Eneide: quale edizione scegliere?

Qualche mese fa mi sono reso conto di avere una sola edizione dell’Eneide nella mia casa avita e nessuna a Firenze…

Avevo la versione classica Einaudi (comprata, a dir la verità, sul Club degli Editori, vetusto “negozio” di libri per corrispondenza) di Rosa Calzecchi Onesti (1967), assai diffusa in numerose ristampe… non so quale editore, forse Bompiani, accostò la traduzione di Onesti a un succinto commento di Guido Paduano (ho solo intravisto il volume a casa di mio suocero, riproposto nella Biblioteca di Repubblica, che nel colophon dichiara comunque essere un’edizione Einaudi del 1989), ma nella sua veste originaria, la traduzione si presentava priva di qualsiasi commento…

Per me studente, obbligato a edizioni scolastiche, non fu un problema, ma per il me odierno, la mancanza di un commento serio è stata inaccettabile…

Dell’Iliade e dell’Odissea, anche da studente, attratto probabilmente dal greco, comprai almeno un paio di edizioni (Iliade: Giovanni Cerri e Antonietta Gostoli, Rizzoli 1996, nella ristampa del Club degli Editori, la cui introduzione colta e “completa” nel riassumere la questione omerica così come i problemi esegetici mi ha accompagnato con tanta felicità nello studio dei classici; la versione tradizionale di Vincenzo Monti, in una ristampa Rizzoli 1952 e 1990; ultimamente mi sono regalato anche la stratosferica edizione di Franco Ferrari, Mondadori 2018, davvero più che splendida – Odissea: Maria Grazia Ciani ed Elisa Avezzù nella ristampa Mondadori 1997, privata, rispetto all’originaria Marsilio 1994, del testo a fronte; la versione tradizionale di Ippolito Pindemonte, ristampa NewtonCompton 1993 e 2006; l’edizione Kindle Garzanti 1968-2010 con introduzione di Fausto Codino, traduzione di Giuseppe Tonna e ottima, benché per nulla aggiornata, guida bibliografica di Claudio Bevegni: versione carina ma vecchia e senza testo a fronte, “difetti” che la rendono utile, più che altro, per leggerla in treno a scappa tempo [vedete che dell’Odissea sono assai sguarnito di edizioni valide con testo a fronte: anche a questo, in futuro, dovrò rimediare] — e comperai il per gli studenti immancabile “mammut” della NewtonCompton, con Iliade e Odissea tradotte e commentate in maniera risicatissima ma non banale da Mario Giammarco 1997), ma dell’Eneide mi limitai a quella priva di commento…

Ho deciso solo adesso di rimediare, consultandomi con miei amici “anticologi” (il cui supporto, per me profondamente novecentista, è stato indispensabile), e spulciando Amazon, OPAC di biblioteche e scaffali di librerie, sono andato alla ricerca della edizione dell’Eneide a me più adatta, e cioè che avesse un commento nell’ordine:

  1. Non trascurante le questioni ecdotiche
  2. Generoso di considerazioni retoriche
  3. Ampio in osservazioni estetiche
  4. Felice di valutare le fonti ispirative e di non tacere almeno le più importanti derivazioni letterarie

Il mio modello era il commento di Emilio Bigi dell’Orlando furioso, ovviamente (prima Rusconi 1982 poi Rizzoli 2012); e, per il classico latino, i commenti di Ivano Dionigi al De rerum natura di Lucrezio (Rizzoli 1990) e di Andrea Aragosti al Satyricon di Petronio (Rizzoli 1999)

Valutando le tante edizioni sfogliate, ho purtroppo (soprattutto per le mie tasche) constatato che una sola edizione non sarebbe stata al caso mio, e quindi ne ho comprate 4…

Prima di andare al regesto di queste 4 edizioni, enumeriamo alcune note essenziali di ecdotica ed ermeneutica “eneidose”…

ci sarebbero 23 frammenti di papiro e pergamena membramenacea provenienti da Egitto, Siria e Palestina, che ci tramandano il testo: testimoni antichi ma davvero minuscoli, quindi quasi inutili…

