Evgraf Andreevič Živago

Valerij Gergiev ha diretto l’orchestra del Mariinskij a Palmira, per celebrare la vittoria di Putin e di Assad sull’ISIS e la riconquista dello straordinario sito archeologico, ridotto dai fondamentalisti a un magazzino di opere d’arte antica da smerciare al miglior offerente…

Già qui gli interrogativi, per me, erano tanti: c’era gente disposta a mettersi in casa una statua di Palmira??? e a che prezzo?

Come dicevo quando ero giovane, siccome l’opera d’arte è (anche in presenza di numerose versioni d’autore, come i tanti Urli di Edvard Munch e le tante Isole dei Morti di Böcklin) un pezzo unico (con buona pace di Walter Benjamin), stabilire un prezzo è senza dubbio una cacchiata… possiamo certo farlo per quelle opere i cui artisti sono vivi e campano sul loro lavoro, ma quando gli artisti sono morti, le loro opere sono per forza di cose irripetibili e quindi per forza di cose fuori mercato: a mio avviso è impossibile stabilire un prezzo per qualcosa di unico e di irripetibile, sarebbe come stabilire un prezzo per una cometa che passa ogni 106 anni, o per un meteorite rarissimo, che cavolo compri? non sono cose “comprabili”, sono cose esistenti e basta… te che fissi un prezzo per le statue di Palmira sei senza dubbio un coglione perché lì lì ti sembrerà di guadagnare tanto, ma invece hai senz’altro stabilito un prezzo al ribasso poiché quello che possedevi valeva sicuramente di più di quello che ti hanno pagato, perché era al di là di ogni fascia di vendita…

Fatto sta che l’ISIS, essendo dei coglioni che non hanno senso del passato né della Storia, erano lì che vendevano Palmira… È arrivato Putin che ha riconquistato tutto e ha ordinato a Gergiev e al Mariinskij di fare il concerto celebrativo della vittoria dei giusti sugli ingiusti…

Quel concerto dimostra per l’ennesima volta che gli artisti sono persone che devono vivere e devono guadagnare per vivere in questo tremendo mondo capitalista… Per certi versi il concerto di Gergiev per Putin è uguale alla vendita di Palmira dell’ISIS: sono momenti che VENDONO, e SVENDONO un bene (l’Arte) che invece è al di là di ogni valore…

Questo sistema per cui l’opera d’arte unica risulta vendibile attanaglia gli artisti, che devono quindi “valere” qualcosa a livello di mercato per vivere e/o integrarsi nel sistema…

Gergiev ha scelto di vivere con Vladimir Putin… Per Putin ha suonato nell’Ossezia invasa (e Gergiev è nato in Ossezia), e adesso suona per Putin a Palmira…

L’artista Gergiev ha dovuto fare da megafono al potente per inserirsi ancora una volta nella logica del mercato e del capitalismo: con il concerto Gergiev legittima il fatto che Putin abbia invaso, legittima che Putin compri e venda il petrolio di Assad, afferma che Putin può vendere e comprare in quanto legittimato dall’arte e dalla “benevolenza” dell’arte: quello è stato il compito d Gergiev: legittimare con l’arte la presa del potere dittatoriale…

Gergiev è l’ultimo di tanti artisti che, costretti dal bisogno o forse convinti del sistema capitalistico (chi lo sa: benché le testimonianze parlino quasi sempre di velate costrizioni più che di convinzioni), legittimano culturalmente il dittatore…

Senz’altro Bertolt Brecht e Hanns Eisler credettero nella DDR, e ci credette anche Kurt Masur fino al 1988… Loro saranno certamente tra i “convinti”…

Io non so se Gergiev è convinto che Putin sia il “bene”, se è convinto che la sua Ossezia stia meglio se invasa da Putin, ma senz’altro sta lavorando per Putin…

E in questo lavoro è in buona compagnia storica:

Evgenij Svetlanov e l’orchestra russa; Kirill Kondrašin e la filarmonica di Mosca; Evgenij Mravinskij e l’orchestra di Leningrado; Boris Chajkin; Gennadij Roždestvenskij e l’orchestra della radio sovietica; il teatro Bol’šoj; i compositori Sergeij Prokof’ev e Dmitrij Šostakovič…

