Kodocha 21

“Telepatia premonizionistica in azione” — sono sul treno e nell’iPod in casuale parte questa canzone.

Tuffo al cuore! Era tanto che non la sentivo, e tutte le emozioni del momento clou in cui Sana e Hayama si abbracciano (prima di New York) mi sono piombate addosso: lacrime! — è stata una reazione inaspettata, non pensata… mi sono trovato a riconsiderare la genialità di questo cartone, il suo spettacolare “realismo” nella gestione del “tempo” — in Orange Road ogni momento è dilatato a dimensioni gigantesche, i.e. Madoka che guarda Kyosuke suscita reazioni e scene interiori che durano tantissimo: quello di Orange Road è un tempo mentale, un tempo emotivo, un tempo adolescenziale: il fatto che si presenta non è rappresentato ma è rappresentata la sua valenza interiore — in Kodocha è proprio l’opposto: Kodocha fugge via molto veloce, tanto che, come succede nella vita, i “momentoni” emotivi quasi non ci sono: quando Hayama e Sana si “chiariscono” (succede molte volte, ma soprattutto prima proprio del “momento clou” che dicevo), spesso vengono distratti, spesso perdono il filo del discorso; oppure si toccano e baciano senza quasi che ce ne accorgiamo: e questo è quello che succede effettivamente nella vita: che il tempo “si fermi” come succede in Orange Road è un evento puramente interiore, mentre spesso succede che anche nel bel mezzo della litigata tu venga distratto da qualcos’altro (da un Babbit=un evento inaspettato o da uno schiaffo improvviso) come avviene in Kodocha — in Kodocha ci sono, sì, i momenti di “statuto statico” propri della forma-cartone, specialmente in finale di puntata, ci sono gli sfondi scuri e i carrelli all’indietro per fare suspence, ci sono le espressioni dei personaggi “seriose” e momenti di “contemplazione” come in tutti i cartoni, ma Kodocha si distingue per il suo “tempo realistico”: quando le cose vanno male, si soffre più per mancanza di “trasporto” emotivo che per eccesso, tanto che perfino il finale non ci concede il super-lieto fine, ma ce lo fa solo intuire in un futuro extra-diegetico (e qui è invece identico a Orange Road) — la telefonata dal set in cui Sana capisce che Hayama s’è messo con Fuka non ha “fermate” di diegesi: quella scena, in Orange Road, avrebbe richiesto ore di stacchetti musical, in Kodocha no: Sana, realisticamente, reagisce facendo finta di niente, e le successive chiacchiere con Asako sono come quelle che una ragazzina fa normalmente dopo una cosa del genere — e te sei lì a patire di una mancanza di sfogo dell’emozione e quando finalmente arriva, con la scena del fuoco, e con Sana che addirittura vorrebbe lasciarsi bruciare, te sei ancora più abbattuto, perché quell’emozione che ti fu privata al momento della telefonata, ti è esplosa tutta insieme in un fatto disperatissimo, più disperato di qualsiasi stacchetto musical, perché il pericolo è effettivo e non solo emotivo e, soprattutto, non immaginato! — fa eccezione, ovviamente, il momento clou dell’abbraccio, il momento centrale, perché senza quel pizzico di “emozione old fashion” tutta l’architettura sarebbe fallita, e invece l’abbraccio prima di New York arriva improvviso, anch’esso realisticamente, come spesso arrivano gli abbracci di quando hai 12 anni, che manco ti accorgi che sono cominciati e sono già finiti — quell’abbraccione tra lucine tonde, lucciole, colori saturati, movimento di macchina circolare (quasi alla Fassbinder, o per lo meno alla Dreyer), ti sganghera! anche perché potrebbe davvero essere solo sognato, solo un simbolo della crescita, lo sfogo di quell’amore “infantiloso” e “stritolante” che nella realtà (e cioè nella dimensione di Kodocha, l’anime realistico) non ci potrà essere (un po’ come il saluto militare davanti all’aereo tra le scintille di saldatura nell’«Impero del Sole» di Spielberg), e difatti, a ben guardare, si vede che la Sana che aspetta Hayama sulla soglia di casa, subito prima dell’abbraccio, per dirgli che si dedicherà solo al lavoro e che la loro storia appartiene al passato, si vede subito che è una Sana cresciuta: per una delle pochissime volte appare con i capelli sciolti, con un vestito dai toni scuri, e sembra davvero molto più alta: e così non apparirà DOPO l’abbraccio, come se l’abbraccio fosse una parentesi, un “a parte”*… L’abbraccione arriva improvviso a cementare quel simbolo di crescita, a incastonarlo in un “emotivo” che dura per sempre, l’unico emotivo presente nel cartone, e che sorregge tutto il realismo!** — anche qui come nella vita: senza “emozione”, non c’è realtà!

