Lo Stregatto Astratto

Gli scherzi dell’immaginario collettivo sono davvero scherzi da prete: gaglioffi, stupidi, di un umorismo elementare… però con questo immaginario tocca comunque fare i conti, sia a livello storico, sia a livello di creazione…

Per l’immaginario collettivo Dracula è il padrone di Frankenstein: negli adattamenti “appiccica-tutto”, risalenti per lo meno alla Hammer (Terence Fisher) e agli anni ’50, il conte vampiro rumeno si porta dietro la creatura ginevrina come un animale domestico, spesso con tanto di guinzaglio…

Per l’immaginario collettivo medievale Orfeo (personaggio inventato nella mitologia della Grecia antica per lo meno dal IX-VIII secolo avanti Cristo) e San Giorgio (personaggio anch’esso inventato della mitologia cristiana del 500 dopo Cristo, o giù di lì) erano la stessa identica persona, così come Gesù Cristo di Nazareth (personaggio inventato dalla mitologia cristiana e che per comodità tassonomiche si è ritenuto reale in un processo molto simile a quelli che produssero le figure mitizzate di Tespi e di Omero tra l’VIII e il VII secolo a.C.: se per questi due la loro tradizione, con somma onestà, non ha prodotto date di nascita e morte certe, lasciandoli giustamente in un orizzonte di invenzione, invece la tradizione che ha prodotto Gesù lo ha voluto gratificare di estremi biografici, certo vari e molteplici, ma che concordano nel farlo vivere tra il 2 a.C. e il 36 d.C.) e Francesco d’Assisi (personaggio realmente esistito, vissuto tra il 1181 e il 1226)…

Nell’immaginario del Cinquecento europeo, Carlo Magno condusse una infinita guerra contro gli islamici tra il 768 e l’814, con gli islamici che arrivarono ad assediare Parigi… Chiunque, allora, avesse detto che Carlo Magno si azzardò soltanto a colpire Pamplona nel 788 e che, una volta sconfitto, non ebbe mai più a che fare con gli islamici, che, d’altro canto, si guardarono bene di fare spedizioni militari contro Parigi, peraltro città mai abitata regalmente da Carlo che aveva la sua capitale ad Aachen, in Germania (non sono ancora state confermate storicamente le ipotesi che vogliono la Aachen di Carlo Magno non in Germania ma vicino alla costa italiana centrale dell’Adriatico, vicino San Claudio, nell’odierna provincia di Macerata), sarebbe stato preso per un pazzo…

Per l’immaginario risorgimentale italiano dell’Ottocento, il coro di guerra che Norma pronuncia nell’opera omonima di Vincenzo Bellini del 1831 contro gli occupanti romani rappresentava un inno indipendentista del nascente stato italico, mentre invece era solo un sobillamento popolare momentaneo ispirato a pure e miserrime cause personali della donna, in un intreccio tra pubblico e privato assolutamente formidabile dal punto di vista dell’allegoria narrativo-letteraria ma poco consistente dal punto di vista fattuale della ribellione…

Per i melomani di oggi, Lucia di Lammermoor, nell’opera di Gaetano Donizetti del 1835, termina l’aria della sua follia con una fenomenale cadenza che prevede il duettare tra il soprano e il flauto in uno sdilinquente dialogo forte e trascendente che non può non commuovere chiunque… Quando qualcuno fa notare che quella cadenza non fu composta da Donizetti ma fu invece approntata da Nellie Melba per lo meno nel 1880, si hanno reazioni assai furiose…

Per gli stessi melomani, il terzo atto di «Les Contes d’Hoffmann» di Jacques Offenbach (1881) finisce con un insuperabile settimino in cui Hoffmann canta il dolore per le sue relazioni amorose sfortunate… Se chiunque si azzarda a dire che Offenbach lasciò l’opera incompiuta e che il settimino fu aggiunto da una mano ignota solo nel 1907 si scateneranno risse violente…

