Loro 2

Dopo l’affossamento di Loro 1 è per me molto estraniante affermare che Loro 2 è un capolavorissimo!

Dopo le dichiarazioni di Elena Sofia Ricci da Lilli Gruber («lo sguardo di Paolo è sempre di pietas e i “loro” del titolo alla fine siamo “noi”») avevo paura del tono assolutorio di Sorrentino, tanto presente in altri suoi film, così come di una conclusione alla «povero Berlusconi, alla fin fine è un essere umano anche lui»

Invece Loro 2:

  1. Lavora di sottrazione là dove il primo lavorava di accumulo: le mezz’ore di fighette ravversate, oltre a essere ridotte a pochi minuti (per fortuna), hanno una componente di triste inutilità là dove nel primo erano compiaciutezza incomprensibile…
  2. Sparisce il lungo e lento incedere della macchina, da sola, in spazi lussuosi e vuoti: la macchina stavolta gestisce un mirabile discorso sulla valenza “rappresentativa” della vita…
    Lo script riguardante bugie e auto-inganni del narcisista patologico è illustrato da immagini che sempre sottolineano la scarsa demarcazione tra “reale” e “recitato”, tra “vita” e “palcoscenico”: la macchina osserva spesso, monopuntualmente e dall’esterno, un set allestito come una scena teatrale, scenografato a favore di frontalità, a favore di pubblico (per essere visto solo dal davanti), e molte volte manco si muove… Una macchina, quindi, che coincide con una prospettiva di “stare seduti a vedere”, come in teatro… una macchina che osserva, quasi senza partecipare, quella che appare come una continua messa in scena della vita, una fastosa recita, che l’immobilità della macchina rende atona e grottesca, “patetica”…
    Anche nel finale del dialogone Berlusconi-Veronica la ripresa è con macchina fissa, a incorniciare uno sguardo “teatrale” sui due attori, come se la macchina coincidesse con lo sguardo, di nuovo, di uno spettatore del teatro, frontale e diretto…
    La macchina è pubblico che guarda attonito e con occhio quasi disinteressato una vita che è bugia, costruzione, messa in scena, sempre priva di autenticità…
  3. La gestione teatrale è però sempre evocata in maniera obliqua da Sorrentino: è tutto teatraloso come detto sopra, ma è anche “rimarcato” da infiniti spunti di crudeltà filmica, a ribadire la vuotezza dei personaggi: ancora alla fine del dialogone Berlusconi-Veronica, la macchina fissa-teatrale a un certo punto *si muove* (cessando, quindi, di essere “teatrale”), relegando Veronica all’estremo margine destro del frame, per farci vedere i servitori di Berlusconi che, dietro le pareti in giardino, guardano loro stessi la scena litigiosa dei loro “padroni” (con la macchina quindi che ha abbandonato un sistema “teatrale”, solo per farcene vedere un altro al secondo grado): quel dialogone, quindi, è *finzione* sicuramente per noi pubblico della sala, ma lo è anche per Berlusconi e Veronica in quanto “personaggi”, tanto che agiscono sia a favore di macchina sia a favore del “pubblico” dei servitori (la teatralità al quadrato): il loro litigio è disperato e distruggente (e, mirabilmente, non lascia nulla al “non detto”) anche perché ancora incapace di essere sincero, in quanto ancora compromesso dall’eterna auto-rappresentazione del narcisista berlusconiano, incapace di dire la “verità”, capace solo di produrre “finzione”…
    Un aspetto che script e macchina sottolineano mirabilmente anche con i sogni di Berlusconi, con le sue telefonate sborone, gestite con stacchi campo-controcampo frontalissimi delle sue fumisterie mentali, stacchi che mostrano quanto, durante le smaronate esagerate delle sue gesta perorate al telefono, Berlusconi sia in effetti da solo, e alla sua prosopopea corrisponde in realtà la vuotezza dei suoi villoni: le sue promesse e fumisterie, quindi, altro non sono che vaneggiamenti senili…
  4. Nelle vicende degli altri personaggi, lo sguardo spento e poco partecipato di Loro 1, tutto perso nella vacuità cafonal e nella pretesa di fare mannerism, nel secondo è invece uno sguardo diegetico, partecipato: di quei personaggetti si ha effettivamente pietà (la pietas detta da Elena Sofia Ricci), espressa da un montaggio preciso, che sa quando staccare sulla delusione e sul pianto di questo o di quello, e da movimenti di macchina che guidano bene lo sguardo negli snodi giusti…
  5. La componente italo-sociale è detta bene in una sorpredentemente bellissima sceneggiatura, quella che Sorrentino si era dimenticato di scrivere in Loro 1:
    • il dialogone Berlusconi-Veronica ha l’efficacia di Edward Albee — ha rabbie, rinfacci, implicazioni della impossibile vita/rappresentazione con Berlusconi, ma anche il respiro della frase a effetto romanticona: il «io mi ero innamorata» finale di Veronica sa quasi di Via col vento e, a mio avviso, corroborato dalle istanze visive dette prima, non può non coinvolgere!
