Cold War

Avevo letto che Emmanuel Lubezki aveva lasciato il set di Roma per lavorare a Cold War, “sbolognando” la fotografia al solo Cuarón… e che Cuarón, nei titoli di Roma, ringraziava Pawlikowski (il regista di Cold War) per ispirazione (Roma scimmiotta Pawlikokwsi) e per aver lasciato a Lubezki il tempo per ultimare la preparazione di Roma

E invece no…

La fotografia di Cold War è di Lukasz Zal, con Pawlinkowski già in Ida, che rispetto a Roma era un gioiello…

E un gioiello, rispetto a Roma è anche Cold War

Chi ha idolatrato il bianco e nero di Roma che dirà di questo che snocciolano Pawlikowski e Zal in Cold War…?
Una volta visto questo di Cold War, il bianco e nero di Cuarón non potrà che diventare slavato, pulitino e traslucido… assolutamente da piccolo schermo…

Chi ha gridato al miracolo ai movimenti di macchina virtuosistici di Cuarón cosa dirà davanti alla macchina che gira attorno ai personaggi (un po’ accarezzandoli e un po’ cercando un tutto tondo mai garantito dalla vicenda), anche evidenziando, ai limiti dell’1,37:1 del formato (usato con una meraviglia che va al di là anche di quella che in quell’angusto spazio trova Xavier Dolan), punti scuri, personaggi “storti” e metafore di giravolta delle vite come della Storia, qui in Cold War?

Chi ha tanto esultato alla Storia quotidiano-popolare messicana di Cuarón, per nulla riflessa nella trama (tutti hanno plaudito all’ambientazione di Roma senza accorgersi che, di fronte alla vera vicenda dei personaggi, fatta solo di elaborazione di lutto e di banale enunciazione del “ricchi e poveri, siamo tutti uguali”, quell’ambientazione era assolutamente ancillare: Roma sarebbe rimasto Roma anche ambientato nell’Anchetta, frazione di Compiobbi a Fiesole, del 1931), cosa potrà dire del connubio inscindibile della metafora tra storia (minuscola) e Storia (maiuscola) di Pawlikowski (i due protagonisti che riescono a stare insieme solo nel non-essere, uscendo dall’inquadratura-visione-mondo e dalla vita, così come la Guerra Fredda, effettiva come interiore, si poteva e ha potuto concludersi solo nei “sogni”: un impianto filosofico a metà tra Tristan und Isolde di Wagner e la DDR sognata di Goodbye, Lenin)?

Chi si è sciacquato gli occhi davanti agli scorci risaputi di Cuarón, cosa potrà dire sui rompicapo fatti di frame allo specchio (più radicali di qualsiasi Zemeckis e di qualsiasi Refn), di tagli fotografici inusuali (simili a quelli di reportage ma anche unici di artisticità: quelli che partono dalle spalle dei personaggi, per esempio, inquadrando di più in altezza che in profondità sono quasi “reminiscenze” caravaggesche), e di bagliori di sensi di montaggio (Cold War è strutturato quasi a episodi conchiusi, tagliati de abrupto e ripresi de abrupto, come a sancire “fette di ricordi” o “spaginate sfogliate” di un libro di storia/narrativa) che crea Pawlikowski…?

Chi ha esultato al silenzio imbarazzante di Roma come potrà reagire alla favolosa musica (classica, pop, etnica) di Cold War? Chi ha apprezzato gli shot “muti” e piatti di Cuarón, cosa dirà delle composizioni caleidoscopiche, tra Busby Berkeley e Ejzenštejn, del tutto musicali di Cold War?

Non so cosa potrà dire…

io dico, altresì, che Ida è meglio di Cold War, quindi sì, non si sta parlando di un capolavorone… ma è senz’altro meglio di quelli che si definiscono i “film dell’anno”…

Joanna Kulig, bella, insieme algida e peperina, sarebbe addirittura da candidare all’Oscar…

Nel doppiaggio di Eleonora De Angelis si può apprezzare una buona prova di Valentina Favazza (Giorgio Borghetti è molto più incolore), ma la scelta di doppiare tutte le lingue rende assurdo tutto quanto (i protagonisti parlano in polacco in Francia, e un francese che li origlia dice loro: «quanto è onomatopeica la vostra lingua»… la De Angelis ha fatto parlare in italiano tutti, i polacchi e il francese, e ha mantenuto quella battuta…)

È il numero 21 del Papiro 2018/’19

7 risposte a "Cold War"

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      1. A Firenze l’hanno fatto al cinema (allo Stensen), sennò io col cavolo che lo vedevo! — e «Cold War» potrà sì incorrere in poche “passioni”, ma rispetto a «Roma», porco boja, è il capolavoro dei capolavori… ma, siccome prima di «Roma» c’è scritto Netflix, allora «Roma» lo si candida a trilioni di Oscar, e a «Cold War» gli si dànno bricioline, anche carine (miglior regia, per esempio), ma sempre bricioline…

      2. Beh, poi da non sottovalutare che Cuarón è un amico di Hollywood, mentre ‘sti polacchi come si permettono?

      3. Ahahaha!, se Pawlikowski vince miglior regia, vado in cima a San Francesco a Fiesole a cantare canti popolari polacchi vestito in abito tradizionale della Slesia!

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