The Party

Finalmente ho visto The Party grazie all’Arena di Marte, e non posso che accodarmi a quanto già detto da Sam Simon, variando di poco il suo impianto recensivo, ma virando più sulla «normalità» che sul miracolo…

Il film è carino, intelligente, girato con somma cognizione di causa, divertente e riflessivo, socialmente e politicamente (il Party potrebbe essere non solo la festicciola ma anche il partito “di opposizione”, evidentemente sinistrorso, in cui dovrebbero militare quasi tutti i protagonisti)… È salutare vedere film che riflettono sulla condizione disastrosa della sinistra europea (come fa anche il francese La casa sul mare) mettendola in relazione a una più alta crisi del contratto sociale, o a una risacca di istintuale balordaggine, tutta “interna” e “irrazionale”, che torna a erodere i confini “civilizzanti”: il parlarne aiuta forse a “risolvere” questo impasse/depressione dei diritti civili e individuali che coinvolge tutto il mondo in questa esplosione degli equilibri coloniali antichi tra il nord e il sud del mondo… sublimare le “macro-questioni” riflettendole in “micro-questioni” di vita quotidiana, è un ottimo metodo per «nominare», e quindi in minima parte almeno per «diagnosticare», il problema…

E la riflessione è condotta visivamente in modo davvero esemplare, tra Lumet e Buñuel (grazie all’intelligente fotografia del vecchio Aleksej Radionov)…

Il dramma è che sia il visivo quanto l’argomentativo poggiano su esemplari modelli che la Potter elabora bene, ma che non cerca mai di “superare”, adagiandosi quasi nel carinissimo esercizio di stile, manchevole però di una definitiva zampata qualitativa…
Il twist finale è efficace, ma se si pensa ai lavori di Albee e Nichols, di Pinter e Branagh, di Patroni-Griffi e Shaffer, di Kasdan e Bergman, di Polanski e Reza, di Rose, di Friedkin, e, di nuovo, di Lumet e Buñuel, o anche di Agatha Christie e di altri autori della Locked-room mystery, o financo lavori di Alessandro Benvenuti, si può dire che la Potter è brava nell’aggiornarli, ma che porta a casa un filmino che forse risulta solo propedeutico, per chi non li conosce, a riscoprirli…

2 risposte a "The Party"

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  1. Interessante come sempre leggerti! Anche per me The party non arriva ad essere un capolavoro, ma forse anche perché in un’epoca di pochezza culturale del cinema anglofono (in generale, ovviamente ci sono eccezioni) mi è sembrato davvero meritevole! Suppongo che quando parli di Lumet ti riferisci a 12 angry men, per Polanski Death and the maiden (o molti altri)… quando citi Friedkin lo fai per quale film?

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