tra fantasmi ed ombre…

Purtroppo noi abbiamo tutti in mente il film che ne fece Franco Zeffirelli con la Unitel nel 1982, con Armando Nannuzzi a fotografare Vizzini in Sicilia per gli esterni, con Domingo, la Obrazcova e Bruson…

Lì tutto è chiaro: Zeffirelli ci mostra quello che, invece, in Cavalleria Rusticana rimane non detto…

Per molti minuti il pubblico non sa un accidente di quello che sta succedendo…

C’è l’aria a tela calata durante il preludio in cui il tenore parla di Lola facendole una serenata amorosa… poi ci sono i coretti dei contadini… 

è passato molto tempo quando Santuzza, il primo personaggio che vediamo, va a chiedere a Lucia dov’è Turiddu… Lucia sa che Turiddu è andato per il vino a Francofonte, ma Santuzza rifiuta la risposta: qualcuno, e non dice chi, ha visto Turiddu in paese ad alta notte…

Zeffirelli implica che è Santuzza stessa ad aver visto Turiddu, ma non c’è prova nel testo (né tanto meno nella novella di Verga da cui il soggetto è tratto, in cui Santuzza è una figura quasi marginale)… 

Lucia è incredula e non crede a Santuzza, che fa un’altra dichiarazione shock: dice di essere “scomunicata”… che cavolo vuol dire???

Non si fa in tempo a capire: Lucia, tra l’altro le chiede: «Ma tu che ne sai di mio figlio (Turiddu)?», come se Lucia neanche sospettasse che Santuzza nemmanco lo conoscesse a Turiddu!

Non si chiarisce nulla poiché c’è un’altra cantatina inutile del carrettiere, di Alfio, che dichiara di essere il marito di Lola (colei a cui il tenore faceva la serenata nel prologo), e che vuole da Lucia il vino… Lucia ripete che il vino è finito e che Turiddu è andanto a ricomprarlo a Francofonte… ma anche Alfio smentisce la notizia dicendo, con sorpresa di tutti, che Turiddu è al contrario ancora in paese: Alfio stesso lo ha visto quella stessa mattina vicino a casa sua!

Solo ora, quindi, cominciamo a capire che il tenore, a questo punto inequivocabilmente Turiddu, ha mentito a tutti e invece di andare a prendere il vino a Francofonte ha approfittato dell’assenza del carrettiere per andare a fare l’amore con la di lui moglie Lola… Il carrettiere è rientrato evidentemente prima del tempo (Zeffirelli implica all’alba) e ha quasi sorpreso Turiddu che camminava vicino alla sua casa…

Cosa cavolo c’entri in tutto questo Santuzza, invece ancora non si sa!

E le spiegazioni su questo punto tardano ancora (e sono passati 22 dei 70 minuti di durata dell’opera), poiché c’è una ennesima cantatina di contorno: la strepitosa preghiera di processione di Pasqua, dove una Santuzza dolente partecipa, da lontano, alle orazioni fortissime del popolo…

Solo adesso, dopo mezz’ora, si sa finalmente tutto con l’aria di Santuzza: lei, all’insaputa di tutti, HA FATTO L’AMORE CON TURIDDU fuori dal matrmonio! Questo spiega la paradossale sua affermazione di essere scomunicata…

E si sa che Turiddu voleva sposare Lola, ma poi fu costretto a partire militare (i numerosi arruolamenti forzosi che vediamo in Verga: anche Ntoni dei Malavoglia è costretto ad andare soldato contro voglia, con sommo dispiacere di tutta la famiglia perché significa la perdita di robuste braccia per il lavoro), e al ritorno dalla leva l’ha trovata sposata! E solo allora ha “ripiegato” su Santuzza che, con somma disgrazia, le si è concessa, apprendiamo dopo, con la promessa di un tempestivo matrimonio… Invece Lola, che si dice indeterminatamente sempre invidiosa di Santuzza (almeno così dice Santuzza, che descrive l’invidia di Lola nei suoi confronti un po’ come si descrive una rivalità che dura dai tempi dei banchi di scuola), pur di non far sposare Turiddu e Lola ha proposto a Turiddu di cornificare il legittimo marito carriettiere Alfio…

Altri interrogativi: come faceva Santuzza a sapere che Turiddu era la mattina da Lola? Lo sapeva anche prima che ce lo dicesse Alfio…

Santuzza seguiva Turiddu, ed è pedinandolo che ha scoperto tutto?

Deve essere andata così, poiché quando finalmente, a metà dell’opera, Santuzza e Turiddu si affrontano, Turiddu nega di essere l’amante di Lola, e quasi rinfaccia a Santuzza di spiarlo!

E qui succedono un paio di cose strane:

per prima cosa Santuzza nega di averlo spiato! e allora come sapeva tutta la storia?

e poi Turiddu nega con fermezza di essere l’amante di Lola e si lamenta ferocemente della folle gelosia di Santuzza!

