sad, attraversando Боровицкая площадь (Borovickaja Ploščad’, baravítskaja plósciad), magari guardando meglio il tetro ma enorme monumento al Principe Vladimir il Grande (Памятник Владимиру Великому, Pamjatnik Vladimiru Velikomu, pám[j]atnik vladímiru vilíkamu), e poi incamminarci per Ulica Volchónka (улица Волхонка, úlista valcónka) che proprio dopo la cattedrale si trasforma in Ulica Prečistenka (Улица Пречи́стенка, úlitsa pricístinka)…

I problemi sono:

  1. che Borovickaja Ploščad’ NON LA SI ATTRAVERSA… arrivi al monumento di Vladimir, dal quale, però, non vi sono attraveramenti pedonali per raggiungere l’altro lato della strada! E la strada (Моховая улица, Mochovaja Ulica, macavája úlitsa), ovviamente, è un’autostrada di quelle che attaversano Mosca: dal monumento a Vladimir non c’è modo di arrivare né al Duomo Paškov lì davanti, né alla stazione della metro di Borovickaja, né alla Biblioteca Nazionale Lenin! — la cosa è sconcertante, visto che quei posti sono a poca distanza da te e tu non ci puoi arrivare!
  2. che per tutta Mochovaja Ulica non siamo riusciti comunque a trovare NESSUN CESTINO!

La nostra passeggiatina di 1 km si era già trasformata in un trekking da 5 km, con tazze di caffé vuote in mano, quando, arrivati dal lato “sbagliato” della strada presso la Biblioteca Nazionale Lenin siamo stati quasi costretti ad arrivare alla Cattedrale con la metropolitana (l’entrata della stazione della biblioteca era, al contrario di Borovickaja, su entrambi i lati della carreggiata; e in metropolitana abbiamo finalmente trovato anche i cestini)

Dalla cattedrale, maestosa ma di normale amministrazione in Russia, si può ammirare una statua di Friedrich Engels, posta proprio sulla “sommità nord” di Ulica Prečistenka [o meglio: alla Cattedrale si arriva dalla stazione della Metro Kropotkinskaja, dalla quale si deve uscire dall’uscita 1 per trovarsi davanti a Engels, sennò, se prendi le uscite 3 o 2, ti trovi sulle scale della Cattedrale e da lì occorrono i consueti 500 metri di “aggiustamento” per raggiungere le strisce pedonali adatte a ritrovarsi da Engels]
Il Museo Tolstoj è a poche centinaia di metri da Engels…

È un museo un po’ “arbitrario”, come quelli letterari di San Pietroburgo: una casa a caso dove si espongono cose dello scrittore… Tolstoj non ha mai abitato nell’edificio di Ulica Prečistenka dove c’è il museo, e lo Stato Russo ha usato la villa come una sorta di esposizione letteraria… Ci sono diversi autografi disposti in teche, pannelli informativi sulla vita di Tolstoj (naturalmente solo in russo), e, soprattutto, raffigurazioni di Tolstoj, in quadri e statue (Tolstoj che traina i buoi, Tolstoj seduto, Tolstoj che scrive: roba scolpita o dipinta da grandissimi artisti, anche se spesso si tratta di copie: per esempio ci sono solo le copie dei ritratti che di Tolstoj fece Il’ja Repin), e dipinti di scene famose dei suoi romanzi…
Rispetto al Museo Dostoevskij a San Pietroburgo, di Tolstoj c’è zero merchandising: pochi foglietti illustrativi biografici (anche in inglese), alcuni libri (solo in russo), ma niente penne, matite, calamite o altro… zero assoluto…
Sul retro del museo, in un piccolo parchino, c’è una statua abbastanza grande di Tolstoj, in posa quasi “buddista”, che sembra reggersi la pancia con le mani nella cintura… una posa non proprio rispettosa: sembra che Tolstoj abbia mangiato troppo…

IL MUSEO DI CHAMOVNIKI

Uscendo dal museo, e percorrendo per poco meno di un km Ulica Prečistenka verso sud-est si trovano nell’ordine:

  1. l’angolo di strada in cui è ambientata la scena di Cuore di Cane di Bulgakov in cui Preobraženskij dà da mangiare per la prima volta a Šarik (Pallino)
  2. La statua vera e ufficiale che Mosca ha dedicato a Tolstoj, in Skver Devič’ego Polja: gigantesca, raffigura Tolstoj seduto e abbastanza arcigno, che ti guarda veramente come un Buddha minaccioso…

Dalla statua, se si svolta a sud, si trova Улица Льва Толстого (Ulica L’va Tolstogo, úlitsa Lvá Talstóva), dove c’è davvero un luogo tolstojano: la dimora moscovita dello scrittora, dove effettivamente viveva quando non stava in campagna a Jásnaja Poljána…
Nonostante sia anch’essa priva di qualsiasi merchandising, la villa moscovita è comunque una chicca tolstoiana: le info in inglese non sono frequenti, ma non sono neanche inesistenti, e descrivono la vita “civile” di Tolstoj, e della sua famiglia numerosa, che è facile immaginare popolare la non grande casa, circondata da un non grande ma amenissimo giardinetto a cui l’autunno donava molto!

