mother!

Finché Aronofsky ha narrato di psiche personali ha fatto film carini…

Requiem for a Dream (2000) è un po’ ipertrofico e parossistico (difetti che vedremo essere propri di Aronofsky), ma si regge…

The Fountain (2006) e The Wrestler (2008) sono la sua “medaglia d’argento”: un po’ ridondante il primo, ma ricco di suggestioni soprattutto visive; minimale e asciutto il secondo…

Black Swan (2010) è la medaglia d’oro di Aronofsky: forse perché non l’ha scritto lui, è il film in cui il logos psichico-archetipico che sempre ricerca è organizzato meglio: Aronofsky, senza dover impegnarsi a scrivere nel suo stile oracolare/incomprensibile (che afflosciava anche i film precedenti, tutti passibili, soprattutto The Fountain Requiem for a Dream, di ridicolo involontario), si è potuto concentrare sulla narrazione visiva, sul look, e sulla presentazione delle trame e sottotrame fiabesco-mentali del film, con un risultato che non cessa mai di affascinare…

Dopo Black Swan, però, qualcosa è successo…

e questo qualcosa si chiama, purtroppo, crisi mistica, detta anche «morbo di Mel Gibson»… un morbo che prende i registi e gli fa narrare all’infinito le storie della Bibbia in maniera blaterante e fondamentalistica…

Noah è il primo sintomo di questo morbo: Aronofsky rinuncia alla sua inventiva visiva, cede all’effetto speciale un po’ dozzinale, e abbonda di isterismi teofanici, con gli attori che urlano salmi a caso con voce chioccia e irosa, minacciando l’apocalisse, e con le donne accostate a vergini martiri in continuo stato di gravidanza benché nessuno abbia mai fatto sesso (i famosi e contrastanti binomi donna=madre e donna=vergine che la Bibbia tanto reitera) — il risultato è per forza ridicolo, ma, ancora, Aronofsky mantiene un appiglio lucido a livello narrativo, poiché la tensione la sa creare tutta e, per fortuna, il messaggio cattolico alla fine si riassorbe, si edulcora e addolcisce, in un finale rasserenante che sembra dire: «la gente è fondamentalista solo perché ha capito male il messaggio divino»… — un finale sì da condannare, poiché in fin dei conti è un messaggio che dà per scontata l’esistenza della divinità, ma che per lo meno ribadisce la necessità di non lasciarsi andare alla follia nel seguirla…

mother! ha tutti i difetti di Noah e nessun pregio…

le blaterazioni bibliche ci sono tutte e ancora più scoperte…

mother! è la Bibbia, condita con elementi psichici che complicano invece che chiarire, impastata con svarioni di filosofia spicciola romantico-simbolista (Nietzsche, Maeterlinck, Debussy e l’Eterno ritorno dell’uguale) e anabolizzata con una dose di isteria misticheggiante davvero ai limiti della psicanalisi…

una Bibbia intesa all’inizio come prodotto di una psiche repressa e malata, e quindi foriera di immagini oniriche, incomprensibili e archetipiche di nascita e morte… ma alla fine risolta come una Bibbia proprio Bibbia, con tanto di Adamo, Eva, Caino, Abele, Gesù Cristo, Perdono farlocco, sadismo malato, coazione a ripetere del credente, orante in ginocchio, suggellata dal ripetersi dei fatti (come succede nella simbolista Pelléas et Mélisande di Maeterlinck, Debussy, Fauré, Schoenberg, Sibelius)

il risultato regge per la prima ora, poi sbraca… diventa ipertrofico, parossistico (come Requiem for a Dream) privo di misura, privo di sintesi (le ripetizioni reiterate e “crescenti” [nel senso che sono sempre più assurde] sono davvero troppe), e zeppo di retorica giudaico-cristiana: le battute sono veri e propri sermoni rabbinici o preteschi, e sproloquiano di condividere, creare, di dare la vita, di ospitare, di rinascere in posti migliori…

e tutta questa religione (e questo è forse l’elemento peggiore del film), Aronofsky sembra non sapere come gestirla, perché ogni tanto sembra criticarla come pura idiozia, ma altre volte esalta i suoi assunti, sposa completamente le sue tesi!

