Alien: Covenant

I. PREREQUISITO:

È certamente chiara una cosa:

che Alien è sempre lo stesso film…

si spererebbe che questa, quindi, fosse una cosa assodata, certa e sicura…

Quello che conta in Alien, ne consegue, non è, per cui, la STORIA (sempre la stessa), ma è il DISCORSO (la solita distinzione di Seymour Chatman)

II. INTRODUZIONE:

Purtroppo, invece, molto fandom vorrebbe che in qualche modo la STORIA e il DISCORSO combaciassero in un’idea di “novità” tale da *superare* i risultati dei primi due film di Scott e Cameron…

A mio avviso, ‘sta cosa, nelle logiche e nell’ambiente hollywoodiano, è difficilissimo che si verifichi…

Come sempre: o sei Ariosto, o i prodotti “derivati” di una qualsiasi “serie” si atrofizzano ben presto, basti vedere le stagioni di telefilm (che oggi piacciono tanto): già l’episodio 4 fa schifo, figuriamoci arrivare a 5 stagioni… e la cosa vale ancor di più con Alien che va avanti da 40 anni… E Alien è già da lodare perché ha beccato cervelli capaci di fare film molto buoni, e, ripeto, ha beccato cervelli che, vista l’incapacità di agire sulla STORIA (dati i dettami produttivi, da subito evidenti: mi immagino la Fox a reagire a uno script che prevede tante novità: lo boccerebbe subito: la sua mission è vendere giocattoli e giornalini, mica fare film), hanno optato per il DISCORSO!

Non solo la logica progressivamente degradante della serie concorre alla poca probabilità dell’arrivo di un nuovo capolavoro di Alien, ma anche la stessa natura dei capolavori primigeni: quelli di Scott e Cameron… Capolavori per noi, ma inferni per i realizzatori, che giunsero al risultato dopo anni e anni di prove, discussioni, ripensamenti…

II.1: LA SERIE REGOLARE

Dan O’Bannon e Ronald Shusett scrissero l’idea, ispirata da tanta fantascienza anni ’50 e dai loro film precenti (O’Bannon scrisse Dark Star con John Carpenter in cui c’è un alieno cattivissimo), mentre lavorarano ad altri progetti, che finirono per influenzarli moltissimo, su tutti il magnifico Dune di Alejandro Jodorowski, a cui O’Bannon lavorò per un po’ insieme a gente come Giger [si legge Ghìgar] e Moebius. La prima idea di O’Bannon e Shusett divenne immensa, piena di roba, tra cui anche il soggetto e i disegni di The Long Tomorrow che alla fine O’Bannon regalò a Moebius (e ci fece il super-fumetto, uscito sulla rivista Metal Hurlant e nella sua versione inglese Heavy Metal tra il 1976 e il 1977). Dune naufragò e i diritti, da Jodorowski, andarono a De Laurentiis che ci mise 10 anni per trovare un regista [dopo Alien chiede perfino a Ridley Scott, che rifiutò in favore di Blade Runner, lasciando campo al giovane David Lynch], proprio in contemporanea alla ricerca di soldi da parte di O’Bannon e Shusett per Alien. A darglieli furono Walter Hill e David Giler, tutt’oggi i detentori del marchio, che però intervennero moltissimo sullo script: aggiunsero l’androide cattivo e la corporation perfida che vuole impadronirsi dello xenomorfo a scopi militari, un’idea che O’Bannon disprezzò fortemente!