Dalla villa si può raggiungere la Chiesa che Tolstoj frequentava (la Храм Николая Чудотворца в Хамовниках, Chram Nikolaja Čudotvorca v Chamovnikach, cram nikalá(j)a ciudatvórtsa v Camóvnikac, la Cattedrale di San Nicola a Chamovniki, Хамовники, camóvniki: il quartiere in cui è situata anche la villa), trascurata, ma forse più suggestiva di quella del Cristo Salvatore, e, se si ha voglia di attraversare il Крымский мост, il ponte Krymskij (krímski), si può arrivare al celebre Gor’kij Park, oggi dedicato alla diversità delle culture (si chiama anche Park Kul’tury): cosa che però noi non abbiamo fatto (non avremmo avuto davvero tempo di esplorare quello che è a tutti gli effetti un gigantesco parco giochi assommato a un parco cittadino: una roba simile, per certi versi, al Prater viennese o all’Englischer Garten di München)


IL CIMITERO NOVODEVIČIJ (Новодевичье кладбище, Novodevič’e kladbišče, navadiévice kládbisce)

Non potevamo andare al Gor’kij Park perché, come da nostra grande tradizione, dovevamo onorare la nostra passione per il turismo macabro, e raggiungere il Cimitero, che è una sorta di pantheon letterario-artistico russo…
Data la fila, non abbiamo potuto vedere le tombe sovietiche di Stalin, Lenin e Brežnev nella necropoli del Cremlino (sì gratuita, ma anche affollata), quindi il cimitero di Novodevičij era tappa obbligata!

Dalla stazione metro di Park Kul’tury si prende la metro 1 verso sud fino alla stazione Sportivnaja e, uscendo, ci troviamo in un quartiere che potrebbe sembrare ultra-periferico, anche se non lo è affatto…
Non c’è da camminare pochissimo per raggiungere il monastero e il cimitero…
Non troverete alcuna indicazione, né alcun segnale che vi indichino da dove si entra: non c’è che da seguire le mura del monastero finché non si trova un’entrata…
Una volta trovata un’apertura, un tale completamente vestito di nero, trovandoci smarriti, ci ha chiesto, in inglese, se cercavamo il monastero o il cimitero… e ci ha rassicurato che il cimitero lo avevamo trovato…
ci ha chiesto se volevamo un tour o se volevamo cercare le tombe da soli… pensavamo di poter fare da soli, e, ringraziandolo, ci siamo messi a consultare la cartina, dalla quale si evinceva che il cimitero era immenso: non era lo spazio carino, austero, amichevole e ricco di gatti del Nekrópol’ Masteróv Iskússtv di San Pietroburgo, ordinato in base alle “materie” (letteratura, musica, scienza), dove, in dotazione all’ingresso, a modico prezzo, ti dànno anche una cartina portatile, no no… Il Novodevičij è una bestia di parecchi metri quadrati, senza alcuna indicazione interna, senza alcuna cartina in dotazione, senza gatti e, di certo, per nulla amichevole…

