«Suspiria» di Guadagnino

Siamo certamente di fronte al miglior film di Luca Guadagnino…
…però stiamo parlando di Luca Guadagnino… il poeta di Melissa P., di Io sono l’amore e dello “stupendo” Un’estate fa (ah, no, scusate, si intitolava Call Me By Your Name)…
il suo “migliore” equivale alla “bassissima lega” di tutti gli altri…

Non indugiamo in cattiverie e cominciamo con l’elencare le moltissime cose buone che invece il suo Suspiria ha eccome:

1: Le attrici vi si dedicano anima e corpo…
Dakota Johnson brilla di bellezza e passione (c’è proprio da stupirsi per chi l’ha vista tutta tremarelle e sospirini nelle 50 sfumature), proprio si vede che ci crede…
Mia Goth anche…
Tilda Swinton è amica di Guadagnino e per lui è evidentemente disposta a scendere in tutti i livelli del ridicolo: per lei ci sono tre parti una più sopra le righe dell’altra, due delle quali sono completamente immotivate (se i cervellotici potranno trovare chissà quali teorie di transfer sul fatto che una strega e lo psicologo abbiano la stessa faccia, neanche i più ben disposti potranno capire perché spendere tempo e denaro a truccare un’attrice per un terzo ruolo, quello di Helena Markos, che si vede per pochi secondi), che lei, con spolvero (abituata forse agli sbraiti del Derek Jarman terminale), riesce ad amministrare a perfezione…

2: Siccome già in Call Me By Your Name, Guadagnino ha fallito malamente nell’imitare il Luciano Tovoli di Professione: Reporter, allora ha deciso in modo assai accorto di non tentare neanche di “sfidarlo” in Suspiria (che di Tovoli è proprio uno dei super-risultati), per cui invece di cercare di gareggiare con Tovoli/Argento in “bellezza pittorica dell’immagine” (una partita per Guadagnino persa in partenza) ha optato per ovviare del tutto il problema “fotografico” per buttarsi a capo fitto nel montaggio…
Il Suspiria di Guadagnino è un film di montaggio (di Walter Fasano) dove quello di Argento era un film di fotografia… e il montaggio di Guadagnino/Fasano è buonissimo…
Per la prima volta, lo stile “guadagninoso” (simile a quello di Damien Chazelle) di girare a caso e poi montare senza cura alcuna (lo stile che ti fa trovare, nei suoi film, fotogrammi di gomiti, asfalto, sedie a dondolo, spighe di grano, peli di culo [vedi Io sono l’amore] sparsi del tutto a caso in mezzo alle sequenze) trova finalmente una sua ragion d’essere diegetico-filmica: essendo le streghe panottiche (vedono tutto con la forza della mente) ed essendo tante, la pluralità dei punti macchina e degli stacchi repentini è MOTIVATA dallo “sguardo” delle streghe: uno sguardo anche particolarmente “entrante” e ravvicinato: quelle inquadrature a ridosso dei visi e degli oggetti, così odiose negli altri film di Guadagnino, in Suspiria trovano una loro ontologia…

3: La valenza metafilmica del costrutto è ottima…
Le idee che coinvolgono la visione/conoscenza, il rapporto tra visione/immaginazione/inganno, l’ansia di essere spiati, l’ansia di avere qualcuno che guarda, l’ansia di “sguardo”, le metafore del vedere/capire/capirsi/essere, le allegorie di cinema/rappresentazione/vita riscontrabili nelle capacità panottiche/cinematografiche delle streghe (anche elevate al quadrato con i balletti che sono sia rappresentazione sia “azione effettiva”) sono tutte idee sciorinate benissimo, in un modo del tutto inedito in Guadagnino, finora regista che si compiaceva a inquadrare ghizzallori e radicchio senza alcuna preoccupazione di chi stesse “guardando” quei ghizzallori e quel radicchio…
L’incastro tra sogni e flashback, tra il passato, il presente, l’immaginato e l’effettivo è al passo con altri ottimi risultati analoghi odierni: non c’è che da rallegrarsi…

4: La dicotomia tra soprannaturale e realistico, con la girandola di innuendo di identità tra le streghe e il male (le streghe erano il nazismo come sono la Rote Armee Fraktion, e vedono tutto come faceva la STASI), supportata anche da una molto buona discussione psicoanalitca in sceneggiatura (da attribuire probabilmente allo sceneggiatore David Kajganich) è incantevole, è davvero un’ottima idea…