      La servitù è lì a vedere un dialogo “rappresentato” dove si smaschera il fatto che anche l'”amore” è stato fagocitato dalla bugia/rappresentazione: il dialogo è quindi insieme “cinema” e “disillusione del cinema”, come se Veronica si rendesse conto solo allora di essere *guardata* e di essere anche lei quindi *finta*: una scena da 10 e lode! anche forte del magnifico commento musicale minimalista del grande Lele Marchitelli: solo accordini quasi malipieriani, suadenti e naïve
    • L’Aquila del tutto crollata e l’Italia a ramengo, col governo di cretinetti guardato malissimo dal presidente della Repubblica, mentre Berlusconi gioca felice quasi in maniera folle col suo vulcano finto, è una metafora splendida e realistica…
    • Tutti i sotterfugi di chi voleva sfruttare la fica per arricchirsi finiscono male: Scamarcio torna con la coda tra le gambe dal padre e la moglie è costretta di nuovo a darla al viscido Bentivoglio: chi vuole sfruttare il puttanesimo finisce per essere invece sfruttato dal puttanesimo… riflessione amara, finalmente espressa da Sorrentino, sul pericolo di rovesciare l’importanza tra essere e apparire: quando si crea una nuvola di bugie, simile all’ancien régime, come fa Berlusconi, si crea per contro anche uno stuolo di “cortigiani” che vogliono vivere quella bugia, e che si scottano atrocemente quando scoprono che la bugia è solo bugia…
    • La “faccia d’angelo” fa catarsi eteropatica, un po’ scontatina ma anche assai sopraffina (penso che affermi la “pateticità” del vecchio Silvio come avrebbero dovuta affermarla tutte le olgettine)…
    • Le promesse dell’Aquila e della new town vengono smentite dalle macerie e dal magnifico piano sequenza circolare sui volti dei pompieri stanchi e tristi, gli unici che hanno lavorato, soli in mezzo alla desolazione del sisma lasciato abbandonato…
    • Le allusioni alla follia allucinatoria di Berlusca ci sono non solo nelle sue promesse telefoniche, riprese nella vuotezza della sua solitudine, ma anche con gli accenni a personaggi che potrebbero anche non esistere: il valletto bianco, che appare e scompare dal nulla, Berlusconi potrebbe anche immaginarselo! Così come potrebbe immaginarsi i colloqui con un Ennio Doris che ha la sua stessa faccia (Servillo interpreta i due personaggi in una scena che lì per lì appare macchiettistica, ma che potrebbe avere questo suggerimento delusionale tutto da indagare, che forse ha anche il colloquio con Sbragia-Confalonieri: Confalonieri dice «non sei mai uscito dalla nave da crociera di quando eravamo ragazzi» con Berlusconi che risponde «forse non ci sono mai entrato», a suggerire che tutta la vita del Berlusca è fondata tutta su bugie, su visioni, su immaginazione di cui oggi non si distingue cosa è successo e cosa no: come se Silvio fosse, come sempre, tutto “apparire” e tutto bugia, mai essere e verità)!
    • Il cristo di marmo salvato all’Aquila è ripreso come un adynaton vero, come un qualcosa di soprannaturale: l’Arte che si salva dalla distruzione, Arte che evoca dolore e dramma! — la scena inizia e non sappiamo cosa stiano manovrando i pompieri con la gru e quando scopriamo essere Arte la scena acquista un tono metafisico e quando viene su, il cristo sembra un oggetto sacrale, formidabile, al di là del raziocinio… sembra quando, verso la fine di Fire Down Below di Golding, viene su dal mare la sporcizia informe di bivalve e alghe che intralciava la chiglia della nave, un ammasso scuro, in cui ogni personaggio crede di vedere le figure spettrali del suo inconscio… il cristo di Sorrentino ha la stessa funzione: mentre Berlusconi accende il vulcano, del tutto idiota, l’Italia è costretta a salvarsi realisticamente con i pompieri, e a sperare di essere salvata per miracolo, un miracolo artistico in cui ognuno proietta le sue follie… un’Italia, quindi, sola, come l’Aquila e i pompieri alla fine del film: sola a 360 gradi, come i gradi che percorre il piano sequenza finale… — il cristo recuperato dell’Aquila riscatta i numerosi adynaton finti e obbrobriosi presenti in Loro 1 (come diceva la mia amica Laura, Sorrentino avrebbe potuto spendere meno nel fare gli animaletti inutili e risparmiare per realizzare, in Loro 2, un terremoto migliore di quello un po’ arronzato che invece ha fatto)
  6. La presa in giro delle fiction RAI e Mediaset degli anni di vallettopoli, con Tortora a fare Saccà, fa schiantare dalle risate!
  7. La recitazione è sopra le righe e fumettosa, ma obbedisce alla tematica teatral-rappresentativa del film: suggerisce che Berlusca come Veronica non riescono a non recitare mentre cercano di vivere…