Se uno vuole fare da sé è bene che si metta a passeggiare, e trovare per serendipità le tombe che cerca, perché sperare di suggere indicazioni dalla grande cartina all’ingresso è pura velleità… Sulla cartina, scoraggiantemente enorme, sulla quale è impossibile porre uno sguardo complessivo a singolo colpo d’occhio, non vi sono i nomi ma solo i numeri delle tombe, e una grandissima legenda ordinata per numero… e naturalmente i numeri sono disposti nella cartina senza alcun ordine (non è che la tomba 100 è accanto alla 99, proprio no)…
Un cimitero che gli si avvicina è forse San Michele in Isola a Venezia, sia per grandezza sia per cartina impossible da decifrare; anche se a Venezia ci sono cartelli di indicazione che aiutano a trovare le tombe di Ezra Pound e di Stravinskij; cartelli del tutto assenti a Mosca…
Ancora vedendoci smarriti, il tale vestito di nero, con una prontezza che si potrebbe anche definire prepotenza, ci dice: «dai, dai, vi accompagno io»… ci porta alla biglietteria, dove noi scorgiamo esserci un listino prezzi per i tour (delle personalità musicali, di quelle dell’arte, di quelle dello sport ecc.); ci fa pagare, parlando in russo con la cassiera; quindi ci porta, ad andatura assai lesta, nel mezzo del cimitero, chiedendoci, come se fosse una rapidissima interrogazione “velocizzata”, chi eravamo interessati a vedere…
Sul momento, e a memoria, io gli ho detto quelli che più mi ricordavo, rischiando di dimenticarmi, e quindi concludendo con: «tutti quelli legati al cinema, al teatro, alla letteratura e alla musica»…
Il tale nero è partito di grandissima carriera, con passo sveltissimo, e a ogni tomba, a macchinetta, ci sbolognava a memoria, in un inglese non male, vita morte e miracoli dei sepolti… ci lasciava giusto il tempo di una foto, per poi ripartire di corsa, con passo speditissimo: le sue gambe sembravano formare l’ovale “di velocità” che sostituisce gli arti durante le corse dei personaggi dei cartoni Warner Bros.: del Road Runner o di Wile E. Coyote…

Siamo sicuri che non mentiva (le storie che ci diceva corrispondevano ai nomi che leggevamo sulle tombe), anche se spesso incespicava (i film di Ejzenštejn che ha citato sono stati «Ivan Nevskij» e «Aleksandr il Terribile»!)…
Ci ha fatto vedere tutti quelli che volevamo: Raisa Gorbačëv, Prokof’ev, Ejzenštejn, Šostakovič (che anche sulla tomba ha voluto la sua firma in musica, con un pentagramma in bronzo, e le sue “note” del nome: DSCH, re, mi bemolle [Es in tedesco], do, si [H in tedesco: in anglosassone è B]), Majakovskij, Stanislavskij, Bulgakov, Mstislav Rostropovič e Galina Višnevskaja, Svjatoslav Richter, David Ojstrach, Fëodor Šaljapin, Skrjabin, Taneev, Nikolaj Rubinštejn, Gogol’, Čechov, Molotov, Chruščëv (non presente al Cremlino perché morto da “civile”: non era in carica da capo dello stato quando è morto, come invece erano tutti quelli oggi al Cremlino)… e anche un sacco di gente, glorie sovietiche, a cui a noi non fregava nulla, ma che il tale nero ci teneva a illustrarci: gente soprattutto militare (designer di missili, generali, famosi paracadutisti), politici (ministri vari), artisti di circo, attori (glorie soprattutto del teatro di prosa anni ‘50 e ‘60), speaker della radio, architetti…
La visione delle tombe sarà durata sì e no 35 minuti! Neanche!
Alla fine, noi eravamo anche preoccupati: paventavamo di dover pagare i “servigi” prestati da questo tale, che si era però in qualche modo “imposto” nell’accompagnarci… e non avevamo granché contanti con noi…
E invece, andandosene, il tale nero ci ha semplicemente salutati, dicendoci che, se volevamo restare ancora nel cimitero, eravamo liberissimi di farlo, e, mostrandoci dove era la toilette, ci ha stretto la mano velocissimamente, ed è scappato via, come Road Runner, quasi lasciando una nuvoletta di fumo alle sue spalle!
Ripensandoci, forse il tale nero era una guida autorizzata del cimitero, che, invece di spiegarci che dovevamo pagare il tour in biglietteria (i tour di cui avevamo intravisto il listino prezzi), si è semplicemente imposto come guida, non lasciandoci altra scelta: ci ha portato, a noi ignari, a pagare il tour, che noi abbiamo pagato pensando si trattasse appunto del semplice biglietto…

In ogni caso, la presenza del tale nero, seppur con una nube stramba di lieve inquietudine, ci ha permesso di vedere il cimitero che, da soli, non saremmo mai riusciti a “dominare”, se non in 4 ore minimo, invece che in mezz’ora…
Non ci siamo soffermati per niente a vedere il monastero, e neanche il suo lago (circumnavigare le mura del cimitero per vederlo avrebbe portato via troppe energie), anche perché il parchetto antistante l’entrata del cimitero, pur carino, non era tutto ‘sto granché, cosa che non ha invogliato granché la visione di ulteriore spazio verde della zona…


LA MOSCA SOVIETICA E LA PANCHINA PERDUTA

Attratti da un sito di luoghi letterari a Mosca, siamo andati alla ricerca di una fantomatica panchina con le sculture di Azazello e Behemot di Master i Margarita… cercando su Google Maps, ancora ignari di quanto fosse meglio Yandex, veniva fuori che l’indirizzo indicato, in traslitterazione anglosassone Sovetskoy Army Street 12, era in quello che fu il villaggio olimpico del 1980, in una zona che appariva un’area quasi periferica, anche se ben piantata nell’area metropolitana moscovita…

