Spin Freely

CAFÉ SOCIETY
Quando lessi che la fotografia di questo film di Allen sarebbe stata di Storaro ho gridato al grande miracolo, perché Allen cambia cast tecnico molto di rado…

Riepiloghiamo brevemente a puro scopo esemplificativo:
• DIRETTORI DELLA FOTOGRAFIA
∞ dal 1966 al 1975 (da Tiger Lily a Love & Death) lavora due volte con David Walsh, ma cambia praticamente un dop all’anno (uno di questi fu il grande Ghislain Cloquet, per Love & Death, che però rimase a quell’unica collaborazione)
∞ nel 1977 conosce Gordon Willis, con cui lavora esclusivamente fino al 1985 (da Annie Hall alla Purple Rose of Cairo, 8 film)
∞ nel 1986 (da Hannah & Her Sisters) spunta Carlo Di Palma: è colui con cui lavorerà di più (12 film), ma nella loro collaborazione (dal 1986 al 1997) c’è un enclave di collaborazioni (in tutto 4) con Sven Nykvist… Hannah (1986), September (1897) e Radio Days (1987) sono di Di Palma; Another Woman (1988), Crimes & Misdemeanors (1989), e l’episodio di New York Sories (1989) sono di Nykvist; poi dal 1990 al 1997 (da Alice a Deconstructing Henry) c’è solo Di Palma; nel 1998, per Celebrity, torna Nykvist… Il “divorzio” con Di Palma non dev’essere stato facile, perché da allora Allen non ha più avuto collaboratori fissi alla fotografia: ci sono state collaborazioni continuative nel tempo, ma spesso interrotte per due o tre anni…
∞ dal 1999 al 2001 (da Sweet & Lowdown al Jade Scorpion) lavora con Zhao Fei;
∞ nel 2004, 2007 e 2010 (Melinda & Melinda, Cassandra’s Dream, Tall Dark Stranger) lavora col vecchio Vilmos Zsigmond;
∞ nel dittico britannico del 2005-2006 (Match Point e Scoop) lavora con Remi Adefarasin;
∞ nel 2008 e nel 2013 (Vicky Cristina Barcelona e Blue Jasmine) lavora con Javier Aguirresarobe;
∞ il dop più frequente dopo il distacco da Di Palma (che, intanto, nel 2004, è morto) è Darius Khondji, con Allen per ben 5 volte (una in più di Nykvist e solo 3 meno di Willis): Anything Else (2003), Midnight in Paris (2011), To Rome with Love (2012), Magic in the Moonlight (2014), Irrational Man (2015)
∞ e due rimangono le collaborazioni uniche successive al 2001: dal 1977 al 2001 ha sempre lavorato con “conosciuti” o con gente che è tornata, ma dal 2002 ha avuto due meteore, apparse e poi subito sparite: Wedigo von Schultzendorff (per Hollywood Ending nel 2002) e Harris Savides (per Whatever Works nel 2009, il film del suo ritorno a New York dopo 4 film all’estero)… Forse con Savides avrebbe potuto tornare a lavorare, ma si è messo di mezzo un tumore al cervello, che ha ucciso Savides nel 2012…

• MONTATORI
Con i montatori il discorso è più facile:
∞ dal 1966 al 1978 (da Tiger Lily a Interiors) ha avuto collaboratori discontinui, con Ron Kalish e Ralph Rosenblum a firmare 4 e 5 titoli (con Rosenblum deve esserci stato un rapporto speciale, perché figura anche tra i produttori dei film che monta)…
∞ nel 1979 (Manhattan), Allen incontra Susan E. Morse, che monta tutti i suoi film fino al 1998 (Celebrity), un anno che rappresenta una cesura nei suoi collaboratori (nel 1998 c’è anche il distacco da Di Palma e Nykvist), e anche l’anno che inaugura la disistima critica verso i suoi lavori che si risolverà solo con Match Point nel 2005. La Morse, in tutto, gli monta 22 film su un totale, per ora, di 49…
∞ se il divorzio con Di Palma e con la critica ha aperto una stagione incerta per i direttori della fotografia, per i montatori non è successo nulla di che, poiché la Morse viene tranquillamente sostituita da Alisa Lepselter, che dal 1999 (Sweet & Lowdown) continua a montare tutti i suoi film: per ora è a quota 18 film…