Tutti contribuirono alla legittimazione culturale dell’Unione Sovietica… e, fino al 1976 (o giù di lì), contribuirono anche Mstislav Rostropovič e Galina Višnevskaja e tutti gli impiegati dell’etichetta discografica Melodija, dell’etichetta Supraphon in Cecoslovacchia, e tutti i compositori “nazisti”, da Carl Orff a Hans Knappertsbusch, a Wilhelm Furtwängler e i Berliner Philharmoniker, ai Münchner Philharmoniker (che avevano la svastica sul programma)… tutti hanno suonato e registrato agli ordini di un regime…

Le vicende di Šostakovič e di Orff, inoltre, sono tra le più tristi del rapporto tra dittature e artisti…

Šostakovič era lì che scriveva le sue sinfonie e le sue opere, che diventavano piano piano le composizioni più apprezzate d’Europa, poiché non erano dodecafoniche ma comunque aggiornavano un linguaggio alla Mahler e alla Stravinskij che non dispiaceva proprio a nessuno, anzi: coloro i quali detestavano Schoenberg e i radicali viennesi prima e di Darmstadt dopo (e tra loro c’erano Benjmanin Britten, Leonard Bernstein, William Walton, Michael Tippett, Ralph Vaughan Williams, Aaron Copland ecc. ecc.), poiché erano troppo snob, vedevano in Šostakovič un punto di riferimento molto grosso… La sua collaborazione con Vsevolod Mejerchol’d e con Evgenij Zamjatin aveva creato una delle opere più “assurde” del tempo (Il Naso, tratto da Gogol’) e la Lady Macbeth di Mcensk divenne una delle opere più di denuncia della follia umana che si fosse mai vista, parallela perfettamente alle opere di Alban Berg (WozzeckLulu)…

Ma a quel punto Stalin decise di creare un tipo di arte che rivaleggiasse con l’arte capitalista in modo diverso: un’arte che fosse estremamente di regime, che esprimesse in musica la stessa URSS, e quindi disse a Šostakovič di non comporre più…

La musica dell’URSS doveva essere musica corale, che cantasse la grandezza della lotta di classe e il trionfo della Rivoluzione d’Ottobre (vedi l’Aleksandr Nevskij di Prokof’ev, e il balletto Spartak di Aram Chačaturjan), una musica che avesse un programma dichiarato ben preciso… Šostakovič avrebbe dovuto comporre cose simili…

Šostakovič non potette rifiutarsi e smise di comporre opere liriche, e si dedicò alla composizione per il cinema e per altre occasioni celebrative: per sé, per “esprimersi”, quasi in segreto, si lasciò la musica da camera (di cui ha lasciato un vasto corpus di titoli).

Stalin che inequivocabilmente IMPEDIVA a uno dei compositori sovietici più affermati all’estero fece davvero scalpore… ma Šostakovič, con i figli piccoli (uno si chiamava Maksim ed è diventato un famoso pianista) e timoroso per la sua vita (come diremo dopo), si adeguò e per le celebrazioni compose sinfonie, dichiarando sì un programma rivoluzionario che sottindendesse alla musica, celebrativo dei trionfi di guerra e di classe, ma senza testo… e senza il testo la musica poteva, effettivamente, esprimere qualsiasi cosa…

mi spiego: come si fa, nella musica, a dire: «questo è il momento in cui vince la Rivoluzione»… magari è vero, ma come lo si prova? non si può…

e infatti le armonie poco liscie, la tristezza diffusa (parallela alle composizioni, tragiche, per complesso da camera che vi dicevo), faceva sospettare che quella musica fosse solo di facciata trionfale ma che, sotto sotto, fosse musica triste, depressa, disillusa, nichilista…

