Maggio Musicale Fiorentino: Ciclo Čajkovskij/Stravinskij: Jurovskij & Buniatišvili

Khat’ia Buniatishvili (come vorrebbe la traslitterazione georgiana standard per l’italiano), oppure Chat’ja Buniatišvili (la traslitterazione che segue la grafia dal cirillico), o Khatia Buniastishvili (come vuole la grafia internazionale dei dischi e dei concerti) l’ho scoperta solo e soltanto con questo video:

registrato, forse con la regia di Dani Dror, alla Lowy Concert Hall del Charles Bronfman Auditorium (Culture Palace) di Tel Aviv, l’11 aprile 2016… Zubin Mehta a dirigere la Israel Philharmonic Orchestra…

dei tanti concerti per pianoforte di Čajkovskij che ho sentito, in disco o in video ma sempre live, diretti da Zubin Mehta (da New York con Emil’ Gilel’s nel 1979; dal Waldbühne di Berlino con Daniel Barenboim nel 1997…) questo era senz’altro il migliore, quello più compatto, quello più trascinante, quello più coinvolgente e potente…

e lei era sorprendente: mai vista prima, a mio gusto bellissima, contentona, dall’espressione estasiata di chi ascolta anche la musica degli orchestrali con passione…

mi informai, e vidi che era una stellina del pianoforte; seconda, in divismo, soltanto alle altre star “ggggiovani” del pianismo odierno: Alice Sara Ott e Yuja Wang… che a me piacevano, ma Chat’ja mi piaceva di più!

Mi sono andato a vedere il suo Waldkonzert, mi sono innamorato delle sue immagini vanesie su Instagram, ho guardato il suo omaggio a David Bowie in TV, e ho sentito il Trio op. 50 di Čajkovskij che ha registrato con Gidon Kremer e Giedrė Dirvanauskaitė alla Himmelfahrtskirche di München… che era splendidissimo!

Poi ho sentito il concerto n. 2 di Rachmaninov, con Paavo Järvi e la Česká Filharmonie (registrato alla Dvořák Hall del Rudolfinum di Praga nel 2016)… e mi piacque moooooooolto meno…

Ma il mio amore di fan non si è attenuato…

per cui quando fu annunciato il concerto per pianoforte n. 1 di Čajkovskij al Maggio sono stato contento!

Molto contento!

Poiché quando fu annunciato, fu annunciato proprio con la direzione d’orchestra di Zubin Mehta!

si ricreava quel miracolo che avevo visto su YouTube… e IO AVREI POTUTO VEDERLO DAL VIVO!

ho comprato i biglietti subito!

poi Mehta ha annullato (e siccome non annulla quasi mai, ho paura che stavolta abbia annullato per ragioni veramente serie)… ed è arrivato Michail Jurovskij…

che io ho apprezzato in passato al Maggio in un leggendario Aleksandr Nevskij di Prokof’ev nel 2007 (vedi Mandricardo e Doralice…, e Allright Baby)…

per cui non mi sono preoccupato per l’altro pezzo in programma, Petruška di Stravinskij…

ma per il concerto per pianoforte di Čajkovskij? Cosa avrebbe fatto?

Quel miracolo di YouTube a Tel Aviv si sarebbe presentato anche con Jurovskij?

Chat’ja avrebbe avuto la stessa intesa?

Sarebbe riuscita Chat’ja a tirare fuori la stessa energia senza Zubin?

E la preoccupazione derivava dal fatto che nel 2007, Jurvoskij, prima del magnifico Aleksandr Nevskij, si era prodotto in un PESSIMO concerto n. 5 Imperatore di Beethoven…

Cosa avrebbe prevalso?

La buona prova, sul solco di YouTube, della pianista?

O la orribile prova, vista dal vivo, del direttore in un “analogo” concerto per pianoforte e orchestra…?

Come è andata?

