Kodocha e Orange Road, again

Kodocha e Orange Road sono anche speculari nella loro specularità interna

Mi spiego:

Rispetto al manga, Kodocha è un anime “deformato”… I personaggi sono spesso inclini a trasformarsi e cambiarsi: sicuramente fisicamente (Gabriel* che diventa un serpente, per esempio; ma anche la piantina che cresce sulla testa di Tsuyoshi, particolare del manga che nell’anime viene molto esasperato; o la professoressa Baba=signorina Andrew che diventa una sorta di Medusa o Hydra con diverse teste di serpente), ma anche “caricaturalmente”: il direttore Su-con-la-vita che si gonfia e sgonfia come se fosse di gomma, facendo penzolare la sua testa (dal collo in su); Ono che spesso si sporge in diagonale, mantenendo i piedi per terra senza mai cadere: un fatto che lo accomuna a molti altri personaggi: le figure disegnate dell’anime sembrano “indiagonalirsi”, “obliquiarsi” spessissimo. Per non parlare delle incursioni dei Babbits e di tutti gli animali a loro connessi: squaletti, balenottere ecc. ecc., che intervengono nella diegesi non solo nel “discorso” (propongono “omissis”, analessi, prolessi, parlano sia col pubblico sia con i personaggi) ma anche proprio nella storia e nell’intreccio, provocando effetti e partecipando agli eventi da loro causati! I Babbit sembrano essere l’irrealtà e il caso che corroborano senza contraddire il realismo di Kodocha: i Babbit sono sentiti come essi stessi realistici nel marasma del cartone, non “disturbano” né sono visti come irreali, sono proprio la fanstasia che è messa a pari merito con la realtà: sono l’irrazionale, il soprannaturale o l’immaginato che vengono inclusi nel reale, sentiti come reali, visti come effettivi e veri come tutto il resto. Un sistema di rappresentazione molto vicino a quello usato dai bambini, o anche da tanti adulti, che mescolano senza distinguere vero e immaginato nelle loro piccole (o adulte) menti.

Orange Road, invece, ha uno statuto visivo assolutamente realistico. Corpi e volti sono tra i più naturalistici mai affrontati dagli anime, per non parlare degli ambienti e dei fondali: puoi riconoscere il quartiere di Tokyo, l’esattezza architettonica e materiale di altalene, fontane, scale e parchi giochi. Quegli spazi non sono certamente spazi di fantasia, sono cose vere: e anche i personaggi non sono certamente finti, sono veri e fattuali: mai un corpo, negli anime, è stato così esatto, così vero!

Eppure, la rappresentazione, il “discorso” di Orange Road è completamemte irrealistico a dispetto della sua visualità naturalistica. E Kodocha è fantasticamente realistico nonostante la sua visualità deformata e bambinesca!

Kodocha e Orange Road sono gli estremi del vivere: la realtà e la fantasia che si fronteggiano e si mescolano in modi diversi, ma che ci sono entrambi: sono il rapporto tra sogno e realtà (fondamentale per l’esistenza) che ci si presentano in modalità conviventi diverse ma entrambe necessarie ed efficaci — Può prevalere il realismo in un aspetto o in un altro, ma il realismo dovrà sempre esserci; e potrà prevalere la fantasia in un aspetto o in un altro ma la fantasia dovrà sempre esserci!

Kodocha e Orange Road ci dànno due soluzioni allo stesso medesimo problema: il far collimare armoniosamente sogno e realtà…

Un problema vecchio come il mondo, e sicuramente vecchio come il cinema:

Kodocha è Méliès: sempre fantasioso ma enormemente reale…

Orange Road è Lumières: sempre realisitco ma eternamente sognante…

Sono Godard e Vigo

Schlöndorff e Ivens

Van Eyck e Bellini

Leonardo e Caravaggio

Van der Wieden e Grünewald

Picasso e Boldini

ecc. ecc. ecc.

*=data la mancanza di un’edizione filologica dell’anime, non mi va di cercare i nomi originali ogni volta, quindi indugerò spesso nei nomi ango-italiani della Merak Film

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