Una notte di 12 anni

I film quasi definitivi sugli orrori delle dittature sudamericane sono, citando anche un po’ a caso, Death and the Maiden di Roman Polanski (1994) e Garage Olimpo di Marco Bechis (2000)…

Una notte di 12 anni comincia nella maniera “cattiva” di Garage Olimpo: tutte torture e scene poco “sopportabili”, oltre la soglia della repulsione comprensibile…

Poi, il regista Alvaro Brechner amplia l’orizzonte del raccontato, mostrandoci il comprensibile delirio dei prigionieri in un caleidoscopio il più possibile coerente (quanto basta per essere compreso) fatto di ricordi e speranze, strutturato con un montaggio più che splendido, e una resa visiva più che eccellente, anche se il ruolo di punta è l’impasto sonoro, davvero mirabile…

Grazie a questo discorso filmico, Brechner riesce non solo a denunciare ma anche a far capire la situazione, a ragionare di giustizia e di storia, e a illuminare sulla vera natura della dittatura, fatta più di stupidità che di “ideologia”, più di violenza e paura che di “programma”… e infatti qualsiasi persona “intelligente”, anche con la sola intelligenza semplice della logica, non riesce a non edulcorare lo status quo barbarico dei prigionieri, perché l’umanità impone di rifiutare il trattamento riservato loro, concepito solo da una mente “disumana” al di là di qualsiasi attività cerebrale…

Brechner è anche bravissimo a rendere le allucinazioni filmiche adatte alle tre menti dei protagonisti: le “visioni” del matematico (ritmiche e concrete), quelle dello scrittore (metacinematografiche e en plain air), e quelle del “pensatore” (richiuso nella rimasticazione di fatti passati), si differenziano per argomenti e tematiche, e ognuna di loro ha qualcosa di particolare, di essenziale, che le differenzia dalle altre…

Uno spettacolo non facilissimo, che tende al ripetitivo (2h di montato sono forse un po’ troppe), ma che ha una stupenda leggibilità mai scolastica né didascalica…

Un egregio cinema sia di documento sia di racconto… Un lavoro davvero ottimo…

Fantastico lavoro anche quello fatto dai doppiatori di Germana Longo

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