Libri e librini

Da un po’, su Facebook, mi hanno coinvolto nel giochino delle copertine di 10 libri: pubblicarne una al giorno…

Traduco le mie scelte qui, e, ovviamente, il giochino l’ho fatto due volte, con anche qualche bonus

ovvio che la lettura va integrata con i 10 personaggi

  1. Michael Ende: Die unendliche Geschichte, Stuttgart-Wien, Thienemann, 1979
    traduzione di Amina Pandolfi (La storia infinita): Milano, Longanesi, 1981 e ssgg… poi (intorno al 2010) ho comprato il testo in tedesco, ancora ristampato da Thienemann… inutile segnalare le versioni tascabili non congruenti con la prima edizione, quella TEA, 1989 e ssgg (che proprio non tiene conto neanche dei colori del testo) e quella Corbaccio (Milano, 2002 e ssgg, che, almeno, è un’anastatica del testo bicolore, ma non restituisce la magia della copertina di rosso rubino)…
    una delle prime letture che si fanno nell’infanzia, che, sotto sotto, ti instradano nella narratologia e nella filosofia (Ende riassume stupendamente e con semplicità tutto il pensiero tedesco dell’Otto-Novecento)
  2. Italo Calvino: Il barone rampante, Torino, Einaudi, 1957
    l’ho letto nella versione degli Oscar Mondadori Grandi Classici (Milano) nel volume unico I nostri antenati (comprendente anche il Visconte dimezzato e il Cavaliere inesistente), composto, credo, nel 1996…
    anche questo si legge di solito nell’infanzia, ma invece io l’ho letto all’università, innamorandomene come un’adolescente…
  3. Ludovico Ariosto: Orlando furioso, Ferrara, Giovanni Mazocco, 1516; poi Ferrara, Giovanni Battista de la Pigna, 1521; poi Ferrara, Francesco Rosso da Valenza, 1532…
    la prima versione che ho letto è stata quella di Davide Puccini per la NewtonCompton di Roma del 1999, in due magnifici volumi con copertina rigida in cofanetto cartonato… questa stessa versione, aggiornata, oggi è però disponibile solo nel Mammuttone tanto grande quanto un po’ pacchiano…
    la seconda versione che ho letto è stata quella di Lanfranco Caretti (edita prima dalla Ricciardi, credo di Napoli, nel 1954, poi ristampata da Einaudi a Torino nel 1966, da questa riaggiornata nel 1992 e da allora ristampata più volte: io ho letto una di queste ristampe einaudiane)…
    ho dato un’occhiata alla versione di Remo Ceserani della UTET di Torino (inaugurata nel 1962 poi aggiornata nel 1997, ed è a quest’ultimo aggiornamento che ho dato un’occhiata, che comprende anche i Cinque canti commentati da Sergio Zatti)
    ho consultato random l’edizione di Marcello Turchi per la Garzanti di Milano del 1974, ma solo perché circolava in pdf online…
    ho adorato la versione di Cesare Segre presentata nei Meridiani Mondadori (Milano 1964) poi confluita (nel 1976) negli Oscar…
    …ma alla fine le ho preferito l’edizione commentata egregiamente da Emilio Bigi (edita per la prima volta da Rusconi, Milano nel 1982) nella riedizione della Rizzoli (Milano), curata da Cristina Zampese nel 2012: ancora oggi è la mia edizione top…
    ho letto tante versioni perché scrissi (nel 2007) una versione teatrale di questo capolavoro, e mi rileggo molti episodi più volte… a mio avviso Ariosto, oltre a creare un caleidoscopio di storie, indispensabile per comprendere quella cosa chiamata “narrazione”, ha anche regalato tanti spunti per leggere la realtà, non solo la sua del Cinquecento, ma tutte le “realtà possibili” (vedi anche Колокола e il postone apposito)
  4. Beppe Fenoglio: Una questione privata, Milano, Garzanti, 1963
    da me letta nella riedizione della Einaudi del 2006
    letto per un’esame universitario, ci ho scoperto uno dei mattoni più potenti dell’idea chiarificante fondante la repubblica italiana: un’idea purtroppo del tutto persa oggi…
  5. Henry James: The Turn of the Screw, London, Heinemann/New York, Macmillan, 1898