5: La funzione psicanalitca della trama, con un Io catartico che massacra Es e Super-Io in una palingenesi di liberazione (dalle costrizioni bigotte della madre inferma sul letto, e dalle “cellule morte” simboleggiate delle vecchie vittime e delle vecchie streghe parteggianti troppo per Es e Super-Io) e di costruzione di una nuova personalità più consapevole (la nuova società stregona guidata da una Dakota Johnson ancora più bella e “rinnovata”) è anch’essa portata avanti bene…

6: Le streghe come madri/amanti, che dànno anche affetto e sono comunque capaci di atti generosi, destano perfino simpatia…

Le cose buone, quindi, ci sono… fanno stare bene, ti rendono felice per fugaci attimi mentre navighi nelle più di 2h e mezzo del Suspiria di Guadagnino…
Ma a questi momenti di gioia si contrappongono le praterie sconce di sgradevolezza stopposa e gommosa di tutto il resto…

1: L’assemblato finale non ha alcun equilibrio drammaturgico…
Il tentativo di far collimare due storie (quella “edificante” dello psicologo e quella “malevola” della streghe) dimostra scarsissimo know how scrittorio: i raccordi tra le vicende sono farraginosi, i parallelismi sono peggio, gli incastri fanno acqua…
La finale “supremazia” della trama dello psicologo, per tutto il film costruita come ancillare rispetto alla vicenda principale, è raggiunta proprio in modo maldestro: sembra che nel finale il film si allunghi apposta per dare allo psicologo quella “supremazia” che mai ha avuto prima: un lavoraccio che annacqua il film di molti minuti idioti…

2: Il costrutto montato, pur in modo pregevole e ricco delle valenze filmiche dette, è grezzo e barbarico, privo di misura e ancora (come nei precedenti film di Guadagnino) poco compattato con la trama…
Guadagnino spende 20 minuti su cose che si potevano far vedere in 5 (i sogni sono lunghi, i balletti anche, le cene della congrega streghesca sono tante e ridondanti) e relega a 4 secondi molti snodi principali (il finale “buono” è affidato a un fugace shot); e si compiace qualche volta di mettere i suoi “a caso” immotivati (buche per terra inquadrate per interminabili attimi; episodi di riempitivo senza motivazione: da una strega che si suicida alle scene oniriche senza senso, alle mani imbrattate di sangue che scrivono A sui muri che poi mai più si rivedono)

3: Le immagini, anche se è buono il fatto che non gareggino in bellezza con Tovoli visto che non possono, e pur avendo una loro coerenza, spesso travalicano nell’amatoriale, proprio nel “brutto”…
L’ultima sequenza del sabba ha una gestione dei colori che sembra ottenuta con Paint; l’ultimo shot “benevolo” sgrana e quasi si pixella…

4: Tutte le buone intenzioni di trama, dagli innuendo realistico-storici, alle valenze psicoanalitiche, Guadagnino decide di buttarle nel cesso nell’ultima mezz’ora…
L’ottima idea di rimanere sul vago sul fatto che le streghe “esistano” in quanto streghe o “esistano” in quanto male (nazismo e terrorismo), viene distrutta presentando la scena del sabba come *vera*… è come se Henry James avesse fatto finire Turn of the Screw con Quint che fa una fuga d’amore con Mrs. Grose!
E la tematica psicoanalitica è sprecata con grettezza, in un sabba lungo, esagerato, sbracante, che più che Suspiria ricorda La terza madre, oltre che le accozzaglie di Napoli velata e Mother!

5: I tentativi di “far paura”, con le contorsioni e le tibie troncate, fanno ridere: il film scontenterà sia gli amanti dell’horror (che non vedranno quell’equilibrio tra “cinema” e “genere” che si vede in Argento come in Carpenter o Cronenberg, o anche in Rob Zombie), sia altro pubblico (che non comprenderà perché, in un contesto da film “d’autore”, con il montaggio elaborato e metafilmico, ci siano questi indugi interminabili in puerili tentativi di spaventare)

6: A livello di sceneggiatura e di montato, Guadagnino si pavoneggia in eterni episodietti “di atmosfera” (la presa in giro dei poliziotti, lo sgallinio delle scempiaggini machiavelliche delle streghe, i tanti flashback sull’infanzia di Dakota Johnson, lo starnazzamento delle allieve della scuola, l’erratico grandguignol delle vittime assolutamente fortuite) che non dicono effettivamente nulla e non fanno altro che allungare il brodo, e allungarlo male (anche questa è una caratteristica che accomuna il suo Suspiria con Napoli velata)

