Le fidèle

Pappone più volte ripassato nel paiolo bisunto, interminabile (2h e 10 percepite come 2h e mezzo) e con verosimiglianza zero…
La sceneggiatura è tutta una ricerca di effettoni drammaticoni («lo amo ma le circostanze ci sono sfavorevoli», «è rinchiuso ma io lo salvo», «la voglio e per lei vorrei cambiare, ma la mia natura e le mie compagnie poco serie con cui sono cresciuto, me lo impediscono», «la amo ma sono crognolo a causa dei miei traumi infantili»), elargiti in una eloquenza narrativa prevedibilissima…

Però non tutto è da buttare:
per esempio è bello romanticone, proprio strappalacrimoni, e questo potrà piacere a qualcuno…
in qualche modo le storione d’amore irrazionali acchiappano sempre e anche questa tragediona del sentimento assai classica (con una lei tosta ma angelicata e un lui cattivo ma dal cuore d’oro) potrà attecchire nei patiti del romanzone…
e, soprattutto, è girato in maniera più che ottima, con un sicurissimo cinema narrativo extralusso (la fotografia, scura, inventiva, ricca di felici giochesse con il fuoco e di movimenti di macchina adorabili, è di Nicolas Karakatsanis, quello di Tonya; il montaggio è di Alain Dessauvage; la musica di Raf Keunen ha un primo tema meraviglioso ma poi si infanga nell’indistinto), che ti acchiappa proprio: la macchina è così partecipe, e coinvolta così bene nel romanticume e nell’azione, da denotare un grandioso occhio cinematografico, da paragonare, perfino, a quello di Robert Zemeckis o di Mike Nichols…

Sicché, boh…
io non lo consiglierei: mi ci sono fracassato le palle e certe situazioni mi hanno dato il senso di ridicolo involontario…
però ai patiti di un cinema “tecnico”, quelli sicuri che la fattura tecnico-narrativa riscatti qualsiasi decottanza, forse piacerà…

Matthias Schoenaerts ci crede tanto…
Adèle Exarchopoulos (pare che la ‘x’ si legga come ‘gz’, e che il ‘ch’ si legga come ‘c dura’, come occlusiva velare sorda, quindi come una ‘k’, quindi ‘egzarkopulós’) è meno coinvolta, ma è sempre simpatica e bellissima, e stavolta (al contrario della Vie d’Adèle) il suo personaggio genera emozioni più “facili”… ho sopportato il tutto quasi solo grazie a lei e a Karakatsanis…

È un film belga (alcuni secondi carini sono dedicati alle problematiche sociali del Belgio diviso tra comunità diverse e in preda alla criminalità, cose comunque all’acqua di rose rispetto alle tematiche analoghe dei Dardenne, vedi La ragazza senza nome) del 2017, che non credo essere uscito nel circuito mainstream, e che io ho recuperato in un cinema d’essais fiorentino (lo Stensen)…

Davvero non male il doppiaggio di Bassanelli Bisbal (per me è stato sorprendente: credevo Bassanelli un patito di Goldrake che non andasse al di là della bimbominkiezza): ho trovato magnifica Sara Ferranti sulla Exarchopoulos (m’aveva fatto un po’ schifo sulla Arterton nel da me adorato St. Trinian’s) e davvero ottimo, con un mix di ruvidezza e stralunatezza pazza, Edoardo Stoppacciaro su Schoenaerts… bene dé!
Anche se, chissà, un giorno lo vedo in originale e ricalibro questo giudizio, ma per ora m’è sembrato un doppiaggio top!

Il titolo affibbiatogli dalla distribuzione inglese è Racer and the Jailbird… a mio avviso molto più adatto a connaturarlo rispetto allo scialbo titolo originale

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