Sicché è bene affidarsi ai codici, e Virgilio è l’unico poeta della latinità aurea pervenutoci su testimoni tardo-antichi…
il codice Mediceus (M) del 480 d.C. o giù di lì (senz’altro è stato composto prima del 494 d.C.), scritto in Italia (oggi è alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, con segnatura Plut.39.1: vedi qui… il foglio 76 di questo codice, contenente alcuni versi del libro ottavo dell’Eneide, è finito nel codice F: vedi qui): fu acquistato da Francesco I de’ Medici alla fine del ‘500 (Francesco è vissuto dal 1541 al 1587) perché era circolato con molta fama durante l’Umanesimo: venne usato dagli stampatori già dal 1471;
il Palatinus (P) di eguale datazione, scritto in Italia;
il Romanus (R) del 500 d.C., scritto a Roma o a Ravenna (entrambi alla Biblioteca Apostolica Vaticana della Santa Sede, P è Vaticanus Palatinus lat. 1631; R è Vat.Lat.3867);
ci tramandano pressoché tutta l’opera di Virgilio, non solo l’Eneide…

altri 4 codici tardoantichi sono lacunosi:
il Vernonensis (V) del 400-450 d.C., scritto nell’Italia del Nord (alla Biblioteca Capitolare di Verona: Veronensis XL 38): è messo malino: nel 700 ci hanno scritto sopra la Moralia in Job di Gregorio Magno: alcuni studiosi lo vogliono scritto in Italia ma da mano francese e credono sia entrato in possesso perfino di Severino Boezio (vissuto forse tra il 475 e il 526 d.C.);
il Fulvii Ursini schedae vaticanae (F) del 380 d.C., il più antico di tutti, scritto a Roma, anche se per molti è invece proveniente dalla Spagna (oggi è alla Biblioteca Apostolica Vaticana, con segnatura Vat.Lat.3225): ne rimangono 75 fogli che sono stati paleograficamente accostati al codice M della Laurenziana (di cui, si diceva prima, “contiene” il foglio 76): magari M è copia di F: boh… (rivedi qui)… si chiama così perché Fulvio Orsini lo comprò nel 1579 da Torquato Bembo, figlio di Pietro Bembo (dal 1612 è alla Vaticana come parte del posseduto della famiglia Orsini): si dice che prima che a Pietro Bembo sia appartenuto a Giovanni Pontano (1429-1503);
il Sangallensis (G) del 500 d.C., scritto forse in Italia (oggi, con segnatura Cod. Sang. 1394, è alla Stiftsbibliothek di Sankt Gallen in Svizzera, che ne ha appontato la digitalizzazione): contiene davvero pochi frammenti dell’Eneide;
l’Augusteus (A) di eguale datazione, scritto forse a Roma: 7 fogli di questo codice, segnati Vat.Lat.3256, sono alla Biblioteca Apostolica Vaticana; altri 3 sono nel documento segnato Lat.Fol.416 alla Staatsbibliothek zu Berlin…

due sono codici più moderni ma probabilmente sono copie fedeli di roba più antica:
il Monacensis (m) del 780 d.C., scritto in Italia (oggi alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, con segnatura Monacensis.Lat.29005), dell’Eneide contiene una quarantina di versi del libro V e circa 35 del libro VI;
e il Parisinus (p) di eguale datazione, scritto in Germania occidentale (oggi alla Bibliothèque National de France a Parigi: Parisinus Lat.7906): ha in sé diversa roba (c’è le sei commedie pervenuteci di Terenzio in copia del 1200; la quarta satira di Giovenale in copia del 900; l’Excidium Troiae di Darete Frigio, con la presunta lettera di Cornelio Nepote a Sallustio a fare da prefazione, in copia forse tardo-antica; il primo libro dell’Historia Francorum di Gregorio di Tours in una copia coeva del 550 circa d.C.; e una anonima Disputatio mundi et religionis del 1400), e dell’Eneide, in pagine del 780 d.C. (cioè nei fogli 59-88), contiene i primi 128 versi del libro I, e i versi che vanno dal 682 del libro III al 734 del libro V (è digitalizzato su Gallica)…

poi ci sono i manoscritti scritti dal 900-1000 in poi e che possono essere utili in quanto copiati dagli appena citati quando erano integri e quindi possono averci un passo integrale che poi successivamente è andato perso nell’antigrafo… esempio: quando il Palatinus (P) è lacunoso per strappi e incrostazioni varie, se vai a leggere il Guelferbytanus Gudianus 2°.70 (γ), che da Palatinus ha copiato, tra il 900 e il 1000, quando ancora lo strappo e l’incrostazione non c’erano, allora avrai alla perfezione il testo di Palatinus (ovviamente segnalando da dove viene l’integrazione: il γ è oggi alla Herzog August Bibliothek di Wolfenbüttel in Bassa Sassonia, ossia Niedersachsen in Germania)

ci sono, naturalmente, anche innumerevoli altri testimoni più tardi, e ci sono anche copie di copie successive a questi, appena elencati, testimoni “principali”…
per comodità di “occhiata”, su tutti i testimoni disponibili virgiliani (antichi e non), rimando a questo impagabile specchietto dell’Università di Helsinki…

I codici “principali” sono tanti ed eterogenei e tra loro è stato impossibile creare parentele stemmatiche (della serie: se P e A hanno tutti un errore in comune sarebbe facile “imparentarli” e farli discendere da un antigrafo comune, cioè è facile pensare che abbiano copiato dallo stesso codice… ma invece questo non è possibile in Virgilio: gli errori non sono mai così comuni e precisi per fare questa operazione)… Tra i primi a tentare di fare un testo complessivo, che valutasse quale tra questi testimoni fosse attendibile e quale meno attendibile, cioè quelli che per primi fecero una edizione critica scientifica, sono stati Otto Ribbeck nel 1894-1895 (Lipsia, Teubner) e Frederic Hirtzel nel 1900 (Oxford University Press)…

Sono seguiti:
Remigio Sabbadini (Torino, Paravia, 1918-1919, poi riveduta nel 1935);
Giuseppe Albini e Gino Funaioli (Mantova, Accademia Virgiliana, 1938);
Luigi Castiglioni (Torino, Paravia, 1945: è quasi un aggiornamento dell’edizione di Sabbadini);
Rosa Calzecchi Onesti (Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1962);
Roger Mynors (Oxford, Clarendon, 1969 e 1972);
Mario Geymonat (Torino, Paravia, 1973: riprende il lavoro di Sabbadini e Castiglioni);
Ettore Paratore (Milano, Fondazione Lorenzo Valla per i tipi di Mondadori, 6 volumi editi dal 1978 al 1983 con commento di Paratore e traduzione italiana di Luca Canali: a differenza dei precedenti Paratore si occupa della sola Eneide e non di tutto Virgilio);
Mario Geymonat (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2008);
Gian Biagio Conte (Berlin-New York, De Gruyter, 2009, nel 2011 ripubblicata nella collana Bibliotheca Teubneriana: come Paratore, Conte si dedica solo all’Eneide; per la Teubneriana, Conte, con Silvia Ottaviano, si è poi occupato delle Bucoliche e delle Georgiche nel 2013);
Luis Rivero Garcia, Juan Estevez Sola, Miryam Libran Moreno, Antonio Ramirez De Verger (Madrid, Consiglio superiore scientifico di ricerca classica, 2011: come Paratore e Conte, questa edizione nazionale spagnola si dedica solo all’Eneide)

I traduttori più importanti che si sono cimentati nella traduzione italiana dell’Eneide sono stati:
Annibal Caro (Venezia, Giunti, 1581);
Giuseppe Albini (Bologna, Zanichelli, 1922);
Francesco Vivona (Roma, Ausonia, 1927);
Cesare Vivaldi (Parma, Guanda, 1962: molto considerata, e ristampata a Milano da Garzanti nel 1990, in un’edizione disponibile ancora oggi: nella sua nota scritta per Garzanti, Vivaldi confessa che molte idee ermeneutiche gliele ha date Paratore);
Enzio Cetrangolo (Firenze, Sansoni, 1966);
Rosa Calzecchi Onesti (Torino, Einaudi, 1967: la leggendaria, più volte ristampata: Einaudi la rimpiazzerà, o meglio, gliene affiancherà un’altra solo nel 2012; probabilmente, in origine, era associata alla sua edizione critica di Milano 1962);
Francesco Della Corte (Milano, Mursia, 1967);
Carlo Carena (Torino, UTET, 1971);
Luca Canali (all’interno dell’edizione di Paratore: Milano, Fondazione Lorenzo Valla/Mondadori 1978-1983: traduzione riproposta da Mondadori innumerevoli volte dal 1985 in poi);
Carlo Saggio (Milano-Napoli, Ricciardi, 1980);
Enrico Oddone (Milano, Feltrinelli, 1995);
Mario Ramous (Venezia, Marsilio, 1998);
Riccardo Scarcia (Milano, Rizzoli, 2002);
Alessandro Fo (Torino, Einaudi, 2012)