Santuzza aveva un istinto che le diceva di essere cornuta? un presentimento?

per confermarlo ha davvero pedinato Turiddu la mattina tra il sabato santo e pasqua? (Zeffirelli implica che è andata così)

Ma se così non fosse?

Tecnicamente, noi abbiamo solo le parole di Santuzza che ci informano sui fatti: Turiddu, a questo punto, sembra negare tutto… Però, in effetti, mostra un esagerato interesse verso Lola: la ascolta lascivo quando lei canta lo stornello, quando fa un’allusione pesante sull’assenza del marito («è passato dal maniscalco, ma non può tardare» forse c’è da intenderlo, come fa Liliana Cavani, come un invito ad un incontro amoroso pomeridiano che approfitta della permanenza prolungata di Alfio dal maniscalco) e, durante il brindisi successivo alla messa, è a lei che si rivolge senza esitazioni e con una dichiarazione assai adolescenziale (le dice: «ve ne andate via senza nemmeno salutare?»)

Per adesso, comunque, la suggestione che Santuzza si sia inventata tutto è davvero magnifica: come la Santuzza di Verga, anche quella di Mascagni spiffera tutto ad Alfio, ma, adesso, noi potremmo anche paventare che si sia inventata ogni cosa…

E una Santuzza pazza sarebbe davvero bellissima: una Santuzza afflitta da quelle sindromi di mancanza di attenzione che puniscono chiunque le ignori: Turiddu la trascura? e allora lei lo accusa ingiustamente e poi FINGE per sembrare vittima piangendo e lamentandosi di una presunta infedeltà subita per pura apparenza e per allontanare i sospetti da lei… La Santuzza di Mascagni, infatti, per tutta l’opera, tecnicamente, non fa altro che piangere, lagnare e latrare, così tanto che si potrebbe davvero presumere per lei una patologia che nasconde qualcos’altro…

Però c’è l’Intermezzo, il bridisi, in cui, ripeto, vediamo che Turiddu ha un inequivocabile interesse verso Lola, e poi, purtroppo, c’è da parte di Turiddu una dichiarazione di colpevolezza: quando Alfio lo sfida a duello per vendicarsi delle corna, Turiddu afferma proprio «lo so che il torto è mio e ve lo giuro nel nome di dio che al par d’un cane mi farei sgozzar»… Inoltre, perfino Lola, alla notizia del duello tra il marito e l’amante, sembra riconoscere le sue colpe con «ahimé, che mai sarà?»

Perciò è di Turiddu e Lola la colpa, e Turiddu implora la clemenza di Alfio solo per non lasciare Santuzza non più vergine senza marito…

Anche nell’addio a Lucia Turiddu tira fuori ‘sta storia: chiede a Lucia di fare da madre a Santuzza, visto che vivrà per sempre disonorata e senza possibilità di ulteriore matrimonio visto che non è più vergine… e ci informa che la storia di Santuzza è vera: Turiddu aveva davvero promesso a Santuzza di sposarla…

Il duello di Mascagni tra Alfio e Turiddu è molto diverso da quello di Verga: in Verga Alfio vince slealmente, provando che anche colui che sulla carta è nel giusto (il cornuto che si vendica dell’amante della moglie) è capace di azioni ingiuste (e cioè: il più pulito c’ha la rogna in un mondo in cui homo homini lupus e in cui l’unica regola è la darwiniana Struggle for Life)… In Mascagni, non si vede nulla di tutto questo, visto che il duello rimane fuori campo e che Turiddu è pianto come in una messa da Lucia e Santuzza che si appellano madre e figlia (una componente messale che Liliana Cavani rende perfettamente)…

Però, narrativamente, Cavalleria Rusticana ha in sé mille non detti e mille rivoli diegetici che si annodano solo da ultimo…

Anche Pelléas et Mélisande di Debussy, se uno leggesse solo la partitura, che è priva delle discalie, potrebbe immaginarsi questo mondo e quell’altro al momento del duello tra Pelléas senza spada e l’armato Golaud: si ammazzano? si sfidano? Come mai Mélisande sta lì senza coraggio? Golaud minaccia anche lei?

In Maeterlinck si sa che Golaud si avvicina a Pelléas con la spada e che quindi lo ammazza… ma in partitura Debussy segna solo gli interventi del sipario…

Sinceramente a me piace di più “leggere” Pelléas et Mélisande senza sapere quello che succede, così da potermi immaginare ogni cosa…

e anche Cavalleria Rusticana mi piace “non capirci niente”… e mi dispiace che alla fine “ci si capisca”…

Vedi anche l’apprezzamento per l’allestimento TV di Giorgio Barberio Corsetti, Francesca Nesler e Juraj Valčuha, qui, e le due requisitorie sulla versione di Zeffirelli: nel resoconto dei film del 1982 (questo) e nel Bilancio di Zeffirelli

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