Un Aronofsky biblico che critica la Bibbia per poi, però, seguirla alla lettera! come a dire «è follia ma è più accettabile di altre follie» — la religione (Bardem) produce solo stragi, ma l’alternativa (Lawrence) altro non è che compartecipe a un destino di eterno ritorno innato e nei fatti ugualmente crudele (se Bardem produce follia, è la Lawrence che dà fuoco a tutto), e quindi tanto vale riiniziare da capo (eterno ritorno, Nietzsche, Maeterlinck e Debussy) e ricrederci di nuovo…

Per me ateo, mother! è una colossale minchiaggine, una colossale metastasi di una mentalità baciapile che cerca di trovare, senza successo, senso in se stessa…

a livello visivo, le grossolonità di SFX viste in Noah sono leggermente più giustificate (se in Noah erano proprio palesi, in mother! sono intese come proiezioni mentali e quindi possono essere imperfette), ma Aronofsky si arrende: la pluralità di visioni e frame di Black Swan cede il passo a un unico punto di vista, la Lawrence, a cui ci si incolla perennemente… il film è un eterno piano sequenza visto dalla nuca o dalle guancione della Lawrence: si vede quello che vede la Lawrence, si scruta quello che scruta la Lawrence, e tutto accade negli interstizi poco visibili della visione periferica della Lawrence — c’è voluto lavoro, ma il risultato contribuisce al ridicolo involontario di tutta l’operazione, poiché la visione “deformata” della Lawrence crea mostrini assai divertenti, e, soprattutto, si adagia molto spesso in una semplice sequenza di un videogioco shooter, alla Doom, senza, ovviamente, un briciolo della tensione necessaria…

Gli attori ci si sforzano: la Pfeiffer e Harris giocano di mestiere, e la Lawrence non fa brutta figura (e ci fa vedere anche un po’ di capezzoli: la cosa non guasta anche se fa assai ridere: i capezzoli sono sempre a favore di macchina apposta: una cosa che rasenta i film con Edwige Fenech), ma il film è INSALVABILE…

e invece lo salvissima Matteojean, che lo ha adorato e ci ha colto un sacco di intenzioni e messaggi ambientalisti e umanitari!

31 risposte a "mother!"

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  1. Totale disaccordo. A me il film è piaciuto e tu hai proprio dimenticato, o forse volutamente trascurato, tutta la parte ambientalista e coscienziosa. madre! non fa solo critica alla religione, ma anche all’uomo, anzi, soprattutto all’uomo. Tutta la seconda parte è una critica all’uomo, non puoi fermarti solo alla religione, che è un tema secondario. Il film può anche esserti non piaciuto, ma a parer mio sei stato un po’ prevenuto dato metà di questa recensione consiste nel dire quanto non ti piace Aronofsky.

    1. Beh, la parte ambientalista sei riuscito solo tu a vederla in mezzo a tutti, e troppissimi, i simboli sconclusionati decadentisti/simbolisti/mistici…

      1. Veramente è uno dei temi principali del film, sai si chiama madre! poiché la Lawrence è madre natura. Quindi sì, il tema ambientalista c’era. La casa era la terra, e noi uomini, che ormai lo sovrappopoliamo la distruggiamo invece che proteggerla, Il film parla della creazione del mondo, infatti i riferimenti biblici sono tutti lì, e della sua distruzione, guarda caso, la seconda parte non è più biblica.

      2. ma è la storia che hai dedotto dal film o è la sinossi di Wikipedia? — e come fai a dire che la seconda parte non è biblica: c’è perfino un bimbo a metà tra Gesù e Isacco, sacrificato, mangiato come alla messa, e che richiama le piaghe dell’Egitto (la morte dei primi geniti)…

      3. la vita, non la nascita. In nessun vangelo, che praticamente formano quasi completamente il Nuovo Testamento, si parla della nascita di Gesù.

