Silence

Tralascerò i punti forti del film a livello cinematografico: sappiamo tutti che Scorsese è forse il più grande regista vivente non a caso, e, per la seconda volta con Rodrigo Prieto (un cinematographer che, quando non guidato adeguatamente, ama adagiarsi nel puro naturalismo [vedi Brokeback Mountain], o nella mera professionalità [vedi Argo]), usa le immagini e il montaggio (della fida Schoonmaker) come tutti dovrebbero fare. Sicché scene scure magnifiche, flash di frame di pensieri e ricordi, composizioni del frame insolite, punti di vista non banali, sono ingredienti che un film di Scorsese ha sempre…

Quello che lascia più perplessi è l’interpretazione di questa storia…

Si sa che Scorsese è un gran cattolico, come il suo concittadino di poco più giovane Abel Ferrara, ed entrambi hanno raffigurato perfettamente il loro conflitto tra una religione a cui credono e un dogmatismo istituzionale e clericale che loro si sentono di disprezzare…

Scorsese ha parlato apertamente di religione molte volte, e non solo di quella cattolica, ma anche di quella buddista (Kundun), e il fattore “credente” era sempre fortissimo…

A mio avviso anche i non religiosi non possono far altro che gioire quando Willem Dafoe, nelle vesti di Gesù, decide volontariamente di essere il Messia e di morire per il mondo, generando il felice sconquasso dell’intero microcosmo filmico con la pellicola che sfarfalla come se si aprisse, esplodendo, tutto un mondo nuovo da esplorare, mentre Peter Gabriel martella, alla fine dell’Ultima tentazione di Cristo

Qui in Silence, c’è un momento simile, quello dell’ultima abiura di Garfield, in cui Scorsese tira fuori molte sue armi cine-narrative (i flashback, i frame non banali, la tensione), e ci regala grande cinema…

Sicuramente, però, al contrario del film del 1988, la catarsi giunge più lenta e, soprattutto, al contrario dell’Ultima tentazione, che presentava un Gesù umanissimo e pertanto apertamente “contrario” al dogma cattolico (che, puntualmente, nell”88, andò a bruciare i cinema nel tentativo di far sparire il film, nel consueto atteggiamento anti-culturale della religione), qui in Silence, le critiche al dogma cristiano sembrano dover essere cercate col lanternino, come succede per altri film smelensamente e dichiaratamente religiosi, quelli di Cecil De Mille e William Wyler vecchi di 60 anni, o anche quel Mission di Roland Joffé (1986) che per 30 anni ci ha ammorbato con la sua retorica gesuita (e a cui, ogni tanto, sembrano rimandare sia le ambientazioni, per fortuna trattate da Scorsese e Prieto con molta più inventiva di quella di Joffé e Menges, sia il milieu gesuita, portoghese e seicentesco: e nel trucco e parrucco Dante Ferretti, nell’insolita anche se non nuovissima veste sia di scenografo sia di costumista, deve invece molto ai più barocchi, ma ugualmente lussuosi, risultati di Stuart Craig ed Enrico Sabbatini)…

Critiche al dogma cattolico, dicevo, che vanno cercate col lanternino, in un film che, forse, vuole davvero essere come MissionBen-Hur, con tanto di dedica finale ai preti apostati, che, per un antireligioso come me, giunge poco sopportabile e pedante, un po’ come quella di Gangs of New York, che preferiva i criminali pre-verbali alle istituzioni solo per un presunto maggior “onore” tutto da dimostrare, segno che Scorsese non è nuovo a scelte da me non condivise in fatto di ottiche sociali, per cui ci sta che Silence sia davvero un film cattolico…

Ma, come molte volte fa Clint Eastwood, Scorsese, forse involontariamente, documenta proprio quell’irrazionale, insito nella religione, che lui vorrebbe “scongiurare” con un film alla Ben-Hur

Io ho visto il tutto come la lotta dannata tra due irrazionalità tremende: quella dei giapponesi e quella dei cattolici, che si fronteggiano ad armi pari nella loro follia, creando solo morti inutili e sofferenze inutili…

Inutili per me ateo, ma perdite lancinanti per chi ha una qualsivoglia spiritualità… Il personaggio meschino e idiota di Kichijiro, che chiede continuamente un metafisico perdono ai suoi continui peccati, esplica il fatto che, per molte persone, la componente fideistica e spirituale, riferita al perdono come all’esistenza quotidiana, è INSUPERABILE, INDEFESSA, INALIENABILE…

Poveracci come Kichijiro avranno sempre un sentimento “religioso” in loro e andranno a chiederne conto a un prete qualsiasi, c’è poco da fare…

E allora il prete deve esserci, anche nascosto, anche sotto le mentite spoglie di un apostata… Un prete, anche mistificato, è necessario per consolare tutte le anime che vorranno essere da lui consolate… E un prete deve mistificarsi per salvare quelle anime da una società che non le vuole e non comprende quella loro spinta fideistica e metafisica innata e per loro inevitabile…

Perché raccontare una storia simile in questi tempi di fondamentalismo e isteria religiosa?