Giler e Hill dettero tutto in mano a Robert Aldrich, un vecchio regista che per rendere terribilioso lo xenomorfo lo voleva a forma di grande scimmia [erano i tempi in cui Carlo Rambaldi stava lavorando al nuovo King Kong, guarda caso di De Laurentiis], e che lavorava per mantenere il budget molto basso… Tutto perché la Fox, a cui Hill e Giler si appoggiavano, non credette nella fantascienza per nulla, finché nel 1977 Guerre stellari non fece successo: solo da allora si lavorò davvero, e da allora O’Bannon recalcitrò tantissimo per fare un film ad alto budget, e ottenne, almeno, di cambiare regista, che alla fine fu Ridley Scott, il quale tornò da Giger, collaboratore alla prima stesura, felice di riimbarcarsi con i suoi xenomorfi molto poco scimmiosi… Ma Scott non trovò mai la quadra col montaggio (Terry Rawlings racconta bene dello stige dell’editing), con la musica (molta roba composta da Jerry Goldsmith fu cestinata in favore di musica minimalista), con gli effetti speciali (il successo di Star Wars, intanto, aveva attivato molta concorrenza, con film girati in contemporanea, con le stesse maestranze, che facevano a gara in magnificenza e SFX avvenieristici: i seguiti di Star WarsAlien, e il Superman di Dick Donner e dei Salkind vennero tutti girati dalla stessa gente negli stessi studios, con, intanto, il cinema “alto” che era comunque lì a chiedere stanze da utlizzare: in quegli anni, nei teatri di posa di Borehamwood, oltre a Kershner che girava L’impero colpisce ancora, c’era Kubrick che girava Shining: tutto in Inghilterra per stare lontano da Fox e Warner Bros.): tutte cose che richisero tremendi compromessi, che misero in pericolo gli attori (e i gatti) e che nessuno mai pensò essere destinate a fare una serie! Fu il solo Giler a insistere a fare un secondo capitolo, con ancora la Fox a ueueare sul budget, lamentosa che Alien avesse sì fatto successo, ma non quanto Star Wars e quindi fosse meno meritevole di seguiti, che allora erano molto meno in auge di oggi…

E anche Cameron (di cui c’è subito da sottolineare una collaborazione precoce con John Carpenter, come è stato per O’Bannon: Cameron era un pittore di matte in Escape from New York), per Aliens, fece un seguito per modo di dire, poiché cercò di fare un film di guerra, con orde di nemici da tutte le parti, ispirandosi più a Starship Troopers (il romanzo di Heinlein) che alla fantascienza anni ’50… E Cameron, di nuovo, ebbe un set ostile (gli inglesi erano fan di Scott; il dop Dick Bush voleva illuminare le cose come voleva lui e il suo licenziamento turbò la troupe, che iniziò a prendere in giro Cameron e l’allora moglie-produttrice Gale Anne Hurd con battute che andavano sul personale; James Horner lavorò malissimo alle musiche, e trovò sempre un Cameron scontento [i due riuscirono a lavorare insieme solo 10 anni dopo con Titanic]), e ce la fece a realizzare il 70% di quello che aveva in mente in tempo per l’uscita nel 1986, con il rimanente che ha visto la luce solo nel laserdisc del 1992…

Sono capolavori, quindi, più casuali che voluti, più frutto di tante contingenze che di meditate speculazioni artistiche, risultanti dalle idee contrastanti di tanti cervelli, e il loro frutto, quindi, è per forza irripetibile, come lo sono tutte le cose “casuali”…

Chiedere a Scott di rifare Alien è come chiedere a Omero di rifare l’Iliade… Chiedere a Cameron di rifare Aliens è come chiedere ad Ariosto di rifare Orlando furioso…  Già Omero, con un seguito, se la cavò non benissimo (per molti l’Odissea è peggiore dell’Iliade), e anche Ariosto, con il Furioso, ebbe i suoi grattacapi (lo dovette scrivere 3 volte, e preparava una quarta redazione quando è morto)…

II.2: DOPO »ALIENS«

Per questo i seguiti, impegnati nel fare “di più”, sono stati considerati minuscoli rispetto ai capostipiti: seguiti di David Fincher (1992) e Jean-Pierre Jeunet (1997), anch’essi, però, passati da migliaia di ripensamenti e progetti falliti di Vincent Ward, Danny Boyle e Joss Whedon, che hanno prodotto caos narrativi, trame frammentate, un mondo ipertrofico di rimandi, rimandini, rimadetti, prequel e sequel secondo solo al Signore degli Anelli, all’universo Marvel e a Star Wars in ordine di immondizia tematica (vedi anche quanto detto in Starkiller Rogue One), che, però, se ha un “ordine”, quello è proprio il PERPETUARE della stessa trama… Un film di Alien sarà sempre un film di Alien se ci saranno gli americani che giungono a belligeranti situazioni con gli xenomorfi, siano essi tanti, pochi, generati da regine, da coleotteri, da funghi, da bisce o da biacchi…