      4. signore caro, luca e matteo parlano del momento in cui maria resta incinta e poi dicono, gesù nacque a betlemme. Tutto l’altro immaginario della nascita di gesù, viene dagli apocrifi che non sono riconosciuti come veri.

      5. beh… dire che Gesù è nato credo sia parlare della nascita di Gesù… — e comunque puoi affermare che il bimbo triturato nella seconda metà di mother non fa parte degli isterismi mistici di mother?… — oppure che tutta la metafora di ricreazione e di ricominciamento non rispecchino allo stesso modo la Bibbia (con le storie di Giosuè e Gesù che sono identiche e ripetute, ridondanti, come ridondante è mother, che è l’apoteosi della ripetizione e piena di scemenze tutte bibliche)? — e anche se non fosse la Bibbia (e non ho ancora capito se tu ci rivedi la bibbia o no), Aronofsky ha condotto le sue metafore bene? con tutti quei simbolismi isterici idioti? — mah… contento tu… — secondo me mother è proprio la Bibbia: sconclusionato, atroce, violento, spaccone e ridicolo… però c’è chi ci vede un messaggio di pace e salvezza… — beati voi…

      6. Non ho mai detto che le metafore bibliche non ci fossero, ci sono è come, ma le ripeto che sono tutte nei primi due libri, che affrontano la creazione. Sono allegorie, come quelle della Divina Commedia, e servono appunto a parlare della creazione del mondo che poi viene distrutto. Ecco perché il messaggio, il tema è ambientalista. Poi, ripeto, ne affronta altri: come l’arte, critica all’uomo, alla sua malvagità, cupidigia, la religione, che viene mostrata in modo negativo. Il messaggio non è di pace, non l’ho mai detto, è un messaggio di allarme. Noi stiamo distruggendo la Terra e Aronofsky ha fatto un film a riguardo. P.S. la ciclicità dipende dal fatto che noi commettiamo sempre gli stessi errori.

      7. vabbé, a questo punto credo si potrà solo essere d’accordo che non siamo d’accordo! — tutte le belle cose che ci vedi tu io le vedo mal veicolate da Aronofsky, ma che ci si può fare? — mother, a mio avviso, funzionava se non sovrapponeva troppo metafora psichica e metafora biblica: perché come metafora psichica (la repressione sessuale, la Lawrence che vuole l’uomo tutto per sé, l’uomo farfallone, il transfer tra mente e ambiente con la casa come mente della Lawrence) poteva anche reggere, ma la Bibbia allora cosa c’entrava? — con la Bibbia in mezzo si sviluppano molti problemi: perché Madre Natura vorrebbe dio tutto per sé? Madre Natura e dio perché sono personificati in questo modo? dio ha la funzione dell’uomo/distruttore? la rinascita è voluta da dio o è eterno ritorno cosmico senza senso? — tu hai trovato risposte a questi interrogativi, e quindi hai ritenuto mother un capolavoro; io, invece, penso che questi non siano interrogativi, ma errori, puri semplici e furboni (la stessa furbizia che imputo ad Arrival) per friggere l’aria, per dare un tono al nulla… secondo me in mother non c’è proprio nulla da “interpretare”, c’è solo un caos che invita all’interpretazione solo in maniaci esegeti (quelli che interpreterebbero anche il messaggio nascosto nei buchetti delle grattugie) — ma oh, ripeto, cosa ci si deve fare: siamo di opinioni diverse…

      8. no, aspetta, Lui non è Dio, è un poeta, è un uomo. E il poeta, come ho detto nella recensione, è la persona che sta in contatto con la natura, l’unica con cui essa riesce a comunicare. Per questo lo vuole per sé. La rinascita, ti ripeto, significa che noi commettiamo gli stessi errori anche se ci riproviamo, Infatti, l’altra madre natura non è più la lawrence. è stato creato un altro mondo, ma gli uomini lo distruggeranno di nuovo come hanno fatto con la lawrence. Se ci pensi, è ciò che avviene dopo ogni guerra. In un primo momento si ritorna alla pace, si dice che non si deve fare più. Tempo 10-20 anni si fa di nuovo la guerra.

