«Trovatore» Oren/Negrin – «Otello» Frizza/Azorin: Macerata Opera Festival 2016

Nel Trovatore il regista Francisco Negrin ha fatto uno degli allestimenti più affascinanti del Trovatore: espressionista, simbolista e allegorico; complicaterrimo, pieno di effetti di luce e di fuoco, e zeppo di intuizioni gestuali goduriose… e questo lo sapevamo già dal momento del suo debutto 3 anni fa!
Anna Pirozzi è una Leonora ideale, che ricongiunge con un’idea interpretativa quasi anni ’60 (in lei riecheggia la forza scura di Leontyne Price), imperiosa ma controllata, piena e anche capace di grandi leggerezze; Enkelejda Shkosa, nonostante una emissione un po’ farraginosa, ha costruito un personaggio ottimo, feroce e pazzo come deve essere; il tenore sostituto non sbagliava, ma aveva un timbro non simpatico, e una delle peggiori dizioni che abbia mai sentito, che lo rendevano anche sguaiato, a dispetto della buonissima intonazione che ha sfoggiato in un bellissimo “Ah, sì, ben mio” (era paragonabile al povero Neil Shicoff); il baritono non era in parte (e pessimo è stato il suo “Balen del suo sorriso”), e neanche Ferrando, e Oren non li ha aiutati…
Oren è un grande direttore e per questo Trovatore ha fatto molte cose buone: le idee interpretative erano interessantissime, soprattutto il lavoro sulla concertazione, sui piani e sui forti, che esaltavano le qualità spaziali tra orchestra, coro e personaggi, già sottolineate da Negrin (qualità spaziali che Verdi fabbrica con grande arte basandosi su, e a mio avviso superando, i risultati di Meyerbeer); si vedeva che aveva lavorato molto con i cantanti per le arie soliste.
Però ha inteso il Trovatore come opera ritmica: mai un fraseggio lirico né melodico, tutto sembrava staccato e quasi meccanico, una tendenza che solo la Pirozzi, con la sua classe, riusciva a trascendere in poesia: il risultato è stato che delle arie ha azzeccata solo “Ah, sì, ben mio”, “D’amor sull’ali rosee” l’ha risolta la Pirozzi che ha lottato contro una direzione che rendeva l’episodio un carillon invece che una delle arie più dolci di Verdi, e “Il balen del suo sorriso” è stato praticamente pessimo…
Inoltre, all’inizio, Oren non è riuscito a comunicare con coro e cantanti: tutti sono andati fuori tempo, e non centravano neanche un battere…
Oren ha fatto un Trovatore pieno di pezzi carini, ma privo di un’idea complessiva, privo di passo narrativo: una collana di pezzetti, un abito di Arlecchino, slegato, pregevole nei suoi episodi conchiusi ma privo di senso unitario, con nessuna visione d’insieme…
Un vero peccato…

Dell’Otello posso dire solo bene. Jago (il vecchio Frontali) è stato bravissimo, con l’unica pecca di indugiare ogni tanto nel sussusso che allo Sferisterio può anche essere inudibile; Desdemona (Jessica Nuccio) è stata la solita perfezione, ma è una parte facile; ovviamente pessimo Otello (Stuart Neill), perché Otello è difficile, proibitivo, e nessuno riesce davvero a farlo bene, soprattutto dal vivo. Neill ha un fisico penalizzante (alla Pavarotti), che uccide il senso scenico, un vocione apprezzabile, che però è riuscito a controllare dopo un po’, e che quindi ha distrutto sia il celeberrimo “Esultate” (che però è inattuabile quasi per tutti) sia il “Venere splende” (risolto con uno stentoreo suono che sembrava falsetto), e che non ha pardoneggiato mai davvero: un Otello sbracone, tronfione, che, vabbé, comunque si guardava, proprio pensando al fatto che, dal vivo, gli Otelli bravi sono quasi impossibili. Un Otellone che di sicuro incuteva paura perché, data la stazza, avrebbe potuto uccidere chiunque anche solo inciampando…
Frizza è stato bravo: si è compiaciuto di tempi lenti, alla Karajan, belli e passionosi, e ha controllato le cangianti e complesse masse canore con cura, producendo azione, potenza e partecipazione: eccellente!
L’allestimento di Paco Azorin è stato superbo, sontuoso, di classe: la gestione luci (che creava le maggiori suggestioni) splendida, le atmosfere create insuperabili, le idee gestuali azzeccatissime, gli straniamenti soprannaturali (un gruppo di straordinari ballerini simboleggianti cose diverse, come il male, una sorta di pretorio immaginari di Jago, i turbini della gelosia, comparse sparse: un lavoro davvero da 10 e lode e di un effetto così stupendo che so che ne sentirò la mancanza quando andrò all’opera e non li vedrò) precisi e enfatizzanti la diegesi al massimo, i corpi scenografici di così parca natura (solo tre praticabili) grazie alle luci e ai posizionamenti studiati producevano la più fascinosa espressione visivo-narrativa… Averne di regie così!

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