Si sospetta, altresì (e secondo me con ragione), che Stalin avesse approfittato della celebrità di Šostakovič per applicare anche alla comunità musicale il suo Terrore statale, indispensabile per rendere obbedienti i tanti abitanti dell’URSS: il Terrore era stato applicato alla gente normale, arrestando a caso figli, nipoti, nonne, per dare l’idea che la sovversione fosse diffusa nella gente, e in questo clima di sotterfugio e di spionaggio la polizia e il potere potevano quindi aggirare qualsiasi libertà senza dare troppo nell’occhio (come faccio a distruggere case e a proporre espropri se la gente ragiona serena: se invece la gente è spaventata dai delatori e dalle spie, con tanti arresti e condanne a morte di tante persone che giustificano il timore dello spionaggio diffuso, allora è più facile convincerla ed è più facile ammansirla quando si demoliscono le case e si impiegano gli uomini di forza come operai nelle fabbriche)… Il Terrore di Stalin penetrò anche tra i lavoratori dello spettacolo grazie al diktat contro Šostakovič: se anche un grande compositore come Šostakovič poteva essere tacciato di spionaggio e di attività antisovietiche col risultato di essergli preclusa la libertà artistica e la capacità di comporre quando voleva (con l’obbligo di dedicarsi ai film di regime e basta, come un impigato e non come un artista), allora era bene obbedire e basta, senza pensare e senza lamentarsi delle privazioni di libertà (come quella di non ricevere per stipendio soldi ma solo fiammiferi o camicie), altrimenti sarebbe potuto toccare anche al semplice violino primo di essere “arrestato” come accadde a Šostakovič…

[c’è anche la diceria che Stalin avesse impedito a Šostakovič di comporre perché pensò che la scena della Lady Macbeth in cui Katerina dà i funghi avvelenati al suocero ispirasse attentati alla sua persona…]

Nonostante questi impedimenti, Šostakovič rimase in URSS e con le sue sinfonie “celebrative” rimase, insieme a Prokof’ev (che però è morto molto prima) e Chačaturjan, il compositore maggiore del blocco sovietico: in patria lo adoravano per l’implicito programma nazionalista delle sinfonie, e in occidente lo ritenevano un genio della dissimulazione, che riusciva a nascondere in un programma ufficiale celebrativo delle sinfonie tristi e nichiliste totalmente anti-regime… 

L’argomentazione dell’occidente era dettata dal fatto che la sua musica da camera era tutta tragica, e anche qualche sua colonna sonora, e quindi Šostakovič, in quanto tragico, doveva essere per forza un anti-staliniano (e poi un anti chruščëviano)… Lo volevano anti-staliniano anche certi compositori underground che cercavano di opporsi al regime alla zitta e che negli anni ’70 scapparono via, per esempio Sofija Gubajdulina…

Ma Šostakovič, forse perché ancora impaurito, o forse perché veramente stalinista, non confermò mai apertamente di essersi voluto esprimere “tragicamente” nelle sue sinfonie; sinfonie che lui non confermò mai essere celebrative di facciata ma nichiliste di sostanza…

La vera inclicazione artistica di Šostakovič rimane ancora oggi uno dei più grossi misteri dell’ermeneutica filosofico-musicologica: garante del regime o segreto oppositore con le armi del linguaggio musicale?

Šostakovič in certi diari e dichiarazioni fa il sibillino («la mia Sinfonia 5 ha il trionfo non di colui che crede davvero nel trionfo, ma quello di colui che è stato forzato a trionfare contro la sua volontà»), ma nulla di più… e questo suo non dichiararsi fece rimanere male la gente come la Gubajdulina, che, alla lunga, lo ritenne un vigliacco, o, peggio, un servo del regime, che, intanto, era diventato di Chruščëv, e poi di Brežnev, con la libertà che sembrava in qualche modo “ripristinata”, con il Terrore staliniano condannato, ma che, invece, era ancora molto compromessa: Solženicyn, e i già ricordati Rostropovič e Višnevskaja, e anche la stessa Gubajdulina, scapparono tutti dall’URSS, come ho detto, proprio sotto Brežnev, negli anni ’70…

Šostakovič morì sotto Brežnev, nel 1976, ancora attivissimo, ancora celebratissimo, con tanto di concerti e registrazioni fatte in Europa (in Francia con André Cluytens), esecuzioni occidentali (Leonard Bernstein lo adorava), e tournée personali in America dove non pronunciò mai una parola di condanna né per il Terrore staliniano né per il grigiore brežneviano…