Inoltre, a complicare le cose ci sono anche i seguiti “indiretti”, e cioè la gente che si ispirò ad Alien e ad Aliens senza essere parte della serie regolare: plagi più o meno dichiarati, da Leviathan di Cosmatos (prodotto da De Laurentiis nel 1989 forse per vendetta contro Scott reo di non aver diretto Dune: la versione di Lynch, costosissima, fece flop, e De Laurentiis se ne frega dello status di cult, lui vuole solo i soldi: vedi il disastro di Manhunter di Michael Mann, che, per un po’, lo fece distogliere dal personaggio di Hannibal Lecter, tanto da regalarlo quasi a Demme per Silence of the Lambs il cui successone fece tornare De Laurentiis all’attacco con HannibalRed Dragon ecc., film che hanno segnato la “pace fatta” con Scott, dopo 30 anni), a Resident Evil (videogame del 1996, tradotto in film da Paul W.S. Anderson, dopo il licenziamento di George Romero, nel 2002, che ha iniziato una serie con in tutto 6 film), tutti concorrenti alla infinita replicazione delle trame di AlienAliens… Una situazione di “plagio” che Giler e Hill legittimarono anche quando affidarono proprio a Paul W.S. Anderson Alien vs Predator nel 2004 (continuato anche dai fratelli Strause nel 2007): in questo modo sancirono che la trama di un film di Alien è sempre quella, ed è anche quella di Resident Evil, tanto che lo stesso regista può girare entrambi!…

II.3: I REBOOT DI SCOTT

Dopo Alien vs Predator, la Fox issò bandiera bianca, come molti altri studios coevi, e prese la decisione che tutte le altre major presero negli stessi anni: la replicazione porta soldi e allora si può replicare all’infinito e anche all'”indietro”… e, nella girandola di reboot che venne fuori (le riimmaginazioni o i prequel che hanno affollato e che stanno affollando il nostro cinema odierno), riaffibbiarono Alien a Ridley Scott, che, a 35 anni dal primo Alien, decise di “vedere l’origine” degli xenomorfi…

La scusa di “vedere l’origine” era buona, ma Prometheus (2012) non ha fatto altro che fagocitare e fare proprio il sistema precedente: sequel, prequel, rimandini e rimandetti con solo gli xenomorfi a essere comune denominatore in vicende sempre uguali! Il risultato, narrativamente, quindi, non cambiò affatto, e ribadì, anzi, che Alien si basava SOLTANTO sugli xenomorfi e quindi la STORIA era sempre quella: americani che belligerano con gli xenomorfi e null’altro… solo il DISCORSO, solo come si gira quella storia, può variare all’interno di Alien, poiché una storia “diversa” significherebbe che Alien non è! [non so se mi spiego: un Alien senza xenomorfi non sarebbe Alien, così come senza il pianeta sconosciuto dove andare, senza i militari coglioni che sparano a caso, senza gli xenomorfi che spuntano dal nulla, senza le decisioni sbagliate e senza la corporation cattiva che controlla tutto a scopo militare]

Nel suo reboot, en passant, Scott ha scalzato Hill e Giler a capo dell’intera serie negli uffici Fox, e ha annullato il nuovo Alien di Neill Blomkamp, che avrebbe dovuto ambientarsi dopo il film di Jeunet del ’97, in favore dei suoi personali progetti, e cioè l’Alien: Awakening, su quello che hanno fatto Noomi Rapace e Fassbender dopo Prometheus e prima di Covenant, e altri 6 film, che lui vuole dirigere da solo, convinto che i troppi registi abbiano portato negli anni alle schifezze dei seguiti di Aliens… ma seguiti che, presumibilmente, non faranno che perpetuare il format, a cui solo l’autorevolezza visiva di Scott (e cioè il DISCORSO) garantirà interesse, non certamente la loro trama, già prevedibile oggi stesso…

III. RECENSIONE VERA E PROPRIA

E questo è quanto…

e nella teoria che Alien è DISCORSO e non STORIA si deve ribadire che il DISCORSO, in cinema, è come le cose si RIPRENDONO, non come si svolgono a livello letterario…

e qui Scott, come in altri suoi film, ribadisce il “metacinema”…

Gli americani soliti e consueti ricevono la solita e consueta trasmissione, indentica a quella del primo film, che li fa atterrare nel solito e consueto pianeta in cui pullulano gli xenomorfi…

La trasmissione, stavolta, è fatta da audio e video luminescenti e instabili, del tutto identica alle prime immagini del cinema dei Lumière!

Significa che gli americani sono attratti dal CINEMA STESSO…

e difatti arrivano in un peplum, in un set coi faraoni, con Alessandro Magno, in cui Fassbender-cattivo è vestito da Tarzan o da mago degli sword and sorcerers col cappuccio… arrivano, cioè, in un CINEMA puro…

un cinema che smaschera subito la NATURA INTRINSECA del primo Alien: e cioè la sua natura ROMANTICA, fatta di inconsci riferimenti al maligno invincibile, al mostro cattivo, alla lotta titanica contro il caso… questo era Alien del 1979, e questo è Covenant in maniera molto più sincera!