È andata purtroppo molto male…

A dispetto della brutta prova con Beethoven 11 anni fa, Jurovskij, anzianissimo, deambulante con un bastone, e dirigente da seduto, ha avuto delle idee interpretative FENOMENALI: sinceri rallentando, estatiche attese, pause d’effetto superbe, sonorità paurose, dolcezza estrema…

un Čajkovskij, in teoria, ottimissimo…

in pratica, però, è successo come a Glenn Gould e a Leonard Bernstein alla Carnegie Hall di New York nell’aprile del 1962…

e se Bernstein e Gould ebbero l’onestà di dichiarare il disaccordo… Chat’ja e Jurovskij non hanno neanche avuto la gentilezza di avvertirci…

La lentezza passionale di Jurovskij non ha dialogato affatto con la lettura al contrario veloce, schizzante, furbettosa, cerbiattosa, saltellante, fulminea e vorticosa di Chat’ja: seguivano due tempi diversi; Chat’ja accelerava sempre, non si adeguava mai all’impostazione di Jurovskij: il risultato era quello di una “prima prova”, quando studi e imposti il lavoro… o quello di non professionisti che provano ad andare insieme senza riuscirci…

un disasatro

Chat’ja era come uno scoiattolo che, rapidissimo, si arrampicava sugli alberi, così celere che manco lo vedi…

Jurovskij era una possente tartaruga, bellissima, consapevole, e incutente un certo rispetto…

lo scoiattolo proprio non riusciva ad andare alla velocità della tartaruga, e quindi gli ha girato intorno, saltelloso… e la tartaruga, di rimando, lo guardava perplessa, quasi a dire: «ma perché corri così?»

nel finale del primo movimento, Chat’ja pestava i suoi accordi quasi al doppio della velocità di Jurovskij: ne usciva una sorta di “canone”

e nel finale del terzo, i legni, capito l’andazzo, per adeguarsi ai prestissimo svolti da Chat’ja (molte volte ottavini e flauti ripetono la figurazione appena fatta dal piano), si sono sforzati tantissimo di suonare prestissimissimo: sono sembrati dei corridori che cercano di fare lo sprint finale a fine gara, e sono giunti, poveracci, con un più che giustificato fiatone…

in tutto questo, il terzo incomodo tra scoiattolo e tartaruga, l’orchestra, ha anch’esso avuto i suoi seri problemi a capire il gesto tartarugoso di Jurovskij, che non ha mai inequivocabilmente segnalato gli attacchi: su 100 attacchi, ne avranno azzeccati, poveracci, solo 2…

e la cosa si è replicata anche in Petruška, che Jurovskij ha scelto di interpretare alla Barenboim, alla “romantica” (vedi quanto detto nella recensione “maggiosa” precedente Maggio Musicale Fiorentino: Ciclo Čajkovskij/Stravinskij: Aškenazi & Braunstein): affascinante e da ascoltare, e senz’altro interessante, ma gli esempi più eccitanti, al Maggio, in passato, non sono mai mancati (Petruška è uno dei pezzi più frequentati dal Maggio, chissà perché): nel 2014 la fece (nella versione “concert”) Temirkanov, con la Filarmonica di Pietroburgo, e Mehta l’ha rifatta anche nel 2015: un essere circondati da Petruška buone (e quella di Mehta fu buona, ma fino a un certo punto, vedi Mehta al Maggio (Stravinskij & Prokof’ev): la meccanica del professionista) che fa passare questa buonissima prova di Jurovskij un po’ in secondo piano…

anche perché la povera tromba non era in serata: ha stonato quasi tutto… e la cosa terribile è che la stessa tromba stonò anche nel 2015 con Mehta: è proprio Petruška che non è il suo pezzo!

Il flautista, invece, era supersonicamente in forma!

Quindi, che dire?

Chat’ja e Jurovskij hanno provato (lo prova un post Instagram di Chat’ja bollato come «after rehearsal»), e allora come giustificare una simile caporetto?

Chat’ja è una falsa artista, che strappa gli applausi (comunque scroscianti e adorosi) solo perché è fica (come dice questa spietata recensione di 3 anni fa del Corriere Musicale)?

Jurovskij ormai è un povero decotto anzianissimo che ha sostituito Mehta senza un tempo adeguato a far capire la sua linea all’orchestra?

Non si sa…

Rimane la tristezza… perché che sia brava, Chat’ja l’ha un po’ dimostrato nei bis (un Debussy quasi ironicamente lentissimo: Čajkovskij lo volevi di corsa e Debussy lentissimo!; e un Liszt rivisto e rivirtuosistizzato, totalmente atletico e poco più), e che Jurovskij sia un grande era evidente dalle splendide idee interpretative che ha proposto… Inoltre, l’emozione di vedere Chat’ja dal vivo c’è stata tutta, e la cosa ha raddoppiato il giramento di palle di non sentirla capace di “sentire” il tempo dell’orchestra…

uff

un peccato

Un peccato anche perché, stavolta, il pubblico ce l’ha fatta a non applaudire tra i movimenti! Che gioia!

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