Già subito dopo la prima edizione i contemporanei hanno cominciato a commentare l’Eneide, che fu proprio sentita e propagandata come il poema nazionale romano…
Nella tarda antichità i commenti e gli scholii si sono moltiplicati, e uno in particolare ci è utile, quello redatto intorno al 500-600 d.C. da un tale che si chiamava Servio (che cita anche spesso alcuni commenti che lo hanno preceduto e che oggi sono per noi perduti, per esempio quello di Elio Donato)… poco tempo dopo una mano ignota ampliò il commento di Servio con molte altre suggestioni tardo-antiche sull’Eneide risultando in un commento davvero ampio, che nel 1600 fu pubblicato da Pierre Daniel a Parigi e che fu quindi chiamato Servio Danielino
Dopo Daniel, tra il 1881 e il 1902, per la Teubner di Lipsia, Georg Thilo e Hermann Hagen hanno fatto un’edizione del testo latino dei due commenti “serviani”…
Non si sa quando sia stato effettivamente redatto, ma è importante il commento tardo-antico (forse anche anteriore a quello dei Servii, ma siamo lì, cioè 500-550 d.C.) di un certo Tiberio Claudio Donato, evidentemente allievo di una scuola di retorica (i Servii erano di una scuola di grammatica), il cui testo latino è stato ricostruito da Heinrich Georgii per la Teubner di Stoccarda tra il 1905 e il 1906… tra il 1993 e il 1997 si sono poi trovati altri testimoni del commento tiberiano, che quindi abbisognerebbe di una nuova edizione…

Tra il 1872 e il 1875, Albert Forbiger commentò tutto Virgilio per la Heinrichs di Lipsia…
Tra il 1884 e il 1898, John Conington e Henry Nettleship hanno commentato tutto Virgilio per la Bell di Londra…
Tra il 1887 e il 1892, Giovanni Pascoli, per la Giusti di Livorno, pubblicò il volume Epos, con tanti spunti ermeneutici dell’Eneide
Tra il 1903 e il 1915, Richard Heinze scrisse un saggio per la Teubner di Lipsia (La tecnica epica di Virgilio) che ridimensionò molto gli studi virgiliani…
Nel 1927, Eduard Norden ha dettagliatamente commentato il sesto libro dell’Eneide per la Teubner di Lipsia…
Tra il 1978 e il 1983, Ettore Paratore redige la sua edizione critica dell’Eneide, con traduzione di Luca Canali. L’edizione è fornita di un ampio commento, quasi del tutto ecdotico, che, adattato(=accorciato) in italiano (dall’originale latino) da Marco Beck, è stato riproposto, come più volte ricordato, nelle innumerevoli edizioni tascabili della Mondadori…
Tra il 1984 e il 1991, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Roma ha edito una Enciclopedia Virgiliana, curata da Francesco Della Corte, piena zeppa di importantissimi lemmi di dizionario amplissimi su ogni aspetto e ogni cosa notevole della produzione di Virgilio… in tutto sono 5 volumi, l’ultimo dei quali in 2 tomi…
Nel 1991, Stephen Harrison ha commentato il libro decimo per la Clarendon di Oxford…
Nel 1991, Nicholas Horsfall, con il suo Virgilio. L’epopea in alambicco (Napoli, Liguori), inaugura una serie di commenti e saggi che ridimensionano il problema del Virgilio “incoerente” e propongono una storicamente informatissima lettura di come effettivamente si scrivesse in epoca romana, e certamente non si scriveva nei modi adatti a fare le brutte e le belle, le correzioni e le interpolazioni, che molta critica aveva ipotizzato facesse Viriglio… ne risulta che tante cose che si pensa che Virgilio avesse messo lì non proprio precisamente, con la scusa «la correggo dopo», siano in realtà da intendere come volontarie imprecisioni, volontarie nel senso di una necessità impressionistica di narrazione mutuata forse dal testo omerico o anche fatta apposta per “sbalordire” i lettori…
Nel 1997, Alfonso Traina ha commentato il dodicesimo libro per la Loescher di Torino…
Nel 2005, Antonio La Penna ha ripensato l’epica virigliana in un saggio (L’impossibile giustificazione della Storia) edito da Laterza (Roma-Bari)…