Per molte persone fu Napoleone Bonaparte a scoprire il continente americano nel 1492, e per altrettante persone fu Luigi XIV Borbone di Francia (1638-1715) a pronunciare il motto: «su un vero impero non tramonta mai il sole», alludendo al suo appellativo di Re Sole: quando qualcuno nota che Napoleone è invece nato nel 1769 e pertanto non avrebbe mai potuto scoprire qualcosa 277 anni prima della sua nascita, e che, parimenti, fu Carlo V d’Asburgo (1500-1558), almeno secondo una vulgata generale, a pronunciare la frase, alludendo ai suoi possedimenti americani che facevano sì che tramontato il sole in Europa sarebbe subito spuntato in America, risultando nel sempiterno giorno che gratificava di eterna luce diurna il suo impero, quello che si osserva sono reazioni risentite, piccate, poiché quei dati storico-matematici contraddicono l’immaginario, che è una cosa fortissima, sulla quale le nostre menti sono modellate e presso la quale l’animo si rifugia per proteggersi e per ricaricarsi dalle difficoltà vissute e subite nell’esistenza quotidiana…

Nell’immaginario collettivo odierno la Alice inventata da Lewis Carroll nei suoi romanzi del 1865 e 1871 ha un’attrazione sessuale potentissima per il personaggio del Cappellaio Matto (the Mad Hatter)…
Come gli esempi precedenti, questo accostamento tra i due personaggi è difficilmente spiegabile: nei romanzi originali si possono osservare vicinanze di grossolana simpatia reciproca tra Alice e lo Stregatto (the Cheshire Cat) [peraltro subito scongiurate da alcune caratteristiche del gatto, per esempio dalla lunghezza dei suoi artigli, che un po’ intimoriscono la giovane poiché segni della potenzialità offensiva assai ingenti dell’animale], e tra Alice e il Brucaliffo (the Caterpillar) [notare che, in italiano, sto usando una onomastica traduttiva anch’essa derivata dall’immaginario, e cioè dall’edizione italiana del film di Disney del 1951, che, come vedete, non ha nulla a che vedere né con l’originale né con le numerose e molto più autorevoli traduzioni letterarie], ma non c’è nulla che ci induca a sospettare una simpatia tra Alice e Mad Hatter che, anzi, risulta essere uno dei personaggi che Alice sopporta meno, forse secondo solo alla fastidiosa duchessa, alla regina di cuori, e alla regina rossa dello specchio.
Perché, allora, nell’immaginario si ha l’unione sessuale tra Alice e Mad Hatter…?
Si ha perché nel 2010, solo 6 anni fa, Linda Woolverton scrisse per la Disney un filmetto in cui si prendevano in prestito i personaggi di Carroll e si immettevano in una storiella vagamente libertaria molto esile che doveva servire come pura struttura da usare e modulare ad uso e consumo dei tecnici digitali del reparto animazione che si avvalsero del grande artista Tim Burton per creare effetti visivi adeguati dal punto di vista artistico-visuale… Woolverton scelse Mad Hatter come interesse sentimentale della protagonista per una ragione assolutamente contingente e per niente poetica: Mad Hatter, purtroppo, rimane l’unico personaggio effettivamente umano con cui Alice ha a che fare nelle sue avventure…
Quel film fu comunque un successo; la contingenza della scelta di Mad Hatter non venne registrata, e dopo neanche 6 anni il successo di quel filmetto ha CREATO L’IMMAGINARIO… quell’immaginario inteso proprio come momento di contatto tra l’immagine e l’immaginazione, contatto che costituisce una delle più forti suggestioni fattive e costruttive (quasi coercitive) della psiche collettiva dell’umanità (intesa come comunità pensante le medesime idee nel medesimo contesto culturale, legislativo e categorizzante)…

Una volta creato l’immaginario non si torna indietro: ormai, per tutti Alice farà per sempre l’amore con Mad Hatter, Napoleone Bonaparte scoprì l’America 277 anni prima di nascere, e Lucia di Lammermoor duetta con il flauto alla fine della sua pazzia…

Non ci si può fare niente…

Quello che però io auspico non è la distruzione dell’immaginario, che ritengo necessario e indispensabile per il vivere sereno della mente… Ma auspico che possano coesistere l’immaginario e l’indagine storica, il finto e il “vero”, il fittizio e il verificabile, e che queste categorie non confliggano sempre tra loro, ma collaborino a modulare immaginari nuovi, informati, consapevoli… Poiché non è vero che un immaginario consapevole è meno immaginario dell’immaginario istintivo, anzi, l’immaginario consapevole potrebbe essere anche più gratificante di quello istintivo, perché potrebbe creare storie nuove, idee nuove e fantasie nuove, anch’esse in grado di fornire alla nostra mente gli strumenti adatti a vivere, a vivere magari più informati, più pronti culturalmente e, soprattutto, meno aperti a inganni e falsità…

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