Macerata Opera Festival: «Elisir»: Michieletto/Lanzillotta

L’elisir d’amore di Donizetti è un’opera deliziosa, ma rappresenta per me una seria incognita nel “gusto della Storia”…

Un giorno, Alessandro Roccatagliati ci disse (a tutti noi laureandi musicologi) che la Storia era una scrematura formidabile, che ci faceva pervenire, a noi odierni, solo il *meglio* di una produzione musicale sterminata, spesso tutta uguale, forse piacevole, ma, in definitiva, molto “industriale”, “anonima”, senz’altro *minore* rispetto alla musica *distillata* dall’alambicco del gusto odierno e passata dal «colino del repertorio» di oggi…

La conclusione era: sarà tanto bello Giovanni Pacini, ma non sarà mai come Giuseppe Verdi… Verdi è sopravvissuto al tempo, quindi Verdi è *migliore*…

L’elisir d’amore di Donizetti è basata su un’opera di Daniel Auber… Elisir di Donizetti è in “repertorio” (la rappresentano più volte in 10 anni), quella di Auber no (la rappresentano forse ogni 70 anni)… perché?
Perché Donizetti è *migliore*?

l’Elisir di Auber era a sua volta basata su miliardi di altre storie “archetipiche” di amore scemetto, leggero e vacuo, di lui che ama lei e di lei che se ne accorge dopo un po’: amore bucolico e agreste, “trasparente”, diafano, stupidino e tanto gioioso, oggetto di pièce, di racconti, di romanzi e di opere: elencarle tutte è impossibile, specie quelle scritte nella grande industria musicale internazionale dell’ultimo 45ennio del Settecento…

Anche Otello, per esempio, si conosce quello di Shakespeare ma ce ne sono tanti altri, soprattutto di Giambattista Giraldi Cinzio… e Romeo e Giulietta, da molti considerato insostituibile, è identico a trilioni di altre storie, da Troilo e Cressida a Paolo e Francesca a Piramo e Tisbe, ai poemi di Arthur Brooke ecc. ecc. ecc. ecc…

Perché Romeo e Giulietta e L’elisir d’amore sono rimaste e le altre no?
sono davvero storie e opere migliori?

La musica che Donizetti ha composto per L’elisir d’amore è effettivamente una gioia e stupisce per gli usi di ritmi e intervalli che poi saranno del tutto copiati da Verdi: e la sua capacità di sottolineare, con pochi tratti solidi, gli snodi dell’esile congegno drammatico di Eugène Scribe (quello che scrisse per Auber) e di Felice Romani (il geniale drammaturgo che adattò il tutto in italiano e che, con smalto prodigioso, accontentò in un attimo le richieste di Donizetti) è formidabile, insuperabile, stupendosa…
…ma davvero così *migliore* delle musiche che tutti quanti (da Anfossi a Pietro Alessandro Guglielmi, da Giovanni Paisiello e Luigi Caruso a triliardi di altri compositori) hanno scritto per soggetti che neanche si possono dire simili ma proprio identici?

Boh…

Fatto sta che siamo qui, a vedere Elisir d’amore di Donizetti al Macerata Opera Festival e non altre tra i quadrilioni di opere uguali a lei…

qualcosa in lei ci sarà…

o forse è tutto solo un caso, determinato male da un coacervo irrazionale fatto di gusto, facilità e “quantità” oltre che di (e forse più che) “qualità”…

Una storiella così scema, fatta di funzioni basiche e ovvie, comuni a tutto il mondo e a tutti i tempi, perché dovrebbe essere trattata con la sacralità cieca, voluta dai melomani, dell’aderenza all’ambientazione originale a tutti i costi…?

innamorati tonti e innamorate che se ne accorgono tardive perché dovrebbero “esistere” solo in quell’ambientazione bucolico-campestre già a suo tempo scelta da Donizetti e Romani con pura genericità, con pura “casualità”, con pura cretineria uguale a mille altre cretinerie… è come voler ambientare Molto rumore per nulla a Messina per forza solo perché Shakespeare ha scritto che è ambientata a Messina, e si sa tutti che Shakespeare scelse il nome A CASO, così come Stephanie Meyer scelse A CASO il nome di Volterra come patria dei Volturi di Twilight scorrendo col dito su un elenco di località di tutto il mondo generato senza criterio… perché quell’A CASO patentato e dichiarato dovrebbe diventare dogma irrinunciabile e obbligatorio?

