Gli ultimi Jedi

Operazioni preliminari:

  1. Il risveglio della Forza è recensito in Biancalana e i sette gnomi, parte I
  2. L’ho visto doppiato: come episodio VII è doppiato da Carlo Cosolo, e come episodio VII c’è da sottolineare alcuni problemi. Nonostante una distribuzione voci non male, non si capisce perché devono essere Han e Leia per aderenza all’originale, però poi abbiamo Liùk (come il ghiacciolo al limone) invece di Luk, Jedi invece di Jedái, Scai-uólcher invece di Scai-uócher (Mario Maldesi, in sw2, ammise Scai-uócher solo nell’Impero colpisce ancora e nessuno ancora ha capito perché solo lì: quando glielo chiedevano, Maldesi non si ricordava i fatti ma ammetteva di essere stato l’unico responsabile… e siccome adesso è morto non sapremo mai nulla, anche se il fattore “caso” e il fattore “dimenticanza” devono aver avuto un ampio raggio d’azione in questa questione – Filippo Ottoni, Claudio Sorrentino e Francesco Vairano, in sw1, hanno sempre usato Scai-uólcher, suggellando la vulgata che usa conseguentemente anche Cosolo, benché dichiari di voler essere “aderente all’originale”) — tra l’altro, nel sud della provincia di Livorno, da dove purtroppo provengo (nonostante l’ormai quasi ventennale domicilio a Firenze), il nome Liùk scatena nel dialetto toscano una inusitata parentela con le lingue ugro-finniche, in special modo col finlandese, perché Liùk diventa una sorta di Jùkke… Per cui, per me, sentire Liùk è un po’ come sentire Jùkke con tanto di ridicolezza susseguente… — ma riconoscono essere un problema solo per me

Operazioni preliminari, parte 2:

Io non amo l’ondata di nostalgia odierna verso gli ’80s… se n’è parlato in IT di Muschietti, in Valerian ecc. ecc. — e non la amo soprattutto per quanto detto in Starkiller, e cioè che le operazioni nostalgia *copiano* la superficie degli ’80s tralasciando la sostanza… risssumendo: se Incontri ravvicinati era un discorso FILMICO di valenza e statuto dell’IMMAGINE, e quindi rifletteva sulla matrice del rapporto tra *vedo* e *conosco* per giungere a una sintesi che suonava come *vedo quindi conosco quindi MI conosco quindi conosco il mondo attraverso il cinema*, gli emuli come Super8 non riflettono proprio un bel nulla sulle immagini, ma copiano solo il ninnolo, la trama convenzionale, le scemenze… Super8 è una semplice idiozia di extraterrestri senza alcuna valenza filmica e conoscitiva e pertanto è un tradimento e non un omaggio a Incontri ravvicinati

Operazioni preliminari, parte 3

Come si evince dalla sua recensione (Rogue One) e dal suo aggiornamento al numero 20 della Caduta di Pontoppidan, ho detestato il film di Edwards e Gilroy, poiché simile a un Sentiero dei nidi di ragno senza il capitolo di Kim: e cioè una riflessione sulla resistenza senza la riflessione, e quindi più dalle parti di Gianpaolo Pansa che di Beppe Fenoglio… inoltre, anche Rogue One aveva l’assordante assenza di qualsivoglia progetto filmico, vista la obrida fotografia da poster turistico…

Attacco:

Non conoscevo niente di Rian Johnson… non sono un amante delle serie TV e quindi confesso di non aver mai visto Breaking Bad, e di Looper ho visto solo l’inizio addirittura in TV (su Raitre, niente meno… o su RaiMovie): m’è sembrato non male, ma 5 minuti sono davvero troppo poco per dare un giudizio…

quindi partivo tabula rasa nel vedere Gli ultimi Jedi

Sapevo che Johnson era accreditato anche come sceneggiatore, ma nella Hollywood odierna vale quello che valeva nella Hollywood classica dei ’40s: il regista non conta una fava nella pletora di producers e delegati dello studio… Il regista doveva ritagliarsi uno spazio ristrettissimo DI NASCOSTO o DI FORZA, molte volte al montaggio:

  1. o girava in sequenza solo le scene che lui voleva, di modo che lo studio non avesse materiale da rimontare,
  2. o accontentava lo studio con happy ending assurdi, ma inseriva minuscole scene “strane” per suggerire in modo subliminale che quegli happy end erano finti (vedi il flou su Claudette Colbert prima del finale di Accadde una notte di Frank Capra, 1934),
  3. o girava e montava piccolissimi shot non approvati tra le sequenze principali approvate dallo studio, troppo piccoli perché i producers se ne accorgessero ma sufficienti a insinuare sensi paralleli o addirittura contrari a quanto mostrato nelle sequenze principali (Ombre rosse di John Ford, 1939, ne è pieno)

Su tutto questi leggi Lucilla Albano, Il secolo della regia, Venezia, Marsilio, 2004; e Frank Capra, The Name Above the Title, New York, Macmillan, 1971, tradotto da Alberto Rollo come Il nome sopra il titolo, Roma, Lucarini, 1989 (ristampa: Roma, Minimum Fax, 2016)

Non so se Johnson abbia fatto le cose di nascosto, se la Disney volesse un film così, o se Johnson abbia fatto davvero l’autore e sceneggiatore maximo e onnipotente…

fatto sta che Johnson, finalmente, HA PARLATO DI CINEMA E DI IMMAGINI…

Visione:

Se nel Risveglio della Forza Abrams ci provava, dando alla sua macchina da presa una onniscenza non brutta (la macchina era sul luogo dell’azione sempre prima dei suoi personaggi), ma che in definitiva “finiva lì”, Johnson lavora davvero come Capra, poiché se, da una parte, le sequenze d’azione hanno un andamento molto classico, in stile istituzionale-narrativo, e sono movimentate da non brutti ma in definitiva “normali” long takes di scorrimento sull’intero set (long takes che, diegeticamente, esprimono bene la concitazione della sequenza e della situazione) – un modo di riprendere che accontenta in maniera professionale, e con grande efficacia, lo studio – dall’altra tutto il film è basato sulle IMMAGINI e sulla loro valenza: tutta la vicenda e tutto il senso del film sono espressi con IMMAGINI su cui riflettere più che su argomenti da recepire… argomenti che, quindi, si recepiscono grazie alle immagini e tornano, come nei veri anni ’80, a presentare l’osmosi tra visione, autocoscienza e conoscenza!

vediamo di dare alcuni esempi (in questo elenco sarò fin troppo debitore verso le idee di Sergio Arecco, George Lucas, Milano, Il Castoro, 1995):

  1. molto dell’inghippo si basa su Jùkke che vede il lato oscuro di Driver e pensa di ammazzarlo, con tanto di spadone-laser sguainato… — per Jùkke il solo pensiero di ammazzarlo è sinonimo di debolezza e di “lato oscuro”: come in The Weight of the World (di Doug Petrie/David Solomon, 5.21) di Buffy, the Vampire Slayer (in cui Buffy si sente in colpa per aver pensato per un secondo di fare fuori sua sorella onde salvare il mondo e togliersi dalle pene), il solo pensiero di poter dare morte fa cadere Jùkke nella catalessi, tanto quanto basta perché Driver si svegli e veda Jùkke con lo spadone sguainato… al che Driver pensa che Jùkke sia lì per ammazzarlo e reagisce dando fuoco a tutto… — questa storiella è raccontata 3 volte: da Jùkke la prima volta, da Driver, e da Jùkke la terza volta… la cosa interessante è che, delle 3 versioni narrate, NOI VEDIAMO LE STESSE IMMAGINI: Jùkke con la spada sguainata è sempre lo stesso: Driver INTERPRETA QUELL’IMMAGINE in un modo, Jùkke la INTERPRETA/RACCONTA IN UN ALTRO… — Con questo semplice espediente, Johnson ci dice che è l’interpretazione delle immagini che governa la vita e la nostra coscienza: Jùkke, nella catalessi di aver pensato il male, sta facendo i conti con i propri lati oscuri, bisognosi di lettura e traduzione, e produce un’immagine che si deve ugualmente “tradurre” e “leggere”: autoconoscersi, comunicare e conoscere è tutta questione di produzione e interpretazione di immagini… immagini riferite al nostro processo mentale di resa dei conti con le nostre insicurezze e paure (che si palesano nell’immagine, in cui Jùkke ha *sempre* lo sguardo luciferino)
  2. La Ridley scende nel bottino melmoso-marittimo del lato oscuro e si trova davanti all’effetto infinito dello specchio: infinite Ridley si susseguono eternamente in un gioco di riflessi… La Ridley riesce a non farsi ingannare dalle immagini e giunge «alla fine dell’infinito» per trovare ugualmente uno specchio, che ovviamente riflette solo e soltanto la sua stessa immagine… — La Ridley proprio intima allo specchio «Fammi vedere» — Anche qui le simbologie sono risapute ma gustose: le acque sono simbolo di coscienza da sempre (ne parla bene Northrop Frye nell’Anatomia della critica, 1957, e William Golding, in «Pincher» Martin, 1956, ci costruisce uno dei più belli ed enigmatici romanzi di sempre [allo stesso romanzo allude anche il nascondiglio di Jùkke: isola disabitata, a metà tra Rockall e Machu Picchu, ricca di spunti inconsci]), e l’infinito dei riflessi è l’infinito della mente che sembra inestricabile, ma riflette solo e soltanto noi stessi, tanto che l’ultimo riflesso è giustamente il riflesso nostro: si pensa di essere al centro di chissà quale verità o di chissà quale dolore, ma invece siamo solo noi che lottiamo contro noi stessi, e la vittoria inizia proprio quando si comincia a capire questo… — Il «Fammi vedere» della Ridley è la grande voglia di VEDERSI e quindi di CONOSCERSI — è una scena ovviamente connessa al «fallimento alla grotta» dell’Impero colpisce ancora, ed è degna del «tabernacolo» di Zardoz di John Boorman, 1973; nonché della seconda porta del Südliche Orakel della Unendliche Geschichte di Michael Ende (1979, con film di Petersen abbrevviato del 1984)… e come non connetterla, infine, con «Giove e oltre l’infinito» di 2001: Odissea nello Spazio (1968), dove Bowman alla fine delle immagini “spaziali” trova solo se stesso? [Arecco vede 2001 anche nella caduta di Jùkke dopo l’agnizione di Darth Vader]
  3. Driver e Ridley sono connessi solo e soltanto a livello di immagine e di montaggio: sono connessi al livello di cinema… — è il cinema che rende possibile la loro mutua corrispondenza ed è il cinema che palesa i loro pensieri…
  4. A ingannare Driver nel finale è una IMMAGINE, un ologramma di Jùkke proiettato! — Un ologramma spiritoso, impudente ma invincibile: un ologramma che racconta come andrà a finire la storia e che sbaraglia tutti i dubbi, prosciugando tutti i propositi dell’antagonista — in quella scena Driver, sempre così sputasentenze e sicuro di sapere tutto, si scopre incapace di leggere le immagini, si scopre più un “bugiardo” che un “narratore” (ancora Michael Ende, nella Unendliche Geschichte, avverte che le storie rischiano di diventare bugie se coperte di “nulla”): e si scopre così anche perché incapace di auto-conoscersi (a Driver ancora manca una scena simile alla presa di conoscenza immaginosa della Ridley: tutti sembrano dirgli chi è, se è il redivivo Vader o l’adorato figlio di Han e Leia, ma lui sembra davvero andare a tentoni poco sicuro di entrambe le prospettive)
  5. Quando Serkis ha in pugno la Ridley la costringe a guardare il fallimento della Resistenza, dicendole proprio «Guarda!» — e la Ridley subisce come una tortura le immagini di una storia non conforme alla sua auto-coscienza e fa di tutto per cambiare quella storia e quelle immagini: pensando, quindi *vedendo*, altre possibilità aizza Driver contro Serkis e fa fuori tutti…

Narrazione:

Tutto questo ha un gustoso precipitato nella trama, dove tutti debbono auto-conoscersi prima di chiacchierare, e dove tutti hanno simbologie davvero interessanti:

  1. Jùkke intraprende un salutare discorso di critica a sw1: racconta alla Ridley di quanto gli Jedi si siano fatti fregare come polli dai Sith, in qualche modo ammettendo che sw1 è priva di senso… un senso quasi restituito da questa singola battuta di Jùkke… una battuta che riflette sul passato per auto-conoscersi e non commettre gli stessi errori
  2. L’auto-conoscenza dei personaggi, come in tutte le fiabe, finisce sempre in scelte autonome di libertà: tutti quelli che si auto-conoscono sono per la Resistenza, ovviamente…
  3. Yoda arriva e dà fuoco a tutto, trasmettendo, finalmente, l’idea che non servono tavole della legge per vivere bene ma solo auto-coscienza e vita secondo i propri principi (una ventata d’aria fresca dopo i fondamentalisti ciechi che stempiano tutti al grido: «La Forza è l’unica vera religione» di Rogue One)
  4. La Ridley è un messia degno di questo nome poiché figlia di nessuno ma ugualmente capace di auto-conoscersi e di agire per il bene: una forza! (un’altra dissentante idea dopo il parto verginale deistico di Anakin e dei farlocchi midiklorian, o come si scrivono, nella Minaccia fantasma; e anche una pura libidine di sano ibridismo e bastardismo in Guerre Stellari, molte volte un po’ colpevole di tracciare una linea diretta di sangue blu negli Skywalker, una linea di sangue blu troppo spesso finanche “eugenetica” e “di pura razza ariana” oltre che deistica)
  5. L’auto-conoscersi è anche simboleggiato in maniera shakespeariana: i propri lati oscuri da vagliare sono personificati da parenti (figli, nipoti, gente con il tuo stesso sangue), ennesimo sintomo che quelle personificazioni sono metafore mentali: Driver è solo simbolo della auto-conoscenza e del venire a patti con se stessi e con i propri lati oscuri…
  6. La Resistenza è affidata con somma gioia a outsiders, a poveracci, che per fortuna non hanno un briciolo delle cavolate amorali che ammorbano le teste perse di Rogue One. Quegli outsiders reintregrano le idee alla Italo Calvino ribadendo con semplicità e giustizia: «D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!» — e difatti l’amoralità di Benicio Del Toro è assai più educativa di Rogue One: è simpaticone e arruffone, e si capisce che si unirà all’alleanza o non sarà “tra i migliori”; oppure: sarà anche simpatico ma essendo dell’impero è merda…
  7. La Grande Madre (quella di Erich Neumann) è finalmente rappresentata come nessuna Wonder Woman ha ancora fatto: Carrie Fisher, Laura Dern, Daisy Ridley e Kelly Mary Tran, le donne al comando, hanno un carisma e una magia che spacca i culi… — la resurrezione della Fisher nello spazio è una scena degna della resurrezione finale di Ordet di Dreyer, 1955
  8. I bambini sono portatori di goduriosa libertà quasi quanto i bimbi di Mad Max Beyond Thunderdome
  9. I riccastri guerrafondai e venditori di armi sono bistrattati come quasi mai a Hollywood
  10. Gli animali sono partecipi della Resistenza quanto gli uomini, e il Chewie rinunciatario al pollo per pietà dei bischerelli isolani è spassossimo! — tutto il mondo degli esseri viventi è in rivolta contro l’oppressione!

tecnici:

  1. il montatore Bob Ducsay è autore quanto Johnson
  2. Rick Heinrichs mescola bene i simboli religiosi sull’isola e architetta bene le classiche ambientazioni, ma nel rischio di far assomigliare l’isola di Jùkke a un set di Lost ci casca del tutto, purtroppo…
  3. John Williams fa un lavoro da Oscar ripresentando i vecchi temi con fini rielaborazioni: degno davvero di Wagner
  4. Steve Yedlin tenta in tutti i modi di ricreare i tramonti di Peter Suschitzky, ma ci riesce con un po’ di affanno… il cromatismo bianco/rosso della battaglia finale lo lavora comunque benissimissimo…

attori:

  1. Francesco Prando forse non rende giustizia a un Mark Hamill quasi da Oscar come miglior attore non protagonista
  2. Gleeson e Driver sono un po’ dei pesci lessi
  3. senza Kenneth Branagh e Haris Zambarloukos, la Ridley torna a essere slavatina anche se spacca i culi…
  4. Boyega e Isaac mancano un po’ di mordente…

difetti:

  1. Attacco iniziale, estenuante inseguimento lento lento, e battaglia finale sul ghiaccio: tre situazioni forse rispondenti ai tre atti della sceneggiatura, ma alla battaglia finale si vede che il film è stanco e rischia di essere percepito come interminabile…
  2. La replicazione, cifra stilistica di Guerre Stellari, non cessa neanche nella gestione di Johnson… Guerre Stellari è condannato a ripetere continuamente le stesse battute: «Unisciti al lato oscuro» e «Io sono tuo padre» sono così reiterate da rasentare la parodia… ma, recando questi film sempre le stesse metafore, per forza di cose hanno le stesse battute!

Johnson si concede uno zoomino che sembra alla Snyder sul finale, ma per fortuna non è alla Snyder: quelli di Snyder sono zoomini ingiustificati, mentre questo di Johnson è giustificatissimo perché risponde a uno sguardo concitato degli astanti alla battaglia sulla neve: lo zoomino potrebbe quindi essere una soggettiva motivatissima e non un ninnolo sciocco privo di senso…

Argomento maggiore, o che finora io ho sentito più forte da parte dei non entusiasti, è la gestione molto burlona e comicarola dell’intera vicenda… battutine, animaletti giocosi che stemperano…

Mah… 

quando me lo hanno fatto notare ho dovuto convenire che questi interventi ridanciani ci sono spesso, ma mentre guardavo il film non li ho per niente registrati come un problema…

Tutto rose e fiori?

Certamente no…

si sta parlando di Guerre Stellari e non di chissà che…

ma Gli ultimi Jedi è un tipo di intrattenimento a mio avviso più nutriente rispetto ai cinecomics…

Da segnalare la recensione di EvilAle & Co., che riflette in modo preciso sulla reazione del fandom e fa una spassosa antologia ragionata dei commenti più assurdi venuti fuori sul web

Altre recensioni sulla mia stessa lunghezza d’onda, quella di Davide di Radicalging, di Vincenzo dell’UItimo Spettacolo, e dei Frammenti di cinema

6 risposte a "Gli ultimi Jedi"

Add yours

  1. recensione superlativa!!
    ciò non vuol dire che sia d’accordo su tutto, ma davvero complimenti!!
    intanto una sfilza di citazioni che rivelano la tua enorme cultura (generale e specifica): dal Kim de Il sentiero dei nidi di ragno (a proposito di ciò: Pavese riteneva che l’unica cosa che non funzionasse del libro di Calvino fosse proprio quel capitolo, quindi magari a Pavese sarebbe piaciuto Rogue One ;-) ) alle altre citazioni, incluse quelle in tedesco (e quando qualcuno cita in tedesco ha tutta la mia stima!!)…
    detto quindi che sottoscrivo l’80-85% delle cose che hai scritto nella tua analisi, davvero ineccepibile, mi permetto di segnalarti le cose su cui non concordo, che sono però in netta minoranza:
    – sulla questione doppiaggio distinguerei il tema della pronuncia da quello dell’aderenza dei nomi all’originale… se dovessimo fare i puristi allora dovremmo dire “Orghena” anziché “Organa” e non ne usciamo più… ad ogni modo a mio avviso corretto almeno allineare i nomi agli originali…
    – sono un po’ in disaccordo sugli attori, ma del resto sono gusti personali… ad esempio non mi ha entusiasmato Hamill (bravo ma non eccezionale)… considerato peraltro che in questa trilogia Luke è chiaramente lo specchio dell’Obi Wan di Guinness nella prima, ma purtroppo Hamill e Guinness non possono essere messi vicino, almeno a mio parere; Driver a me piace e Isaac l’ho trovato il più convincente… sugli altri concordo…
    ma direi che sono le poche cose su cui non sono d’accordo, per il resto ancora complimenti per la tua analisi!!

    1. Ahahahah! Sicuramente il soggetto di Rogue One avrebbe entusiasmato Pavese! — fossi stato Gilroy avrei fatto una sorta di seduta spiritica per contattarlo onde evitare “panzane” (nel senso di Pansa) e centrare il tutto in modo più autenticamente neo-realista (un neo-realismo che, credo si sia capito, io vedo molto più felice negli Ultimi Jedi)!

      Sugli attori io mi rendo conto di avere idiosincrasie con Driver, benché lo abbia adorato in Paterson, e amori viscerali per Hamill (che adoro anche quando fa il Joker), sicché i miei gusti travalicano l’oggettività alle volte…

      Sul doppiaggio, a me va bene tutto, e Cosolo sa come fare… e sarà interessante quando qualcuno vorrà fare come lui con Harry Potter, ripristinando Longbottom per Paciok, Dumbledore per Silente ecc. ecc. — oppure se ci sarà qualcuno che comincerà a pronunciare alla greca i nomi dell’Odissea, da Odìsseo a Menélao a Elène… — effettivamente non ne usciremo più, ma ci divertiremo tantissimo!

      Ti ringrazio moltissimo dei complimenti, e ti assicuro che io sono una pallida imitazione dei miei “maestri” (i miei passati prof di cinema e letteratura a Firenze) che ne sanno molto ma molto più di me!

  2. Bella Nick, molto dettagliata. Ho scritto due cazzate anche io. Comunque finalmente una cosa che ci è piaciuta a tutti e due ahyahah

    1. Fantastico! — La tua ho cominciato a leggerla, ma ho bisogno di concentrarmici! — Stasera la rileggo a modo e poi la “interlinko” nella mia!

      1. La mai è molto meno dettagliata. Volevo esprimere un solo concetto, e non volevo perdermici. Sennò veniva 78mila pagine.

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