In biblioteca ho sfogliato i 6 volumi di Ettore Paratore, eccezionali, ma per scegliere tra questa massa di roba virgiliana sono andato soprattutto in libreria: volevo “comprare” qualcosa, non semplicemente leggerla…

Di recente ho avuto tra le mani l’ebook del 2013 della versione di Carlo Carena della UTET, comprendente tutte le opere di Virgilio, non solo l’Eneide… La prima edizione mi risulta essere del 1971 e so dall’OPAC SBN che ci sono state edizioni aggiornate (quasi certamente ristampe) alla metà degli anni ’80… Il copyright dell’ebook è del 2005 e nella bibliografia è presente il libro di Horsfall del 1991, ma il testo effettivo, l’introduzione, la nota al testo e il commento paiono essere rimaste quelle del ’71…
È una versione più che buona, con una chiarissima traduzione in prosa (basata sul testo di Castiglioni del 1945) e una buonissima introduzione. I suoi punti forti sono una fittissima bibliografia, davvero utile, e un’impagabile nota filologica, davvero portentosa: descrive tutti i manoscritti (di tutto Virgilio, non solo dell’Eneide) con dovizia di particolari ecdotici e varie curiosità codicologiche… Tutto è splendido, anche un commento sintetico ma comprensivo di tutto quello che serve: puntuale nelle principali questioni filologiche, generoso nel riassunto dei blasonati esegeti passati e nelle indicazioni dei tardoantichi (va più dietro a Servio che a Tiberio Donato), forse un po’ meno interessato ai precedenti virgiliani che comunque non tralascia quando è necessario…
Va tutto a meraviglia, nonostante, come si dirà per Paratore, la mancanza di un aggiornamento “vero” dopo il 1971 si senta tanto. Un difetto bello grosso è anche il riversamento digitale del testo ebook, che, a dispetto della ottima organizzazione delle note (che rimandano perfettamente sia al testo latino sia a quello italiano), ha portato con sé un mare di refusi dappertutto, sia in latino sia in italiano sia, soprattutto, nel commento… E negli ebook, ovvio, una vera edizione col testo a fronte manca: in questa il testo latino precede in toto la traduzione… (ma almeno c’è: negli altri ebook che vedremo il latino non perviene)…

Ho sfogliato la versione Feltrinelli (a cura di Enrico Oddone, 1995) e quella della Garzanti (1990: introduzione Francesco Della Corte, traduzione di Cesare Vivaldi del 1962 un po’ riaggiornata in conseguenza del testo di Mynors 1969, commento di Margherita Rubino: un volume che ha avuto innumerevoli ristampe anche ebook Kindle)…
Ho preferito quella Garzanti: sintetica ma completa di tutto (tranne che del testo latino, che, come si diceva per Carena, negli ebook è per ora irrealizzabile), anche se dalla mole di informazioni molto minima, del tipo «tutto molto vero, ma tutto molto poco»; ha comunque un paio di difetti belli grossi: tiene conto poco del dibattito critico tendendo a privilegiare poche idee ermeneutiche, e rimanda a ben poca bibliografia (che si limita a elencare in un apposito paragrafo abbastanza ridotto curato da Giovanni Garbugino). Il commento di Rubino, però, pur striminzito, è tutto sommato molto simpatico, e sta molto attento alle impressioni interpretative più variegate (appunta gustosamente osservazioni dei latini – Ovidio, Strabone – e degli illustri ammiratori/detrattori virgiliani moderni non poeti – Napoleone – e poeti – Dante, Milton ecc.). Una nota positiva è la presenza dell’utile dizionario mitologico curato dall’esperta Luisa Biondetti…
La Feltrinelli non è tanto peggiore (segue il testo di Castiglioni 1945): il commento è adeguato: informa molto bene sulla tradizione pre-virgiliana di molti personaggi e fornisce minime ma gustose nozioni stilistiche, ma ben poche osservazioni estetiche; l’introduzione è facile e in bibliografia cita anche edizioni che nessun altro cita; inoltre, tratta (in un paio di righe in bibliografia) la situazione della tradizione, anche se in maniera assai minuscola…

ho comunque preferito Garzanti a Feltrinelli, e su di loro forse prevale, nonostante la “vecchiaia”, la UTET di Carena…
ma alla fine, di *volumi* effettivi, ho comprato soltanto:

1 – MONDADORI
introduzione Ettore Paratore
traduzione Luca Canali
commento Ettore Paratore, adattato da Marco Beck
Milano, Mondadori, 1985, ristampa del 2016 (segue il testo di Paratore)

Paratore è un po’ un “babbo” dell’Eneide… Si vede che la ama e che ne sa tantissimo: avendo fatto egli stesso un’edizione critica, i riferimenti ecdotici per lui sono facili e te li fa amare tantissimo (soprattutto riguardo gli interi passi “strambi”, quelli che non si sa se sono interpolati o no, e.g. quello di Elena nel libro II). Informa bene sulle suggestioni poetiche pregresse (Omero, Apollonio Rodio, Ennio, Nevio) e successive (Dante), e analizza molti aspetti estetici, retorici e ideologici (ama certamente i commenti serviani ma non trascura affatto Tiberio Claudio Donato)…
È davvero uno spettacolo…
L’unico difetto è però grandino: è un commento fermo al 1985 (le ristampe mondadoriane sono continue ma praticamente anastatiche) e quindi ignora le nuove idee di Horsfall, Traina e La Penna…

Luca Canali è un maestro nel rendere in italiano la versificazione latina proprio verso per verso: è proprio lo specialista numero uno della traduzione dal latino… Il lessico da lui scelto, però, sempre “cattivo”, “marmoreo” e “solenne”, in accordo con l’immaginario collettivo del latino geometrico e solido, mi fa spesso preferire altri traduttori… e anche nell’Eneide gli preferisco altri (quasi tutte le altre che ho letto, da Onesti a Vivaldi a Ramous, mi sono piaciute di più…)

2 – MARSILIO
introduzione Gian Biagio Conte
traduzione Mario Ramous (che segue il testo di Geymonat 1973)
commento Gianluigi Baldo
Venezia, Marsilio, 1998
è l’UNICA edizione tascabile che informi sulla tradizione del testo! [se si escludono i piccolissimi cenni nell’edizione Feltrinelli di Oddone] — è stata riproposta di recente privata del testo a fronte e con una introduzione di Conte tutta accorciata…

Già prima della sua edizione critica, Conte era un’autorità virgiliana (già nel 1974 aveva scritto i primi studi). La sua introduzione è una delle cose migliori che si possano leggere su Virgilio e non solo: è attenta a informare sul dibattito critico, ma è anche felice di proporre le proprie idee, e sono idee splendide, tutte da seguire: letterario in senso tout court (non solo classico) inquadra Virgilio nel sistema tecnico di tutta la produzione letteraria e lo analizza a livello di focalizzazione e di filosofia… Il suo studio sulla focalizzazione è uno dei più attenti, poiché nella focalizzazione (il vedere quando Virgilio punta lo sguardo letterario su questo o quel personaggio, e quando invece rimane alto, impersonale e onnisciente), Conte vede il mezzo più raffinato di Virgilio per “comunicare” le sue idee: affiancarsi a quel personaggio, anche se è nemico di Enea, dargli una voce triste e disperata come una voce irosa, rende Virgilio simpatetico o antagonista di quel personaggio, e così determina la sua estetica e la sua ideologia… e così assimila tutta la lezione dei tragici… Conte ribadisce, quindi, che le scelte tecniche di focalizzazione sono anche scelte estetico-ideologiche, e dell’ideologia complicata, insieme disperata e speranzosa, di Virgilio: tutto espresso in letteratura, in scrittura, in “tecnica”… Quest’introduzione è un paradiso perché fornisce, oltre che una chiave di lettura virgiliana, la definizione della forza civile e filosofica di tutta la “letteratura”…

Attento come Canali a rendere il latino verso per verso, Ramous si serve però di un lessico molto più poetico… È una delle meno fedeli, dal punto di vista della “lettera”, a Virgilio, ma forse proprio per questo è una delle più coinvolgenti, perché, più che attenta a rendere il “latino” è attenta a rendere l'”italiano”: ne risulta una vera “traduzione”, appassionata, forte, e comprensibilissima, avvincente, dai toni potenti, che acchiappano subito: è la traduzione che mi sentirei di definire la migliore di questa quartina