7: L’ambientazione anni ’70, anche ben ricostruita e dalle esattezze estetiche ottime, finisce per raggomitolarsi nel puro scimmiottamento… e lo scimmiottamento è forse la cifra elettiva di Guadagnino come regista: non è un regista “autonomo” è un Manlio Dovì dei registi: Guadagnino imita/parodizza… e se Manlio Dovì è forse consapevole di quel che è, Guadagnino, al contrario, si prende sul serio! [come Ozpetek e Aronofsky, del resto]…
I balletti sessantottini, gli zoommoni alla New Hollywood, l’attenzione alla performance corporea alla Julian Beck, i drappetti rossi come costume delle ballerine: sono cose che Guadagnino taglia e incolla da roba tipo Zardoz di John Boorman… ma, come tutte le operazioni di citazionismo/postmodernismo, il semplice taglia dal 1970 e incolla nel 2018, fa perdere “motivazione” e “pregnanza” all’incollato… se il balletti in drappi avevano un loro senso in Zardoz (e già ne avevano poco: la scena del tabernacolo specchioso con la Rampling che danza tra i foulard, pur affascinante, non fa un servizio così buono al finale di Zardoz), qui in Suspiria molte volte non ce l’hanno…

8: In tutto quanto aleggia lo spettro che s’è detto prima: Guadagnino si prende sul serio: non si accontenta di fare una cacchiatella horror, è convinto di fare un capolavorone, un film altissimo… e questo lo fa scadere subito: tramortisce tutte le idee buone che è riuscito a tirare fuori…
L’effetto più evidente di tutto questo, come si accennava all’inizio, è il ridicolo involontario, che, come una foschia onnipresente, circonda ogni singolo movimento fatto nel film, e ogni singolo movimento di macchina esagitato… Da non perdere, per esemplificazione massima di questo aspetto, la scena dopo il sabba, in cui si vede, con effetti ridanciani, come anche le potenterrime streghe debbano aver a che fare con stracci e scopettone per ripulire il casino sanguinolento delle loro tregende: una scena al top del weirdo

I fan di Thom Yorke che hanno sentito parlare tanto bene della sua colonna sonora si mettano il cuore in pace: Yorke ha composto solo e soltanto una canzone melensa che Guadagnino ha montato esclusivamente all’inizio e alla fine… nel resto del film c’è cacofonia finto avanguardistica fatta da gente che soffia sul microfono come fa Riccardo Marasco all’inizio dell’Alluvione
Anche a quelli di Chloë Moretz spoilerizzo che la loro eroina si vede, con i capelli che le nascondono il viso o in mascherone che la rende irriconoscibile, per neanche due minuti totali di montato…

Date le buone idee messe giù a livello di preparazione, il risultato di Suspiria è quasi un aborto, una vomitata… forse una vomitata di caviale… ma comunque una vomitata…
Però non c’è da essere cattivi oltre misura come lo sono io…
È un film sgangherato e sgangherabile come certi cult, pazzoide come altri cult (di Gaspar Noé, per esempio, o come l’Angst di Gerald Kargl, a cui Guadagnino vorrebbe avvicinarsi in certi punti, per resa visiva e cinestesia della macchina), assemblato male con frammenti di idee al contrario molto buoni…
Probabilmente, questo vomito, alla lunga, visto il cinema odierno, potrà anche risultare più innocente e più interessante di molti altri prodotti industriali…

vedremo

Nota sul doppiaggio:
Rodolfo Bianchi sceglie di affidare doppiatrici diverse ai diversi ruoli di Tilda Swinton (Carla Cassola per il dottore e Ludovica Modugno per Madame Blanc)… Mah… il risultato è standard e non brilla di chissà quale “luce”…
Più carine Rossa Caputo (che di solito mi sta antipatica) su Dakota Johnson ed Erika Necci su Mia Goth…
Il suono poco calibrato e lo storpiamento “megeroso” delle intenzioni e dei toni di voce, rendono però spesso il parlato ai limiti dell’intelligibile… [ma ho paura che sia colpa di Guadagnino]

3 risposte a "«Suspiria» di Guadagnino"

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  1. Da come mi avevi scritto prima mi sembrava che avresti fatto una stroncatura molto cattiva nei confronti di questo film e invece la tua è stata un’ottima analisi in cui elenchi i difetti e i motivi per cui non ti è piaciuta la pellicola. In certi punti concordo con te, ma il punto è che per una volta sono contento di un lavoro di Gaudagnino. Nei film precedenti lui non riusciva a trasmettermi niente mentre qui invece è riuscito a dare qualcosa allo spettatore. E questo è un enorme passo avanti.

    1. Aspettiamolo al varco!
      Sia col film con MacLachlan sia nel vociferato (e io spero rimanga tale) adattamento filmico di «Lord of the Flies» di Golding!

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