«After Miss Julie» alla Pergola

Fröken Julie è una roba di Strindber del 1888, che sancì perentorio il Naturalismo teatrale e una sorta di Kammerspiel nordico… Una cosa alla Verga, alla Ibsen o alla Haneke (tra Jeli il pastore, Spettri e Il nastro bianco): la divisione in classi sociali determina stragi di coscienze allucinate…

Nel 1995, Patrick Marber, alla sua seconda prova di drammaturgo (dopo Dealer’s Choice), adatta il testo di Strindberg per la TV, per la BBC, intitolandolo proprio After Miss Julie e spostandolo dall’Ottocento al 1945…
È Marber stesso a dirigere la ripresa televisiva…

Poi Marber diventa famoso con Closer (1997, Mike Nichols ci fa il film nel 2004) e After Miss Julie viene portato in teatro (dal 2003)…

Gabriella Pession compra i diritti italiani dell’adattamento quasi subito dopo il 2003, sposta l’azione in Italia, italianizzando i nomi e scegliendo come ambientazione il 25 aprile 1945, e assembla piano piano lo spettacolo con Giampiero Solari, quello degli eventi televisivi di Raiuno del sabato sera (con Panariello e Fiorello) e degli specials dei cantanti (Morandi, Dalla, Celentano, Zero, Pausini)…

Il risultato non è male: oltre alla Pession, sul palco ci sono Lino Guanciale e Roberta Lidia De Stefano (tutti bravi) che si muovono in scenografie naturalistiche costruite dagli studenti della Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano…
L’onirismo ibseniano è garantito dalla ottima gestione delle luci…

Il rammarico è che, data la natura più marcatamente sadomasochistica e allucinata dell’adattamento di Marber, le luci sfoggiate per “onirizzare” tutto questo “naturalismo” alla lunga sembrano quasi essere poche…
Non ho visto la versione TV di Marber, ma il suo testo si presta perfettamente a uno showing filmico: i flashback potrebbero essere visualizzati come obliqui (visti da un personaggio in un modo e da un altro personaggio in un altro), e certe nemesi potrebbero essere intese come vere e proprie allucinazioni effettive e non soltanto suggerite (la folla che entra nella casa facendo temere la maldicenze a Guanciale, così come l’uccisione del canarino e conseguente bagno di sangue, potrebbero essere rese sullo schermo come Orson Welles rese le apparizioni di Banquo nel suo Macbeth del 1948, o come Francis Ford Coppola illustrò le follie di Gene Hackman in The Conversation del 1974)

Essendo in teatro e non al cinema, allora, certe sottolineature con le luci sarebbero potute essere riflesse anche nelle scenografie…
Riconosco che una scena “naturalistica” sporcata dall’onirismo delle luci è molto efficace nel rendere il miscuglio tra suggerito ibseniano, delusion varia ed esattezza hanekiana, ma un’idea scenotecnica capace di far trasformare anche la sdrucita cucina in un ambiente alla Caligari, magari con simboli fallico-sadomasochisti alla Giger, avrebbe “acchiappato” forse di più…
Motivi di qualche incertezza anche lo spostamento all’Italia, ottimo ma in certi momenti non perfettissimo (i riferimenti al fascismo e al comunismo nei dialoghi di filosofia sociale si sente essere a una “terza redazione”, dopo l’Ottocento svedese e il Novecento britannico: Marber aveva spostato l’azione al giorno della clamorosa vittoria elettorale del Labour nelle campagne inglesi, infarcendo il testo di riferimenti british, riferimenti che la Pession aggiusta bene ma non benissimo al milieu rurale italiota)…

Quindi, che dire: tutto bellissimo e goduriosamente interessante, ma che innesca una particolare voglia di vedere la materia trattata al cinema, e attiva una nostalgia per la morte di Nichols, già autore e “miglioratore” di Closer (anche se i riferimenti alla cicatrice di Alice, così come il suo primo incontro all’ospedale con Larry, potevano essere mantenuti, il taglio di Nichols della pleonastica scena finale tra Alice e Anna, così come dei troppi resumé reiterati delle stesse situazioni, e, soprattutto, il cambiamento del finale, reso meno funebre al cinema, rendono il film assai meglio della piéce), il quale, sono sicuro, avrebbe “migliorato” anche After Miss Julie in un bel film! [notare bene che l’altro film sceneggiato da Marber senza Nichols, e cioè il Notes on a Scandal di Richard Eyre del 2006, era assai povero in quanto a regia, cosa che fa pensare quanto Marber, senza Nichols, sembri un po’ un’aquila senza ali]

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