Quest’edizione non presenta, purtroppo, un commento a note: Baldo fa un commento complessivo di ogni singolo libro… Il punto di vista ecdotico, quindi, scompare quasi del tutto, così come molte informazioni sulle fonti mitologiche e pregresse… si guadagna in scavo interpretativo, estetico, ermeneutico: ogni libro è considerato dal punto di vista storico-filosofico, dal punto di vista narratologico, dal punto di vista letterario… la cosa regala riflessioni splendide, introvabili in altri commenti: ogni riassunto di libro è praticamente un saggetto su ogni singolo libro… il problema è che tende forse a ripetersi, poiché, siccome ogni singolo libro, a livello proprio filosofico, fa parte dell’ideologia dell’Eneide, allora spesso tutte le volte Baldo ribadisce quella ideologia, ripetendosi molte volte…
Ma, sicuro, certe riflessioni si leggono solo qui…

3 – RIZZOLI
introduzione Antonio La Penna
traduzione Riccardo Scarcia (segue il testo di Sabbadini del 1919-1935, in cui accoglie poche idee degli aggiornamenti di Castiglioni 1945 e Geymonat 1973)
commento Riccardo Scarcia
Milano, Rizzoli, 2002, ristampa del 2016

Il grande esegeta virgiliano Antonio La Penna ha scritto per Rizzoli una bestia di introduzione di centinaia di pagine, che l’editore ha tagliato, lasciando, di molti capitoli, solo il riassunto… In questo mostro di introduzione si legge davvero il clima antico romano in cui era immersa l’Eneide: La Penna ci fa leggere la “contemporaneità” di Virgilio negli scavi archeologici, nei riassunti dell’epos latino (è quello che riassume meglio l’epopea di Enea come fu intesa prima o in contemporanea a Virglio, da Ennio e Nevio ma anche da Livio, da Polibio, da Ovidio, dalle Origines di Catone il Censore, dalle Antichità romane di Dionigi di Alicarnasso), nelle pitture vascolari, nella filosofia, nella contingenza augustea…
In certi passi si sente che La Penna predilige le sue idee a quelle di altri studiosi, dimenticandosi spesso anche di citarli, e spesso si sente che la sua analisi di tutti i personaggi e di tutti gli dèi è abbastanza prolissa, ma questo “mattone” di introduzione quasi da solo vale l’acquisto del volume…

La traduzione di Scarcia si instrada sulle idee di Canali e Ramous, ovviamente (latino verso per verso), ma si immette più sulla via di Canali: lessico brutale e scuro, quasi “barbarico”, un po’ violento, e non si legge così bene… certo è che questo approccio, nelle pagine violente della guerra dei libri terminali, rende eccome la truculenza…

Nei primi libri, il commento si limita quasi a rendicontare il catalogo anagrafico-mitologico… nei libri terminali, invece, tira fuori molta più voglia di interpretazione e di esegesi… su Camilla e su Giuturna è il commento che dà più informazioni…
Nei libri centrali, Scarcia ha la peculiarità e il piacere di riassumere, e quindi di riportarci verbatim, stralci dei due commenti serviani: ne escono fuori considerazioni davvero gustose su come la tarda antichità “sentisse” certi passi… Scarcia, con i Servii, è curiosamente attratto dalle interpretazioni razionalistiche e realistiche dei miti e dei fenomeni soprannaturali presenti nel testo, e ne fornisce spiegazioni antropologiche, ne legge le varianti “possibili”, cerca di capire quali “simboli” o quali “fenomeni” effettivamente esistenti traducano iperbolicamente e fantasiosamente il mito e il miracolo… questo approccio, soprattutto sui ciclopi e sulle amazzoni, nonché su Ercole, Caco e le divinità laziali, è la componente più interessante di questo commento scarno ma dannatamente incisivo, sicuro e molto perentorio nelle ipotesi interpretative…
Essendo però un commento di un’edizione tascabile già molto “mangiata” dall’introduzione, tralascia molti aspetti soprattutto ecdotici…

4 – EINAUDI 2012
introduzione Alessandro Fo
traduzione Alessandro Fo
commento Filomena Giannotti
Torino, Einaudi, 2012: segue l’ultima edizione di Geymonat 2008 (discostandosene in pochi ma significativi punti che riassume in modo impagabile nella nota al testo), ma Giannotti informa sulle scelte successive di Conte 2009 e degli spagnoli del 2011