Carl Orff credette fortemente al nazismo, pensava che l’idea di purezza e l’idealizzazione di una razza umana pura, capace di riaccostarsi ai mitizzati eroi del passato, latori di un’umanità più capace e più adatta alla vita sulla Terra, fosse di beneficio all’uomo e all’Europa…

I famosi Carmina Burana, composti nel 1937, erano la celebrazione del ritorno dell’umanità all’età dell’oro vagheggiata dal Führer: un miscuglio di paganesimo e superomismo, che vaneggiava sul fatto che, nel Medioevo, o nell’età classica (vista però nelle sue componenti “barbariche” più che civiche, più Sparta che Atene per capirsi), gli uomini erano migliori e che riuscivano a sopportare meglio gli affronti della Fortuna crudele, così come i protagonisti dei miti (i vari Ercole, Teseo, Ulisse ecc.) fanno nella mitologia…

Carmina esprimono tutto questo codificandolo in musica: celebrano un’umanità semplice ma forte, con una musica semplice ma muscolare, in cui le difficoltà sono atletiche più che concettuali, una musica fatta di cambi di tempo e ritmo, di grandi masse sonore, di turbolenze timbriche, ma di rigorosa scansione “prevedibile”, quasi “risaputa”, dall’architettura grandiosa ma ben radicata nella canonicità… Non ci si azzarda a dissolvere la materia musicale con suoni “inauditi” (come Stravinskij), né con intervalli strani (come Schoenberg e Bartók), no no: tutto è sicuro, è solo un po’ “sbatacchiato” per rendere la rudimentalità del pensiero ma l’efficacia dell’azione di quell’umanità supersonica mitizzata dal nazismo…

Nello stesso 1937-’38, il vecchio Richard Strauss venne costretto a licenziare Stefan Zweig come librettista: Strauss era stato anche lui un profondo estimatore del nazismo, ma dopo pochi anni, aveva visto che i nazisti erano degli scemi e, come Šostakovič compose cose celebrative di facciata (poiché temeva per il figlio e i nipoti: la nuora era ebera e questo rendeva mezzi ebrei anche il marito e i figli: opporsi apertamente al nazismo avrebbe voluto dire l’uccisione della sua famiglia), ma probabilmente critiche di sostanza: le opere FriedenstagDaphne.

Friedenstag parla della raggiunta libertà di un paesino del 1300 e celebra la pace, Daphne parla del mito greco (tanto caro ai nazisti e, come s’è visto, celebrato anche da Orff, ma Strauss predilesse la componente “ateniese”) e celebra un simbolista distacco dalla vita quando le condizioni sono di costrizione (Apollo vorrebbe violentare Dafne, che preferisce “perire” piuttosto che darsi al dio e si trasforma in albero: Strauss fece come Dafne: fisicamente c’era, ma era “albero”: come Šostakovič cominciò a comporre quasi esclusivamente musica da camera o per piccolissima orchestra, con soggetti “altri”, mai attuali, sempre “passati” e “speculativi”, con mostri di nichilismo come le Metamorphosen: un compositore che si rammaricò, nella sua vecchiaia, del disastro perpetrato dai nazisti della sua adorata cultura germanica)…

Orff, nei Carmina non ha i dubbi che Strauss si pone in FriedenstagDaphne: è sicuro che quella del nazismo è la strada giusta, e fa successo: i Carmina sono un best seller colossale… e forte di quel successo Orff va da Hitler a proporre di estendere le idee nazista di purezza a tutto il mondo mediante l’educazione musicale scolastica ai bambini. Orff progetta un grande sistema educativo-musicale (la Schulwerk) per i bambini di tutto il mondo, di tutte le razze e di tutti i tipi, in grado di abituarli al bello, in grado di renderli capaci di organizzare ritmi e movimenti, per armonizzare i loro modi di pensare e per renderli adulti capaci di riconoscere la bellezza. La Schulwerk si articola con l’insegnamento di tanti strumentini con opere ritmiche facili, ma in grado di cementare l’idea del ritmo con grande efficacia: quella semplicità funzionale che aiuta l’apprendimento…

