Jiminy Cricket

Vabbé, tanto è inutile insistere…
la caligine mi imprigiona in casa, e di sicuro non andrò né a Grosseto né a Livorno per vedere né Ghostbusters né Suicide Squad né chissà cosa… Al ritorno a Firenze li vedrò di sicuro (se i multisala non li tolgono), ma allora rientreranno nel papiro dell’anno prossimo!

per cui film visti in sala 47, una parola per ognuno di loro.

1) INSIDE OUT, Pete Docter, Disney
siccome piaceva a tutti ci sono andato prevenuto e fino alla fine ho cercato di trovarci difetti e pagliuzze negli occhi, ma non c’è stato verso… Una fiaba autentica e contemporaneizzata alla perfezione e incarnante al massimo i valori psicanalitici di Bettelheim che a me piacciono tanto… SuperUp!

2) IO E LEI, Maria Sole Tognazzi, Lucky Red
Lo spunto di riconoscimento dei diritti è sempre carino, ma sono quei film scritti tra amici, in comunella, e che quindi sono scritti male, dànno le cose per scontate, le accennano senza approfondire, o le approfondiscono troppo… Alla fine più che un film sui gay sembra un film borghese sui gay, che, paradossalmente, invece di essere libero da pregiudizi e prurigini è schiavo di schematismi, di luoghi comuni e di un sensazionalismo che amplifica quello che, nelle società normali, è il nulla… mi spiego: il film sembra essere semplice e “pace e gioia”, ma è recitato talmente male, con gli snodi e le tematiche così spiattellate, che invece di risultare un film che rende ininfluente il gusto sessuale dei protagonisti lo enfatizza quasi… Per capirsi: è uno di qui film che invece di esprimere: «distinguere i gay come diversi è idiota» finisce per dire: «i gay, poverini, in fondo in fondo non sono diversi», e cioè è un film che, nonostante l’atteggiamento “permissivo” e le buone intenzioni, palesa uno sguardo incapace di considerare i gay parte indifferente della società al pari dei castani e dei biondi, ma ancora ancorato all’additare (anche involontariamente) il fatto “gay”… non so se mi sono spiegato…
La Buy e la Ferilli recitano in modo obrido, la fotografia è piatta e sciatta… Secondo me fuori dall’Italia, paese bigotto che ancora trema alla parola “gay”, questo film fa solo ridere i polli…. Si salva solo perché “parla del tema”… Down!

3) THE MARTIAN, Ridley Scott, 20th Century Fox
Ne parlo già qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/lets-go-get-some-payba…/
Dai, alla fin fine è discreto, diverte, e ha in sé una metafora “cinematografica” (il film sembra essere tutta un’autorappresentazione dello showbusiness che, in qualche maniera, “salva” l’uomo) condita con sprazzi “geek” davvero apprezzabili… dalle mie parti si dice «ganzo!». Up!

4) NAUSICAA, Hayao Miyazaki, Lucky Red
È inutile parlare di questo capolavoro, che ho rivisto in una delle serate più avventurose e divertenti che abbia vissuto! SuperUp!

5) THE PROGRAM, Stephen Frears, CDE
Anche di lui ne parlo diffusamente qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/lets-go-get-some-payba…/
Più che ci pensi e più lo ritieni interessante. Le illusioni fotografiche (gli effetti “vertigo”) sono intelligenti e la narrazione regge. Anche se Frears decide, a un certo punto, di non narrare più, il film acchiappa e come! Up!

6) THE WALK, Robert Zemeckis, TriStar (Sony)
Sproloquio rancoroso esteso qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/lets-go-get-some-payba…/
Insieme a «Revenant» è stato il film più di merda di quest’anno, e l’esponente della prima tendenza odiosa di questa stagione: il fare del cinema un’attrazione da parco giochi (la seconda tendenza, evidente in «X-Men: Apocalypse», è stata quella di voler fare del cinema un telefilm seriale infinito e autoreferenziale a tutti i costi). Compiaciuto, furbo, atletico e spaccone. Una merda. SuperDown!

7) CRIMSON PEAK, Guillermo del Toro, Universal
Pappardella a caldo qui:https://www.facebook.com/nick.breznev/posts/10208410521209385
Trucco, parrucco, fotografia e scenografia sono da 10 e lode, e si vede che del Toro sa quello che fa e lo sa fare, è un maestro della rappresentazione fantastica. Ma il film non ha compattezza, la svolta drammatica è debole, e su tutto aleggia l’anatema: «hai costruito queste belle scenografie, queste belle luci e hai diretto questi attori belli [la Chastain è comunque fantastica] per questa storiella scema?»… Storiella poco coesa e poco limtata che butta là tanto romanticismo nella prima parte per poi abbandonarlo senza un perché e che è supportata da una resa visiva sì affascinante a livello di illustrazione, ma è manchevole di vere idee di visione di inquadratura… Not so Up.

8 ) THE LOBSTER, Yorgos Lanthimos, GoodFilms
Blaterazione a caldo qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/lets-go-get-some-payba…/
È un film intelligente e visivamente rigorosissimo, fa riflettere e spiazza con una scioccante visuale “storta” e satirica sulla società. Raggelante. SuperUp!

9) 007 SPECTRE, Sam Mendes, Columbia (Sony) [MGM]
Sì, è un film debole, ma non mi unisco ai cori di disappunto che lo hanno umiliato a mio avviso troppo. La fotografia scura era tutt’altro che spregevole, la prima sequenza in long take e il duello in elicottero affiancano in spettacolo i migliori 007, e il finale terso e molto “happy”, che almeno spera nella conclusione di questa condanna seriale che dura da 50 anni, mi è piaciuto molto: sentimentale e zuccheroso ma anche così rasserenante! Sembra dire: «O facciamola finita con ‘sto cazzo di 007! È meglio stare con la Seydoux che spararsi all’infinito!» e non posso che essere d’accordo con questa affermazione (anche se la Seydoux può risultare assai odiosa)… Poi sì, Waltz fa schifo, inseguimenti e situazioni sono inverosimili, ma vabbé, davvero negli altri film action spionistici le situazioni sono così tanto più realistiche e plausibili? Not so Down.

10) PAN, Joe Wright, Warner Bros.
Orribile. Non è tanto la contaminazione con il pop moderno, che comunque è già ridicola (una contaminazione che, se non vi chiamate Baz Luhrmann, è bene usare con molta più parsimonia di quanto ha fatto Wright), né Jackman truccato da un personaggio di One Piece che fanno pena, è proprio il trattamento “messianico” che fa acqua. Che il film non si basasse su Barrie lo sapevo e quindi vabbé, ma che imponesse questa visione fideistica dell’eletto senza neanche mascherarla un pochino, o almeno presentarla con un minimo di pathos, mi ha davvero schifato! Alla fine sembrava uno di quei film di catechismo girati da Kirk Cameron, o un romanzo cristologico di Chuck Norris: fossi stato l’Ospedale a cui Barrie lasciò i diritti di Peter Pan mi sarei rifiutato di dare il permesso! SuperDown!

11) MR. HOLMES, Bill Condon, Videa (BBC/Miramax)
Condon gira bene e illustra la sovrapposizioni di pensieri e memorie in maniera ottima, e in parte riscatta un filmetto che soffre di una sceneggiatura troppo zeppa di ambizioni letterarie, con troppe divagazioni (chi se ne fregava di tutta la storia del giapponese?!), che avrebbe richiesto una durata troppo lunga e che, per giunta, finisce su uno snodo questo sì sentimentalissimo fino al diabete, altro che 007! Vederlo è comunque un piacere: è un film che si lascia esplorare per tutte le implicazioni visive e di sguardo, però si deve essere ben disposti a schivare le velleità (la mise en abyme dei flashback si vede che Condon la amministra ma è comunque affastellata e elefantiaca), il “molto rumore per nulla” (quei momenti in cui il mistero si rivela essere una cazzatella), e il doppiaggio gaglioffo di Carlo Valli che tramortisce McKellen. Not so Up!

12) GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI, Massimiliano Bruno, 01
So che è paradossale parlare bene di Massimiliano Bruno, ma un po’ di professionalità ce l’ha messa e gli si può dire tutto ma il testo della Cortellesi è davvero meraviglioso: i personaggi precisi, le situazioni descritte bene, il realismo garantito, l’amarezza giusta, l’esattezza ideologica goduriosa, il calibro del “twist” ben fatto. A livello politico-sociale il film è impagabile. Poi, sì, vabbé, la storiella di corna c’è un po’ premuta a forza, ma va bene dai! Up!

13) REGRESSION, Alejandro Amenábar, Lucky Red (TWC)
Amenábar mescola le carte visive e si affida allo “stupeficio” di montaggio perché sa che lo spettatore medio capisce l’andazzo della trama dopo due secondi… La resa visiva scurissima e le sovrapposizioni di immagini e immaginazione sono bellissime, ma, come Condon con Holmes, salvano il salvabile di una trametta esile che si risolve in una “denuncia” di una pratica psichiatrica che non si usa più da cent’anni: è come fare un film sulla denuncia dei pericoli delle lampade a olio… un po’ inutile… Down.

14) HEART OF THE SEA, Ron Howard, Warner Bros.
Howard, con Dod Mantle alla fotografia e Mark Tildesley alla scenografia, fa una buonissima messa in scena, ma, obbediente alla legge di Murphy, ovunque ci sia un ostacolo ci casca: la rappresentazione eroica di Hemsworth, sempre duro e puro, dai denti bianchissimi e sempre nel giusto e dalla prosopopea altisonante (enfatizzata dal doppiaggio di Massimiliano Manfredi) fa ridere; il rapporto con la metafisica e l’inspiegabile (che sarebbe dovuto essere il perno, almeno secondo gli evidenti piani, centrale) è risolto con i soliti dialoghi a buon mercato fatti di cliché («Non si sa che sarà, o come si fa, come si fa!»); gli accenni insistiti a “Moby Dick” sono tediosi; il discorso sociale (Hemsworth proletario buono contro un comandante aristocratico cattivo e incapace) non viene neanche intrapreso. Alla lunga Dod Mantle e la sua sontuosa stereoscopia, e il montaggio energico e cinetico, lasciano il tempo che trovano, e 2h diventano lunghe…
Per gli amanti della letteratura, nei romanzi marinareschi di William Golding (la trilogia «To the Ends of the Earth») questo film ce lo trovate 100 volte e 100 volte meglio! Down!

15) THE VISIT, M. Night Shyamalan, Universal
Non si può dire che non sia carino, ma non che sia le sette meraviglie del mondo. Le idee sono buone, pienamente realizzate e con grande consapevolezza cinematografica, ma, secondo me, il tanto vituperato «Sings» rimane uno dei film più sinceri di Shyamalan, perché “The Visit” pecca spesso di narcisismo, quasi di autocelebrazione, e si crogiola forse un po’ troppo nella sua esibizione di essere un “Point of View” coerente e plausibile. Mi spiego, Shyamalan sembra dire: «come lo faccio io il POV non lo fa nessuno! Come lo giustifico diegeticamente io non lo giustifica nessuno!», mentre invece sarebbe da rispondergli: «tanti lo fanno bene e non ci mettono tra le palle le tue ossessioni autorali viete, liturgiche e millenariste che c’hai propinato nei tuoi film peggiori!» – Ma a rispondergli così sarei cattivo perché comunque le tematiche di Shyamalan, anche se millenariste, sono comunque meglio di altre (l’esistenza di un destino che ti impone una debolezza che nel momento supremo si rivelerà essere la tua forza: una di quelle convinzioni cattoliche alla Funari anziano e rincoglionito) e, rispetto alle sue cagate precedenti, “The Visit” è davvero un capolavorissimo! – Not so Down.

16) TOTORO, Hayao Miyazaki, Lucky Red
Non perderò tempo a osannare un’opera d’arte immensa che si deve solo ammirare e ammirare ripetutamente! SuperUp!

17) GUERRE STELLARI VII: IL RISVEGLIO DELLA FORZA, J.J. Abrams, 20th Century Fox
Papello qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Non mi unisco al disappunto per l’uguaglianza pedissequa con il primo, perché Guerre Stellari è da sempre l’apoteosi della ripetizione; l’anti-nazismo lo sfoggia tutto; e a confronto con le pottate fatte da Lucas negli episodi I-III non sfigura per nulla. Avete voglia di dire che “La Minaccia Fantasma” è meglio… Not so Down.

18) IL PONTE DELLE SPIE, Steven Spielberg, 20th Century Fox
Che Hanks li salvava tutti, si sa dai primi 10 minuti. Che Hanks riesca a parlare tedesco ai teppistelli della DDR, e addirittura a convincerli a lasciarlo in pace, ti fa sbellicare. Che Hanks ce la faccia a farci apparire uno scambio di spie come un prendi 3 paghi 2 all’Esselunga, ti fa ancora più ridere. Che Spielberg continui da 23 anni a dirci che il mondo può andare a catafascio e fare la guerra ma finché esisterà una singola buona azione allora l’umanità è da redimere, fa quasi tenerezza nella sua rincoglioneria: il prossimo film sarà con Hanks che riesce a convincere Slobodan Milosevic ad aiutare una vecchia ad attraversare la strada riscattando in questo modo la pulizia etnica da lui perpetrata nei balcani, con il finale in didascalia che ci informa che, durante i bombardamenti, Hanks convinse molti altri serbi ad aiutare tante vecchiette rendendo così il mondo un posto migliore solo grazie alla gentilezza (e se intanto sono morti 2 milioni di persone, vabbé, ce ne freghiamo perché in questo mondo si può solo fare il “piccolo”).
Ne parlo diffusamente qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
e ribadisco che questo film è una boiata…
Si riscatta per la resa visiva stupefacente e per l’illustrazione del mondo diviso da muri come orribile, un’illustrazione che, oggi, è sempre da rimarcare e ribadire… ma per il resto: Down!

19) MUSTANG, Deniz Gamze Ergüven, Lucky Red
Bellissimo. La regia è incollata, con sguardo curioso, insieme partecipe e distaccato (che non ha paura di abbandonarsi alla contemplazione né di produrre le più oggettive documentazioni), al mondo di queste ragazzone e pertanto ne rende perfettamente l’opprimenza, la claustrofobia, la paura e la voglia di libertà! Un film che innesca il tremendo pensiero che lo stato di allucinazione e paura proprio dell’intransigenza e dell’oppressione religiosa, che produce in modo irrazionale la punizione e mortificazione della donna, è ben presente anche in Italia e non solo nelle arie rurali della Turchia… Stupendo. SuperUp!

20) IRRATIONAL MAN, Woody Allen, Warner Bros.
La prima parte non finisce mai, ma poi Allen si ricorda di saper scrivere, e produce una spinta narrativa carina che accompagna il film liscio e compatto verso un ottimo finale. Il resto lo fa la calligrafia preziosa di Khondji, che crea un “chicchino” di filmettino godurioso! Up!

21) CAROL, Todd Haynes, Lucky Red (TWC)
vedi: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Sono film “didattici”, perché a) con il loro lussuoso classicismo insegnano che la macchina da presa va usata con poesia e precisione perché è lei che dà il passo narrativo, è lei che crea “gli accordi” tra i personaggi più della sceneggiatura e degli attori (che se sono bravi, come qui, è anche meglio); b) con le loro citazioni pittoriche ti fanno capire che l’arte visiva è una e il cinema ne fa parte integrante e non concorrenziale; c) con la loro forza etica rendono il mondo un posto migliore…
Un capolavorissimo, che ritorna a un’idea di cinema alla Hitchcock, e che quindi dimostra quanto la fluidità visiva possa esserci anche senza joystick e supereroi, facendoci così gioire di nuovo delle potenzialità dell’autentico mezzo cinematografico.
Un capolavorissimo che ci dimostra quanto essere se stessi sia fondamentale anche in una società che ci impone il contrario…
SuperUp!

22) MACBETH, Justin Kunzel, Videa (TWC)
vedi: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Videoclipparo come si intendeva negli anni ’90: immagini giustapposte a caso con un senso poco chiaro della calligrafia visiva… Fa molto l’effetto di “presentazione di foto a caso” di un computer. Gli attori ci si sforzano e la zampata interpretativa finale del testo non è malaccio, ma, nizzole e nazzole, è Down…

23) LA GRANDE SCOMMESSA, Adam McKay, Paramount
vedi: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Sceneggiatura non male, ma resa visiva di quelle sensazionalistiche, che ti chiedi «ma perché mai!?», e fatte apposta per stupire i ghiozzi di buca… Not so Up.

24) REVENANT, Alejandro Gonzalez Iñárritu, 20th Century Fox
Insieme a «The Walk» è stata la cazzata dell’anno. In sostanza è un film girato con la «GoPro»: sballonzoloso, tonitruante e sbalzelloso: più che un film è un video girato in canoa. Il cinema che vuole è il cinema delle giostre di Gardaland, quelle fastidiose dove ti buttano l’acqua addosso, dove ti stontonano e ti spingono per farti “provare emozione”… Io ribadisco che se voglio andare sulle montagne russe vado sulle montagne russe, non vado al cinema. E ribadisco che il piano sequenza acrobatico e atletico, se non supportato da necessità teorico-diegetiche, non è cinema, ma puro sport, e se voglio vedere un atleta vado allo stadio non al cinema.
Si salvano le immagini di Lubezki, ma il resto è tutto una merda: dall’esagerazione fantozziana dei disastri all’inverosimiglianza dell’assunto morale, dalla violenza gratuita ai dialoghi scemi, dalle inquadrature ad altezza bacino all’assenza di qualsivoglia idea del soggetto, dall’imitazione di Malick e Boorman all’assenza della poesia di Malick e Boorman. Fa rigozzà i rospi. SuperDown!
altre infamie: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/

25) STEVE JOBS, Danny Boyle, Universal
Da Boyle mi aspettavo di più: azzecca la composizione delle inquadrature, ma poi si affida a Sorkin che, stavolta, non ha le idee chiare come in «The Social Network». Il film è carino e scorre bene, ma non dice granché: te lo dimentichi quasi subito. Not so Up.
vedi qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/

26) LAURENCE ANYWAYS, Xavier Dolan, MK2
Emozionoso, esagerato, passionale. Rigoroso ma strabordante, a mio avviso pecca di videoclippanza fine a se stessa, ma quello che dice lo dice così forte da lasciare certamente il segno! Up!

27) JOY, David O. Russell, 20th Century Fox
vedi qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
A me l’attaccamento ai soldi di questo film è rimasto antipatico, ma, rispetto ai precedenti di Russell, la narrazione fila più liscia e certi primi piani ispirati della Lawrence sono coinvolgenti. Però, boh: sono film capitalistici, borghesi, che giustificano comportamenti e connivenze quasi criminali, mah: è meglio degli altri, ma non così meglio. Not so Down.

28) LA CORRISPONDENZA, Giuseppe Tornatore, 01
idem: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Che schifo!
Si può sì dire che sia amoroso e sentimentale, ma è anche ridicolo: cervellotico, dalla fotografia pessima, a dagli sdilinquimenti emotivi patologici. Per non parlare delle scemenze narrative esasperate… Da vergognarsi. SuperDown!

29) THE HATEFUL EIGHT, Quentin Tarantino, 01 (TWC)
Vedi qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Classico e ben narrato. La visione del mondo che porta avanti (di una violenza assurda che non avrebbe ragione di esistere date le parimenti assurde ragioni della stessa violenza) riscatta la sua tendenza ipertrofica, il suo lusso visivo stupefacente ma alla lunga fine a se stesso, e la sua effettiva incapacità di produrre una sceneggiatura che abbia dei veri gangli narrativi (il soggetto si rivela ben presto essere un marchingegno che supporta una ed una singola idea). Però non è da adorarlo come una reliquia rara: è solo un film carino, divertente, che regala una gran bella catarsi omeopatica finale. Up!

30) SPOTLIGHT, Tom McCarthy, BIM (Open Road)
Sceneggiatura buonissima e regia onesta e professionale per illustrare una storia etica che in Italia andrebbe vista e rivista per le sue valenze sociali. Up!
Recensione migliore qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/

31) THE DANISH GIRL, Tom Hooper, Universal
Resa visiva pittorica prodigiosa, ma il film è all’acqua di rose rispetto ad altri tematicamente affini apparsi quest’anno (“Carol” e “Laurence Anyways”): ha la consistenza di una fiction di Canale5, che si salva per la fotografia. Not so Up.
Ulteriori impressioni: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/

32) ROOM, Lenny Abrahamson, Universal
Decente ma non di più. Siccome ha scelto un soggetto così ostico decide di aggirarlo preferendo il cane e la nonna. Vabbé, si guarda, ha una buona compattezza visiva “da festival”, ma non è un’esperienza così arricchente. Not so Up.
further reading: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/

33) LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, Gabriele Mainetti, Lucky Red
Il finale è orribile, ma il film è sicuro e coeso. Cupo, violento e dalla narrazione (anche visiva) ben piazzata. Tra i più solidi dell’anno, all’interno di un discorso di “genere”. Occhio però che la sua violenza disturberà molti. Up!
Eccolo qui: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/

34) AVE, CESARE!, Joel & Ethan Coen, Universal
Bon: https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Fine a se stesso, compiaciuto e inconcludente. Un pasticcio! SuperDown!

35) WEEKEND, Andrew Haigh, Teodora
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Straordinario! L’identità tra narrazione letteraria e visiva è completa in questo piccolo capolavorino di intimismo. Speciale. SuperUp!

36) PERFETTI SCONOSCIUTI, Paolo Genovese, Medusa
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Non sfigura, ma certamente spesso eccede in zelo. Discreto ma non è da osannare come un punto di arrivo, perché ha i suoi difettucci, come gli attori che sono macchiette e come la trama che, pur in una sceneggiatura davvero bellissima, è la solita sborghesata che parla solo di corna. Up.

37) BATMAN V SUPERMAN, Zack Snyder, Warner Bros.
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Per i ragazzini questo film può anche risultare “paideia”, ma c’è da schivare molte cose: le scemenze del finale, la ridicolaggine dei personaggi, la coglioneria dell’impianto complessivo. Not so Down.

38) 13 HOURS: THE SECRET SOLDIERS OF BENGHAZI, Michael Bay, Paramount
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Più che repubblicano è assolutamente ignorante di politica tanto da raggiungere il qualunquismo più assoluto. Un film elementare che però a) ha una gran bella fotografia; b) involontariamente funziona da documento storico della tragedia dell’esercizio e dell’amministrazione della guerra. Sopportarlo comunque è difficile. Down.

39) UN’ESTATE IN PROVENZA, Rose Bosch, Nomad Film
Piacevole, leggero, e girato con una genuina professionalità, un filmetto da assaporare con la ben salda consapevolezza che si sta guardando un passatempo edificante per famiglie e non un “film” artistico. Not so Up.

40) IL CONDOMINIO DEI CUORI INFRANTI, Samuel Benchetrit, Paradis Film
Trasparente, cristallino: un filmino poetico, impalpabile, ricco di cosine carine, nutrienti per l’anima e girato con un rigore lucido, aperto e chiaro. Up!

41) LA FORESTA DEI SOGNI, Gus Van Sant, Lucky Red
Van Sant e il montatore Pietro Scalia costruiscono immagini fascinose, avvolgenti, allusive, che sono il paradiso della narrazione per immagini, e illustrano una storiella consolante, confortante, coccolosa. Chi ha letto Northrop Frye capisce il giochino in 4 secondi, ma capire il giochino non preclude l’apprezzamento complessivo del film: lo preclude, forse, la natura strettamente sentimentale e abbastanza facilona della risoluzione della tematica, che i cinici troveranno ridicola… Not so Up.

42) THE DRESSMAKER, Jocelyn Moorhouse, Eagle (Universal)
Difficile parlarne perché è un film che sfiora la demenzialità senza mai raggiungerla, e quindi è difficile capire se certe scemenze siano da prendere sul serio o se interpretarle come boutade o buffonerie quasi “alla Landis”… Fatto sta che visivamente è fatto da ottimi cervelli (McAlpine, Ford, Bilcock), la Winslet è favolosa, ma P.J. Hogan (che è la vera mente malata del progetto) non centra il tono per nulla: ride quando parla di dramma e piange nelle scene comiche. Il risultato è un pastrocchio, coloratissimo e vivace ma anche cinico e sarcastico, con una prima parte ben lavorata e una seconda senza capo né coda, con poche idee ma confuse, e privo della consapevolezza di cosa fare. Tutto sommato è simile a altre cazzate di Hogan («Il Matrimonio del mio migliore amico», «Peter Pan», «I Love Shopping»): commediole che vorrebbero essere “nere” e invece sono solo leggermente malinconiche, e lo sono a sproposito, poiché sono anche pregne di un contesto generale di ilarità a cui la malinconia, invece che dare corpo, imprime solo ridicolaggine… Down!

43) X-MEN: APOCALYPSE, Bryan Singer, 20th Century Fox
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
È lo schifo degli schifi. Hai voglia a dire che il tempo è quello alternativo poiché la cosa veramente alternata è la corrente delle sinapsi di Singer, che non azzecca proprio niente. Le cose più ridicole: il cattivo stolido dalle movenze simili a un nano da giardino; e la completa casualità dei personaggi che arrivano, una casualità che ispira solo barzellette e affermazioni tipo: “mio nonno aveva 15 palle, e quindi era un biliardo”. SuperDown!

44) LA PAZZA GIOIA, Paolo Virzì, 01
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Sì, bellino, e dalla sicura professionalità visiva, ma è la solita cerchiobotteria di Virzì, che, rispetto ai film precedenti, fa un deteriore passo indietro di decenni. Poca roba. Down!

45) FIORE, Claudio Giovannesi, BIM
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Più ci pensi e più che ti piace. Rigoroso, problematico, oggettivo, dallo sguardo da reportage, quasi da Simbolismo, quasi alla Debussy. SuperUp!

46) THE NEON DEMON, Nicolas Winding Refn, Koch Media
https://matavitatau.wordpress.com/…/biancalana-e-i-sette-g…/
Il capolavoro dell’anno. Forma e contenuto si uniscono in questa disperata e sanguinaria denuncia della civiltà dell’immagine e della prevaricazione, che però ammette sognose speranze e regala riflessioni profonde, complesse, atroci, ma anche catartiche. Un discorso cinematografico sulla “visione”, certo risaputo, ma ribadito con grande forza e incarnato con grande massosa possanza! Una gioia immensa! Uno dei film più completi di tutti i tempi! SuperUp!

47) THE ZERO THEOREM, Terry Gilliam, Minerva Pictures
Se ne parlava nel 2014:https://www.facebook.com/nick.breznev/posts/10203706872301102
La Moviemax lo aveva annunciato ma poi non se ne fece di niente. Nel suo Facebook, Gilliam pregava per la buona uscita dello SpiderMan 2 di Webb cosicché la Sony riprendesse la distribuzione di “The Zero Theorem”…
Comunque solo dopo 2 anni arriva in Italia questo film complesso, da vedere e rivedere, dalla resa scenografica un po’ affastellata e paccottigliosa, ma dal fascino visivo e tematico che coinvolge assolutamente, non c’è verso. Non scorre benissimo, e certi snodi sono ostici, da riconsiderare a mente fredda, e aperti a più interpretazioni, ma esplorarlo è bellissimo: nichilista ma sicuro della consolazione forte dell’immaginazione: le grandi tematiche di Gilliam, che in «Parnassus» erano un po’ più nascoste. Bellissimo. SuperUp!

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