    letto prima nella traduzione con testo a fronte di Alex Falzon per la Mondadori di Milano (1998 e 2003: Il giro di vite: volume che ho regalato), poi nella traduzione con testo a fronte di Giovanna Mochi per Marsilio (Venezia), 2007 (Il giro di vite), che mi sa che ho preferito…
    letto come piacevole ghost story, poi riletto come stupenda riflessione sull’interpretazione del testo e quindi del mondo…
  6. Evgenij Zamjatin: My, edito in inglese a New York da Dutton nel 1924 (pubblicato in russo solo nel 1988)
    letto nella traduzione di Barbara Delfino (Noi) edita dalla Lupetti di Bologna a cura di Stefano Moriggi, 2007
    l’ho messo perché tutti i miei amici avevano già messo 1984 di Orwell…
  7. William Golding: Free Fall, London, Faber & Faber, 1959
    letto nella traduzione di Olga Ceretti Borsini edita da Aldo Martello (Milano) nel 1963 (Caduta libera), comprata online su un sito di bibliofili…
    rispetto al classico Signore delle mosche, Caduta libera è meno facile nella riflessione ma altrettanto amaro: il protagonista “perde la libertà” quando si innamora e invece di esserne contento e di regalare la propria libertà all’amata, in qualche modo se la prende con l’amata per aver “rotto” la sua *volontà di potenza*, e comincia a nutrire verso di lei un risentimento crudele… Golding dice che, siccome anche un sentimento “buono” crea nell’uomo reazioni “cattive”, allora per forza è nato il nazismo, che, forse, è la vera manifestazione “politica” dell’inconscio malvagio dell’umanità… Riflessione terribile, condotta con flashback e flashforward goduriosi e con descrizioni “deterministiche” e appassionate della vita interiore del protagonista, di cui vengono narrate anche l’infanzia e la giovinezza (tutte in qualche modo atte, sia nel bene sia nel male, a creare la personalità “cattiva” del protagonista), nell’Inghilterra prima durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, davvero coinvolgenti…
  8. Aldous Huxley: Brave New World, London, Chatto & Windus, 1932
    letto nella traduzione di Lorenzo Gigli e Luciano Bianciardi (Il mondo nuovo) edita da Mondadori nel 1991; al liceo ho letto anche un’edizione in inglese, a cura di Jonathan Benison, edita in Italia dalla Cideb di Genova nel 1991 e 1996…
    letto a 17 anni: mi piacque tantissimo!
  9. Lev Tolstój: Vojná i mir, Moskva, Russkij vestnik, 1869
    letto nella traduzione di Igor Sibaldi (Guerra e pace) della Mondadori del 1999, nella seconda edizione in 4 volumi per gli Oscar Grandi Classici del 2002… ho apprezzato anche l’introduzione di Pier Cesare Bori nell’edizione della Einaudi (traduzione classica del 1928 di Enrichetta Carafa d’Andria rivista da Leone Ginzburg nel 1941 proprio per Einaudi, che la ristampa da allora [solo nel 2018 è stata “rimpiazzata” dalla nuova versione di Emanuela Guercetti]: l’introduzione di Bori io l’ho letta nell’edizione 2014)
    ancora oggi è uno dei testi più incalzanti e divertenti del mondo… [sono andato alla ricerca dei luoghi di Tolstój nel mio viaggio in Russia, vedendo i due musei a lui dedicati a Mosca e giungendo, perfino, a Jásnaja Poljána]
  10. Maurice Sendak [con Atha Tehon e Jeanyee Wong]: Outside over There, Boston, Lothrop, Lee and Shepard, 1981
    letto nell’edizione softcover della HarperCollins, New York, forse del 1989, comprata dalla Feltrinelli International di Via Cavour a Firenze (oggi non c’è più) e poi, su Amazon, comprato nella lussuosa edizione hardcover anch’essa HarperCollins, di cui però è impossibile risalire all’anno…
    è la storia alla base di Labyrinth di Jim Henson (vedi anche Thrushcross Grange…), e per senso di avventura e pittoricismo dei disegni, l’ho in qualche modo preferito agli altri capolavori di Sendak (di cui ho avuto tra le mani l’ovvio Where the Wild Things Are, In the Night Kitchen e Higglety Pigglety Pop)

Ho naturalmente fatto un secondo giro con:

  1. Eschilo: Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi)
    letto nella traduzione di Raffaele Cantarella in un’edizione Mondadori del 1990 o seguenti, con introduzione, splendida, di Dario Del Corno…
    è sempre bello e suggestivo rileggere questo testo tanto scarno e mininale quanto gigantesco: illustra il momento della nascita della giustizia nel nostro mondo occidentale…
  2. Michael Ende: Der Spiegel im Spiegel, Basel, Litera (Wien-Stuttgart, Thienemann), 1984…
    letto nella traduzione Donatella Frediani, Milano, Longanesi, 1986, poi Editori Associati (TEA), 1989, nella quarta edizione del luglio 1993 (Lo specchio nello specchio)
    cupamente onirico e scuramente triste, è il lato B, l’altra faccia dell’Ende che tutti amano… le metafore di questi raccontini, raggelanti di inquietudine e interessantissimi per criptici rimandi tra di loro, rendono letteratura tutti i meandri dell’inconscio e tutte le contraddizioni dell’esistenza…
  3. Victor Hugo: L’homme qui rit, Paris, Lacroix, Verboeckhoven & Ce, 1869
    letto nella traduzione di Donata Feroldi per la Mondadori, 1999 (L’uomo che ride)…
    letto per un esame, ma ancora oggi fonte di pietosa disperazione…
  4. Alan Moore, David J. Lloyd: V for Vendetta, Burbank, DC, 1988-1989 (i primi numeri apparvero su Warrior, della Quality Communications di Londra, tra il 1982 e il 1985)…
    l’ho letto prima in italiano (traduzione di Leonardo Rizzi), in bianco e nero, edito dalla Rizzoli nel 2006… un volume che ho regalato…
    poi l’ho letto softcover (New York, Vertigo, società sussidiaria della DC) in un’edizione del 2008…
    poi ho comprato la Absolute Edition della DC del 2009…
    è una delle basi del mio pensiero politico, purtroppo…
  5. William Golding: To the Ends of the Earth (Rites of Passage, Close Quarters, Fire Down Below), London, Faber & Faber, 1980, 1987, 1989
    letto nel volume della TEA di Milano del 2002 (primo e terzo libro tradotti da Pier Francesco Paolini, secondo tradotto da Mario Biondi: Ai confini della Terra: Riti di passaggio, Calma di vento, Fuoco sottocoperta)
    Golding dà al suo pessimismo una dimensione storica… Riti di passaggio è stupefacente, e forse il più bello “totalmente”; Calma di vento ha momenti spendidi soprattutto nel finale; Fuoco sottocoperta ha una seconda parte difficoltosa
  6. Cesare Pavese: La luna e i falò, Torino, Einaudi, 1950
    letto nell’edizione Einaudi con i «Capolavori» di Pavese (Paesi tuoi, Il carcere, La casa in collina, Il diavolo sulle colline, Tra donne sole, La luna e i falò), curata da Mariarosa Masoero e Giuseppe Zaccaria nel 2008
    come Fenoglio e forse ancora più di Fenoglio, questo romanzo informa sulla nascita della nostra civiltà italiana… Le descrizioni delle ragazze, le “padrone”, e della vita contadina negli anni guerreschi, sono supertop!
  7. James Matthew Barrie: Peter and Wendy, London, Hodder & Stoughton, 1911
    ai miei tempi era difficile trovare un’edizione “seria” di Peter Pan
    a Firenze trovai un’edizione per bambini comunque ottima di Peter and Wendy e di Peter Pan in Kensington Garden (La Spezia, Polaris/FME, 1994) che recitava «versione integrale» sotto un titolo di raggruppamento Le avventure di Peter Pan… non accreditava nessun traduttore (Mariangela Calonni? Milly Dandolo? boh)…
    nel 2008, la Feltrinelli pubblicò la commedia del 1904 tradotta da Patrizia Farese con testo a fronte e una ottima introduzione di Francesco Cataluccio: imperdibile!
    poi mi resi conto che edizioni “serie” dei romanzi, in effetti c’erano…