È l’edizione che ha tutto il vantaggio di arrivare dopo tutti gli altri, e quindi può contare sulle idee e i contributi di tutti gli altri… Il punto della situazione e il “riassunto” che fa Fo dello stato degli studi virgiliano è impagabile: sintetico, appassionato, scientifico… alla fine, dopo tutto il “riassunto”, Fo butta là semplici idee che però sono sottolineative, appassionate e “onnicomprensive”, e quindi diventano esse stesse “canone” anche se basate su tutto un canone precedente…

È ovvio che Fo si instradi come Canali, Ramous e Scarcia e, a mio avviso, fa meglio di Scarcia e Canali, ma un po’ peggio di Ramous… Ha il vantaggio di replicare alla lettera anche le ripetizioni virgiliane, e quindi si ha proprio l’impressione di sentire il latino non solo ‘verso per verso’ ma proprio anche ‘parola per parola’… Non sceglie le parole in maniera appassionata e narrativa come fa Ramous, ma le sceglie comunque user friendly, rendendo Virgilio comprensibile e piacevole a tutti…
Fo ha spiegato i criteri traduttivi da lui usati nell’articolo La giornata di un traduttore, dove, altresì, enumera e recensisce pressoché tutte le traduzioni dell’Eneide: imperdibile!
Einaudi ha costretto Fo a *leggere* la sua traduzione in un podcast qui disponibile… E ci si domanda perché abbia fatto leggere la traduzione al traduttore, visto che esiste una categoria professionale, gli attori, da ingaggiare proprio apposta per operazioni del genere…

Come Fo, Filomena Giannotti ha il vantaggio di poter riassumere tutti gli spunti degli altri illustri commenti precedenti… il suo è uno dei commenti più attenti all’ecdotica e ha una passione forse esagerata per l’ono-toponomastica: come c’è un nome fa nota e ne sviscera tutte le possibili fonti e identificazioni (se quel nome deriva da Omero, da Livio, da chissà che)… un interesse per il nome che alla lunga, specie negli ultimi libri, toglie spazio all’interpretazione, che Giannotti garantisce anche se con una fastidiosa tendenza al “rimando” esterno: avendo una sterminata bibliografia alle spalle, Giannotti, per certi aspetti, non fa che rimandare a questo o quel libro specialistico su questo o quell’argomento: e finché al rimando segue una breve relazione riassuntiva, ok, ma quando c’è solo il rimando ti fa assai arrabbiare!
Grazie a rimandi interni e a molte utili ripetizioni (passi necessari da ripetere in contesti diversi), è però forse uno dei commenti più completi, corposi e chiari, che rende conto di tutto, dalla mitologia alla tradizione eneica pre-virgiliana, dalla filologia all’interpretazione, dalla filosofia all’estetica… tutto questo però lo fa con una certa farraginosità (e di qui la necessità di ripetersi per ribadire certi concetti che lascia spesso volanti in giro) e, nonostante l’ampiezza, lo fa con la tendenza a rendere ‘un pochino di tutto’, cosa ammirevolissima e da preferire a mille, ma che poteva anche essere ‘su certe cose mi concentro meglio rispetto che su altre’, e.g. qualcuna delle miliardate di pagine spese sull’eziologia dei nomi delle vittime casuali di Turno poteva essere invece usata per meglio inquadrare questioni retorico-estetiche e anche questioni di esegesi delle fonti (su questo aspetto, spesso, usa solo i fastidiosi rimandi)…
In ogni caso, ripeto, è uno dei commenti più completi, più esaltanti dal punto di vista ecdotico e senz’altro il più erudito dal punto di vista bibliografico, e, benché non tenga mai presente lo stato dei codici, cosa che per altro, nel commento, non fa proprio nessuna di queste edizioni tascabili, si può dire sia il commento che più si avvicina alle mie esigenze, senza però sposarle in toto…

2 risposte a "Eneide: quale edizione scegliere?"

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    1. È comunque una delle più diffuse!
      Molti hanno imparato Eneide, Odissea e Iliade su Calzecchi Onesti…
      Molte volte, in libreria, sugli scaffali trovi solo la sua traduzione, proprio perché ristampata migliaia di volte da un sacco di editori…
      Certamente, nonostante una certa mancanza di fantasia, è una traduzione davvero ottima…

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