Wonder

Il livello è quello del sussidiario… studiato per un pubblico che non ha più di 11 anni…

Il visivo è così perfettino, da manuale, da primi della classe, da essere quasi irritante…

I problemi presentati sono problemi falsi: il bimbo è brutto (anche se comunque molto somigliante a Owen Wilson) e non di più: ci sono bimbi messi molto peggio di lui… per cui la sua “maschera” potrebbe forse essere intesa come metafora dei problemi “infantil-adolescenziali” universali di chiunque… però poi su questa finta menomazione facciale si ritorna spesso, e con tutti gli odiosi cliché del caso, con tanto di premio finale come Harry Potter… e su questa finta menomazione si misurano tutti i problemi degli altri, che noi vediamo proprio esageratamente, con tanto di film narrato da diversi punti di vista (davvero tanto: mancava si vedesse anche il punto di vista del cane); e sulla finta menomazione si misura anche la famiglia, che è perfetta, bellissima, stupenda, più finta di quella di una pubblicità del Mulino Bianco

ed ecco il problema:

la menomazione è una finta menomazione… i problemi sono finti problemi (sono problemi banalissimi della pubertà: l’amichina che non ti parla, il bimbetto che ti prende per il culo)… e tu che dovresti essere vittima ti si vede che hai la vita perfetta, una famiglia perfetta, una sorella perfetta, amichini perfetti… perché dovresti essere interessante tanto da farci stare qui a vedere un film su di te?

Come dicevo all’inizio: la maschera del bimbo è metafora dei problemi di tutti, visto che tutti hanno avuto amichine stronze e bulletti vari alle elementari? e quindi questo porta tutti a identificarsi col bimbo brutto? questo basta a far essere il film interessante? — forse… ma l’adolescenza di tutti è stata davvero tutta questa bambagia di famiglia perfetta e di falsi problemi che si risolvono da soli? (come per magia si fa pace con l’amichina e come per magia il bulletto si mette a piangere) — alcuni hanno forse avuto un’adolescenza/pubertà più cruda, forse più simile a Heathers di Michael Lehmann (1989)… e rispetto a film come Heathers questo Wonder che fine fa?

Fa la fine, come detto all’inizio, di un sussidiario, di un manuale di istruzioni per chiunque ha avuto famiglie perfette e falsi problemi… per coloro, cioè, che forse di manuali non hanno affatto bisogno… ma questa è una mia cattiveria personale…

Gli inserti visivi di Chewbacca possono stupire solo chi non ha mai visto un film di Abel Ferrara… La fotografia (del vecchio Burgess) è così perfettamente istituzionale da essere pesantissima, e il montaggio è così classico da far schifo (i momenti di vissuto degli altri personaggi sono annunciati in maniera così plateale da recare quasi imbarazzo)…

Riguardatevi, per confronto, oltre che Heathers, che ammetto non appiccicarci niente con Wonder, almeno Mask di Peter Bogdanovich (1985), che racconta praticamente lo stesso soggetto, senza però tralasciare il “crudo”… E anche Mask, già di suo, era super-ingenuo: il bimbo brutto alla fine tromba perfino con Laura Dern, con la scusa che Laura Dern è cieca (non sia mai che uno “brutto” possa trombare con una “bella” che ci vede! l’apparenza è trooooooppo importante!): quindi, come vedete, il cinema americano industriale, di statuto, sa trattare argomenti simili assai poco bene, con somma semplificazione…

Sull’argomento di “persone brutte” rimane forse uno dei migliori “testi” possibili, ancora dopo 30 anni, la serie Beauty and the Beast con Ron Perlman e Linda Hamilton, creata nel 1987 da Ron Koslov e terminata nel 1990… Vista da nessuno, introvabile, impossibile da vedere anche in tempi di streaming e torrent, affidata più a ricordi che altro (un paio di puntate comunque si trovano, anche doppiate), rimane un punto di riferimento da cui Wonder si discosta molto… Alcune puntate furono scritte da George R. R. Martin, oggi idolatrato per Game of Thrones

Molto interessante anche il Fantasma dell’opera di Tony Richardson, prodotto in due puntate per la TV (con soldi della NBC, di Haim Saban e perfino di Berlusconi/Reteitalia: fu trasmessa da Rete4) nel 1990, con una stratosferica fotografia di Steve Yaconelli e una musica esemplare di quel genio che fu John Addison, con una Teri Polo più che fichissima e un Charles Dance amletico e doloroso, è ricco di riflessioni che Wonder si sogna (anche se, per allungare il brodo, Richardson è stato costretto a mettere molte sequenze ridicole, specie nella prima puntata)… Di questa esiste il DVD tedesco con audio originale inglese: lo si trova senza alcun problema…

Ah, naturalmente esistono anche Eraserhead ed Elephant Man

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