Altdorfer, Leonardo, gli egizi… poi Böcklin, Shelley, Byron, i disegni di William Blake, le mummie di Renato Ruisch, doppelgänger, la terra promessa a cui giungi per scoprire che la vera terra promessa era da dove eri partito (Hölderlin) ecc. ecc.; la vicenda è quella di un’opera di Marschner, di un poemetto di Polidori, di Jean-Paul, di Žukovskij, e ha i duelli di Puškin, i sosia di Dostoevskij, le atmosfere esagerate e passionose delle fiabe di Brentano, dei quadri di Géricault, parla delle speculazioni sulla “creazione” del genere umano di Schiller, Schlegel, Schelling, di Novalis, Gautier, Poe e Büchner!

Il film è una esplosione di ROMANTICISMO, quello vero e vivo, quello fatto di noir e di disperazione, di horror e di tragedia…

Cos’era lo xenomorfo del 1979 se non un Frankenstein? E Scott ce lo restituisce Frankenstein, esperimento genetico mostruoso, in una salsa a lui del tutto confacente con le citazioni pittoriche e i riferimenti poetici romantici (l’autrice di Frankenstein era la moglie di Shelley e l’amica di Byron), su cui svetta, ovviamente, Wagner: il culmine finale del Romanticismo mondiale, ed espressione finale della sua follia… perché il Romanticismo fu soprattutto questo: follia… la follia che prende Fassbender-cattivo, lui stesso il creatore di quell’universo peplum (egiziano, cuneiforme e antico romano), evidentemente espressione della sua stessa malattina mentale!

E il Romanticismo fu la prima leva del cinema tout court, quello dei Méliès, dei Golem e dei Nosferatu, e quello, giustappunto, dei peplum hollywoodiani, al cui gigantismo alludono le scenografie…

in Covenant la solita trametta di Alien si ambienta in tutto questo e quindi fa “metacinema”!

Covenant riprende la canonica trama sempre uguale di Alien per dire che le storie sono state tutte raccontate, dal Romanticismo (creatore del cinema puro) in poi, e quindi la nostra maestria è solo COME RACCONTARLE…

un fattore sottolineato anche da certe “evidenze” della trametta: colui che vuole rimestare sempre più e creare il nuovo sempre di più è proprio il personaggio più folle! È Fassbender-cattivo che vuole continuare sempre sempre e sempre a creare la stessa storia (lo stesso xenomorfo): Fassbender-cattivo è un REGISTA pazzoide che non ha ancora capito che gli xenomorfi (i film su Alien) ormai sono quelli e che rimestarli e rifarli non porta altro che a replicazione sterile, a follia genetica (che è follia narrativa e cinematografica)… Si potranno ottenere mille varianti sempre più grosse, ma saranno solo mille varianti, comunque, della stessa cosa (e i mille coloni che Fassbender-cattivo sfrutterà non porteranno altro che agli xenomorfi di Aliens di Cameron, quelli con la regina, non proprio diversi da questi di Covenant)

E Scott sa tutto questo: compatisce e deplora Fassbender-cattivo, ma non può che fare esattamente come lui, e difatti Covenant ha la stessa identica trama di Alien, ma, almeno, ha il merito di aver ribadito l’incapacità di fare altro, e la follia di continuare! Follia ribadita anche dalla smaccata natura RIDICOLA delle situazioni…

Covenant è un film metacinematografico e un film di Alien che parla di Alien: è un film META-ALIEN! — Un film che sancisce la follia di fare questi film, ma la coazione a ripeterli dell’industria… e Scott intensifica tutto questo seguendo il senso che Siegfried Kracauer ha dato al cinema tedesco degli anni 20, proprio quello più romantico che si diceva, quello dei Golem e dei Nosferatu: finisce che ha creato capolavori, che, però, nelle menti deviate hanno creato il nazismo…

Rimestando tra gli xenomorfi, Fassbender-cattivo giunge a Wagner e allo sterminio di massa, come Hitler, e gongola dei suoi inganni e delle sue ridicole fumisterie sul potere e la creazione: inganni a cui tutti cascano lisci e beoti, come tutti caddero nel nazifascismo…