      9. scusami… io capisco tutto… ma non stai un po’ peccando di “overthinking”? [che Bardem era dio l’ho letto io su Wikipedia…] — ok che ci vuoi vedere per forza un messaggio positivo in quella pastura di caos (per altro ricca di montaggio orripilante) che ci vedo io, e sotto sotto ci sarà anche, come no, però, cavoli… le sequenze sconclusionate centro-finali (e la ridicolezza involontaria dell’inizio, con la Lawrence nuda e Harris e Pfeiffer allo stato brado) rappresenterebbero quel messaggio? — boh, sì, ci sta, se tu sei convinto…

      10. penso di sapere a cosa ti riferisci (credo l’intervista della lawrence) e lei ha detto che il personaggio di Bardem rappresenta una specie di Dio, più precisamente un creatore, ma non Dio. Detto ciò, il messaggio c’è, su tante cose.

      11. e vabbé… felice che tu ce lo veda… — io ci vedo caos, poca organizzazione, e un immenso pastrocchio da isterismo mistico! — di quei messaggi violenti e schifosi che però poi ti dicono: «eh, ma sono messaggi di pace!» [e qui davvero ci vedo la bibbia: violenze, distruzioni, ammazzamenti, ma, secondo molti, sotto sotto, messaggio di pace… beati loro che ce lo vedono… — ma questa è mia opinione personalissima e tutta interiore!]

      12. ho capito che c’è la Bibbia, ma scusami, come puoi rappresentare un film contro qualcosa senza inserirla. Full Metal Jacket è comunque contro la guerra, ma la guerra c’è. Uguale Dunkirk. 1984 è contro i totalitarismi, ma è ambientato in un totalitarismo. è normalissimo. Inoltre, ti ripeto, che Aronofsky lancia un allarme: stiamo distruggendo la terra e stiamo commettendo crimini atroci, sarebbe ora di smetterla e costruire un mondo migliore. Il messaggio non è proprio di pace, vuole solo rappresentare la realtà.

      13. in mother non ci vedo niente di tutto questo… ci vedo Aronofsky che gioca a fare Des Esseintes di «À rebours» di Huysmans: disgustato dal mondo ma non chiaro su quello che c’è da fare (e si infogna sull’indecisione se dare fuoco a tutto o se disperarsi dell’eterno ritorno); disgustato dalla religione ma in fondo attrattissimo dalla religione; che alla fine decide di chiudersi nel solipsismo, che infatti “sporca” il suo film, sempre indeciso se rappresentare la psiche di una singola persona (cosa che non fa male) o se allegorizzare come dici tu la realtà in un modo però così oracolare da risultare un vaneggiamento più che una narrazione… — il monito allarmante, beato te che ce lo vedi, io ci vedo un regista che va a tentoni: forse pieno di buone intenzioni, ma per cui vale il «poche idee ma confuse»

      14. il film è biblico, ma perché si riferisce alla creazione, infatti gli avvenimenti sono ripresi dalla Genesi e dall’Esodo, i libri che affrontano la creazione e la prima vita del mondo. Ma la distruzione di biblico non ha niente, anzi, è molto moderna.

      15. rileggila la Bibbia… in quanto a distruzione supera di molto quel caso fatto da Aronofosky… — e meglio di Aronofsky era la distruzione (ugualmente cristologica ma almeno interessante cinematograficamente) di “Children of Men” di Cuarón…

      16. interessante come critica Heisserer per Arrival e poi parla di Children of Men. Dante lo ha scritto 700 anni fa.

      17. …non saprei proprio… credevo lo mettessi tu… — forse è il sistema di valutazione dei commenti del mio WordPress…

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