Bad Moms

Mi hanno incuriosito alcune probabili dinamiche produttive, per esempio:

Non è di una major… Pare che la Paramount avesse in mano il soggetto ma poi lo abbia venduto… a una serie di compagnie soprattutto asiatiche…

Questo perché?

I registi, Jon Lucas & Scott Moore, sono gli autori del successone The Hangover, come mai non hanno “tirato” per il loro debutto registico?

Magari la sceneggiatura primigenia di The Hangover è stata tutta riscritta da Todd Phillips perché faceva cagare… per cui, forse, Lucas & Moore sono in realtà dei deficienti che hanno solo inventato un prevedibile soggetto che Phillips ha “ingegnerato” e sviluppato… per questa ragione la Paramount li ha licenziati in questo loro progetto dietro la macchina da presa…

O forse no… Boh…

Fatto sta che i soldi li hanno dovuti trovare in Asia (anche se il cervello numero uno è rimasto quello dell’americanissima Suzanne Todd, uno dei massimi guru di Hollywood), e in accordo con molte compagnie nazionali per la distribuzione… che in Italia è toccata a Federica Lucisano e alla sua IIF (M2 Pictures), la quale ha preteso, forse, dei riadattamenti (su IMDb si commentano nei Trivia scene che in sala non ho visto), ma, nonostante abbia imposto le scritte in italiano (gli sms, i cartelli appesi: tutto in italiano), si è anche dimenticata di segnalare in qualche modo le maestranze del doppiaggio… Sono rimasto fino alla fine dei titoli per capire di chi erano le voci che sentivo e che non ho riconosciuto, ma nulla…

Mi sono spiegato la mancanza di indicazione “doppiattorica” con l’esagerazione della recitazione: i doppiatori erano enfatici, molto sopra le righe, e quindi, quasi per “vergogna”, la Lucisano ha deciso di ometterli dai titoli… Ipotesi poco probabile, ma tant’è: i doppiatori non c’erano scritti da nessuna parte!

Ho appreso dopo che il film è stato doppiato a Milano (e non nella consueta Roma), dallo storico Studio PV, con il mitico Claudio Moneta a dirigere… Il PV è stato il primo grande studio di doppiaggio milanese, quello di Enrico Carabelli, dei Cavalieri dello Zodiaco, dell’Incantevole Creamy e di innumerevoli altri… e Moneta ha doppiato tantissimi personaggi minori in serie famose (Dragon BallHamtaroNarutoYu-Gi-OhKen il Guerriero ecc.), con SpongeBob (voce e direzione) che è senz’altro il suo opus magnum…

E il doppiaggio non era malaccio poiché quando non riconosci la voce vuol dire che l’aderenza è totale e che il doppiatore sta facendo un lavoro buono, e quindi apprendere che una voce era addirittura di Debora Magnaghi (quella che a Bim Bum Bam sentivi tutti i giorni sia in carne e ossa sia in doppiaggio) senza che me ne fossi accorto, vuol dire che la Magnaghi ha lavorato benissimo… Il lavoro, ripeto, era senz’altro buono, ma era davvero iperbolico, ipertrofico, fumettistico, macchiettoso, con la predilezione dei sovracuti, e della puccioseria involontaria: invece della Kunis, Gea Riva sembrava doppiare un criceto dolcioso e zuccheroso… Vabbé, forse in inglese è così, e quindi dovrò esprimermi solo dopo aver visto l’originale, ma certo la caricatura italiana ha contribuito alla qualità “altalenante” del film…

Un film che è senz’altro frutto del lavoro di ottimi professionisti: la fotografia (di Jim Denault), per esempio, brilla e lampeggia per luminosità; e il montaggio (di Emma Hickox e James Thomas) è da manuale…

E un film che vedi per la Kunis: carina, pucciosa (e quindi, forse, la Riva e Moneta non hanno sbagliato ad assimilarla a un cricetino), è impossibile non amarla… I suoi occhioni cioccolatosi non possono non far sdilinquire…

E un film che riflette bene sulla libertà di sbagliare, e sulla dannosità di rinchiudersi in standard troppo alti, uguali per tutti, senza l’apertura all’eccezione personale e privata…

Un film che parla della condivisione del tempo con i figli in rapporto alla doverosa continuazione della vita del genitore…

Che illustra il sesso con innocenza e tenendo conto di molte sfaccettature…

Un film non bruttissimo…

Però è sicuramente un film cretino, scemo e molte volte sensazionalista… Alcuni potranno trovarlo sboccato (anche se c’è di molto peggio)…

Senza dubbio non arriva ai capolavori di nonsense che alcune commedie estrogene ci hanno dato: Bridesmaid di Paul Feig (2011); Bachelorette di Leslye Headland (2012), per rimanere tra i recenti, hanno una maggiore carica sia eversiva sia narrativa… e tra i più vecchi, The Sweetest Thing di Roger Kumble (2002), che ha la Applegate in comune con Bad Moms; e perfino Legally Blonde di Robert Luketic (2001) hanno più compattezza…

in Bad Moms le scene “esagerate” sono quasi confinate in momenti videoclippari invece di far parte di un tessuto connettivo comune con tutta la vicenda…

Però, dai, io l’ho guardato senza particolari problemi: certi dialoghi femminili sono ottimi, e alcune idee davvero divertenti, e la morale del “lasciarsi andare ogni tanto”, molto nutriente, corrisponde a un altrettanto sostanzioso “lasciarsi andare è un mezzo per vivere e non un fine”: intento a mio avviso da rimarcare in tempi edonistici come questi…

 

 

3 risposte a "Bad Moms"

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      1. Allora te lo consiglio caldamente. Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie per la risposta! :)

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