E ci cascano perché quando il mondo è intriso di schifo, e quando l’umano non controlla più le sue pulsioni inconsce di volontà di potenza, per forza casca nelle aberrazioni naziste… lo xenomorfo, esteriorizzando il marciume interiore, prepara e insieme incarna la distopia nazista, con Wagner e Alessandro Magno…

Ma nella sua esteriorizzazione del marciume, si smaschera come aporia lui stesso, si smaschera come “fraintendimento”: è carino che le stronzate che dice Fassbender-cattivo, come quelle che diceva Hitler, sono tutte sbagliate, sono tutte bugie, tutte sotto-sopra… Per cui non è il Romanticismo che crea il nazismo, non è il cinema che crea il nazimo, non sono né Wagner, né Nosferatu, né Alessandro Magno a creare il nasizmo: sono solo le menti malate, che si manifestano proprio come Wagner e Nosferatu avevano predetto e previsto: Nosferatu (e Alien) ammoniscono che se non si controlla la nostra natura oscura (lo xenomorfo) quello che giunge è solo nazismo… e difatti Fassbender-cattivo fa nazismo, e si circonda delle rappresentazioni classiche e romantiche che meglio hanno illustrato la follia inconscia (Böcklin, Golem, Wagner, Alessandro Magno, peplum — c’è da notare come, oltre che a tutto questo, il villaggio di Fassbender-cattivo somigli anche alla sognata Nuova Berlino di Albert Speer, che, naturalmente, si ispirava agli stessi Alessandri Magni, agli stessi Egizi e agli stessi antichi romani dei peplum)

Il pianeta non si controlla e l’equipaggio è pieno di idioti che non si accorgono di questo perché ignorano il loro impulso negativo, come tutti nel mondo odierno, e quindi cadono dal pero quando si presenta lo xenomorfo, e non fanno che affidarsi a uno che invece sembra controllare il lato oscuro, il Fassbender-cattivo, che però non controlla ma fomenta il lato oscuro! — in un mondo sfasciato, la gente si affidò a Hitler con super-fiducia cieca, credendolo capace di controllare le stragi morali, e invece le fomentava!

Scott è come Fassbender-cattivo, è costretto a fare cinema, ma come il cinema è espressione della follia, il cinema può anche contribuire al controllo del male, dello xenomorfo, attraverso la catarsi… Ma Scott sa che il nazismo, cioè l’industria, e cioè i film-xenomorfo tutti uguali e ipertrofici (simili al set peplum costruito da Fassbender-cattivo) si perpetueranno, e allora issa bandiera bianca…

Come i suoi personaggi, Scott sa che andrà a finire male, ma segue lo stesso il gotico e il romanticismo, e sancisce che l’unico modo di fare i film su Alien è di eternizzare il conflitto: eternizzare l’Alien: se Alien è gotico, allora l’unica è riprenderlo gotico (con i Golem e il set peplum), riprenderlo come cinema… lo xenomorfo è nazismo ed è cinema, e cinema è nazismo (come dice Kracauer) se non si distingue il vino dalla feccia… e per distinguere il vino dalla feccia è necessario essere chiari da subito, e dire: «questi film su Alien sono morti, per cui l’unico modo di farli è ribadire che sono morti, e ribadire che sono uguali a mille altre spazzature peplum romanticiste; dire che continuando a farli si rischia nazismo — per cui faccio un film fatto bene, distinguendo il vino dalla feccia grazie a un DISCORSO fatto bene, ma ci metto tutti i simboli meta-cinematografici romantici per denunciare quanto questo cinema rischi di partecipare allo sfacelo che invece vuole denunciare (e difatti lo faccio finire con il nazismo che vince, con Wagner in soundtrack)… — faccio, cioè, come Murnau e Nosferatu secondo Kracauer: denuncio il marciume della società, anche se so che qualche matto potrà prendermi come modello e non come ammonimento…»

Scott ribadisce tutto questo in Covenant: è tutto un film, un film al cubo, che rende palese come Alien sia una fagocitazione di millenari miti sempre identici, e quindi dice di non fossilizzarsi su Alien perché a questo punto non si può fare altro che replicarsi in modo odioso… e se si replica in modo odioso siamo noi stessi complici e identici al Fassbender-cattivo che replica gli xenomorfi, e quindi siamo noi stessi nazismo…

ma Scott sa anche, come lo sanno i suoi personaggi che si affidano a Fassbender-cattivo senza battere ciglio, che non potrà nulla, e che, come spinto da una trama prestabilita, o come affetto da un ammorbamento mentale dovuto alle sfiducie e alla tristezza, replicherà cento mila volte altri Alien, visto che ne ha in cantiere altri 6…

Scott stesso, quindi, fa un film che è uno xenomorfo, uguale a mille altri, identico a tutti gli altri, ma, per lo meno, per distinguere il “vino” dalla “feccia”, cerca di farlo bene, puntando sul DISCORSO!