Bah…

i melomani hanno urlato allo scandalo e al tradimento… ma è difficile trovare un allestimento più divertente (ma con punti “intimi” dove serve) e aderente alla musica (appunto divertente ma “intima” dove serve) di quello che Michieletto ha approntato per L’elisir d’amore

L’idea di ambientare opere leggerone e stupidine sulla spiaggia o in strutture ricreative non è, per altro, per nulla una cosa nuova…
Nel 1978 andò in onda sulla RAI il film che Ugo Gregoretti trasse dall’Italiana in Algeri di Rossini ambientata in un albergo dove tutti si divertivano…
Nel 2000, Laurent Pelly e Marc Minkowski, all’Opéra de Lyon, ambientarono La belle Hélène di Offenbach proprio in una sorta di spa con le sdraio identiche a queste di Michieletto…
Nel 2012, Marco Gandini, Ivan Fedele e Daniele Rustioni, al Comunale di Firenze, ambientarono Il viaggio a Reims di Rossini ugualmente in una spa con tanto di piscina e cantanti che si bagnano in modo identico a come fanno qui con Michieletto…
E questo allestimento di Michieletto, tra l’altro, non è per niente “nuovo”: è stato fatto anche nel 2015 al Cirque Royal di Bruxelles prodotto dall’Opéra de la Monnaie (lo trasmisero anche in TV con regia di Léonid Adamopoulos)…

per cui perché incavolarsi?…

I cantanti si dànno all’allestimento con tutta l’anima, spesso sacrificando la perfezione musicale per recitare, e adattandosi con gioia anche alle scene un po’ ripetitive (sono tanti e reiterati gli schiaffi sul culo delle comparse da parte dei personaggi piacioni Belcore e Dulcamara)… Mariangela Sicilia (già una ottima Mimì per Graham Vick a Bologna) si bea di fare la vanesia e ha una vocalità ottima per il ruolo; Alex Esposito (Dulcamara) e Jurij Samoilov (Belcore) si divertono a fare i guappi e riescono a cantare mentre si bagnano sciacquano e braveggiano con le comparse; John Osborn (Nemorino) è bravo a fare l’impacciato e a conservare la perfezione d’intonazione, anche se è quello col volume vocale meno adatto allo Sferisterio, come vedremo…
Anche il direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta si adatta con entusiasmo a un allestimento così movimentato da rendere impossibile la sua gestione musicale attraverso il gesto: il coro, sempre impegnato in evoluzioni cadenzate sul lungo palcoscenico dello Sferisterio, impegnato nell’azione complicaterrima, NON POTEVA vedere i suoi attacchi e quindi “rubava” così tanto da perdersi… e spesso lo hanno fatto anche i cantanti…
Quello che non si adatta è forse lo Sferisterio stesso: L’elisir è opera “piccola”, con organico quasi da primo Ottocento (è del 1832), che richiede note sussurrate più che cantate, e pezzi orchestrati in maniera “minuscola”, con pochi strumenti coinvolti, che potrebbero diventare quasi inudibili nel grande spazio del teatro maceratese… a me sul loggione è andata bene, per fortuna, e ho sentito tutto, ma spesso con fatica, soprattutto le voci dei cantanti (ho detto Osborn ma ogni tanto anche Sicilia)…
E si adatta poco, ogni tanto, una configurazione “funzionale” di “trama”: perché Michieletto “condanna” Belcore e non Dulcamara… anche se a Dulcamara gli fa addirittura prendere per il collo Adina per “sfruttare” un arresto musicale in minore di Donizetti, sì repentino, ma non così tanto da dover essere reso con un gesto così marcato…?
Ci voleva davvero tanto a far arrestare anche Dulcamara?
Come mai?

Boh…

forse è inutile cercare “architetture” in una scemenza di trama come questa… e forse Michieletto aveva già fatto tanto: coordinare con coerenza miliardi di movimenti di coro, solisti e comparse, in maniera davvero supersonica, anche se non conforme con la vista del direttore d’orchestra; sottolineare benissimo ogni svolta della musica; ricercare tic e caratteri di tutti i personaggi, anche quelli non esistenti (le comparsine ricorrenti del coro le ha delineate tutte lui, senza alcun appoggio del libretto); capire bene e con solidità quali solo le scene di “snodo” da sottolineare e *isolare* a livello di luci…
in tutto questo Michieletto è stato da 10: e non si può chiedergli di più…

A mio modestissimo avviso, una trametta come quella di Elisir, oggi, non può che essere buttata a ridere come ha fatto Michieletto…
Un allestimento non perfettissimo, ma adatto ai bimbi, aderente alla prosodia musicale, felice, contento e scaccia-pensieri come il libretto…
«che altro c’è?» (disse Derek a Odette, e Rogers rispose: «come offendere una donna con 4 sillabe o meno»)

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