Valerian

Leggendo l’esperienza di EvilAle mi aspettavo uno schifo… e me lo aspettavo anche dopo Lucy (numero 4 di Psych!), bellino ma niente di che…

Anche Valerian è carino, ma niente di che…

Apprendo da Wikipedia che Valerian et Laureline è una roba del 1967, e farci un film oggi fa quindi parte delle operazioni nostalgia di quelli oggi 60enni, e che si gemellano con le operazioni nostalgia di quelli che oggi hanno 40 anni e che sono i vari Marvel, Trasformers, Guerre Stellari e altre cazzate…

Le operazioni nostalgia come Valerian e le operazioni nostalgia come Guerre Stellari (quelle analizzate in Rogue One Starkiller) hanno, tra molti altri problemi, anche quello di adattare un materiale spesso molto “blando” per gli occhi di oggi…

Nel 1967, Valerian et Laureline partecipava a quel “top” della fantascienza popular che nel decennio 1960-1970 produsse anche Dune di Frank Herbert e i primi fumetti di Moebius… e che nel decennio 1970-1980 ebbe il tentativo di film di Dune di Alejandro Jodorowski, i fumetti seri di Moebius, Enki Bilal, Dan O’Bannon, la rivista Heavy Metal (Metal Hurlant): tutte cose che confluirono in Star WarsSupermanAlien ecc. ecc. (cenni a questo periodo storico anche in Alien: Covenant) — era roba che oggi può essere considerata più strong delle cose odierne: più violenta, più ticcia, più solida… ma altrettante volte può essere anche infantile (essendo pubblicata per la prima volta su giornaletti per piccini), semplice, bimbettara, bambinesca…

Per capire cosa sto dicendo farò un esempio: nel 2011 abbiamo visto tutti il Tin Tin di Spielberg e Jackson, che si basava su un fumetto ideato addirittura nel 1929 e giunto al successo nei 1940s… Spielberg e Jackson hanno adattato una storiella semplicissima gonfiandola in un filmone ottenendo un ibrido poco coerente…

Allo stesso modo si vede la fragilità narrativa di operazioni come Rogue One: studiato sulla falsariga dei romanzetti cretini di Star Wars, scritti per 12enni nel 1979, non fa che fare un film per 12enni con lo snobismo del grande evento: uno snobismo a sproposito, visto che è roba per 12enni…

Questi sono i drammi delle operazioni nostalgia: avere a che fare con un materiale poche volte “valido”, e “valido” solo per il target a cui si riferiva al tempo della prima pubblicazione, spesso molto lontana dalla pubblicazione dell’adattamento — le operazioni nostalgia producono uno shift, un gap di target e di narratologia molto serio: quello che per un 12enne andava bene nel 1979 non va bene per un 12enne del 2017… e quello che andava bene per un 15enne del 1967 va malino per un 15enne del 2017… e non solo: quello che nel 2017 ha 60 anni e vuole ricordarsi come si sentiva nel 1967 o un 40enne che vuole ricordarsi come si stava nel 1979 cerca questo materiale del 1967 e del 1979 per rispulizzirlo e ripresentarlo quasi solo per lui, trasformando il target da «12 anni» a «bimbominkia for life», a «nostalgia», e fa quelle scemenze a metà tra l’archeologico alla Fabio Fazio col Rischiatutto e la stronzata completa e senza senso (vedi i film come Super8 di Abrams, o i Transformers, o lo stesso Tin Tin di Spielberg e Jackson)

Besson ha a che fare con tutti questi errori…

ha a che fare con un fumetto del 1967, scritto per i 12enni del 1967 e che oggi i 12enni snobberanno, potrebbe adattarlo per un pubblico di 60enni che, viceversa, preferiranno sempre il fumetto del 1967 (solo alcuni «bimbimonkia for life» cascheranno nell’operazione nostalgia e si faranno prendere dalla malinconia mentre ricordano la loro felice infanzia a leggere Valerian et Laureline rievocata malamente dalle immagini di Besson — tra l’altro Valerian et Laureline ha avuto una circolazione molto poco performante fuori dalla Francia: quindi il 60enne che si farà prendere dalla nostalgia sarà solo e soltanto francese)

Besson come la risolve?

Cerca ovviamente di rifare Il Quinto Elemento, uno dei film che gli incassarono meglio nel 1997 e cerca di rifare anche i Minimei (la sua trilogia del 2006, 2009 e 2010, basata sui suoi romanzini: film e libri incassarono molto, anche se nella sola Francia) — film che già di loro avevano parecchi difettucci (i Minimei è inguardabile), che si cerca di bypassare con diverse modalità, che vedremo…

gli ingredienti: tanta professionalità (il vecchio Thierry Arbogast, da quasi sempre con Besson e tante belle maestranze francesi che sanno come si fa), un occhio estetico molto attento nel fare i disegni e le illustrazioni (quelli che hanno lavorato davvero sono stati i concept artists) e tanti soldi…

il risultato: rispetto a Rogue One e ai Transformers, rispetto a Tin Tin, rispetto ai Minimei e al Quinto Elemento, Besson ottiene a mio avviso un risultato migliore per diverse ragioni:

  1. non si prende sul serio
  2. gioca e ride spesso
  3. costruisce una sola trama e non tremila sottotrame come fanno gli altri
  4. conosce benissimo il suo target odierno e quindi, per fortuna, tralascia il suo target bimbominkia: Besson fa un film per i 12enni di oggi e non per i 12enni del 1967
  5. imbastisce una metafora su «militarismo vs Amore» tutta da gustare
  6. sceglie Cara Delevingne (da me già apprezzata in Suicide Squad, mentre tutti erano immersi, a ragionissima, tra le cosce di Margot Robbie) che tira fuori un talento comico non male

Certo è che siamo di fronte a Valerian… e quindi gli intoppi dell’adattamento di una roba del 1967 per 12enni, pur fatti uscire dalla porta con mestiere, rientrano comunque dalla finestra e belli pesanti:

  1. la trama è singola, e ciò è un bene, ma è esilissima
  2. il design è troppo entrante (troppe sequenze sono risolte solo con la perifrasi: «guarda quanto siamo stati bravi a disegnare le bestie»; un difetto che hanno tutti i film analoghi, da Star Wars ad Avatar)
  3. è elefantiaco: siccome la trama è, per fortuna, unica, ma è esile, tutto il contorno costruito dai designers è esagerato, le sequenze e i personaggi sono troppi e, soprattutto, la durata è sballata (135 minuti potevano essere tranquillamente essere ridotti a 75)

Quindi, che dire?

è una bella X, una mixed experience, ma non quello sciacquone che mi aspettavo…

io due o tre risate me le sono fatte, e certe atmosfere mi hanno ricordato il secondo Hellboy di del Toro…

inoltre, non ha né la «presa sul serio» che aveva Il Quinto Elemento e che hanno altre operazioni nostalgia peggiori, né la tendenza modaiola ed emo (Tokio Hotel e altre vomitate) che avevano i Minimei

per cui: blaterare che Valerian è una stronzatona è vero… è costato troppo e mai riuscirà a riprendere i soldi spesi, quindi sarà un flop, e anche questo è vero… però, comparato a Rogue One, ai Transformers e alla Marvel non sfigura per nulla, anzi: il suo prendersi in giro, la sua autoironia e la sua “piccolezza” (di trama e di intenti) lo rendono molto più godibile e sincero…

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