Una delle prime inquadrature della Waterston, al buio, con il fascio di luce della torcia che le stiletta accanto, è migliore, da sola, di molto altro cinema odierno…

In tempi iper-cinetici (che coinvolgono anche produzioni “indipendenti” come La vendetta di un uomo tranquillo), Scott ci fa vedere come si gira con la macchina a mano, come si crea tensione anche con materiale letterario non esaltante e con snodi telefonati: Scott ci fa vedere che le trame, vabbé, son quelle, ma che la loro messa in scena è determinante per renderle per lo meno gradevoli!

E “gradevole”, Covenant è di sicuro!

Un filmettino divertente, pieno di citazioni pittoriche e colte, che ti fa saltare sulla sedia per lo xenomorfo di turno, ti fa ridere con le giochesse risapute di una trama fitta di ridicolaggini (molte volte perfino auto-parodica), e ti diletta con la sua natura meta-cinematografica…

Ovvio che è una cazzatella, perché cazzatella è il cinema industriale hollywoodiano, c’è poco da fare… andare a vedere un film della serie Alien e cercarci un capolavorone simile a quelli del 1979 e del 1986 è vano, poiché le serie si logorano e anche quei capolavoroni furono frutto del caso, non della “creatività” (quella di Fassbender-cattivo e di Scott stesso)… un capolavoro di Alien giungerà solo a caso, e allora non sarà più Alien, così come l’Orlando furioso non era più l’Orlando innamorato!

Visti anche i risultati di altre serie odierne, questo di Covenant è un risultato bellissimo: gli X-Men: Apocalypse faceva vomitare, Rogue One ha fatto schifo, Wolverine fa rigozzà i rospi, la Marvel sforna una stronzata dopo l’altra, la DC gli va dietro, e la Disney ci ammorba i coglioni con i live-action rincogioniti dei cartoni di 25 anni fa… in mezzo a tutta ‘sta melma, Covenant almeno sa quel che è: è film di genere, di intrattenimento, ed è un intrattenimento colto, intelligente, che riflette su se stesso, e quindi è molto più “senziente” delle ciofeche delle altre major! Che si può chiedere di più?

Se volete Alien capolavoro vi informo che c’è già: è del 1979… andate a vedere quello e non chiedete seguiti, che migliori di questo mi sa che non potranno mai essere…

il fandom ovviamente sarà scontentissimo, come dimostra il post di EvilAle… Sulla mia lunghezza d’onda è invece Antograve

Una versione quasi narrativa di questo mio post, forse più chiara, è in Covenant Again

6 risposte a "Alien: Covenant"

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  1. Molto interessante, anche se un po’ complesso. Ammetto di non aver afferrato tutto. Comunque concordo con il fatto che tra le cose commerciali attuali è una delle più riuscite, ma questa cosa giustifica una palese carenza narrativa?

    1. Guarda, è così tanto che penso a quello che volevo dire, che ho fatto un nuovo post per “raccontarlo” meglio: https://matavitatau.wordpress.com/2017/05/16/covenant-again/ — ma anche quest’altro post si arzigogola… per cui, in tre parole, ti dico che secondo me le scemenze di sceneggiatura sono perfino VOLUTE, poiché parte di una metafora anti-nazista, oltre che anti blockbuster… — ma essendo queste solo mie teorie interpretative, beh, lasciano il tempo che trovano! (anche perché ci ho pensato e ripensato così a lungo da non riuscire più a distinguere tra la mia teoria e il film effettivo!) — è bene razionalizzare: e razionalizzando, la spiegazione del perché mi è piaciuto potrebbe essere il fatto che mi aspettavo molto peggio! E invece, anche la sua vena autoparodica, mi ha divertito!

  2. Ho lasciato il mio commento in coda al terzo post. Ora però devo andare a leggere il post che asfalta Rogue One, che invece ho trovato il film migliore del nuovo ciclo di Star Wars, in quarta posizione dopo la trilogia originale ;)

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