Колокола

Con la vendetta dell’ISIS ai nostri danni e la vendetta nostra per i danni dell’ISIS, si rinnova un secolare racconto che, periodicamente, vuole l’Europa in lotta con una civiltà “altra” considerata “nemica”, perché inferiore o troppo alternativa…
Come al solito, la storia, la cultura e l’arte, ci dànno le coordinate per capire quanto stiamo vivendo…
Nell’Iliade, nell’’800 a.C., Omero raccontava di una feroce guerra tra l’Europa (l’occidente greco) e l’Asia (l’oriente troiano)… È a questo modello che Oriana Fallaci guarda quando dice che l’Islam va massacrato tutto: e il punto di vista “greco” era da lei vissuto pienamente poiché aveva subito sulla sua pelle i nefasti effetti della barbarie sulla cultura occidentale (intesa appunto come “greca”), e cioè la barbarie perpetrata dai Colonnelli ai danni della Grecia a cavallo tra i ‘60 e i ‘70, e che vedeva riecheggiare nel fondamentalismo di Khomeini e nell’Intifada anti-israeliana (che ledevano altri pezzi di “occidente”: la Persia di Alessandro Magno e la terra promessa giudaico-cristiana)… La sincera voce guerresca della Fallaci non vedeva però in Omero gli elementi di “inutilità”, di “ingiustizia” e di atroce ineluttabilità che il poeta (o i poeti che si uniscono in lui), al contrario, elargisce a bizzeffe nel suo poema: quella di Omero è una guerra voluta da un fato inconoscibile, metaforizzato da personalità di dèi volubili, inconsistenti e capricciosi, e combattuta da povera gente a cui non giova nulla essere “eroe”, essere “furbo”, essere “probo”, poiché l’astuzia cede alla forza bruta, l’eroismo si ritira di fronte alla disperazione che porta (l’eroe Ettore è protagonista di una morte appunto eroica, ma lascia tra le lacrime sua moglie e i suoi figli), e la probità non raggiunge il risultato finale che viene infine, dopo 10 logoranti anni, carpito con meschini sotterfugi, che rovesciano tutte le virtù in un massacro atroce che i “vincitori” pagano carissimo: nessuno di loro torna a casa senza conseguenze, e la civiltà che difendevano, e che credevano di “perpetuare” vincendo la guerra, vive invece sempre “sporcata”, “insozzata” e “deteriorata” da quella guerra, che si è rivelata inutile per tutti e latrice di sola distruzione.
Oggi, tra immigrazione libico-siriana e tra voci anti-islamiste, si stanno riproponendo modelli di guerra tra civiltà tipici del passato, a cui, però, la nostra grande arte già aveva dato esempi di rappresentazione di soluzione… Come la Fallaci si ispirava a un poco compreso Omero, così oggi tanti vorrebbero una cosmica tenzone tra leader mondiali in modo da far finire il flusso migratorio e da delimitare le sfere di influenza reciproche, con gli islamici ben confinati a sud di Lampedusa e gli “europei”, rimasti puri, a osservarli da lontano a nord di Lampedusa… Nel 1532, l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto presenta, curiosamente, una trama simile: i re africani (Agramante, Sobrino, Marsilio ecc.) e i re cristiani (in primis un immaginario Carlo Magno) decidono di fare un duello di civiltà tra un gruppo di cavalieri cristiani e un gruppo di cavalieri africani proprio a Lampedusa… Ariosto, però, genialmente, con sotterfugi sopraffini, ci fa capire che quel duello è anch’esso, con le guerra dell’Iliade, voluto da un fato bizzarro e irrazionale, poiché gli schieramenti, salvo le dovute eccezioni da una parte e dall’altra, sono pari in nobiltà di lignaggio, pari in forza eroica, pari in cavalleresca probità, e, soprattutto, sono “mescolati”, quasi mesciuti in maniera inestinguibile per mescolamenti di sangue e per rapporti di paranetela diretta e indiretta: Ruggiero, campione africano (non presente a Lampedusa, ma comunque attivo partecipante della guerra), è promesso sposo di una cristiana (Bradamante), ed è nato cristiano e poi cresciuto come saraceno, in un caleidoscopio di casualità e di eventualità quasi “serendipitose” che sbriciolano in un pulviscolo di casistiche aggregative tutti i presupposti divisivi della guerra e del duello lampedusano, che risulta quindi quasi inutile, puro gioco strambo, che porta solo e soltanto vittime inutili e angosciose…
Se ascoltassimo di più questi classici (Omero e Ariosto), vedremmo bene che le guerre sono prodotto di odi capricciosi e bizzarri (come le “divinità” che li ispirano) che non tengono conto degli enormi fatti che di fatto UNISCONO le parti in causa, parti che solo per follia egoistica si dicono divergenti, si vedono belligeranti, e si percepiscono rivali, ma che nella realtà sono effettivamente simili, consanguinee, parenti, consustanziali, identiche…
Nutriamoci di cultura e non di carri armati, così che al nascere di una contesa potremmo subito capire, grazie alla conoscenza di una storia “classica”, quanto della contesa/guerra è consistente e quanto di essa è solo capriccio, quanto essa è “vera” o quanto essa è “inventata”; e soprattutto, nutriamoci di cultura per comprendere subito che il risultato ultimo della guerra sono vittime e vittime e basta, e che la vittoria non esiste… Omero e Ariosto ce lo dicono molto chiaramente… e ce lo dicono anche molti altri artisti… leggiamo loro, fidiamoci di loro, aiutiamoci con loro per vedere le cose in prospettiva un po’ più ad ampio raggio del minuscolo contingente presente…

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