Loro 1

I film di Sorrentino fanno tutti orribilmente schifo… si sa…

Molti rimembrano L’uomo in piùLe conseguenze dell’amoreL’amico di famiglia come esordi eccezionali… e difatti è vero: Sorrentino e Matteo Garrone (che ha esordito prima ma che arriva al successo negli stessi anni con L’imbalsamatorePrimo amore), tra il 2001 e il 2006, sono stati gli autori italiani superpiù, e hanno migliorato la situazione del cinema italiano illuminando zone oscure e terribili di periferie e inconsci malati, proponendosi come sana alternativa ai drammetti laccati e piccolo borghesi degli autori italiani furoreggianti tra il 1996 e il 2001, cioè Muccino e Ozpetek…

Se Muccino e Ozpetek lavoravano di steadycam e di “solarità”, ai tempi Sorrentino e Garrone mostravano l’oscuro e moltiplicavano la sapienza cinematografica, con molta più varietà visiva e compattezza filmica…

A vedere bene, però, se le storie di Garrone erano davvero “periferiche” e “altre”, Sorrentino si vedeva essere attratto dallo stesso target di Muccino e Ozpetek, e infatti, da Il divo (2008), che vince a Cannes ed esce lo stesso anno di Gomorra di Garrone, le strade dei due nuovi rampolli del mainstream italiota si dividono assai più evidentemente…

Il divo era lussuoso, incentrato sui ricconi, anche se non taceva una certa “critica” e aveva un senso del “destino” che faceva riflettere sul potere… Gomorra era difficile, scarno e secco, quasi incomprensibile e simbolista, tutto giocato sul fuori campo e con una visualità da Nouvelle vague: non ci capivi nulla, ma sapevi bene che ti *mostrava*, senza sconti, un *sistema reale*, che non poteva far altro che disgustare e funzionare come cosmico dramma della vita, quasi alla Seneca…

Sorrentino, col “visivo” più costoso e confezionato, fece più successo all’estero, e girò This Must Be the Place in America con superdivi hollywoodiani… Garrone rimase in Italia e firmò Reality (vedi recensione): un capolavoro… e quando Sorrentino torna in Italia con l’annunciata Grande bellezza, l’aspettativa è tanta… Rispetto a Reality la Grande bellezza era vuoto, dispersivo, “felliniano” (nel degenere senso “imitativo” del termine) e pruriginoso (indimenticabile il meme di Facebook di allora: «La grande bellezza è un paio di tette»), e, soprattutto, se Reality indagava sulla follia generale dell’affidarsi ai “miti” popperiani della TV, con un precipitato tragico sulla percezione tout-court dell’esistenza, La grande bellezza faceva vedere un sacco di nefandezze e inutilità dei ricconi senza però rifletterci mai, anzi: Sorrentino ti faceva vedere i balli stanchi dei ricconi, le loro fumisterie senza senso, il loro lusso sfrenato fine a se stesso, la loro noia pacchiana, la loro cafonaggine insulsa, senza però in effetti pronunciarsi granché, bensì quasi ASSOLVENDO tutte queste smaronate con motti benevoli, del tipo: «vabbé, sono ricchi, emotivamente stitici, e rimasti all’età di 13 anni [il flashback risolutivo del “paio di tette” del meme, che dovrebbe essere la gran “risoluzione finale” parallela all’ascensione non-umana della suora, si svolge sulla spiaggia in un’estate adolescenziale], ma meritano davvero di essere condannati?» — alla fine Sorrentino sembrava quasi dire: «sono ricconi idioti, ma a me, tutto sommato, stanno perfino un po’ simpatici!», con un discorso cerchiobottista assai simile a quello che propone Virzì (vedi quanto detto a proposito della Pazza gioia, terzo film di Biancalana e i sette gnomi, parte V)…

La cosa fu ancora più evidente nei film successivi: Garrone con Tale of Tales e Sorrentino con Youth (vedi i numeri 31 e 32 di Psych!)… Garrone faceva un film discutibile (che io critico troppo nella recensione a caldo), ma rifletteva stupendamente un sistema di idee e di pensiero, Youth glorificava in modo evidente i ricconi e proprio mentre diceva di criticarli: Caine e Keitel, riccastri e barbogi, vengono da Sorrentino lisciati e accarezzati, e alla fine ci dispiace per loro… Con Youth, Sorrentino ha palesemente scavalcato ogni reticenza e si è scoperto come il lecca-culo del potere!

Preso dallo schifo di questa constatazione, ho rifuggito The Young Pope e ho rabbrividito alla notizia che Sorrentino faceva un film su Berlusconi… che sono andato a vedere solo per poterne parlare male nel modo più accurato possibile!