Arrivati alla metropolitana di Dostoevskaja ci siamo trovati davanti a quello che è lo standard della città sovietica:

  1. parchino striminzito,
  2. statua di personalità sovietica o russa (in questo caso il generale Suvórov delle guerre napoleoniche, che in giovinezza fu il primo militare russo a marciare su Berlino, nel 1760, durante le guerre germanico-slave tra gli Hohenzollern e i Románov per il controllo della Polonia)
  3. teatro (il Teatro dell’Armata Rossa)
  4. vialone (Улица Советской Армии, Ulica Sovetskoj Armii, úlitsa saviétskai armii)
  5. palazzi residenziali a due piani, divisi da cortilini: una cosa molto diversa dai casermoni regolari e rettangolari, molto alti, della fu Berlino Est

Un’aria residenziale più che dignitosa, ma in qualche modo “desolata”: non ci sono negozi, poca gente in giro, spazi abbastanza grandi da essere raggelanti: cammini cammini senza effettivamente arrivare in nessun posto…
Cercando il numero 12 di Ulica Sovetskoj Armii siamo passati davanti al Museo dell’Armata Rossa (corpo militare evidentemente associato a tutto il quartiere), e a molte abitazioni, finché non ci siamo resi conto di stare seguendo la numerazione civica dispari… e avevamo fatto così perché in quella pari non c’era altro che un parco, che sembrava recintato…
Tornando indietro scopriamo che il parco non era recintato (abbiamo scoperto dopo che si chiamava Festival’nyj Park), ma era un parco proprio da “abitanti”: ci giocavano i bambini che abitavano lì, con le mamme, in giochini molto normali (simili a quelli di Piazza D’Azeglio o del Giardino dei Salvi Cristiani o di Via dell’Agnolo a Firenze)… la sua estensione non era per niente “minuscola”: intorno agli alberi c’erano diversi sentieri, e c’erano anche molte “strutture” (palestre, chiese, baracche varie): cercare lì la panchina con Behemot senza alcuna indicazione sarebbe stato come cercare un ago in un pagliaio… e non ce la siamo sentita di avvicinare qualcuno, magari qualche genitore, per fargli vedere la panchina che cercavano, di cui avevamo la foto sul telefonino: avvicinarsi a qualcuno col figlio al seguito e invitarlo a vedere il telefono non ci è sembrata la cosa più intelligente da fare in un paese dove nessuno capisce quello che dici…

Abbiamo rinunciato… col cuore infranto… avremmo tanto voluto un selfie col gattone nero!

CONCLUSIONI

C’è da essere sinceri… avevamo previsto Mosca solo come base per altri viaggi (Jásnaja Poljána e Klin), e quindi l’abbiamo molto trascurata…

  1. la Piazza Rossa l’abbiamo vista solo una volta in ore diurne
  2. non abbiamo visto la necropoli del Cremlino
  3. abbiamo snobbato il Cremlino
  4. siamo stati alla larga da tutti i musei storici (e ce ne sono molti sulla Piazza Rossa, e decine in altre zone)
  5. non abbiamo visitato alcun museo vero (tipo la Galleria Tret’jakov), neanche quelli musicali (e ce ne sono a miliardi)
  6. non abbiamo ceduto all’esplorazione cibaria dell’Arbat
  7. non abbiamo visto interi quartieri che si vocifera essere bellissimi…

Abbiamo dato la priorità ad altre cose, e vabbé…
Questo non ci ha impedito di testare una città dove i 12 milioni di abitanti si sentono tutti, più che a Tokyo o New York… la ressa, la bolgia, della metropolitana come delle astruse soluzioni urbanistiche, ci ha “restituito” una città complicata, come si diceva all’inizio progettata per non essere “scoperta” ma solo “vissuta” in una logica quotidiana, e che quindi non permette una calma passeggiata, non permette di perdersi, non permette esplorazioni: ammette solo destinazioni precise, e guarda con severissimi occhi cattivi chi errabonda senza scopo… in altre parole: è una città che non consente che tu faccia *come ti pare* più di tanto, ma ti fornisce solo una gamma ben controllata di varianti da te praticabili, e ti “punisce” se provi a praticarne altre…
Ti “punisce”, metaforicamente, con i severi occhi sia della quantità smodata di gendarmi, a ogni angolo di strada, che mettono addosso una orribile ansia di sbagliare qualcosa, sia degli stessi abitanti, che trattano il turista, ignaro del giusto comportarsi cittadino, in maniera spiccia, sbrigativa, e, soprattutto, in una maniera tutta particolare, in qualche modo “disprezzante”, che apre a un’ulteriore riflessione…

