King Arthur di Ritchie

Non tutto è perfetto…

L’insistenza su certe scene di combattimento, così come una poca capacità di “invenzione visiva fantastica”, penalizzano soprattutto l’ultima parte: l’ambiente del combattimento finale ha pericolosamente molto in comune con EragonMortal Kombat

Ma sono cose che gli si perdonano, poiché, per il resto, Guy Ritchie fa un capolavorino…

Con il vecchio John Mathieson, allievo di Ridley Scott, assemblano il discorso visivo, con lo scottiano Gladiator, il Signore degli Anelli di Peter Jackson, e Ladyhawke di Dick Donner come pilastri del look del film, sia nelle scenografie sia nei costumi…

l’amalgama, come dicevo, potrebbe portare a Eragon Mortal Kombat, e, specie all’inizio, ha alcuni terribili punti di contatto con il montaggio tipico di Zack Snyder, ma Ritchie sa come agire: grazie al montaggio, alla maestria di Mathieson, e alla magnifica sceneggiatura, veicola quel miscuglio visivo verso un fine, rendendolo quindi mezzo e funzione di qualcosa e non lasciandolo ninnolo fine a se stesso…

Un montaggio lesto, sicuro, veloce, che si interseca con una trama che è meta-narrativa, e meta-narratologica!

Mi spiego:

il racconto è architettato con una serie contigua e incrociata di flashback flashforward, di cornici e sopra-cornici, e spesso succede che c’è una situazione 1 di base, una situazione 2 che è sia “immaginata” (derivata dal fatto che quelli della sitiazione 1 dicono: «andrà così») sia “agita” (in effetti la situazione 2 si verifica in parte come prevista), ma non come ci si immaginava, bensì con varianti, che portano a una situazione 3 imprevista, che rimanda, in flashback, alla situazione 1 per ribadire che il piano è fallito!

Il flashforward, quindi, spesso è SIA immaginazione SIA azione e il flashback è sia rimando sia rimpianto!

A tutto questo concorre il montaggio, e concorre la ripresa: veloce, astuta, ricca di inserti puntuali, sicuri e utili, che si esprimono con stacchi e movimenti laterali fulminei, che disorientano, perché concorrono e veicolano la frenesia anche confusionaria della situazione raccontata, ma, nello stesso tempo, uniscono i vari livelli della storia, che, ripeto, sono sia immaginati sia effettivi!

UNA GODURIA!

i personaggi sanno di stare raccontando, e giocano con le previsioni, e quindi con la trama, e quindi con le immagini e quindi col montaggio! 

e giocano con consapevolezza e simpatia!

dopo una prima parte in cui non ci capisci niente, alla fine sei totalmente coinvolto e ti galvanizzi!

la goduria è anche meta-narratologica perché la vicenda è una favola classica, la forma-madre di tutte le storie, i cui archetipi sono del tutto presentati sia a livello formale sia a livello fattuale!

La risoluzione del dramma è sia risoluzione “interna” alla trama, sia risoluzione “interna” al personaggio, che risolvendo il problema risolve anche le sue caducità personali e si migliora come persona, così che il suo “stato”, con la democrazia della tavola rotonda, sarà sia democrazia per il popolo della narrazione, sia armonizzazione delle componenti interne della psiche del protagonista! Armonia interna porta ad armonia esterna! Un’armonia a cui si è destinati e a cui ha contribuito perfino la disarmonia (la cattiveria di Law che ha forgiato la vita irregolare di Hunnam, una vita irregolare che però ha fatto sì che Hunnam arrivasse all’annullamento della cattiveria di Law: la cattiveria di Law, quindi, è FUNZIONE interna dell’armonizzazione interna psichica del protagonista e, insieme, armonizzazione intera della società)

E anche di questa risoluzione il film è consapevolissimo, e usa gli espedienti classici (i personaggi strumentali, come l’Avalon di Zardoz, che qui è la Dama del Lago), e i trucchi canonici, con una maestria indefessa! [per approfondire vedi A mille ce n’è…]

Come tutte le fiabe, il risultato è, come si diceva, la liberazione interna e psichica e insieme la libertà da una tirannia folle e assetata solo del potere fine a se stesso (bravissimo Law a caratterizzare un sovrano così voglioso di comandare da sacrificare piangendo le sue figlie: proprio follia pura), che viene raggiunta con grande efficacia, e con nuances simili a quelle di Mad Max: Fury RoadMoana e certamente di Harry Potter, oltre a quelle dei diretti discendenti (Excalibur e Zardoz di Boorman, la serie Merlin di Steve Barron, ecc. ecc.)

Olte che per queste idee meta-narrative, meta-narratologiche, e queste spinte libertarie, la sceneggiatura sarebbe da premiare anche per l’impasto linguistico, fatto di inglese dialettale, leggendario e “old” che si condisce con inflessioni slang del tutto odierne: magnifico… il doppiaggio annullerà, purtroppo, quest’ultima componente…

Un capolavorino!

vedi anche quanto afferma EvilAle

Una risposta a "King Arthur di Ritchie"

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  1. Madonna Nicola, come mi è piaciuto sto film. Un bel dark fantasy oscuro fatto per bene, quel dark fantasy orientale ma che trae dal nostro medioevo. Con i castelloni oscuri sulle montagne innarrivabili, e i corvi che aleggiano sui morti, l’esoterismo a mille, i ritualissimi cattivissimi, con le musiche con queste viole che vibrano e fanno vvvvvvooooorrr. Che bello. Mi ha riportato al dark fantasy videoludico che adoro, quello dei Castlevania di Dark Souls 3 (che te non conosci ma che ti esorto a cercare perché è molto vicino questo film) che poi viene tutto da un solito ceppo. Dei difetti li ha, soprattutto verso il finale che fa delle forzature narrative e forse i combattimenti diventano un po’ troppo dei giochini, ma io ci so morto. Bello! Bello! Bene.

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