E perché raccontarla dalla parte dei cristiani? Cioè dalla parte che, nella Storia, ha avuto tanta responsabilità nelle stragi e nelle persecuzioni di altre religioni, in numero molto più ingente di quante i cristiani hanno subito nel seicento nipponico?

Perché parteggiare per l’oppressore facendoci vedere quell’unica volta in cui l’oppressore è stato (forse giustamente) oppresso?

A mio avviso, il film funziona, a livello di intelligenza, come catarsi omeopatica proprio in tempi come questi…

Non so se Scorsese intendeva questo, ma secondo me, Scorsese finisce per dimostrare che la persecuzione religiosa, la repressione, la morte e la strage degli esponenti di qualsiasi religione, da parte di qualsivoglia stato, anche uno stato molto razionale e filosofico come viene rappresentato il Giappone seicentesco (con i nobili che parlano di filosofia e astronomia), cioè lo sterminio radicale di una religione è IMPOSSIBILE! Perché tanto la gente continuerà a “credere” per un bisogno metafisico inevitabile… Bisogna rassegnarsi…

Questo assunto, rapportato al presente, sembra dirci che noi possiamo tirare fuori tutta la Lega Nord del mondo, tutte le Le Pen del mondo, tutti i razzisti-nazisti del mondo, ma non sradicheremo mai una religione “invadente” dal nostro territorio… Bisogna rassegnarsi…

Li possiamo ammazzare quanto ci pare, ma loro continueranno a credere…

Quindi ammazzarli, essere Lega Nord, essere Le Pen, è del tutto inutile…

La strategia offensiva, sradicante e violenta dei nobili nipponici non può nulla contro l’idea religiosa cristiana… E pertanto anche le nostre strategie offensive e violente contro gli islamici non porteranno ugualmente a niente!

Per cui è bene da subito rassegnarsi e cercare altri modi di integrazione, visto che la repressione potrà creare anche apostati dichiarati, ma saranno apostati comunque segretamente dedicati al credo…

Secondo me il film vuol dire questo…

Ma a questo c’è da arrivarci dopo 3h di lentissime torture, di sbudellamenti, e, soprattutto, di tante preghiere, di chiacchiericci teologici sul silenzio teosofico (il dio silente c’è o non c’è: e la voce che si sente nei pensieri dei preti è dio o è follia? snodi che si ripresentano anche reiterati in questo film, fino allo sfinimento per le persone atee), di episodi teofanici ripetitivi, di interpretazioni non al massimo (Garfield è bravo ma Driver no)… E alla fine arrivi a questo e non hai neanche la certezza che questa interpretazione, laica e metaforica del presente, regga davvero (altri potranno averne altre, e vi invito a comunicarmele)…

In un contesto simile, di metafora del presente mediante il ruolo del cristianesimo in catarsi omeopatica con una vicenda storica, Alejandro Amenabar ci aveva dato un capolavoro con Agorà… E Mel Gibson ci ha dato i suoi film più deliranti (The PassionApocalypto) e anche Braveheart (con cui Silence ha molto in comune: come nel film di Gibson la durata e gli sbudellamenti per una causa “credente” sono davvero troppi)… Scorsese ci regala un gran bel filmone, che a me, forte della mia interpretazione, è molto piaciuto, ma non credo di considerarlo un capolavorone… così come non avevo considerato capolavoroni Gangs of New YorkShutter Island e anche Hugo Cabret (carino ma non di più)…

Per cui buonissimo ma non ottimo…

Benché, certamente, la forza delle convinzioni, sia etiche presunte sia solidamente cinematografiche, di Scorsese, sono assai bene accette in un periodo cinematografico fatto di standard super-eroistici e replicosi…

Io ho trovato il doppiaggio di Rodolfo Bianchi ricco di interpretazioni sorprendenti di giovani doppiatori che, molte altre volte, ho sentito un po’ stupidosi: segno che, stavolta, la cura è stata ottima… pur con le consuete riserve su qualsiasi tipo di doppiaggio che, stavolta, si applicano all’uso delle pronunce giapponesi in contesti “italioti” laddove, probabilmente, erano in contesti “anglofoni”…

Leggetevi il parere, congruente col mio (tranne la diversa idea di cinema che abbiamo: a me il cinema commerciale ha fin troppo stancato), di EvilAle

Molto favorevole anche il parere di Wwayne

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