• SCENOGRAFI
∞ Fino al 1977 (anno in cui incontra anche Willis: l’anno di Annie Hall) ci sono le solite collaborazioni sparse, col vecchio Dale Hennessy a firmare due film…
∞ dal 1977 (Annie Hall) al 1984 (Broadway Danny Rose), Allen lavora con Mel Bourne (7 film): un periodo quasi coincidente con il gemellaggio con Gordon Willis alla fotografia…
∞ nel 1985 (Purple Rose of Cairo) e nel 1986 (Hannah & Her Sisters) lavora con Stuart Wurtzel…
∞ nel 1987 (September) conosce Santo Loquasto (che, però, come vedremo, conosceva già) col quale lavora ininterrottamente fino al 2004 (Melinda & Melinda). Dopo il distacco dei film britannici e spagnoli, Loquasto ritorna per Whatever Works (2009), quando Allen rimpatria a New York. Dopo altri 3 film esteri, a Londra, Roma e Parigi, Loquasto ritorna per Blue Jasmine (2013) quando Allen rincasa in America. Di nuovo due film di buco, poi ancora Loquasto per Café Society (2016) e il prossimo ancora senza titolo del 2017: in tutto 25 film: è il collaboratore più frequente di tutti quanti (28 film se contiamo anche il lavoro da costumista, che vedremo)… gli altri scenografi devono accontentarsi delle briciole lasciate da Loquasto:
∞ per 3 volte lavora con Anne Seibel: Midnight in Paris (2011), To Rome with Love (2012), Magic in the Moonlight (2014);
∞ per 2 volte con Jim Clay: Match Point (2005) e Tall Dark Stranger (2010): i progetti più londinesi;
∞ 2 volte anche per Maria Djurkovic: Scoop (2006) e Cassandra’s Dream (2007), anch’essi progetti inglesi;
∞ collaborazioni singole per Alain Bainée (Vicky Cristina Barcelona, 2008) e Carl Sprague (Irrational Man, 2015)

• COSTUMISTI
∞ Se la loro collaborazione per la scenografia comincia nel 1987, Allen e Loquasto avevano precedentemente lavorato insieme per i costumi 3 volte, dal 1980 al 1983 (Stardust Memories, Midsummer Night’s Sex Comedy, Zelig): Loquasto, decisamente, è il collaboratore numero 1 di Allen…
∞ però, il costumista “puro” che più ha lavorato con Allen è stato Jeffrey Kurland. Conosciuto nel 1984 (Broadway Danny Rose) ha vestito tutti i suoi film fino al 1994 (Bullets over Broadway), e poi anche nel 1995 (Mighty Aphrodite) e nel 1996 (Everyone says I love you). In tutto 15 collaborazioni…
∞ conosciuta in TV nel 1994 (Don’t Drink the Water), Suzy Benzinger, anche se non continuativamente, veste 8 film: nel 1997, 1998, 2009 (il ritorno a New York: Whatever Works), 2013, e, consecutivamente, 2014-2017…
∞ conosciuta in Spagna nel 2008 per Vicky Cristina Barcelona, Sonia Grande veste per 4 volte i film di Allen, i film “esteri”, quelli di Parigi (Midnight in Paris, 2011), Roma (To Rome with Love, 2012) e Provenza (Magic in the Moonlight, 2014)…
∞ dal 2005 al 2007 (Match Point, Scoop, Cassandra’s Dream) ha lavorato con Jill Taylor…
∞ nel 2000 e nel 2001 (Small Time Crooks, Jade Scorpion) ha lavorato con Suzanne McCabe…
∞ le altre volte ha avuto collaborazioni singole, ogni tanto di lusso, come Albert Wolsky per Manhattan (1979), e il futuro regista Joel Schumacher per Interiors (1978), ma mai più ripetute…

• MUSICISTI
Dei suoi 49 film solo 7 hanno un musicista accreditato che abbia provveduto alla composizione apposita di una colonna sonora.
∞ Allen in persona si accredita la musica originale di Sleeper, nel 1973…
∞ Marvin Hamlisch ha lavorato a 2 film: Take the Money and Run (1969) e Bananas (1971).
∞ 2 credits anche per Dick Hyman, che ha musicato Zelig (1983) e Purple Rose of Cairo (1985).
∞ Nel 1970, Mundell Lowe ha lavorato alle musiche di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso.
∞ Nel 2007 niente meno che Philip Glass compone la colonna sonora di Cassandra’s Dream.
∞ Tutti gli altri hanno musiche di repertorio: musiche jazz, operistiche o classiche messe insieme da Allen…