Mi stupisco davvero di essere tanto generoso con un film di Sorrentino!
Mi ha assolutamente conquistato!

Meno contenti di me sia EvilAle sia Ultimo Spettacolo, con tanto di discussioni gustose sulle nostre diverse impressioni!

6 risposte a "Loro 2"

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  1. Ho letto le due recensioni. Addirittura un “capolavorissimo” questo loro 2?
    Io ho avuto questa impressione, poi se ti va domattina esce il mio post sui due film per dettagli: il primo mi ha lasciato indifferente, nel senso che l’ho trovato insipido. Dopo aver visto il secondo, ho finito per rimpiangere (parzialmente) il primo che almeno osava un po’ dal punto di vista stilistico. Poi sono d’accordo con te quando dici che nel primo S. si è dimenticato di scrivere la sceneggiatura, che invece ha scritto per il secondo. Ma il problema è forse anche quello, il secondo (finalmente?) racconta e raccontando va incontro a quello che ci si aspettava dal film. E io non mi aspettavo nulla di buono😉😀

    1. Anche a un’amica mia è piaciuto più il primo. Il secondo l’ha trovato noioso… — come hai visto, io il primo l’ho trovato inutile anche se strappa qualche risata, il secondo l’ho trovato denso di riflessioni politiche e di valenza rappresentativo-allucinatoria delle immagini e delle bugie… — io avevo paura che fosse assolutorio nei confronti di Berlusconi, e con mia gioia vedo che non è stato… domani leggerò con curiosità le tue recensioni per capire le tue impressioni negative!

      1. io non è che l’abbia trovato noioso… S. prende in giro le fiction, ma di fatto Loro 2 è una puntata di fiction, stilisticamente parlando.
        vabbè mie impressioni…
        comunque anche secondo me non è assolutorio, sebbene abbia letto in giro pareri (anche autorevoli) di gente che lo ha definito un film “berlusconiano”…

    1. La trovi una canzone collegata con il film? — [della canzone penso che è un classico, ma non la metterei in un mio iPod personale: spesso non comprendo Mogol, lo trovo generico, e Lavezzi credo abbia scritto di meglio, ma di musica leggera non capisco assolutamente niente, per cui parlo per solo gusto… — in ogni caso, ripeto, è un vero classico, nel senso più nobile del termine]

      1. Non è collegata con il film, ma con il tuo post: appena ho letto “vita” nella tua recensione, mi è tornato in mente questo splendido brano. Grazie mille per la risposta e per i tanti commenti che hai lasciato sul mio blog! :)

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