    nel 1993, Carla Muschio tradusse Peter Pan in Kensington Garden del 1906 per la Stampa Alternativa di Viterbo, con tanto di illustrazioni originali di Arthur Rackham, in un volumino piccolo che comprai intorno al 2009, ma che regalai… proprio nel 2009, quel libro fu rieditato dalla stessa casa editrice in formato più grande, e l’ho ricomprato…
    nel 1988, Pina Ballario aveva tradotto Peter and Wendy e Peter Pan in Kensington Garden per la Mondadori, con disegni di Cesare Colombi: ne trovai una ristampa solo negli anni 2000s…
    nel 2007, Giovanna Mochi e Carla Vannuccini hanno pubblicato Peter Pan in Kensington Gardens per la Marsilio di Venezia, con testo a fronte… la comprai nel 2009-2010 e da allora mi affezionai alla versione inglese e comprai l’edizione Penguin Popular Classics del solo Peter and Wendy (del 2007) da Feltrinelli International forse nel 2010…
    sono libri, soprattutto Peter and Wendy, un po’ travisati dai bimbomikia for life: in realtà, sebbene la suggestione amorosa per l’eterno bambino sia forte, sono libri anti-Peter Pan, e hanno un terribile senso della predestinazione del tutto vittoriano assai triste e disperato… per di più Peter and Wendy finisce nel più nichilistico dei modi… sono quindi libri da rileggere non per spirito imitativo, né per conservazione nostalgica, ma per riflessione profonda sulle nostre modalità di categorizzazione e immaginazione di quel misterioso oggetto che è l’infanzia…
    [addenda 2020: ho letto in ebook anche la straordinaria edizione Einaudi del 2008 che riunisce Peter Pan in Kensington Gardens e Peter and Wendy nel titolo di raggruppamento Peter Pan… La traduzione è quella che Milli Dandolo ha fatto per Valentino Bompiani nel 1939, non esaltante però piacevole, e l’introduzione di Luca Scarlini, aggiornatissima, coltissima e attenta a rendere conto delle più varie espressioni filosofiche “infantili” della Belle Époque e limitrofi, è davvero più che fenomenale!]
  8. Aristofane: Nefélai
    letto nella traduzione di Alessandro Grilli per la Rizzoli di Milano (2001, Le nuvole)
    l’ho comparata anche con la traduzione di Benedetto Mazzullo per la NewtonCompton di Roma (1991, da me consultata nel Mammuttone del 2003) e con quella di Guido Paduano per Garzanti (Milano, 1979 e ssgg, in una ristampa forse del 2002 o 2003)
    erano anni (2004) in cui ne trassi uno spettacolo…
    Aristofane è sempre cattivo e questa è una delle sue commedie più inquietanti…
  9. Grant Morrison, Dave McKean: Batman: Arkham Asylum, Burbank, DC, 1989
    letto nell’edizione del 15esimo anniversario del 2005
    a me piacciono questi apologhi sulle implicazioni psicologiche dell’essere “supereroe” (=adolescente e uomo), e Morrison forse riesce a essere anche più compatto e riflessivo rispetto al Moore della coeva Killing Joke
  10. Lewis Carroll: Alice’s Adventures in Wonderland, London, Macmillan, 1865 / Through the Looking-Glass and What Alice Found There, London, Macmillan, 1871
    ho letto la traduzione di Milli Graffi per la Garzanti (1978), credo nella ristampa del ’96 (Alice nel paese della meraviglie, Attraverso lo specchio)…
    ho solo sfogliato la versione di Masolino d’Amico (Mondadori 1989, poi Rizzoli 2012 e 2015, ma quest’ultima un giorno la comprerò perché traduce le imprescindibili note di Martin Gardner) e quella della sola Alice di Aldo Busi (Feltrinelli 1993)…
    nel 2002, Carla Muschio presentò il testo inglese (con una sua traduzione) di Alice’s Adventures Underground, la prima elaborazione, nel “corsivo” riproducente il manoscritto di Carroll: lo comprai credo nel 2008, e da allora mi affezionai al testo inglese e lo comprai in un’edizione di entrambi i romanzi della Giunti, Firenze, proprio del 2008, credo…
    Alice continua a vincere su Sylvie and Bruno e sulla Hunting to the Snark (altri capolavori carrolliani meno diffusi) per la sua profonda valenza psichica…

bonus:

  1. Michail Bulgakov: Master i Margarita, Moskva, rivista Moskva, 1966-1967
    lessi la versione di Vera Dridso della Einuadi del 1967, nella ristampa della Biblioteca di Repubblica del 2002… (Il maestro e Margherita)
    poi l’ho riletto meglio nella versione di Emanuela Guercetti per la Garzanti del 1986 (credo però che sia di prima) comprata in una ristampa credo del 2006
    da Feltrinelli International comprai il testo russo in un’edizione Azbuka-Klassika di San Pietroburgo del 2001
    la sua arzigogolezza è sempre un labirinto in cui perdersi è costruttivo…
  2. Cecily von Ziegesar: Gossip Girl, New York, Little, Brown & Co., 2002
    l’ho letto nella traduzione che Eleonora Capelli fece per Sonzogno (Milano) nel 2004, poi rieditata da Fabbri e ancora da Rizzoli, che l’ha ristampata nei suoi SuperPocket nel 2009, ed è in questa versione che l’ho letto la prima volta, visto sugli scaffali dei libri spazzatura della Coop di Piazza Leopoldo a Firenze…
    sembra una cacchiata, ma illustra bene la lotta di classe tra il proletariato e l’Ancien Regime nella New York più deteriorata, tra i ricchi più vuoti e tra i “vorrei ma non posso” più idioti… in italiano comprai i primi 6 libri, gli unici usciti in Italia, i restanti 7 (compreso il prequel e la “parodia” Psycho Killer) li raccattai (alcuni comprati, altri scaricati in pdf)… volevo ricomprarli in inglese tutti, anche i primi 6: il primo l’ho ricomprato, gli altri ancora no… fino al 7 è ottimo, poi tende a ripetersi… gli ultimi non li ho neanche ancora letti… ma la sincerità dei primi 7, ricchi anche di citazioni dai romanzi russi (soprattutto Tolstoj) e di riflessioni sociali e morali (sulla mortifera stupidera riccastra, sulla odiosa sicumera intellettualoide che si rivela assai falsa, sulla terribile idolatria dei modelli che produce mostri) sono tutte da leggere!
  3. Petronio: Satyricon
    letto nella tradizione di Andrea Aragosti nella collana splendida (ma, purtroppo, di breve durata) BUR Pantheon (1999)
    l’introduzione e le note sono supersuperbe…
    è l’unico testo della letteratura latina che cito, per via della sua strambezza peculiare, che mostra un mondo irrazionale e cruento, perfino horror (durante la cena di Trimalcione si racconta quello che è forse uno dei primi racconti scritti su un lupo mannaro), in cui l’uomo deve cavarsela, metaforizzando una struggle for life colorata, desolata e anche transverberata in “spettacolo” baraccone, a cui la frammentarietà del testo (non sapremo mai di cosa certi capitoli parlino davvero e in che connessione siano con gli altri) conferisce una qualità “pazzoide” del tutto acchiappante…
  4. Antoine de Saint-Exupéry: Le petit prince, Paris, Gallimard, 1945
    letto in quella che allora era l’unica traduzione autorizzata, quella di Nini Bompiani Bregoli edita da Valentino Bompiani nel 1949 (Il piccolo principe) ne avevo un’edizione del Club degli Editori, poi ne ricomprai una ristampa bompianese intorno al 2010…
    Messo tra i bonus perché tutti l’avevano già scelto…
    Dopo la scadenza dei diritti ho letto la traduzione di Roberto Piumini (Siena, Barney, 2015) e quella di Yasmina Mélaouah (Milano, Feltrinelli, 2015, con ottime prefazione e postfazione, quest’ultima ripercorrente la vita di Saint-Exupéry)
  5. William Gibson: Neuromancer, New York, Ace, 1984
    letto nella traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli fatta per quella che forse era la Editrice Nord di Milano nel 1986 o giù di lì (Neuromante)… io l’ho letta nella ristampa che ha fatto Mondadori del 2003…
    non ci si capisce nulla, ma dà tanto “senso dell’azione” e ancora oggi discute meglio di altri di un modo di vivere avvenierista, ambientalista, e di una possibile/impossibile convivenza con l’intelligenza artificiale…
  6. Bertolt Brecht: Lebens des Galilei
