The Wife

Girato in modo asciutto e diligente, finisce per essere un compitino di narrazione visiva appena sufficiente… 

Freddino, scorre insommina; non annoia ma di sicuro non acchiappa; prevedibile e dalla onnipresente sensazione di fissità e di improbabilità

La fissità deriva dal fatto che il film dovrebbe vivere dei molti litigi attorici (Close e Pryce effettivamente fanno un buonissimo lavoro: l’ho visto in inglese e quindi non so come Marco Guadagno abbia risolto il tutto, benché Ludovica Modugno e Gabriele Lavia, almeno sulla carta, non sembrino affatto scelte sbagliate), ma Runge non è Mike Nichols e non sa rendere visivi quegli scontri, che si riducono quindi a semplici performance quasi teatrali che il pressoché non-cinema proposto per inquadrarli finisce perfino per squalificare…

L’improbabilità giunge perché questi duelli performativi, sbraitati, fuoriosi e poi subito passionosi, consumano un carburante sceneggiato che via via che si va avanti si scopre essere assai scarso, poco coerente, pieno di contraddizioni e ricco di omissioni drammaturgiche belle serie…
le logiche di affettività con i figli non quadrano affatto (se era Pryce il casalingo perché il figlio si è affezionato più a Close: se Close stava a scrivere sarebbe dovuta essere Close il genitore assente e idealizzabile); l’imposizione maschilista di Elizabeth McGovern come sarebbe potuta sussistere una volta arrivati gli anni ’80 o ’90?; Pryce giovane sembra un deficiente e quindi come fa a diventare l’arguto e affascinante vecchietto che vediamo?; l’accordo professionale tra Pryce e Close giovani quando è scoppiato? Un paio di scene in più per evidenziarci la dinamica del rapporto potevano essere utili… perché così com’è è un film di omissioni che risulta completamente assurdo e sfilacciato, arronzato: Pryce, ogni tanto, sembra il genio che ha le idee, ma in altre battute si scopre che le idee le ha la Close; non ci sono mai stati altri litigi paragonabili a questi ultimi che vediamo? e se ci sono stati perché non sottolinearli? Si poteva, perché no, far vedere la stesura di più di un libro, invece che solo dei primi…

Io ho avuto molte riserve su Big Eyes di Burton (numero 16 di Psych!), ma adesso sono tutte rientrare dopo The Wife: sullo stesso soggetto Burton è riuscito a organizzare meglio le disposizioni attanziali (Waltz è un vero incapace aguzzino coerente come Pryce non è, e Amy Adams è la vera remissiva cronica che la Close non è) e a lavorare infinitamente meglio sul visivo…

Runge ha fatto poco…
ha fatto un prodotto da “quanto basta”, che “dice” molto poco…

3 risposte a "The Wife"

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    1. Glenn ha la maledizione, poverina… e l’ha passata a Amy Adams… in quella baracconata degli Oscar, le nominano tutti gli anni e non vincono mai… è come un crudele ilare accanimento…

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