Hitler però rifiutò di finanziare la Schulwerk… e disse a Orff di stare zitto e di continuare a comporre opere simili ai Carmina… Orff ci rimase molto male: credeva nel nazismo e non poteva convincersi che il Führer non volesse “estendere” il sapere ma volesse solo fare propaganda senza istruzione… Ma così era…

Orff compose tante opere di carattere classico-barbarico (Catulli CarminaTrionfo di AfroditeAntigone), soggetti paganisti (Der Mond), ma vedeva che i suoi amici venivano sterminati dal regime e si rese conto di aver risposto la sua fiducia in un “credo” che non voleva “illuminare” e insegnare la via per tornare all’età dell’oro dell’umantà, ma voleva solo sterminare chi non era illuminato senza neanche la possibilità di illuminarlo… Si rese conto che il nazismo non aveva ideologia, ma solo odio per gli ebrei: Orff avrebbe voluto insegnare ai bambini ebrei, ma Hitler i bambini ebrei li voleva solo uccidere…

Orff, data la diaspora degli artisti tedeschi scappati al nazismo, divenne il compositore di punta del Terzo Reich, e le mogli dei compositori morti ammazzati andavano da lui per tentare di salvare la vita ai mariti, ma Orff non poteva fare nulla per loro perché se intercedeva i nazisti avrebbero ucciso lui…

Dopo il 1945, Orff visse in costante senso di colpa per non aver salvato gli amici, e tentò di redimersi realizzando la sua scuola, stavolta finanziata e davvero aperta a tutti, che ha insegnato, con la musica, all’armonizzazione ritmica e alla tolleranza tanti bambini poi adulti…

 

Valerij Gergiev è come Šostakovič e Orff? come Strauss e la Gubajdulina?

celebra ma sotto sotto critica?

ci crede ma è disilluso?

Boh… fatto sta lui e Anna Netrebko (una sua allieva) sono gli artisti russi più famosi del mondo ed entrambi sono a favore di Putin: Gergiev passa gran parte della sua vita a San Pietroburgo a dirigere il Mariinskij (ogni tanto va a Monaco a dirigere quei Münchner Philharmoniker che furono nazisti, ed è stato appena licenziato dalla London Symphony perché faceva poca musica inglese con l’accusa di saper dirigere davvero solo i russi), mentre la Netrebko, infastidita dalla difficoltà di ottenere dalla Russia i permessi per viaggiare, ha ottenuto la cittadinanzia austriaca (anche se non parla una parola di tedesco)… Quasi per “redimersi”, anche Gergiev, come Orff, è molto attivo nell’educazione, specie nei posti che Putin invade (appunto la nativa Ossezia): ha fondato scuole, conservatori, istituti ecc.

A differenza di Gergiev, per esempio, Michail Pletnëv è rimasto nella Russia post-sovietica senza un incarico di un’organizzazione “statale” (come è il Mariinskij), ma ha fondato la prima orchestra russa a NON AVERE finanziamenti statali, l’orchestra Nazionale Russa, e quindi non può essere accusato di essere un megafono del regime…

Gergiev, invece, a Palmira, ha eseguito solo musica russa: anche di Prokof’ev, e di Rodion Ščedrin, che fu uno dei compositori “ufficiali” del regime precedente a quello di Putin (quello di Boris Elcyn), con un pubblico solo russo, di dignitari, con una orchestra, ripeto, statale…

Chissà se col tempo capiremo se Gergiev ci credeva o dissimulava…

La cosa certa oggi è che Gergiev deve campare, e quindi celebra il suo “padrone”, come Šostakovič celebrava Stalin…

Questo, in maniera involontaria, PROVA che Putin è identico a Stalin, e che quindi “forza” i suoi artisti a celebrarlo e a legittimarlo, come Hitler faceva con Orff e Strauss, o con Furtwängler e i Berliner (di cui forse un giorno parleremo)… e che i suoi artisti ci stiano a farsi “forzare” per convinzione o subiscano, beh, è quasi irrilevante…

 

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