    scritto in tedesco nel 1938, probabilmente in Danimarca, pubblicato da Brecht forse clandestinamente nel 1940 nel Terzo Reich (ma non si hanno notizie certe di quest’edizione), rappresentato a Zurigo nel ’43, rielaborato in inglese da Brecht e Charles Laughton per una performance americana nel 1947 (versione pubblicata da Laughton nel 1952), rielaborato ancora da Brecht durante il 1956 in vista di una riedizione nella Berlino della DDR l’anno dopo… la riedizione ci fu nel 1957, ma Brecht intanto era morto senza poterla supervisionare del tutto…
    letto nella traduzione italiana di Emilio Castellani edita da Einaudi nel 1963, che io comprai in una riedizione degli anni ’90, prima di gustarmi la versione (ancora einaudiana) col testo a fronte del 2014 (Vita di Galilei)…
    Ancora indispensabile per la riflessione sulla scienza, sulla responsabilità del potere e sulla sua censura…
  7. Joseph Heller: Catch-22, New York, Simon & Schuster, 1961
    letto nella traduzione classica di Remo Ceserani, fatta per Valentino Bompiani nel 1963 (Comma 22; solo nel 2016 Bompiani la “rimpiazza” con quella di Sergio Claudio Perroni), e comprata in una riedizione dei Tascabili Bompiani del 2000…
    forse ho preferito il film di Nichols del 1970 (più compatto e virato dal punto di vista politico in senso anti-nazista, mentre Heller rimane più indifferentemente “generale”, specie per quel che riguarda la trattazione del capitalismo del personaggio di Milo), ma quanto è nichilista il romanzo?; certe riflessioni dei personaggi, che illustrano la totale assurdità dell’esistenza umana (per esempio quelle del prete oltre che quelle dello stesso Yossarian), restano davvero in testa…
  8. Milan Kundera: L’Insoutenable légèreté de l’être, Paris, Gallimard, 1984; poi pubblicato nell’originale cèco: Nesnesitelná lehkost bytí, Praha, 68 Nakladatelství, 1985… fu effettivamente finito di scrivere già nel 1982…
    Io l’ho letto nella traduzione di Giuseppe Dierna (L’insostenibile leggerezza dell’essere), che la Adelphi di Milano fece uscire in contemporanea con l’edizione praghese nel 1985 (e pare che, la prima volta, Dierna si firmò Antonio Barbato)… credo di aver letto la 41esima edizione del 2015, quindi molto tardi rispetto al boom che questo romanzo ha avuto negli anni ’80 come grande emblema del post-moderno umanista… Non ho neanche mai visto il film di Kaufman del 1988…
    Kundera riesce bene a replicare le filosofie slave (soprattutto tolstojane) sull’impermanenza dell’uomo e sulla sua effettiva inutilità… il discorso forse inaugurato da Virgilio (vedi Eneide: quale edizione scegliere? e il numero 7 dei 10 personaggi) e riproposto dalle filosofie schopenhaueriane di un confitto tra il divenire di una storia crudele, atta a produrre un presunto “scopo ulteriore” per il quale sacrifica e tramortisce senza pietà tutte gli esseri viventi (e gli uomini in particolare, che possono comprendere il loro stato miserabile di giocattoli dell’esistenza), e la ciclicità di un essere pre-umano, quasi non razionale e perfino animale, è dipanato in forme filosofiche commoventi e ispiranti numerose riflessioni, ancora oggi dopo 30 anni: cosa preferire? agire, partecipare al divenire e sopportare le conseguenze di esserne tramortiti? o non agire per rifugiarsi in un’esistenza ciclica, per aderire alla quale, però, sappiamo di dover rinunciare al nostro “raziocinio umanistico”…? In soldoni: morire agendo da “uomini” o vivere agendo come cani e maiali? – una scelta tutt’altro che facile che Kundera sviscera, letterariamente e filosoficamente, alla perfezione…

3 risposte a "Libri e librini"

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  1. Concordo su una metà dei titoli, è già tanto no? Un tuffo al cuore nel vedere qui Il Maestro e Margherita: temevo fosse dimenticato :)

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