Mary Shelley

Il soggetto, nella sua effettività “storica”, lo si può evincere benissimo dalla pagina dedicatagli da Turismo Letterario
Un soggetto che il cinema ha frequentato abbastanza spesso, anche se in film non proprio “famosi” (io, per esempio, molti di quelli che sto per citare li ho solo sentiti nominare: non li ho mai visti):
James Whale, nel 1935, ha descritto la famosa notte in cui vennero inventati The Vampyre e Frankenstein in The Bride of Frankenstein… e fin lì ok…
Poi ci fu il renaissance del Ghost Movie tra il 1986 e il 1989 (nel solo 1988, nel circuito manistream, uscirono Beetlejuice di Burton, Scrooged di Donner, e High Spirits di Jordan) e in quel milieu la vicenda del Year without a Summer (a riguardo, a livello scientifico, nella blogosfera, si può leggere The Summers that Never Arrived di Bhutadarma) ci andava a nozze:
nel 1986, il grande Ken Russell descrisse la “notte” in Gothic…
e nel 1988 (evidentemente l’anno cinematografico più “fantasmatico”), Ivan Passer ha girato Hunted Summer e lo spagnolo Gonzalo Suarez ha fatto Remando al viento con niente meno che Hugh Grant nei panni di Byron e Liz Hurley in quelli della Clairmont…
E oggi rieccoci…

Alle superiori i poeti come Byron & Shelley, Keats, Wordsworth & Coleridge rimangono sempre molto simpatici, al pari dei “poeti maledetti” come Verlaine & Rimbaud…
La loro valenza ribelle, le loro smodatezze, le loro lisergicità sembrano fatte apposta per piacere agli adolescenti, che riflettono i propri eccessi encefalici negli eccessi poetico-biografici dei poeti, spesso loro coetanei…
Per di più, sono poeti molto legati all’Italia: Shelley è morto al largo di Viareggio mentre viaggiava in barca col mare in tempesta da Livorno a Lerici; a Viareggio è stato cremato, e le sue ceneri sono interrate al Campo Cestio a Roma (si vocifera che il suo cuore, salvato dalla “pira” viareggina, sia sepolto con suo figlio Percy jr. nella chiesa di St. Peter a Bournemouth, nel Dorset), lo stesso cimitero dove è sepolto Keats (su questo cimitero vedi ancora Turismo Letterario)… Byron ha passato in Italia quasi tutti gli ultimi 5 anni della sua vita, tra Roma, Pisa, Ravenna e Genova…
Le loro vite e poesie fanno parte, quindi, di un certo “immaginario adolescenziale” molto presente in Italia…

Quindi stupisce vedere Shelley, Mary, Byron e la Clairmont ridotti a giovinastri bimbettari in questo film di Haifaa al-Mansour…

Questa “trasposizione alla pubertà” ha i suoi pregi e i suoi difetti…

i difetti sono a livello “sociale”:
il «mito» dei Romantici tutti “sesso, droga & rock ‘n’ roll” viene in qualche modo rovesciato una volta visto dagli occhi di una Mary Shelley del tutto “bambina appassionata”…
I poeti che volevi imitare e che adoravi, vengono smascherati come incostanti e squattrinate teste perse, tutto fumo e niente arrosto, tutti poesia e poco sentimento… impersonati anche da attori che non sanno recitare affatto (Byron, interpretato da Tom Sturridge, è proprio una caricatura)…
la cosa funziona a livello simbolico per “spiegare” la nascita dei miti del «vampiro» e del «Frankenstein», ma in un certo senso rischia di dire: «i miti del sesso, della droga e del rock ‘n’ roll sono miti finti, per cui, bimbo adolescente, non sacralizzare certe figure e non fare il bimbo cattivo: sii un bel borghesino obbediente, non scappare col primo romanticone che passa, e rassegnati a fare il ragazzino diligente che è sempre meglio che sprecare la vita con la poesia»…
In questi termini il film è da disprezzare, perché sembra una propaganda piccolo borghese…
…ma alla lunga vi si scopre, invece, una verve nuova, ugualmente ribelle e anti conformista, ma in senso femminista: al mito di Shelley si sostituisce il mito di Mary, che viene resa ugualmente romantica, ugualmente appassionata e ugualmente lisergica!
perciò l’insegnamento, da «sii piccolo borghese», diventa «sii romantico ma siilo almeno come Mary, senza dimenticare gli affetti, e “organizzando” le lisergicità in storie per tutti e non solo riferite a te e ai tuoi papaveri»

Questo primo difetto, quindi, viene “riassorbito”…
…viene riassorbito meno il trattamento puramente alla Dawson’s Creek della passione amorosa…
certe scene d’amore hanno il tono soapoperistico che Bernard Rose impose alla sua Anna Karenina con Sophie Marceau e Sean Bean (1997)…

Però, in attivo, c’è da annoverare una ottima consapevolezza di messa in scena (a parte il primo villaggio, palesemente sbagliato in CGI, il resto di scene, costumi, trucco, parrucco e stucco sono virate molto bene dal punto di vista della oscurità romantica), una colonna sonora efficace (di Amelia Warner), una fotografia che si dimostra consapevole delle regole iconografiche gothic (di David Ungaro), un montaggio tra ricordo e rappresentazione non male (di Alex Mackie) e una regia che, benché a tentoni, ce la fa ad azzeccare dei movimenti di macchina insolitamente veloci, concitati e mobili, che rendono bene l’emozione giovincella dei primi “batti cuore”…

Perciò, come riassumere?
Non è le sette meraviglie del mondo;
Si può discutere su un sacco di cose relative alla “coinvolgenza” e alla complessiva compattezza assai mancante;
Ma, se lo si pensa per un target di ragazzi, è più che dignitoso…

Il doppiaggio di Mario Cordova, a mio avviso, sbaglia la distribuzione: Rossa Caputo tramortisce e marmorizza tutte le faccettine pucciosine di Elle Fanning; e Jacopo Venturiello rende ancora più smorto Douglas Booth…

N.B.: in Evgenij Onegin, scritto tra il 1825 e il 1833, Aleksandr Puškin, un fissato con Lord Byron, parla del Vampyre come «erroneamente attribuito a Byron», in una sua nota a piè della strofa XII del Libro III… però non nomina affatto Polidori…

Il secondo nome di Shelley, da me al liceo sempre pronunciato Bàis-sci (e nessuno mi ha mai corretto), dovrebbe leggersi invece qualcosa come Bisc (una sorta di «biscia» senza «ia»), tenendo sempre presente quello che disse Victor Hugo sui nomi inglesi (in L’uomo che ride): l’unico modo per pronunciarli correttamente è non pronunciarli affatto…

Su Frankenstein vedi Austin Dove

Una risposta a "Mary Shelley"

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  1. sempre molto belle e dotte le tue analisi, complimenti…
    premetto che io l’ho visto in l.o., e quindi non so come sia doppiato, ma a me il Byron di Sturridge, così fuori dalle righe, devo dire che mi era piaciuto…
    ma è pur vero che sono in minoranza, avendo letto di molti che la pensano in maniera opposta, te compreso…
    in ogni caso ottima recensione, e anch’io non ho mai saputo bene come pronunciare Bysshe (dicevo “bishe”, ma è corretto “bish”)…

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