Napoli velata

Perché raccontare bene una singola storia quando si può tentare malamente e goffamente di raccontarne quattro contemporaneamente?

Siamo di fronte a una cosa come mother!: le ambizioni e le simbologie sono tantissime, e sono fornite con la logica: «io faccio tante simbologie, tantissime, e le sparo a casaccio: almeno qualcuna risulterà efficace! almeno qualcuna colpirà il pubblico!»

E quindi si fa un film su tutto, un film-mondo che parla del conflitto edipico, con scene trombarole per eccitare, con metafore filmico-visive per accontentare i teorici, che insieme è anche un giallo misterioso, che insieme è un film soprannaturale di fantasmi, sull’elaborazione del lutto, sulla perdita dell’amore, sull’ossessione sessuale, sul solito tipico rapporto Eros/Thanatos, che è anche Fight Club, è A Beautiful Mind, è Il Segno del Comando, è La grande bellezza, è The Prestige, è Una pura formalità, è L’inquilino del terzo piano, ha i movimenti di macchina di Blow-Up, strizza l’occhio ad Almodovar, ed è tanto sicuro di sé… — a qualcuno piacerà per forza!

Qualcuno che ci casca ci sarà di sicuro: qualcuno che si affezionerà alla povera bambina testimone dell’omicidio-suicidio dei genitori; alla povera donna ossessionata e sconvolta dalla perdita dell’amore; qualcuno piangerà per l’elaborazione del lutto; si appassionerà al giallo; si entusiasmerà agli occhi metaforici di “cinema” infilati qua e là; si scervellerà per scovare teorie ermeneutiche sul finale e sul senso complessivo del film e accuserà chiunque gli dirà che un senso complessivo o non c’è o è banale di insensibilità…

Succederà tutto questo…

La mia opinione è che Ozpetek fa un’accozzaglia di aria fritta…

lo guardi anche piacevolmente, come no, ma ti chiedi se il tutto non sia furbo, non sia sparare a caso pur di “colpire” qualcuno, e hai il sospetto che sia una giocoleria scema, fine a se stessa, un po’ come qualche film di Tornatore, come Baaria

A mio avviso la tematica dell’elaborazione del lutto si sporca con l’atteggiamento insistito del giallo… e il giallo è condotto come se ci si dovesse vergognare di girare un giallo, un film di genere, e allora ci si riscatti abbozzando a casaccio metafore edipiche e auto-rappresentative che non quagliano e che “disturbano”…

i ninnoli distrattivi, altrimenti detti meri riempitivi, sono troppi: performance di strada, sottotesti filmici (a imitare Nolan o Lynch), svicolano e tramortiscono (le palle: quando si perde 15 minuti per far vedere i percussionisti in galleria non si può che irritarsi)…

gli stilemi visivi, compiaciuti quasi come quelli di Sorrentino, si perdono nel casuale: la macchina che inquadra gente che non si vede ma di cui si sente il sonoro serve davvero a qualcosa o è solo uno stupeficio antonioniano acchiappa-citrulli per ravvivare un finale stupido e prevedibile? — le scene con la macchina a mano che ogni tanto spuntano hanno valenza diegetica o, come sembrano, sono decise a caso? — il senso di “non concluso” del giallo, allude a livelli di interpretazione da scoprire o solo a un puro nulla furbissimo della serie “non c’è nulla ma faccio in modo che la gente ci veda qualcosa”…?

A voi decidere… e sarò davvero contento se qualcuno riuscirà a interpretare tutti questi stimoli in maniera coerente…

Ma secondo me Ozpetek ha agito a caso, ha sparato nel mucchio, e ha portato a casa un pastrocchio, che vuole parlare così tanto di tutto che si trova invece a parlare di niente

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