E invece eccomi qui a dire che, in questa prima parte, la nota assolutoria che io temevo moltissimo, ancora non s’è vista… siamo più dalle parti del Divo: sì un pochino “lisciante” (non si tace il Berlusconi tenerone con tanto di Fabio Concato, né l’inettitudine di chi gli sta intorno, come a dire che comunque Berlusconi è sempre meglio dei suoi scagnozzi), ma ancora nel “non dichiarante”: certe scene si possono ancora interpretare come “critiche”… e questa mancanza dell’inequivocabile “glorificazione” del riccone, che avevo visto in Youth, mi ha ben predisposto…

anche perché per quasi due terzi del film ci si concentra non su Berlusconi ma su Scamarcio, che, a quanto ho capito, sarebbe una sorta di Tarantini, che vorrebbe tanto ingraziarsi il cavaliere per mezzo delle prostitute…

E Scamarcio non fa un cattivo lavoro: molte volte non si capisce quello che dice, ma Sorrentino pennella il suo personaggio con giochetti che non sono bruttissimi: l’andirivieni sentimentale con la moglie è costruito benino (il loro riappacificamento nella piscina accontenta i sentimentali); è delineato bene l’ambiente e la superficie di cocaina e di squallore in cui si muove; certi siparietti comici in cui è coinvolto stemperano un po’ la pesantezza della resa visiva (lussuossissima e lentissima, ne riparliamo) in modo a mio avviso salutare…

Poi Servillo, che è un Berlusconi mescolato a Totò (personaggio a cui il cavaliere è stato spesso paragonato dalla satira), con la Sofia Ricci, virano in commedia Silvio e Veronica, e la cosa potrebbe non essere un male: descritti come vecchietti che tirano a campare, annoiati e vanesi, senza veri interessi e “morti di sonno”, forse a illustrare il “vuoto della ricchezza”, o l’indifferenza ai piaceri in cui incorre il “Don Giovanni” di Kierkegaard, agiscono come una sitcom della Mediaset, con riflessione tra vita e rappresentazione purtroppo solo accennatissima ma costante (si muovono e parlano come Sandra e Raimondo di Casa Vianello che fu il capolavoro del nullafacesimo Fininvest e che Sorrentino immagina forse ispirato alla vera vita di Silvio e Veronica): un modo di farceli vedere effettivamente superficialissimo, quasi sicuramente non interessante e inutile, e passibile della “liscezza assolutoria” che si diceva, ma che potrebbe anche essere visto come un modo di narrare abbastanza efficace se lo si svilupperà bene in Loro 2

Quello che è certo è che la superficialità è così palese che tramortisce qualsiasi apertura verso un giudizio benevolo complessivo:

  1. visione politica coerente nel parlare dei 20 anni più assurdi e tragici della storia politico-morale italiana? Zero
  2. introspezione in grado di enumerare le ragioni del disastro dovuto al rovesciamento di priorità tra “essere” e “avere”, e tra “essere” e “apparire”? Zero
  3. modalità di rappresentazione che mostri quanto il vuoto dei ricconi precipiti nel degrado “sociale”? Zero

A tutto questo Sorrentino preferisce Sorrentino:

  1. Carrellate morbide, sinuose, interminabili che ci insinuano in regge principesche, pacchiane e spesso vuote: alcune volte queste carrellate sbirciano l’azione, ma non sempre, segno che sono ninnoli casuali e non sostanza di teoria visiva — stessa cosa si può dire delle non poche inquadrature dal basso, ogni tanto efficace sistema rappresentativo espressionista, peccato non sistematico, e quindi anch’esso casuale…
  2. Onirismo gratuito che si spaccia per citazione felliniana, mentre invece somiglia più a un’ossessione brassiana: gli animali in CGI, gli adynaton maestosi (l’incidente del netturbino) somigliano di più ai culi e ai pissing di Tinto Brass che alle tettone di Fellini (simbolo spesso di inconscio)
  3. Il gusto orrido del super-cafonal si spande a dismisura in sequenze che durano anche delle mezz’ore, in cui si enumerano tutte le scemenze visive care a Sorrentino: le orge psichedeliche, i nudi casuali, i balletti lisergici, le piscine serragliose…
    Sorrentino imbastisce minuti e minuti di danze di odalische drogate e in calore che forse vorrebbero eccitare e che ambirebbero a citare Dalì ma che si muovono più dalle parti di Hare Krishna di Hair di Forman e Yuppi Du di Celentano, i quali, però, avevano un senso, mentre Sorrentino non ce l’ha: sembra solo voler far vedere tante tette a spillo molte volte piccolissime (le famose “puppe a pera”), tante fiche ravversate precise precise e imbellettate, e tanti corpi asciutti, slavati, spesso molto simili tra loro (ma questo lo fa forse solo per ragioni diegetiche: la “faccia d’angelo” che va a masturbare “dio” non si sarebbe visivamente connotata e quindi non si sarebbe notata in contesti normali, e quindi si è dovuto immergerla in un marasma indistinto di corpi uguali così che il suo potesse “svettare”), in sequenze che non sai se sono di un film o di uno spot di un reggiseno, di un profumo, delle scarpe, o delle piscine… o dei detersivi per piscine!
    Sequenze nonsense che potrebbero essere “stilose”, ma che con il loro indugiare molte volte anche sul freak e sull’anomalo (Candida la ginnasta, o la stessa “faccia d’angelo”), scoprono un’estetica di tardo manierismo, tra il Giardino di Bomarzo e gli uomini-frutta di Arcimboldo, che si stenta a comprendere perché sia tirata fuori per illustrare orge e demenze drogate…
    Le orge drogate meritano di essere assurte ad “arte” come Arcimboldo?
    Certamente, a mio avviso, Sorrentino non riuscirebbe a rispondere a questa domanda, perché mette questo Mannerism solo perché gli piace, per suo puro estro, per puro suo gusto personale… e perciò il suo non è uno “stile”, è autocompiacimento, è sua masturbazione: e rieccoci: non è Fellini è Tinto Brass, senza la sincerità né la visione del mondo di Brass, che, nel suo edonismo, finisce per essere fortemente nichilista, mentre Sorrentino non sembra ancora aver capito cosa “dire”…
  4. Le sequenze di puro contorno del tutto inutili, ma elaboratissime visivamente (la scena di “dio”, come molte altre, non si capisce perché ci sono: Sorrentino deve avere un rapporto molto conflittuale col montaggio)
  5. L’idea che la natura umana è solo voglia di sesso: mai visti tanti morti di figa come in questo film: appena vedono un accenno di capezzolo gli uomini vanno in delirio sessuomane… alla tredicesima volta la cosa fa ridere…

Altre cose carine da dire:

  1. Bentivoglio, che rivaleggia con Servillo in quanto a istrionismo macchiettoso
  2. Alcuni personaggi secondari, che molte volte Sorrentino liquida con semplici abbozzi vacui (vedi Verdone nella Grande bellezza), stavolta hanno maggiore dignità di “personaggio” (perfino la Smutniak si può dire abbia un “personaggio”, anche se odioso; e anche la moglie di Scamarcio e “faccia d’angelo” sono più delineati rispetto ad altri lavori di Sorrentino); anche se è evidente che Sorrentino, oltre che col montaggio, ha serissimi problemi (e non da oggi) con la sceneggiatura, che spesso risolve con frasi che si atteggiano ad aforismi quando invece al massimo ricordano il nulla di Baricco o Fedez…

Altre cose brutte:

  1. Il sonoro pietoso
  2. Il montaggio orrido
  3. Le appena dette frasette fatte dei dialoghi

In soldoni:

uno schifo!

ma meno schifo della Grande bellezza e di Youth!

Non potrei essere più d’accordo con quanto dice EvilAle

E qui c’è Loro 2

7 risposte a "Loro 1"

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  1. Condivido l’incipit. Garrone e Sorrentino hanno fatto sperare in un cinema che non facesse la fine a cui Muccino e Ozpeteck ci stavano portando. I loro film primi anni 2000, mi fecero tirare un sospiro di sollievo. Sarebbe stato di una tristezza unica vedere per decenni corbellerie allucinanti come L’ultimo bacio o La finestra di fronte… e poi riproporre sempre la solita variante sul tema (come infatti hanno continuato a fare, per fortuna senza tanti discepoli). Mi piacque di primo impatto Le conseguenze dell’amore e il Divo. POi mi e’ capitato di rivederli a distanza di anni e mi sono chiesto: ma che roba e’ questa? Ma davvero qualcuno ha girato una paccotiglia di stupidaggini come questa? Di li’ rifiuto totale verso Sorrentino. Garrone si e’ mantenuto sempre piu’ asciutto e i suoi film, anche se li rivedo li ritengo ancora degni di nota.

      1. Hai coraggio a dirlo. E’ diventato uno dei padri della patria, per cui a parlarne male si rischia di passare per tipi retro’ se va bene

      2. Si, immagino. Io ho evitato, non per mancanza di coraggio, ma perché ancora oggi non riesco a capire come persone che conosco, e Di cui ammiravo intelligenza, gusti cinematografici, letture impegnate, riescano ad esaltarlo così tanto, quasi fosse un “divo” sportivo. Ripeto anche a me capito’ di reputare degni di nota i suoi primi film. Poi come personale tecnica di giudizio di un film, aspetto la seconda visione. Nel suo caso alla seconda visione ho appiccicato il giudizio: cazzaro/cazzata

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