Attacco al treno

Beh, che dire?

Clint è una persona anziana, ha quasi 90 anni…

la cosa non preclude nulla: Manoel de Oliveira ha fatto capolavori fino a più di 100 anni… ma ultimamente, almeno dopo Mystic River (2003), Clint ha gradualmente deciso di occuparsi di “eroi americani”, con crescente grado di didascalismo, di retorica, di celebrazione “domestica” (a puro uso e consumo del pubblico “domestico” americano), spesso anche televisiva, se non visivamente (Clint, come vedremo, è sempre eccellente a livello visivo), di certo tematicamente (sembrano spesso film in stile fiction didattica”)…

Invictus (2009) e Hereafter (2010) sono state eccezioni in un contesto di progetti che si stenta a comprendere: il freddissimo Jersey Boys (2014), lo scolastico Sully (2016)… poi American Sniper (numero 21 di Psych!), bellissimo quanto perplesso…

Sono film che spesso si concludono accostando gli attori agli “eroi nazionali” che hanno interpretato… in questo Attacco al treno ha deciso direttamente di far “recitare” gli “eroi” in persona…

E sono film che si sente che vorrebbero davvero essere “basici”, che vorrebbero davvero celebrare, glorificare, incensare questa gente… il dramma è che la scrittura visiva di Clint spesso contraddice il costrutto magnificante, perché visivamente, con la sua macchina oggettiva, sicura e certa, Clint illumina e palesa, forse involontariamente, NON la grandezza degli “eroi” ma la loro nerborutaggine e buzzurronaggine… Cosa evidente in American Sniper: vorrebbe tanto dire che i militari sono dei geni, ma la macchina non fa altro che inquadrare militari imbecilli, generali stupidi, e guerre nonsense: finisce che il film che vorrebbe rendere omaggio al super-esercito statunitense non fa che documentarne invece le enormi falle e le enormi idiozie…

Attacco al treno prosegue su questa strada…

Una macchina sicura, diegetica, sopraffina nel creare la tensione, nell’amministrare suspence e anche nel “negare” la violenza e il compiacimento, è al servizio di un racconto che vorrebbe tanto essere incensorio ma è invece documentazione di stupidità…

per 80 dei 95 minuti del film assistiamo alla vita di tre fessi nei pressi: grossi e stupidi da piccoli, grossi e stupidi da grandi, si arruolano nell’esercito pensando di non andare a fare nulla, scoprono che perfino nell’esercito c’è da studiare, loro non ce la fanno e si frustrano, mente imperversano preghiere, madri chiocce, presidi bigotti, ragazzini che maneggiano armi come se nulla fosse, discorsi seri sull’avvenire pronunciati con parole cretine, e gite turistiche pacchiane e fumettistiche tra Roma, Venezia, Berlino e Amsterdam…

dal minuto 80 al minuto 88 c’è l’attacco: bello, sicuro, fatto bene…

dal minuto 89 al 95 c’è lo spiattellato peana osannante, davvero fastidioso, con Hollande che li premia e fa il suo discorso interminabile…

La morale di tanta stupidità sarebbe quella di M. Night Shyamalan, e cioè che tutte le debolezze, le scemenze, le idiozie personali di ognuno, sono in realtà parti di un destino grosso, di un destino benevolo, divino, carezzevole e consolante…

sei un imbecille? vabbé, non disperarti: un giorno la tua imbecillità sarà fondamentale per sventare un attentato…

sei un cretino? non incavolarti: un giorno i cretini salveranno il mondo…

hai un tumore alla prostata e pisci sangue? non bestemmiare: un giorno la tua pipì al sangue sarà fondamentale per uccidere dei cattivissimi alieni invasori, allergici alla pipì sanguigna…

La logica di Clint, e quella di Shyamalan, è proprio questa…

Attacco al treno è zeppo di questa logica…

sta a voi constatare quanto questa logica per voi sia ridicola…

…e per me è ridicola tanto… io ho riso per tutto il film!

Ma le mie risate non hanno certamente nulla a che vedere con la componente visiva costruita da Clint: quella è da serie A, da 10 e lode, da top dei top (e lo è sempre, da 60 anni: come Spielberg, Clint ha avuto collaboratori molto omogenei, spesso in “divenire”: cioè quando sparisce uno appare il suo assistente: i.e. nei cinematographers: Bruce Surtess sparisce e viene promosso il suo assistente Jack N. Green; sparisce Jack N. Green e viene promosso il suo assistente Tom Stern, e le eccezioni, le collaborazioni singole, in Clint sono rarissimissime)

traduzione: una cavolata ripresa benissimo… almeno IMHO…

Una risposta a "Attacco al treno"

Add yours

  1. la penso più o meno come te…
    giuro che al cinema guardavo l’orologio per tenere i tempi, dicendo:
    voglio vedere quanto dura la fase 1: loro-da-bambini;
    poi: voglio vedere quanto dura la fase 2: loro-cresciuti;
    poi: voglio vedere quanto dura la fase 3: stucchevole-tour-dell’europa…
    perché mentre guardi il film non puoi che fare quello e devo dire che io non partivo assolutamente prevenuto, anche per questo non guardo (quasi) mai i trailer, voglio arrivare al cinema sapendo poco o niente di quello che sto per vedere…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: