Borg McEnroe

So che disturberò molti amici feisbuccosi dicendo che Borg McEnroe è un film che si sente essere penalizzato dal pur buonissimo doppiaggio di Rodolfo Bianchi…

Sarà una sorpresa per molti apprendere che Björn Borg non si legge Biòrn Bòrg, ma si legge qualcosa come Biórn Bóri… (sentire per credere)

il multilinguaggio è annullato da Bianchi: svedesi, americani, inglesi, monegaschi: tutti parlano italiano…

Detto questo, vabbé…

avevo sentito un gran parlar bene di questo film, come di un supersonico impatto sensoriale…

È vero…

è un film fatto molto bene…

il montaggio è ottimo e ispirato

le riprese oblique e azimutali sono una gioia

il fattore leitmotivico di certe immagini è usato alla grande…

Ma questi sono pregi di un film però produttivamente “schierato”: un film svedese il cui titolo originale è giustamente Borg, senza alcun accenno al rivale americano… Non è un dualismo alla American Gangster, è un film biografico sul tennista svedese Björn Borg: fatto bene, un biopic ben piazzato, che documenta la storia davvero benissimo, ma che, come tutti i biopic “ufficiali” (vedi anche i film analoghi di Ron Howard, da Rush Cinderella Man, a Frost/Nixon, che sono, dichiaratamente, la fonte principale di Borg McEnroe), cammina proprio sul filo del documentario di Canale5…

Pedersen non cade nella trappola e fa un bel filmone solidissimo… e c’è da esserne felici, in un ambiente atrofizzato da produzioni industriali… ma non gli si fa un torto a dirgli che qualche “leggerezza” in più, qualche punta narrativa in più in tutto l’impianto documentaristico, gli avrebbe senz’altro giovato… — rimproverai la stessa cosa a Stephen Frears in The Program: troppo concentrato sul documentare da dimenticarsi di creare “personaggi” invece che “testimonianze”…

e Frears, nel ciclismo, aveva inventato tutto un modo di riprendere, mentre Pedersen, certe idee registiche, oltre che da Ron Howard, le ha mutuate dal vecchio e simpatico Wimbledon di Richard Loncraine (2001): segno che ha usato stilemi di ripresa del tennis già consolidati, li ha usati benissimo, ma non ha inventato proprio granché…

Quindi sì, da apprezzare, da essere felici: un film bellissimo, anche miracoloso in questi tempi cinemistici oscuri, ma non da 10 e lode… da 8 e mezzo forse sì!

 

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