Kedi, la città dei gatti

Dopo L’isola dei cani, ecco la Città dei gatti

Kedi (dovrebbe leggersi kedì, e vuol dire ovviamente ‘gatto’ in turco, o, almeno, nella famiglia oghuz delle lingue turche) è stato comprato in Turchia e distribuito nel mondo da YouTube, e infatti è, di fondo, un’estensione dei miliardi di video di gattini di cui è costituito il 50% dei video di internet (la famosa ambivalenza dei contenuti video di internet: sono costituiti da pussy, sia il termine inteso in argomenti pornografici, oppure in argomenti felini)… video amatoriali che Kedi appunto “estende” in video professionali: attrezzature all’avanguardia in grado di seguire degli animali tutt’altro che facili da far rientrare nei ranghi di una ripresa, e un gusto per la giustapposizione delle immagini che denota occhio e quindi va oltre la casualità idiota dei filmini feisbuccosi…

Certo è che siamo davanti a una scemenza:
per un gattolico (come sono io) questo film è un paradiso: vedere le giochesse dei gattini riprese bene e montate bene è una libidine rispetto alle ripresacce di Canini & Gattini su Facebook, ma tutto l’extra-gattolico risulta di ben poco interesse: le storie personali degli umani (molte delle quali connesse con la religione e il deismo) lasciano il tempo che trovano (possono interessare solo ai fissati con i tipi umani o con la Comédie humaine de noàrtri), quando non si replicano pedissequamente (annoiando), e alla lunga cala la palpebra, nonostante la bellezza sempiterna degli animaletti (effettivamente non basta la bellezza dei gatti a reggere più di 45 minuti)

Sprazzi di “storicità” si intravedono (la critica alla speculazione edilizia della Istanbul odierna, gli stencil con scritto «Erdo-Gone!» in bella vista in più di un frame, un sano discorso di un umano sulla orribile condizione della donna in Turchia, costretta a mortificare la sua bellezza in contrasto con i gatti che hanno la libertà di essere bellissimi senza prevaricazione alcuna) ma non “salvano” la troppo insistita replicazione deista e religiosa dei discorsi degli umani, le cui storie sono tutte simili («stavo male, ma poi un gatto, mandato da dio, mi ha salvato»: stesso discorso ripetuto almeno sette volte)

Ma un punto a favore del film è che rappresenta uno degli “unici” film che ci mostra il gatto come “centro”…
Già il povero Giorgio Celli osservava come nel grande zoo della Disney, solo a partire dalla gestione Reitherman (dal 1966 in poi) si abbiano felini tra i protagonisti…
evidentemente Walt Disney era canino: anche se si dice amasse moltissimo Figaro di Pinocchio (animato da Eric Larson), se guardiamo in toto i Disney Classics prodotti durante la sua vita, è più facile imbattersi in gatti cattivi (Lucifer in Cinderella, i siamesi di Lilly and the Tramp) che in gatti buoni (due sono inclusi nel solo Alice in Wonderland: Dinah e il Cheshire Cat); e la prevalenza dei film totalmente canini è innegabile (Lady and the Tramp101 Dalmatians [in cui il sergente Tibbs ha una parte assai minimale])… In ogni caso Disney realizzò i live-action The Incredible Journey nel 1963 e The Darn Cat di Robert Stevenson nel 1965, due dei primi a pensare di riprendere un gatto su un set…
Reitherman, più attratto dall’idea dello zoo (vedi anche il Walt Disney e il cinema di Roberto Lasagna della Falsopiano: Disney, sì, aprì allo zoo con i documentari sulla Savana e sulla natura americana con James Algar, ma fu una branca molto terminale della sua produzione, altrimenti molto attratta più dal salottino che dal vero e proprio zoo, nonostante alcune scene di DumboLilly and the Tramp; al contrario, di Reitherman proprio si vede che lo zoo è la sua ragion d’essere), e probabilmente più gattaro, ha girato il primo lungometraggio animato Disney interamente sui gatti nel 1970 (The Aristocats), e ha messo qua e là gatti carini e lieti fino alla fine della sua vicenda Disney, conclusasi nel 1977 (vedi Cosmic Creepers di Bedknobs and Broomsticks, Rufus dei Rescuers, e il live-action The Cat from Outer Space di Norman Tokar, ideato durante la sua gestione ma uscito nel 1978)…
E se il gatto manca da Disney (dopo Reitherman si conta solo Oliver & Company tra i film gattosi Disney), uno dei massimi “animalieri” del cinema, è raro trovarlo anche nei film di altri… Jonsey in Alien (di Ridley Scott, 1979) è “positivo”, ma il gatto bianco di Blofeld nella serie di 007 no; Mrs. Norris di Harry Potter la vediamo poco e niente; Tim Burton dà l’idea di essere assai canino (Mr. Whiskers di Frankenweenie non è proprio il massimo); forse Henry Selick è più gattolico (Sally ha un gatto nero in Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas e il «wuss puss» di Coraline è il massimo dei massimi dei gatti cinematografici); Mr. Jinx di Meet the Parents è un po’ scemo; e Llewyn Davis dei Fratelli Coen è un unicum (i Coen sono impazziti a girarlo e non metteranno più un gatto nei loro film)…
Kedi, quindi, è uno dei rari film gattolici autentici, e quindi questo fa la differenza e “pesa” tanto, tanto forse da edulcorare i numerosi difetti…

Una risposta a "Kedi, la città dei gatti"

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  1. Ne avevo letto non ricordo più dove, e l’ho inserito tra i documentari da provare a vedere.
    Se fa la gioia di un gattolico, tanto mi basta, fratello.

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