Spieghiamoci:
non è affatto vero che tutti siano “cattivi” a Mosca: ne parlavamo già a proposito di San Pietroburgo: quello che ti sorride e che parla inglese perfettamente c’è sempre… ma c’è in mezzo a un indistinto clima di diffidenza nei tuoi confronti…
Diffidenza verso di te, straniero, che sei andato in Russia senza *aver studiato*, che pretendi di fare il biglietto in stazioni sbagliate, che usi male la metropolitana, che blocchi la fila ai metal detector con i tuoi luridi bagagli, che non sai dove attraversare la strada, che non sai come ci si comporta, che non hai studiato la lingua, che domandi cose idiote in un idioma incomprensibile…
La gente sembra ribadirti tutte le volte che può: «ma cosa ci sei venuto a fare qui?»
Un atteggiamento che va al “metafisico” se si pensa che, per meritarlo, tu, in realtà non fai assolutamente niente! Sei solo *colpevole di non sapere*!
È come se i russi ti rimproverassero proprio di essere venuto in Russia senza essere russo! Un modo di pensare che sottintende ai secoli di isolamento, e che urla dappertutto: «in Russia ci stanno solo i russi!» e «La Russia è fatta a solo uso e consumo dei russi! Chiunque vi giunga senza essere, in qualche modo, già “russo”, non è davvero il benvenuto…»

Naturalmente questa è una generalizzazione e una iperbole fatta solo per spiegare una “atmosfera non detta”, perché nessun moscovita ci ha fatto pesare mai davvero il nostro essere stranieri, così come nessun gendarme ci ha mai manco filato (anzi, come vedremo per Jásnaja Poljána, sono stati proprio i gendarmi a indicarmi quale treno dovevo prendere, nonostante il mio unico mezzo comunicativo fosse solo il mio biglietto: hanno dato informazioni di buon grado a un tale che, muto, gli mostrava il biglietto: questo non fa di loro delle merde atroci come traspare da questo finale di post)…
Però, in qualche modo, si “respira” una scarsa apertura verso il turista/straniero, che a San Pietroburgo non avevo riscontrato…

E l’ulteriore riflessione è che, molti, vorrebbero che anche l’Italia fosse come Mosca… anzi: in certi posti, l’Italia È GIÀ COME MOSCA!

Vedere Mosca è quindi quasi come vedersi allo specchio…
Ed è come vivere su se stessi una orribile catarsi omeopatica:
tu “subisci” a Mosca quello che, in Italia, fai subire agli stranieri…

La mancanza di mezzi di comunicazione linguistici ci sono anche in Italia (chi, specie nei paesini, parla inglese in modo tale da riuscire a capire e farsi capire?)…
I mezzi pubblici inintelligibili ci sono anche in Italia (io sfido qualsiasi americano a capire quale mezzo di traporto prendere per andare da Siena a Firenze)…
L’atmosfera del «se lo sai, e ti sei informato prima, bene: sennò, sul posto, non troverai alcuna informazione per sapere come si fa! o, se la troverai, non sarà nella tua lingua!» c’è in toto anche in Italia…

quindi, forse, Mosca è stramba solo perché mette a disagio: non è piacevole vedersi allo specchio e vedere i propri difetti…

non è piacevole… ma va fatto… così da migliorarsi…

e quindi, per autentica catarsi omeopatica, andare a Mosca fa assai bene!

Naturalmente so che avrò sempre nostalgia delle vie “signorili” che ho percorso nel centro di Mosca, quelle dietro al Bol’soj (Kamergerskij Pereulok, Tverskaja Ulica, Brjusov Pereulok)…
So che mi mancherà vedere, semplicemente passeggiando, così tanti monumenti di così tanti artisti…
Mi mancherà il “gusto” tutto speciale di Mosca, quello fatto dalle soluzioni costruttive geniali del socialismo, quello fatto dall’orientalità monumentale così come dal “lusso” tutto particolare della “scenografia” sovietica…
Mi mancherà Mosca come mi manca sempre Tokyo: due metropoli incasinatissime, che però proprio per questo formano “scorci” e “visioni” che ci sono solo lì…
Mi mancherà Mosca anche perché vedere Mosca da turista fa incappare in quei “pregiudizi” turistici che dicevamo…
…forse Mosca è più fatta per essere vissuta che visitata…
…forse è tutto qui il problema

Il viaggio continua a Jásnaja Poljána

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