Una tale genialità sarà presente in qualche modo anche nelle SuperGals, che però sono più grandi anagraficamente e hanno una “mission” molto più comica… Kodocha è crescita, Kodocha è vita…

pensavo tutto questo oggi pomeriggio e stasera evinco che oggi è il 21esimo anniversario della messa in onda di Kodocha!
Io ho pensato tutto il giorno a Kodocha senza sapere che era l’anniversario!

per Buffy non l’ho notato e non commetterò lo stesso errore: Buffy ha compiuto 20 anni, ma per gli italiani sono stati molti meno (esce su Italia1 nel giugno del 2000), e anche i 21 anni di Kodocha per noi italiani sono meno (da noi dal luglio del 2000) — Kodocha e Buffy sono stati gli ultimi prodotti dei ’90s e i primi degli ’00s: entrambe disastrate dalle edizioni italiane (e Kodocha non ha avuto i DVD “filologici” e pertanto da noi continuano a essere Heric e Rossana invece di Hayama e Sana, anche se le loro caratterizzazioni non hanno granché snaturato il messaggio di fondo: e le censure potevano tranquillamente essere “corrette” con l’acquisto del manga, filologicissimo, che in Italia uscì in contemporanea con l’anime), ed entrambe foriere di storie importantissime per il nostro presente e il nostro futuro…

Buon compleanno, Kodocha!

*=Sana non apparirà più “grande” coma appare nell’abbraccio, anzi: a New York tornerà a usare addirittura il suo repertorio di bambina, quello delle prime puntate, i.e. «Elementare, Washington» e il cappello da Sherlock Holmes! — anche il comportamento di Hayama è un po’ un unicum durante l’abbraccio: sì sempre taciturno, sfinge e misterioso, Hayama è però spesso l’uomo dell’azione: bacia Sana a stampo in Comune, prende a colpi di karate tutti: è un uomo d’azione! Invece nell’abbraccio, la sua consueta sfinge c’è, e la sua consueta azione anche (è Hayama che scatena l’abbraccio: è azione: esattamente come il bacio in Comune), ma subito dopo rimane basito, fermo e immobile a guardare Sana che si allontana! — Dopo La villa dell’acqua, alla rivelazione che Sana non si è mai messa con Naozumi, dal dolore dovuto ai suoi amici fidenti nel pettegolezzo, Sana scappa e Hayama=azione l’aveva rincorsa! [la chiama Sana senza il -chan e questo porta lei a schiaffeggiarlo] Dopo l’abbraccio, invece, Hayama vede che Sana scappa e non la rincorre! preferisce stare lì fermo e immobile!…

**=è realistico, infatti, perfino il fatto che l’abbraccio possa non esistere o essere sognato… Quanti abbracci e quante scene simili ci sono nell’infanzia-adolescenza: scene magiche, baci magici, frasi magiche, irreali, che però sono accadute, solo una volta e fugaci: e tu ci ripensi e ripensi e nei ricordi non sai determinare se quelle uniche scene magiche, così belle, siano esistite davvero o no! — ci si abbraccia, ma dopo torniamo a essere come prima, magari a ignorarci, o a fare finta che quel momento magico non ci sia stato: e tu sai che c’è stato, ma la realtà fluisce continua, tanto da far “perdere” a quel momento magico il suo essere stato *vero* per un attimo! — anche in questo Kodocha è realisticissimo! perfino nell’unica scena sognosa!

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