• SCENEGGIATORI
Allen ha condiviso l’onere della scrittura solo con:
∞ Mickey Rose (per due volte, nel 1969 per Take the Money and Run, e nel 1971 per Bananas);
∞ Marshall Brickman (per 4 volte: Sleeper, 1973; Annie Hall, 1977; Manhattan, 1979; e Manhattan Murder Mystery, 1993, considerato il “seguito” di Annie Hall);
∞ Douglas McGrath (per Bullets Over Broadway nel 1994)…
7 film scritti con altri, tutti gli altri li ha scritti da solo…

• PRODUTTORI
Dato il relativamente scarso prezzo delle sue produzioni, Allen è sempre riuscito a prodursi da solo grazie a un sodalizio con i vecchi producers Charles H. Joffe e Jack Rollins. Dal 1994 in poi ha acquisito più peso negli uffici di produzione Letty Aronson, che da due anni figura come unica produttrice, in seguito alla morte di Joffe nel 2008 e a quella di Rollins nel 2015…
∞ Per dieci anni (dal 1970 al 1980), Joffe e Rollins riuscirono a far figurare Allen tra le star della United Artists, che poi è fallita…
∞ Dal 1982 al 1992 lavorarono con la Orion Pictures, anch’essa in bancarotta…
∞ La Disney, tramite la Miramax, e la Tri-Star, alternativamente, hanno distribuito Allen negli anni ’90, dopo il fallimento della Orion… Poi è fallita anche la Tri-Star…
∞ Una caporetto iettatrice che non ha abbandonato Allen, che, nel 2000, stipula con Spielberg/Katzenberg/Geffen un’esclusiva col marchio DreamWorks: 4 film furono prodotti, ma furono quelli più massacrati dalla critica e più ignorati dal pubblico, tanto da portare anche la DreamWorks al progressivo fallimento (a dire il vero causato da molti altri fattori)…
∞ Dopo un film con la Twentieth Century Fox (Melinda e Melinda, nel 2004), Allen fa i film inglesi con case britanniche con a capo la BBC…
∞ Due film (Cassandra’s Dream, 2008; e Vicky Cristina Barcelona, 2009) li fa con le vecchie conoscenze, gli Weinstein (coloro che erano a capo della Miramax)…
∞ Al ritorno a New York, nel 2009, sembra trovare accordi giusti con la Sony (5 film, il colosso nipponico è colui che comperò il marchio Tri-Star) e con la Warner Bros. (per ora 3 film)…


Un panorama molto fluido ma compatto, con rarissimi volti nuovi…
Quindi, tornando a bomba, quando vidi che niente meno che Storaro, dopo 50 anni di carriera, collaborava per la prima volta con Allen, ho davvero gridato al miracolo! (benché ci fosse stato il precedente di Zsigmond, anch’egli al lavoro con Allen solo in vecchiaia)


L’apporto di Storaro è evidente, così tanto che si può dire che il film l’ha girato lui… Allen ha solo scritto…

• PARTE VISIVA
Storaro fa un’operazione simile a quella recente dei Coen e Deakins in “Ave, Cesare!” e a quella approntata da Martin Scorsese e Robert Richardson nel 2004 per “The Aviator”: ricreare visivamente l’atmosfera della Hollywood classica, con rimembranze dei vecchi procedimenti Technicolor, con saturazione dei colori, con l’uso di flou e filtri e l’illuminazione concentrata su volti e ambienti… Tutte tecniche storiche “in disuso”, che si cerca di ricostruire col digitale (e Storaro per primo è riuscito a convincere Allen all’abbandono della pellicola)… In più, Storaro mette qualche movimento di macchina di classe, del tutto avulso dallo stile di Allen, sempre tendente al quadro fisso…
Il risultato?
Rispetto ai precedenti, Storaro fa certamente meglio dei Coen e di Deakins, perché più fascinoso e meno attaccato all’imitazione del modello hollywoodiano, e pareggia con Scorsese e Richardson, che appaiono molto più “rigorosi” di lui…

Storaro è unico nella riuscita dell’unione tra diegetico e filmico:
il film è sì girato come un film hollywoodiano degli anni ’30-’40, obbedendo a esigenze di ambientazione, ma la resa visiva è anche supporto e sottolineatura della trama…
Illuminati da Storaro, gli attori, tra flou, colori e calligrafia d’esposizione, diventano quasi “finti”, diventano quasi bambole, bellissime, porcellanee, illuminate da colori irreali, ma senz’altro “fittizie”: bambole meravigliose ma impossibili: la Stewart brilla così tanto da sembrare una lampadina; Eisenberg fluttua quasi sollevato da terra; una irrealtà che si trasmette anche agli ambienti: le case, soprattutto in esterni, vengono riprese da angolazioni che le fanno apparire sfondi di cartone più che costruzioni solide; finisce che attori, illuminati e semoventi come manichini, si muovono in cartoline e silhouette di scenografie bidimensionali, cartonate, irreali…
Un “fintume” esibito che supporta il discorso di Allen sulla completa casualità della vita: l’uomo non è altro che una figurina artefatta come un giocattolo da un destino che si diverte a tormentare, a far “vivere” per finta questa figurina umana… Amori, passioni, relazioni, nascono per contingenze accidentali, involontarie, o per sfizi, impressioni, bazzecole…
E Storaro è bravissimo a rendere tutto questo in immagini, anche grazie a una carica artistica non indifferenze… Spesso, specie nei film con Carlos Saura, si limitava a fare un quadro fine a se stesso, per puro sfoggio di tecnica illuministica e cromatica, invece con Allen l’aggancio alla trama gli dà una forza e una ragione coerente per usare tutti i suoi stilemi: le lampadine e le fonti di luce non si contano e spandono i colori più improbabili sulle pareti delle case e sui volti degli attori, con accostamenti arditi ma sempre raffinati, dolci, studiati, che rendono l’immagine molto più affascinante delle calligrafie degli ultimi film alleniani con Khondji (pur bravissimo eh, ma senz’altro più tendente al fine a se stesso)…
Non tutto è ai massimi livelli, certo (ed è per questo che Scorsese e Richardson, in “The Aviator”, non sono stati superati): dopo il quarto flou sulla Stewart e l’ennesimo giardino con le siepi blu e le piscine arancioni, si capisce che le idee c’erano ma erano un po’ poche…

• PARTE NARRATIVA
Ma se le idee di Storaro, pur poche, regalano qualche meraviglia, la sceneggiatura di Allen, invece, offre sbadigli…

Che la vita è tutta un caso, Allen ce lo ripete stancamente ogni anno da 50 anni: cominciano a essere davvero troppi…
Stavolta si tenta di ravvivare il discorso con le citazioni letterarie da Scott Fitzgerald (tra l’altro già al centro di Midnight in Paris, 5 anni fa) e con una elefantiaca ipertrofia diegetica: Allen si barcamena con 3 storie: il quadrangolo Carell-Eisenberg-Stewart-Lively (una povera Blake Lively che si vede sì e no per 3 minuti: che spreco), le gangsterate del fratello di Eisenberg, e le disavventure della sorella di Eisenberg col vicino di casa: tutte lì per provare la casualità della vita e della morte, ma tutte frammentarie, inconcludenti, esattamente come il lungo dialogo tra Eisenberg e la puttana: 10 minuti inutili…

Il film va e macina dialoghi su dialoghi, personaggi su personaggi (inutili anche Parker Posey e suo marito) ma gira a vuoto…

La malinconia tra Eisenberg e la Stewart è amara, ma priva di vera intensità; le riflessioni sono all’acqua di rose, anche perché stipate in episodi ridanciani, efficaci (la vita del fratello di Eisenberg, tra pistolettate e omicidi ridicoli, strappa qualche sorriso), ma privi di vero senso…

Sembra che le 3 storie siano oggetto di un esperimento, e che la sceneggiatura sia più un abbozzo che un lavoro definitivo…

• AUGURIO FINALE
Un vero peccato, ma vediamo il bicchiere mezzo pieno: anche il prossimo film sarà girato da Storaro: speriamo che in un anno Allen riesca a mettere insieme uno script decente, allora avremmo davvero un capolavoro!

Leggere anche il parere dell’occhio del cineasta!

Su Allen vedi anche quanto detto in Rainy Day in New York

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